Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
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Santa ignoranza

Post n°471 pubblicato il 22 Marzo 2009 da middlemarch_g
 

papa in africa

Quando vivevo a Roma lavoravo come guida turistica. Ho cominciato intorno al 1993, cioè qualche anno prima che la bancarotta del governo argentino si trascinasse dietro buona parte del continente sudamericano e riducesse di molto il numero dei pellegrini provenienti dall’America Latina. Prima di quell’evento però, per 4 o 5 anni me sono smazzati a carrettate, ed è stata un’esperienza antropologica unica. A cui mi capita di ripensare in questi giorni quando osservo le folle oceaniche che accolgono il papa in Africa, e sento celebrare in letizia da tutti i media la crescita impressionante di vocazioni e/o conversioni al cattolicesimo di quest’ultimo quindicennio.

Il pellegrino sudamericano medio era capace di sconvolgermi per diverse ragioni. Se ve le dicessi tutte, ne verrebbe fuori un pamphlet esageratamente esuberante per i limiti estensivi di un post, per cui mi limiterò a quello che all’apparenza sembra essere più connivente con le masse festose che accolgono il papa di questi tempi.

Il pellegrino sudamericano mi turbava prevalentemente per il suo talento a sconvolgere ogni pronostico di coerenza evolutiva. Siccome veniva da un continente occidentale del tutto simile al mio - Città del Messico, Buenos Aires, Santiago sono forse più povere, ma concettualmente non tanto diverse da altre metropoli europee - m’aspettavo che certe cose ovvie per me lo fossero anche per loro. Invece no. Era come se della modernità, di quel percorso evolutivo tramite il quale in Europa siamo usciti dal medioevo abbandonando una visione teologica a favore di una scientifica, avessero ritenuto solo il rivestimento esteriore, l’epidermide, la manifestazione visibile. Che si riduce essenzialmente alla tecnologia. Non è che chiamino un esorcista quando vedono un computer in funzione, sanno perfettamente cos’è e se ne servono come me e voi. In questo senso non sono diversi. Ma dentro gli brucia ancora un fuoco irrazionale e superstizioso che qui abbiamo estirpato da due secoli almeno. Ci ho messo anni a capire questa cosa, perché è potentemente contraddittoria e ti obbliga alla convivenza di opposti inconciliabili. Come puoi credere nella scienza - per esempio facendoti curare in un ospedale e non con la benedizione del prevosto - e al tempo stesso evocare con assoluto realismo certe iconografie dell’immaginario demoniaco, che qua abbiamo smesso di prendere sul serio dieci minuti dopo l’uscita della Divina Commedia? Sia chiaro, non credo che tutti i sudamericani siano così. Però ce n’è un numero congruo. E inquietante. Mi ricordo di quel giornalista che mi argomentò dettagliatamente in che modo il Maligno inviava i suoi emissari presso la dirigenza della grande stampa europea facendola convergere verso posizione di sinistra destinate all’eterna dannazione. Non so se è chiaro, non si trattava di una metafora colorita, pareva che mi leggesse un capitolo a caso del Malleus Maleficarum: il demonio con la testa da caprone in sessione plenaria coi suoi tirapiedi: te Belial ti metto al Corsera, Asmoneo lo vedo bene al Times, e l’Angelo Sterminatore, che sa due acche di contabilità, lo piazzo in posizione di rilievo al Wall Street Journal. Oppure quell’avvocato, femmina, che mi rimproverò perché nelle Grotte Vaticane non le avevo fatto vedere il famoso mattone di cui tanto le avevano parlato. Di che mattone mi sta parlando, signora? Le chiesi. Ma del mattone! Il famoso mattone che, una volta sfilato, causa all’istante il crollo dell’intera basilica di S.Pietro. Un mattone? Eccerto, un mattone. Che fa crollare la basilica di S.Pietro? Sissignora. Ora, la basilica di S.Pietro è lunga 180 metri - vuol dire come 2 campi da calcio internazionale, uno dopo l‘altro, per lungo - e larga 90 all’apertura del braccio del transetto. La cupola, dal pavimento alla sommità del lanternino, fa 132 metri di altezza. Come cazzo puoi pensare che esista un mattone, per quanto strategicamente collocato, che tirato via determina il crollo dell’intero edificio? E soprattutto: perché? Per lasciare disponibile al papa l’opzione muoia Sansone con tutti i filistei? Sarebbe un’idea. Primi attiri un’oceanica comunità di orrendi peccatori dentro la basilica simulando di volerti riconciliare - chenesò, per citarne una di cui abbiamo parlato di recente, diciamo gli omosessuali - e appena l’hai rinchiusi dentro come topi, sfili ratto il mattone, e sbadabran! Non dico che li fai fuori proprio tuttitutti, perché credo siano parecchi di più di quelli che potrebbero entrarci, però darebbe senz’altro una severa sforbiciata alla comunità gay italiana. Certo, un’iniziativa dalle complesse ripercussioni, e non replicabile con eccessiva frequenza. Ma insomma è noto che morto un papa se ne fa un altro.

Per concludere. Il continente africano e il Sudamerica hanno una cosa in comune, oltre alla crescita esponenziale delle conversioni al cattolicesimo che in Europa vanno invece in decisa controtendenza, ed è un tasso di analfabetismo sproporzionato. Peggiore in Africa, senz’altro, ma di sicuro pesantissimo anche in Sudamerica. E l’ignoranza è una cosa trasversale e collettiva molto più di quanto si pensi. Anche se individualmente hai fatto un certo percorso di studi - come questi due che ho citato e che erano entrambi laureati - socialmente ti spinge a far rientrare nel computo della normalità, o al limite di ciò che è accettabile, cose che altrove sarebbero inconcepibili. Ne ho sentite mille di eresie così. E questo è terreno fertilissimo al prosperare del cattolicesimo: essere privi degli strumenti per giudicarne la validità. Non tanto del suo messaggio - sul cui merito non voglio entrare - ma dei suoi trascorsi storici, che sono pesanti e che incidono in maniera determinante sull‘interpretazione che ne verrà data. Poi quello che non ti dicono è che una volta convertito ti tocca accettare in blocco tutto il pacchetto: Cristo coi sommi pontefici, la povertà evangelica con lo Ior, la verità vi farà liberi coi vincoli della finta morale da catechismo, la follia paolina col bigottismo peloso delle beghine.

Bastasse il prosperare della fede, gliela passerei, ma il problema non è solo quello. Il problema è che la commistione tra cattolicesimo e ignoranza, da che mondo è mondo, genera mostri.

 
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mare_forza_9
mare_forza_9 il 23/03/09 alle 13:46 via WEB
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