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"Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: ricordiamo".
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Un uomo può perdonare a un altro uomo qualunque cosa, eccetto una cattiva prosa Winston Churchill
Presto / anche noi (…) saremo / perduti in fondo a questo fresco / pezzo di terra: ma non sarà una quiete / la nostra, ché si mescola in essa / troppo una vita che non ha avuto meta. / Avremo un silenzio stento e povero, / un sonno doloroso, che non reca / dolcezza e pace, ma nostalgia e rimprovero PIER PAOLO PASOLINI


Cazzarola!
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Post n°2231 pubblicato il 20 Gennaio 2026 da massimocoppa
VERGOGNARSI DI ESSERE AMERICANI AL “NABUCCO”
Domenica 18 gennaio sono stato al teatro “San Carlo” di Napoli per la prima serata del “Nabucco” di Verdi. È un luogo dove ormai vado piuttosto di frequente, a dispetto del costo mediamente elevato del biglietto, perché questa della lirica è una passione senile di cui, forse, parlerò in un’altra occasione. Stavolta ne accenno perché, nel palco in cui mi trovavo (da tempo ho rinunciato alla platea: non perché costi poi molto di più, in realtà, ma perché trovo il palco più discreto, più riservato, più intimo e la resa visiva ed acustica è praticamente la stessa) c’erano anche due maturi coniugi americani. Presentandoci a vicenda sommariamente, come per educazione si fa tra ospiti di un palco, rivolgendosi a me e ad una coppia napoletana dall’apparente, elevato, livello culturale e finanziario, i due americani hanno per prima cosa detto che venivano da Philadelphia, e per seconda cosa hanno aggiunto: “Non siamo supporters di Trump”, riscuotendo il caloroso apprezzamento di noialtri presenti. Ecco, questa è una cosa che fa riflettere. Ha voglia Trump di atteggiarsi a macho e bullo, ha voglia di dispiegare tutto il potere muscolare (militare ed economico) degli Stati Uniti, ha voglia a dire che lui sta facendo tornare grande l’America (quando mai poi è stata piccola?!), fa riflettere il fatto che due americani all’estero abbiano paura di essere osservati con sospetto e giudicati male in quanto… americani! E questo a causa del loro presidente! Credo che fosse dai tempi della guerra in Vietnam che non capitasse che un americano si vergognasse all’estero di essere tale. Questo dovrebbe far riflettere Trump. Con la sua politica ed i suoi modi non sta aiutando il suo Paese, ma gli sta solo guadagnando il biasimo del mondo intero. Non è possibile commentare questo post
Post n°2230 pubblicato il 20 Gennaio 2026 da massimocoppa
LA SOVRAPPOPOLAZIONE NON È PIÙ UN PROBLEMA...
Per il quarto anno consecutivo la natalità in Cina è diminuita: non è mai stata così bassa dal 1949, anno mitico per la storia moderna di questo Paese, quando Mao coronò la lotta armata con la nascita della Repubblica Popolare. Nonostante il governo abbia abbandonato, già dal 2016, la politica del figlio unico, consentendo alle coppie di averne due e, dal 2021, anche tre, a fare figli i cinesi non ci pensano proprio. Insomma, da quando ne facevano troppi, ora ne fanno troppo pochi, per non dire che non ne fanno proprio più. Una ragazza cinese spiega a “Repubblica” di oggi che mantenere e gestire dei figli costa troppo ed i giovani non possono permetterselo, con buona pace delle misure governative per cercare di incentivare la prolificità. Da anni sentiamo questa solfa che si fanno pochi figli, sia in Italia che in Cina. Da anni le autorità di Roma e di Pechino si scervellano a pianificare e varare misure di sostegno alla natalità. Da anni italiani e cinesi se ne fregano. Ma se per l’Italia e l’Europa in generale questo timore della denatalità è comprensibile, sia per motivi culturali (la riduzione degli europei di origine di fronte alle etnie immigrate) che per problemi di sostenibilità delle pensioni in Paesi che invecchiano sempre più, per quanto riguarda la Cina mi è difficile capire perché un miliardo e quattrocento milioni di persone siano ritenute poche e bisognose, dunque, di essere rimpinguate con copiose nascite. Io appartengo ad una generazione per la quale il controllo delle nascite è stato un argomento esistenziale molto importante. C’era innanzitutto il problema religioso, perché la Chiesa (ancora oggi, ma ancor più negli anni Settanta del Novecento, quando io ero bambino) non ammetteva la contraccezione e l’aborto. Quindi bisognava decidere di fregarsene della Chiesa, cosa non sempre facile e leggera per chiunque. Ma, soprattutto, si sentivano ancora echi provenienti dagli anni Sessanta che individuavano nella sovrappopolazione il problema principale dell’umanità e del mondo contemporaneo. Si diceva che troppe persone fossero la causa principale della miseria di interi continenti, come l’Africa, o subcontinenti, come l’India. Troppe persone significa dover sfruttare ancor più le risorse naturali per dar loro da mangiare e, inoltre, inquinare di più sia perché aumenta la gente che inquina con la propria attività quotidiana, sia perché produrre di più per sostenere tutti significa inquinare di più. Mi ricordo benissimo di un manifesto propagandistico indiano, visto su un libro di lettura scolastico. Erano i tempi di Indira Gandhi, grandissima politica che del contenimento della popolazione aveva fatto un suo cavallo di battaglia, perché l’India era prostrata dalla sovrappopolazione, che si traduceva in gente che moriva di fame ai lati delle strade (cosa che succede ancora oggi). In questo manifesto era disegnata una famiglia composta da padre, madre e due figli; accanto c’era la stessa famiglia, ma con tre figli. Sulla famiglia con tre figli c’era una “X” rossa. E sotto i due disegni campeggiava, a mo’ di ammonimento, la scritta: “Four is a family, five is a crowd”, e cioè: “In quattro sono una famiglia, in cinque sono già una folla”. È vero che io sono stato sempre precocemente curioso dei fatti politici e storici del mondo, per cui questa cosa mi ha colpito sicuramente più di quanto abbia fatto su molti miei coetanei (ammesso che l’abbiano notata), ma se quest’eco è arrivata a me, ragazzino italiano, figuriamoci che intensità questo tipo di campagne avrà avuto in India e, in generale, nei Paesi del Terzo Mondo. I risultati, però, è sotto gli occhi di tutti, sono stati scarsi. L’India ha continuato a fare figli, tanto che da due anni ha sorpassato la Cina e, oggi, sono gli indiani il popolo più numeroso del mondo. In Africa pure hanno continuato a pensare che fare sesso senza discernimento sia la cosa migliore della vita, forse perché hanno poco altro. Solo la Cina era riuscita a frenare le nascite, mettendo sul campo tutta la forza di un regime totalitario. Tuttavia, se una dittatura può impedirti di fare troppi figli, è più difficile che possa costringerti a farne. Anche se in Italia abbiamo avuto il caso del fascismo, che penalizzava i single e cercava di farli ammogliare e diventare padri a tutti i costi. Quello che c’è da dire è che, alla resa dei conti, tutto questo impegno contro la sovrappopolazione doveva essere, evidentemente, basato su un clamoroso errore di valutazione e di conoscenza dei fatti economici perché, a quanto pare, sorprendentemente, contro ogni apparente regola di buon senso, infestare il pianeta di esseri umani a miliardi e miliardi non è un vero problema, visto che in Cina, che è pur sempre un Paese al secondo posto mondiale per popolazione, sono giunti alla conclusione di essere troppo pochi e in India di controllo delle nascite non si parla più da molti anni. Insomma, il mantra mondiale ormai è: fate figli, e ancora figli e ancora figli. Anche se non avete niente, fate figli: il numero è forza, come diceva Mussolini... Non è possibile commentare questo post
Post n°2229 pubblicato il 15 Dicembre 2025 da massimocoppa Tag: Allende, australia, cile, ebrai, estrema destra, hanukkah, honduras, immigrati, lega nord, movimenti xenofobi, neruda, Pinochet, stati uniti, sydney, trump
I MIGRANTI, FALSO PROBLEMA MONDIALE PER ECCELLENZA Improvvisamente il “migrante” sembra diventata l’emergenza mondiale per eccellenza. Non c’è Paese occidentale avanzato che non registri la presenza di ampie fasce di popolazione e di opinione pubblica che non inveiscano spesso e volentieri, storcano il muso o perlomeno alzino il sopracciglio contro gli stranieri, facendo degli immigrati legali e dei clandestini, degli onesti lavoratori e dei delinquenti, di tutt’erba un fascio. Il vizio di accollare allo straniero, comodo capro espiatorio, tutto ciò che non va è antico quanto l’uomo, ma si pensava che il mondo moderno, ormai sufficientemente elevato nella cultura e nella sensibilità, nonché ammaestrato da secoli di storia, si fosse finalmente innalzato su questi beceri luoghi comuni, ma così non è. La cosa veramente triste e preoccupante, però, è che la moda del vedere nell’immigrazione il problema principe dei nostri tempi non trova più audience solamente nei Bar dello Sport frequentati da simpatizzanti della Lega Nord, ma è programma elettorale di movimenti politici xenofobi e, spesso, anche antisemiti, che fanno registrare nei sondaggi cifre altissime di consenso e, in alcuni Paesi, come Germania e Gran Bretagna, sono candidati quasi certi alla vittoria delle prossime elezioni. In alcuni Paesi, poi, sono già andati al potere. Negli Stati Uniti, ancora oggi, nonostante la Cina, la più forte superpotenza del mondo, il trumpismo sta distruggendo lo Stato di diritto pur di rastrellare, arrestare e deportare persone che non siano nate in America. Circostanza mostruosa, se non assurda, considerato che gli unici, veri, nativi americani sono i pellerossa, a loro tempo sterminati quasi totalmente dagli immigrati che hanno colonizzato l’America settentrionale. Gli Stati Uniti sono nati come “crogiuolo di popoli”: è un dato costitutivo essenziale, ma che oggi viene dimenticato. Un principio di diritto fondamentale, come l’Habeas Corpus (nessuno può essere legittimamente privato della libertà se non in forza di un provvedimento giudiziario fondato su basi concrete), creato proprio dagli anglosassoni, oggi viene accantonato tutti i giorni quando la famigerata polizia anti-immigrazione trumpiana arresta e deporta chiunque non abbia la pelle chiara. Negli Usa, come in Italia ed altrove, ci si dimentica che l’economia ha un debito di riconoscenza enorme verso queste persone che lavorano spesso come schiavi, quasi senza diritti, e mandano avanti la baracca. Meraviglia, infatti, che gli industriali americani non si ribellino a questo rastrellamento oceanico di manodopera! Accadono fatti che non pensavamo possibili in quella che ritenevamo una democrazia: qualche giorno fa è emerso sui media un caso emblematico incredibile: un uomo originario dell’Honduras, regolarmente residente negli Stati Uniti da trent’anni e con un lavoro legale da piccolo imprenditore, con un figlio arruolato nelle forze armate americane ed una moglie che lavora per il governo degli Stati Uniti, è stato brutalmente arrestato e poi espulso. Il poveretto, tornato in Honduras, non è potuto rientrare neanche in possesso della sua casa perché occupata da inquilini che non pagano neanche l’affitto e che, restando impuniti, hanno sparato ed ucciso suo fratello quando i due sono andati a pregare queste persone di pagare o andarsene da casa. È un mondo intero che è crollato addosso a questo pover’uomo il quale, ora, non sa proprio come cavarsela, mentre la moglie ed i figli sono rimasti negli Stati Uniti, smarriti e terrorizzati. Credevamo che abusi del genere, fuori da ogni regola di uno Stato di diritto, potessero verificarsi solo sotto dittature o nei Paesi del Terzo Mondo (due caratteristiche che, sovente, coincidono), non nella terra delle libertà. E tutto questo succede perché piace a Trump ed alla larga base popolare che lo sostiene. Ma davvero i suoi simpatizzanti pensano che cacciando via un naturalizzato americano si libereranno per loro posti di lavoro?! Davvero credono che l’economia girerà meglio e beneficerà anche loro? Io sono sbigottito dal fatto che, con queste premesse, l’economia americana non collassi su sé stessa. Tagliare via manodopera è praticamente la negazione di ogni principio di buon funzionamento di un sistema economico. Inoltre, e questo stupisce gli stessi economisti, l’introduzione di pesanti dazi verso l’importazione di beni commerciali dovrebbe produrre un aumento generalizzato dei prezzi, un’inflazione, appunto, elevatissima, e invece questa resta bassa! Ma quanto potrà durare questo stellone di Trump? Ultimo esempio di questa fobia mondiale verso gli immigrati è la vittoria alle elezioni presidenziali del Cile, con una maggioranza schiacciante, di un politico di estrema destra, esplicito ammiratore del defunto dittatore Pinochet. La sua avversaria, sconfitta, era invece apertamente comunista. È stata cioè una sfida estremamente polarizzata, a tratti netti come non se ne vedevano più da anni. Ma, facendosi forte di un’aperta avversione all’immigrazione, e promettendo trumpianamente di deportare via tutti gli stranieri, il candidato vincente è riuscito a farsi votare in un Paese che ha sofferto per decenni sotto una dittatura di destra. Il Paese di Salvador Allende e del poeta comunista Pablo Neruda! Questo dà la cifra dell’impazzimento mondiale della politica, destabilizzata dalla falsa emergenza dell’immigrazione. Gli immigrati che vivono onestamente e lavorano non sono un problema. Il problema è costituito dai delinquenti professionali e dagli estremisti: questi devono essere colpiti duramente, non tutti. Quanto avvenuto in Australia è un esempio lampante. I due terroristi che hanno aperto il fuoco a Sydney contro una festa dell’Hanukkah, uccidendo decine di ebrei, sono due musulmani radicali, padre e figlio. Si è scoperto che il figlio era tenuto d’occhio dalle autorità dal 2019, perché fortemente sospettato di estremizzazione. Questi due tizi dovevano essere cacciati a calci nel culo, non gli altri. Tra questi “altri” c’è l’arabo fruttivendolo che, a mani nude, ha disarmato uno degli attentatori. Ma se l’Australia avesse agito con la logica di Trump, questo umile eroe, pur lavorando onestamente come fruttivendolo, sarebbe stato arrestato e deportato.
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Post n°2228 pubblicato il 15 Dicembre 2025 da massimocoppa
AVREI POTUTO DIVENTARE MILIONARIO PER BEN DUE VOLTE... La mia nonna materna era solita dire: “Il Padreterno non mi manda mai un terno!”, cioè una combinazione di tre numeri che, giocati al Lotto tradizionale, consentono una forte vincita anche a fronte di una minima giocata. Al che sua figlia, cioè mia madre, le rispondeva: “Mammà, ma se tu non giochi mai, come vorresti prenderlo questo terno?!”. Naturalmente la conversazione, essendo all’interno delle mura domestiche, si svolgeva in dialetto napoletano; per essere più precisi, in dialetto procidano, perché mia nonna era emigrata a Procida dalla terraferma e mia madre era nata lì. Questa premessa è d’obbligo perché anch’io, talora, mi lamento di non aver partecipato a “Chi vuol essere milionario”, di Gerry Scotti. La mia recriminazione è fondata sul fatto che, per ben due vole, conoscevo le risposte a due domande da un milione di euro, le domande finali. Anni fa, un tizio vinse questa vagonata di soldi rispondendo al quesito decisivo. Ora non ricordo le parole esatte, ma la domanda era: “Quale romanzo finisce con queste parole? ‘Sono qui, sono tornato’”. Mi trovavo proprio davanti alla televisione e mi sembrò di impazzire sapendo già la risposta: “Il Signore degli Anelli”. Ed era così. Avrei potuto vincere un milione di euro! Ma ero a casa, non davanti a Gerry Scotti. La stessa cosa si è ripetuta ieri. Lo leggo oggi dal “Corriere della Sera” (la televisione non la guardo più in diretta da anni). La domanda finale, da un milione di euro, rivolta ad un’anziana signora, era: “Molti anni dopo. Di fronte al plotone di esecuzione: quale romanzo inizia così?”. Ma ovviamente “Cent’anni di solitudine”, di Gabriel Garcia Marquez (lo sa anche mia moglie, non solo io)! Anche se il “Corriere” cita la frase sbagliando, perché tra “Molti anni dopo” e “Di fronte al plotone di esecuzione”, c’è una virgola, non un punto... Mi stupisco che questo quesito possa essere stato ritenuto così difficile da meritare il premio finale! È però anche vero che ogni domanda sembra stupida se si conosce la risposta… Peraltro la vincitrice in questione non è propriamente un’aquila di cultura, visto che ha dovuto spendere un aiuto per rispondere ad una domanda indubbiamente elementare, almeno se conosciamo la carta geografica d’Europa, anche approssimativamente. Confessa lei stessa di essere stata in difficoltà quando “Gerry Scotti mi ha chiesto quale fosse la parte più occidentale dell’Europa”; “ero incerta tra Spagna e Portogallo”. Santa pace! Ma se il Portogallo sta ad ovest della Spagna, con cui confina, ed affaccia sull’Oceano Atlantico, è ovvio che sia la parte più occidentale d’Europa! Ecco, questa “cima” ora è milionaria in euro. Buon per lei, visto che ha un marito affetto da demenza senile e ci vogliono cure ed assistenza continue. D’altronde ho poco da recriminare: la mia pigrizia mi condanna senz’appello. Mi pare ci fossero ancora le Lire ed il programma si chiamasse, di conseguenza, “Chi vuol essere miliardario”, quando mia moglie ebbe l’ardire di volermi iscrivere alle selezioni preliminari. Non l’avesse mai fatto! La rimproverai aspramente e, ovviamente, le chiesi di fermarsi. Ben mi sta.
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Post n°2227 pubblicato il 15 Ottobre 2025 da massimocoppa
PAZZIA E DISPERAZIONE NEL PROFONDO NORD Non sembrava possibile che in Italia potesse verificarsi quanto accaduto ieri a Castel d’Azzano, nel veronese, dove tre anziani fratelli (due uomini ed una donna), pur di non dover abbandonare il tugurio in cui vivevano, l’hanno fatto saltare in aria durante lo sgombero, uccidendo tre Carabinieri e ferendo decine di altre persone. È una trama di estrema violenza, ambientata in una cornice di inaudito degrado sociale e con protagonisti degli autentici balordi disadattati e misogini, con dei volti lombrosiani che fanno rabbrividire e le cui psicosi, lungi dall’essere per tempo inquadrate, curate ed imbrigliate, sono state lasciate libere di sbizzarrirsi e radicalizzarsi dalla spietata macchina giudiziaria messa in moto dai loro debiti, fino al tragico epilogo di ieri. E dire che le forze dell’ordine erano andate ben preparate: esauriti da tempo tutti i tentativi bonari, si era dovuti arrivare al massiccio impiego di uomini e mezzi, oltretutto di notte, come si fanno i blitz dell’antiterrorismo. È una vicenda dove tutti escono perdenti, ed in primo luogo le istituzioni che, da un lato, sono capaci di stritolare un debitore fino a portarlo letteralmente sul lastrico e dall’altro non si rendono conto che ci sono persone che vivono in una disperazione esistenziale la quale è figlia e madre del disagio sociale. Dicevo che non sembrava possibile un fatto, ma soprattutto un contesto, del genere in Italia. Sembra più una vicenda da America profonda, da campagna del West, da praterie selvagge, da periferie urbane da incubo. Sembra un romanzo di Cormack McCarthy, sembra un film pulp dei fratelli Cohen o di Quentin Tarantino. Invece non siamo nella profonda America, ma nel ricco ed alienato profondo Nord.
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