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Troppo Spesso da Spessotto.

Post n°162 pubblicato il 22 Dicembre 2006 da mia3v

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Siamo dalla parte di Spessotto,
da appena nati dalla parte di sotto,
senza colletto, senza la scrima,
senza il riguardo delle bambine

Quelli che  a Natale si dimenticano di fare l’albero, che inavvertitamente si lasciano scivolare dalle mani il Gesù Bambino, Giuseppe e la Madonna di terracotta. Quelli che fanno l’albero il 24 e le luci in corto circuito, il presepe spoglio in versione fattoria: unici sopravvissuti il bue e l’asinello.

Quelli che a Natale si siedono sull’angolo, la gamba del tavolo in mezzo e nessun divertimento erotico incidentale,  le voci in sottofondo di tuanonna, tuazia, tuacugina che ricordano in tono monitorio che “non ti sposerai mai”, la trota con la cipolla che ricorda in tono consapevole “non mi digerirai mai”.

 

Dalla parte di Spessotto con la palla dentro il canotto,
col doppiofondo nella giacchetta,
col grembiule senza il fiocco.
Timorati del domani, timorati dello sbocco,
siamo dalla parte di Spessotto.

Quelli che alle cene di Natale bevono quattro pinte di birra e mezza bottiglia di amarone prima di proferire il primo verbo, quelli che dopo le quattro pinte di birra e la mezza bottiglia di amarone informano tutti di avere in testa e in mezzo alle gambe una svariata serie di armi di distruzione di massa. 

Quelli che sbagliano tempi, modi e tonalità vocali in ogni intervento linguistico.
Parli con la cugina puritana dello splendido pompino che hai fatto la sera prima, e che ti è valso una laurea in fellatio onoris causa, e Frank Sinatra ha smesso di cantare, tua nonna di recriminare, tua zia di spettegolare. E tu devi prendere con rapidità la via del terrazzo per una maratona non stop di nicotina in tempi brevi.

 

Dalla parte di Spessotto
e se non funziona vuol dire che è rotto,
dalla parte del porcavacca
e se nn lo capisci allora lo spacchi.

Quelli che a Natale lasciano l’uomo dalla frequenza non obbligatoria, quelli che a Natale troncano pure con l’amante pluriannuale. E sotto l’albero spento non trovano nemmeno una confezione di preservativi in simpatica confezione natalizia.

Quelli che ottengono un nuovo incarico lavorativo che li porterà –e la via del casuale appare infinita- ad una vicinanza obbligata con l’ex uomo dalla frequenza non obbligatoria e l’ex amante pluriannuale. 

Quelli che cercano conforto in uno spritz in solitaria e si trovano nel mezzo di un agguato congiunto. L’ex uomo e l’ex amante che ti aspettano, insieme, al varco.
E non certo per un informale augurio Natalizio.

 L'oscurità come un gendarme già
mi afferra l'anima,
attardàti qui in mezzo alla via,
non siamo per Davide, siamo per Golia.

Quelli che si preparano per la cena con i parenti sfoderando il look delle grandi occasioni: una via di mezzo tra una prostituta strafatta di crack e Loredana Bertè in versione pieni anni ottanta.
Per dirottare la conversazione sulla degenerazione dei costumi e mettere a tacere chi mi vorrebbe dolce metà di qualunque metà sana in circolazione. 

Quelli che finiranno aggrappati ad una bottiglia di vino per dimenticare il rendiconto di fine anno, il bilancio di entrate e uscite che richiederà il necessario avvio di una qualche procedura concorsuale.

Quelli che propenderanno per una dichiarazione di fallimento e si metteranno, ignudi, nelle mani dei creditori iracondi.

evasi dal compito, evasi dall'ordine,
imbrandati sotto a un trastino,
a giocarcela a nascondino
di soppiatto allo sguardo divino.

Quelli che non vedono l’ora che Natale sia finito, che hanno indetto la Grande Guerra Pro Cinismo, quelli che picchierebbero a sangue gli innamorati, i felici, i soddisfatti.

Quelli che provano disgusto per le folle umane in caccia al regalo, per le folle umane unite di rito, per le folle umane in gioiosa condivisione, per le folle umane pro avvento natalizio.
Quelli che provano disgusto per le folle umane e punto.

Quelli che, anche quest’anno, confermeranno la loro solida, stabile e inscalfibile relazione con la bottiglia di vino e l’allergia da sfogo epidermico per tutto il resto.

E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
Va la notte che verrà non siamo più figli del ciel,
figli del ciel, figli del cielo,
ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.

 
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