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Post N° 6
Post n°6 pubblicato il 13 Dicembre 2005 da suomi5
Poi anni ed anni sono passati, lontani l'uno dall'altro mio padre ed io. Tanti anni, ed è con sorpresa che scopro siano in realtà così pochi, nove dieci; e quante afflizioni inutili, quante gioie precarie. (Questa, del tempo che è stato immenso e breve, tristemente crudele e equanime con noi, è la sola meraviglia che resiste). Non è vero che io abbia vendicato mio padre. Egli è ancora fermo al suo banco di lavoro, i fili bianchi che gli guarnivano le tempie sono ora fioriti un pò dappertutto sulla sua testa, e la testa si è come rimpicciolita, tutti i suoi lineamenti sono diventati più minuti e gentili, ma patiti e languidi. I segni d'una gloriosa sconfitta sono decifrabili sul suo volto. Più nulla ormai può offendere la sua vita, tanto povera e intensa da meritare l'oscurità. Il suo vanto è oggi un anatroccolo che egli alleva nel piccolo orto della casa buia e malsana, sotto il fico scheletrico dove si riposa nel giorno di festa. A questo suo figlio che è ancora costretto a mentirgli, a dirgi "Sto bene, guadagno, veramente sto bene" e si tace, egli sorride dai suoi occhi celesti, risponde: "Meglio così." Ed è il figlio a sentirsi vendicato, a trarre alimento dalla fiducia che suo padre ha in lui, ad imparare all'esempio di suo padre che nulla altro conta al mondo se non la forza di sopravvivere al proprio destino. Diario sentimentale (V. Pratolini) |

