Vigne IV

Post n°439 pubblicato il 12 Marzo 2018 da Disegnorupestre
 

«Vale a dire?».

 

«Schivo e riservato. L'ho definito espansivo, ed è vero, ma non rivela mai alcunché, apertamente, di sé. La giovialità e la socievolezza non fanno di lui una persona disposta a confidarsi... Non pubblicamente, almeno. Credo che consideri i suoi sentimenti più intimi come un tesoro da non dissotterrare, se non molto raramente.».

 

«Lo pensate?».

 

«Ne sono certo, Georges. Ne sono certo.».

 

«Vorrei tanto chiedere un vostro consiglio, Magnifico!».

 

«Un mio consiglio... Io posso giudicare da ciò che vedo, signore, ma non conosco i suoi pensieri... Posso dirvi di restargli accanto...».

 

«Posso farlo mentre non è qui, ma... Diversamente, mi risulta impossibile.».

 

«Scrivetegli!».

 

«Come?».

 

«Sì, scrivetegli. Iniziate una corrispondenza, con lui. Parlategli di voi... Vedrete che vi parlerà di sé.».

 

«Pensate che, tra noi, manchi la fiducia?».

 

«No! Cosa pensate, ora? Dubitate di voi stesso! Dico soltanto che, al riparo da altri occhi, e sapendosi non osservato, né ascoltato da estranei, riverserà, nelle lettere indirizzate a voi, tutti, o, almeno spero, molti, pensieri nascosti... Zone inesplorate del suo cuore vi appariranno, improvvisamente, rischiarate dalla luce della comprensione e della confidenza.».

 

«Temo di sbagliare. Temo di non saper dargli ciò che merita!».

 

«Non vi conoscevo, in questi termini, signore!».

 

«Posso accettare mille e mille errori, per me stesso, ma la sola idea di sbagliare riguardo ai miei cari mi fa sprofondare nel dubbio di non essere, per loro, il riferimento che spero di essere, e per cui ho lavorato tanto!».

 

«Véronique non è stata un simile tormento!».

 

«Lo è stata molto di più! Se penso alle notti insonni, alle lacrime, alla rabbia... Ai dubbi... Alle interminabili discussioni con Louise... Oh! Perdonatemi, Magnifico! Sto confidando, a voi, dettagli di vita intima che possono risultarvi soltanto noiosi!».

 

«Véronique è felice, signore?».

 

«Ah! Credo di sì... Almeno... Mi dice di esserlo... Sembra esserlo... Certamente... Se penso a come ho immaginato di agire, nella sua vita, intendendo metterla al sicuro da ogni disgrazia... Ho soltanto tentato di offrirle il meglio, e non ho pensato che, forse, avrebbe preferito che io non mi fossi affannato fino allo sfinimento, per lei, ma che non le avessi spianato la salita... Forse non sono stato un buon padre, semplicemente.».

 

«Cosa ve lo fa credere, Georges?».

 

«Il dubbio. L'incertezza. Vorrei che, entrambi, fossero felici, e che niente venisse a turbare la luce dei loro sorrisi.».

 

«Voi avete mai sofferto, Georges?».

 

«Sì, Magnifico. Su di me, credete, palpitano ferite ancora aperte. Sanguinano quotidianamente.».

 

«Vedendovi, non si direbbe. La luce che circonda la vostra persona lascia intravedere un uomo sicuro di sé, solido, completo ed in pace con se stesso ed i fratelli. Non è così?».

 

«Probabilmente una parte di me è questo... Non lo nego... Ma... Questo è quanto io mostro al mondo, evidentemente.».

 

«Dal nostro dialogo sono portato a pensare che molto altro vi tormenti, invece.».

 

«Questo è vero. Non sono, mai, pienamente soddisfatto.».

 

«Voi ritenete che i vostri genitori non siano stati capaci di fornirvi tutto ciò di cui necessitavate? O di cui avreste mai potuto necessitare?».

 

«I miei genitori hanno dato tutto, per me.».

 

«Hanno potuto impedirvi di soffrire?».

 

«Ah! No! Certamente no!».

 

«Eppure, voi non li considerate colpevoli delle vostre sofferenze.».

 

«Se li avessi ritenuti responsabili di qualche mia disgrazia, non l'avrei nascosto. Mi hanno insegnato ad essere sempre sincero, ed, almeno in questo, non credo d'aver mancato.».

 

«Pensate di poter impedire che i vostri figli soffrano?».

 

«No, Magnifico. Io tento di fare in modo che la sofferenza che li colpirà non sia, in alcun modo, imputabile a me. Credo che essere un buon genitore significhi questo.».

 

«Indubbiamente è così, Georges. Lo credo e lo ribadisco. Mi dite che Véronique sembra essere felice...».

 

«Serena, almeno. No... Forse è realmente felice... Lo spero.».

 

«Il vostro Bénoît è, probabilmente, più sfaccettato di lei. Cela parti che vi sono ancora sconosciute, e che, probabilmente, non desidera svelare. Forse la sua tutela comporta sacrifici che non si sono presentati, con lei... Forse la sua formazione è più difficile, o, semplicemente, più popolata da imprevisti. Sì, la sto vedendo come un'immensa vallata luminosa, con omini accucciati che vi guardano, sospettosi. Pronti ad alzarsi e ad opporsi a voi. Anche a me, forse. Molto da lontano, ma anche a me. Bénoît è anche una mia responsabilità.».

 

«La mia venuta qui ha sollevato un problema che vi era sconosciuto, forse?».

 

«Sì, l'ammetto. Non credevo che il piccolo valutasse già un'idea di futuro. Buon segno, questo. Significa che l'esercizio alla meditazione ha portato buoni frutti... Molti suoi compagni apprezzano il momento attuale, e non sembrano preoccuparsi del dopo.».

 

«Louise non accetta la richiesta di nostro figlio. Non sa immaginare una vita senza di lui. Non gliene ha ancora parlato, ma ha espresso a me, pienamente, il suo dissenso. Credo che s senta fallita.».

 

«Fallita?».

 

«Sì... Fallita, dato che, se Bénoît partisse, non gli starebbe più accanto. Credo che valuti di non essere stata capace di fornirgli il rifugio che merita.».

 

«Prima dell'eventuale decisione definitiva, Georges, manca un intero anno... Il ragazzo potrebbe cambiare idea... Incontrare prospettive maggiormente allettanti, ai suoi occhi...».

 

«Ne dubito, Magnifico. Ne dubito. I racconti del nostro amico Michel gli sono entrati nel sangue. Il suo aspetto felice, stabile, soddisfatto, gli hanno trasmesso il desiderio di emularlo... Credo che sia attratto dal lontano in sé... Dall'esotico. Che sia buono o meno... L'esperienza della conoscenza è la sola valida. Altre lingue, altri colori, altri profumi... Un altro sole. Un'altra notte. Il nostro pulcino reclama ali d'aquila.».

 

«Io posso, ora, e nel tempo a venire, durante il quale rimarrà qui, fornirgli il meglio di ciò che abbiamo. Posso restargli accanto, se è ciò che chiedete. Posso costeggiarlo, senza fermarlo. Posso essere la sua seconda ombra.».

 

«Lo fareste, Magnifico?».

 

«Lo farei, signore, se per voi fosse importante.».

 

«Io ho conosciuto un bene immenso, qui. Devo moltissimo, a questo luogo, ed ad i suoi abitanti. Il caro François è invecchiato, ma nei suoi occhi io continuo a vedere il ragazzo che mi teneva tra le braccia e mi rivelava dolcissime verità, oltre a lasciarmi intingere le dita nel miele...».

 

«Lo ricordate ancora?».

 
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Vigne III

Post n°438 pubblicato il 03 Giugno 2017 da Disegnorupestre
 
Foto di Disegnorupestre

«Io non intendo trascinarmi, signore!».

 

«Spero ardentemente che tu non lo faccia, figlio mio!».

 

«Ho sentito nascere, in me, un desiderio di nuovo... Forse voi preferireste un'altra vita, per me... Forse i vostri progetti sono altri... Ma... So di poter rivolgermi a voi, senza dover temere giudizi privi di senso... Posso sapere che non fingerete d'ascoltarmi, meditando, in voi, risposte contrarie alle mie parole...».

 

«Questa tua richiesta, ragazzo mio, è nuova, non te lo nascondo, ma non è inaspettata. Immaginavo, in qualche modo, che me l'avresti presentata... I miei pensieri, per te, Bénoît, sono indirizzarti a fornirti i mezzi per una formazione completa, il più possibile perfetta ed onesta, ed a come essere presente, alle tue richieste; la mia unica, vera pretesa, è che tu non perda la retta via... Se dovesse accaderti... Dovresti sapere di poter tornare, sempre, da me.».

 

«Signore...».

 

«Cosa, figliolo?».

 

«Sì, lo so... Vi ringrazio...».

 

«La decisione finale sarà tua, Bénoît; io non so cosa proverai, nel parlare a Michel, né so se continuerai a sperare in un'esistenza in mare... Ma... Come ti accennavo, poco fa, prima che a Michel desidero parlarne a tua madre.».

 

«Sì, certamente, signore.».

 

Aveva lasciato Georges sperando che il loro lungo dialogo non fosse stato inutile, infruttuoso... La sua anima alternava sentimenti di gioia ad altri di sconforto... Temeva di essere solo un bimbo, esaltato da racconti fiabeschi, incapace, poi, di affrontare la realtà e le sue innumerevoli trappole...

 

«Magnifico...».

 

«Principe...».

 

«Vi ringrazio per aver accettato d'incontrarmi...».

 

«Sedete, vi prego.».

 

«Dopo di voi.».

 

«Cosa vi porta qui, signore?».

 

«Mio figlio Bénoît, Magnifico.».

 

«Sì.».

 

«La mia ultima visita risale a due anni fa.».

 

«Lo ricordo, sì.».

 

«Entro un anno, oramai ne rimane soltanto uno, mio figlio terminerà il suo primo corso di studi.».

 

«Sì.».

 

«Immagino che voi siate al corrente del suo profitto...».

 

«Sì, lo sono.».

 

«Che opinione ha suscitato, in voi?».

 

«Bénoît è molto vivace. Molto espansivo, ma, allo stesso tempo, cauto. Dimostra buon cuore, un'indole altruista. È protettivo, nei confronti degli amici, ed è estremamente suscettibile alle ingiustizie. Studia con passione, ma ama anche distrarsi, a volte. Supplisce a questa sua mancanza con un'intelligenza molto viva, che gli permette di recuperare. Deve sentirsi seguito, per apprezzare un argomento, una materia. Le critiche malevole di qualche compagno poco ben disposto verso di lui lo gettano nello sconforto. Non si applica nelle materie che non ama, o per le quali non si sente portato.».

 

«Sì... Me ne avevate già parlato... Ce ne sono... Ancora?».

 

«Detesta la matematica, la balistica, la storia.».

 

«Ancora!».

 

«Sì, signore... Nonostante i tentativi, da parte dei maestri, di fargliele apprezzare. Fatica un poco in greco, ma si impegna.».

 

«Come sta crescendo, Magnifico?».

 

«Ha un'anima buona, signore. È giovane, può cadere. Accade a noi, che ci crediamo vissuti, e che consideriamo di aver visto tutto il visibile. Noi possiamo indirizzarlo, possiamo istruirlo, tramite ciò che, anche noi, conosciamo, ma non possiamo preservarlo dai pericoli e dalle insidie dell'esistenza. Possiamo fornirgli i migliori mezzi che possediamo, ma non possiamo spianargli completamente la strada...».

 

«No... Certamente no... Mi chiedo soltanto se io, che sono suo padre, grazie al vostro aiuto, non possa, in qualche modo, intervenire, per colmare lacune che ignoro. Grazie a voi, che l'osservate per periodi lunghi, a differenza di me, che posso averlo accanto soltanto durante le pause dell'anno scolastico...».

 

«Cosa vi preoccupa, signore?».

 

«Tutto, purtroppo!».

 

«Tutto!».

 

«Lo sento sfuggirmi.».

 

«Come potrei aiutarvi?».

 

«Potreste aiutarmi... Chiarendomi zone d'ombra che mi impediscono di vedere chiaramente come essere la giusta guida per mio figlio.».

 

«Bénoît, grazie alle radici che gli avete ampiamente innaffiato, può rivelarsi un solidissimo albero. Un ridente pino marittimo.».

 

«Perché proprio questa definizione, Magnifico?».

 

«È leggero, è allegro, è curioso, è affidabile. Il suo viso è sempre rivolto verso il sole. Nei momenti di tristezza, credetemi, sa trovare un desiderio di rimonta che non vedo in molti altri ragazzi. Piange, sembra disperato, ma non si arrende mai. La sabbia che lo circonda ed il vento che l'investe gli lisciano la bella corteccia, gli scompigliano le fronde, ma lo raffinano e lo rendono solido. Trae forza dalla sua stessa capacità di vivere da solo.».

 

«Credete che Louise ed io l'abbiamo abbandonato, chiedendovi di accoglierlo?».

 

«Credo che abbiate riconfermato la fiducia che vostro padre, al tempo, aveva dimostrato per la nostra congregazione, lasciando che voi cresceste qui. Voglio sperare che Bénoît non si senta abbandonato, ma accolto.».

 

«Vi sembra infelice?».

 

«Mi sembra un fiammifero, impaziente di venire acceso.».

 

«Ripensavo, Magnifico, al pino marittimo.».

 

«Sì?».

 

«Sì... Mio figlio mi ha espresso il desiderio di continuare la sua formazione all'Accademia Navale. Forse voi, a differenza di me, avete notato un'inclinazione che, purtroppo, mi è sfuggita.».

 

«Non avrei saputo immaginarlo, signore, se voi non me ne aveste parlato.».

 

«Immaginavo che voi aveste potuto ascoltare qualche suo discorso... Qualche discussione con i suoi amici, qualche pensiero espresso pubblicamente...».

 

«Ah! In tutto questo, signore, Bénoît vi assomiglia moltissimo.».

 

 

 
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Vigne II

Post n°437 pubblicato il 12 Marzo 2017 da Disegnorupestre
 

Aveva mantenuto, intatta, la sua vena scherzosa e gioviale, e sapeva essere un compagno piacevole, goliardico e partecipe. Parallelamente, sapeva essere preciso, serio, irremovibile, se credeva che le sue posizioni fossero giuste. Bénoît pensava che tutto questo venisse da lontano, da un'oramai remota infanzia, trascorsa tra le montagne ed i fiumi, nel suo minuscolo paese natale, e l'impronta educativa ricevuta nell'abbazia che sorgeva proprio accanto alla sua casa. Lì, piccolissimo, per volere dei suoi genitori, aveva imparato a scrivere, a leggere, a pregare, a cantare. Dispensato dall'Abate, un giovane monaco se lo prendeva tra le braccia e lo portava, ancora addormentato, tra gli antichi muri, impregnati di vento, sole, voci soffocate e preghiere. Georges era tutto questo, agli occhi del figlio. Un capitello, una campana, un prato, uno spruzzo d'acqua gelida e cristallina, latino, musica e canti.

 

Sapeva che avrebbe, sempre, potuto trovare consiglio, parlando con lui. Sapeva che la sua silenziosa capacità d'osservazione e le sue opinioni, attentamente meditate, gli avrebbero offerto uno sguardo disincantato, sul mondo, ma che gli avrebbero consigliato l'accordo e la dolcezza, prima di qualunque altra azione. Accordo, che non significava vigliaccheria, ma disposizione al dialogo. Aveva voluto... Preteso... Che i suoi figli ricevessero la medesima educazione. Non era interessato alle scuole alla moda. Non chiedeva fascino, al periodo della prima formazione. Pretendeva serietà e conoscenza, e non si era lasciato abbacinare dal flusso dei più. In questo, Bénoît, un poco più spensierato di lui e maggiormente attratto dalla prima impressione ricevuta, dalle situazioni e dalle persone, si era chiesto se non sarebbe stato più felice se si fosse immerso nel vortice cittadino, piuttosto che quasi perso, e quasi solo, nel remotissimo villaggio paterno.

 

Non fu così. Imparò ad amare quei luoghi, le persone, l'atmosfera che vi regnava. Si sentiva completamente libero. Era grato a Georges per avergli regalato tutto ciò; era un tesoro sepolto in fondo al cuore, ed amava rispolverarlo, di tanto in tanto.

 

La nave lo cullava, e la luce di quel mattino si sovrapponeva alle tenebre di quella sera; il sole cozzava con il vento. Nel mezzo, i suoi pensieri e le sue riflessioni.

 

«Vi ho interrotto, signore.».

 

«No, non temere. Sospendo volentieri... Siedi.».

 

«Grazie.».

 

«Immagino che tu sia qui perché desideri parlarmi, Bénoît.».

 

«Sì.».

 

«Ti ascolto.».

 

«Ho apprezzato, moltissimo, gli ultimi testi che mi sono stati regalati da Michel, padre.».

 

«Sì... Gli ho riferito del tuo entusiasmo; ne rimane sempre soddisfatto.».

 

«È in partenza, che voi sappiate?».

 

«Non ancora... Credo che si fermi per altri venti giorni, circa...».

 

«Vorrei tanto ringraziarlo personalmente.».

 

«Sarà da noi, questa sera. Sai, quando si trova in città, non manca di passare a trovarci... Lo sai, non è così?».

 

«Sì... Sì... Mi chiedevo solo se...».

 

«Cosa?».

 

«Semplicemente, vorrei parlare un poco anche a lui... Se voi foste d'accordo...».

 

«Prima, però, a me... Non è così?».

 

«Sì.».

 

«Dato che tra me e lui c'è sempre stata feroce competizione, ti chiedo di rivolgere le tue attenzioni prima a me.».

 

«Sì, certamente...».

 

«Sto soltanto scherzando, ragazzo mio... Mi chiedo solo... Chiedi il permesso per parlare a Michel? Formalità... Inutile... È un fratello!».

 

«Sì... Ma...».

 

«Ma?».

 

«Non so se voi siate d'accordo...».

 

«Bene... Allora... Dato che non conosco il motivo della nostra prossima conversazione, né, purtroppo, l'argomento, ti chiederei di illuminarmi, così, poi, potrei concordare, o meno, sul tuo dialogo con Michel...».

 

«Tra qualche giorno tornerò a scuola.».

 

«Sì. Tra una settimana, circa... Mi pare.».

 

«Sì.».

 

«Bene...».

 

«Siamo all'inizio dell'ultimo anno della formazione primaria.».

 

«Sì.».

 

«Io ho riflettuto, a lungo, sul dopo.».

 

«Benissimo.».

 

«Mi chiedevo se sarebbe bene, per me, che io continuassi a studiare lì.».

 

«Hai forse notato qualche comportamento, o qualche atteggiamento, che ti sono sembrati inadatti a te, Bénoît?».

 

«No, signore! Assolutamente no.».

 

«Cosa ti spinge a pensare che il continuare sia un male?».

 

«Niente.».

 

«Perché vorresti andartene?».

 

«No, no...».

 

«Me ne stai parlando giusto adesso, figlio!».

 

«Sì... Io dicevo una volta terminato l'ultimo anno...».

 

«Ah! Una volta terminato... Mi spieghi anche perché?».

 

"Semplicemente perché non mi sembra che lì ci sia l'Accademia Navale.».

 

«Ah! L'Accademia Navale...».

 

«Sì, signore... Intendevo parlarvi di questo... Soltanto di questo.».

 

«Non ne so granché, Bénoît; la mia formazione secondaria è completamente differente...».

 

«Lo so, signore. Lo so...».

 

«Ascoltami, ragazzo mio... Mi pare di ricordare che ne abbiamo già parlato...».

 

«Sì. Due anni fa.».

 

«Ricordi anche il tempo preciso!».

 

«Sì.».

 

«Sai che l'anno prossimo raggiungerai la maggiore età?».

 

«Non lo sto chiedendo per questo motivo, signore. Io sono felice, laggiù. So anche di essere, ancora, soltanto un ragazzo. I tredici anni non cambiano molto... Per me cambiano poco... Solo responsabilità... Mentre... Io vorrei tanto continuare, a lungo, a lasciare che tutto scorresse serenamente, vivere le mie piccole e grandi difficoltà, ma a cuor leggero... Sapendo come voi tre sareste sempre presenti, per me, se mi trovassi in condizione di necessità...».

 

«Non esiste, mai, un motivo sufficiente per essere in condizione di necessità, Bénoît. Esistono circostanze, nell'esistenza, che ci portano a rivolgerci ad altri, per aiuto, consolazione, supporto. La necessità è dell'uomo che ha rinunciato alla speranza. Non dimenticarlo. Mai. Se, un giorno, tu dovessi ritrovarti con te stesso ed una sola moneta, ma avessi conservato la tua integrità, seppure nelle tue disgrazie, ti troveresti ad affrontare un momento di penuria, non di necessità, poiché sapresti che, da quell'unica moneta, potresti ricavare i mezzi necessari a recuperare ciò che potrebbe raddrizzarti. Anzi... Te lo dico parlandoti col cuore, non soltanto con le labbra... Si può sopravvivere a tutto, non al patteggiamento con la propria coscienza. Se... Ascoltami!... Se l'ambiene che frequenti non ti soddisfa o viene meno a ciò che, finora, ti è stato insegnato... Dimmelo!».

 

«No, signore! Potrei giurarlo, se voi me lo chiedeste! Anzi... Sono impaziente di tornare... Soltanto... Desideravo parlarvi di un mio desiderio... Profondo... Vivo...».

 

"Non conosco molto il mare, Bénoît. So nuotare, come te, ma non l'ho mai percorso, se non per brevi tratte... Sempre come turista... Ricordi il nostro viaggio attraverso l'Europa? Ricordi quando abbiamo raggiunto la Grecia? Era il mio secondo viaggio, se contiamo quello della mia prima gioventù. Questo è tutto.».

 

«Sì... Io ve ne sto parlando poiché so di poter trovare, in voi, una persona disposta ad ascoltarmi realmente!».

 

«Cosa dovrei dirti, figlio mio?».

 

«Sareste disposti... Intendo... Voi e mia madre... Sareste disposti a lasciare che io pensassi alla carriera in Marina?».

 

«Abbiamo già affrontato la questione della tua formazione secondaria, figliolo, e non ricordo, ora, che tu me ne abbia accennato!».

 

«Ero piccolo, allora!».

 

Il sorriso aperto di Georges gli aveva illuminato il viso. Aveva guardato suo figlio ed aveva considerato, silenziosamente, come tredici mesi avessero potuto far cambiare, a quel bimbetto, la dimensione della conoscenza di sé.

 

«Sì, Bénoît, certamente. Ora... Tua madre ed io non abbiamo mai valutato questa tua richiesta, dato che tu la rivolgi a me per la prima volta. Credo che sia giusto che io ne parli a lei, prima che tu ti rivolga a Michel.».

 

«Michel partirà tra poco!».

 

«Dicevo, quindi, che parlerò a lei giusto questa sera... Ma... Ti invito a riflettere, ragazzo mio.».

 

«Su che argomento, signore?».

 

«Sulle innumerevoli, reali difficoltà di una vita spesa su una nave. Non credo che si tratti soltanto di alambicchi esotici e spiagge assolate; a meno che tu non voglia darti alla pirateria...».

 

«Alla pirateria? Io? Mai!».

 

«Io penso che tu ti sia esaltato ascoltanto i discorsi di Michel, che ti sia innamorato dei suoi libri, dei suoi doni, e che la tua sfrenata fantasia ti abbia già dipinto sul ponte più alto di un immenso bastimento.».

 

«Sì... Possiamo dire così...».

 

«Non posso, e non so, parlare a nome di un'altra persona. Ciò che posso fare, vedi, è ipotizzare il tuo desiderio a tua madre, poi, mio caro ragazzo, chiederò a Michel di venire qui, indipendentemente dal suo desiderio di farci visita... Parlerete. Vi rinchiuderò in qualche stanza e non ne uscirete, se, prima, non ti saranno stati svelati tutti i segreti degli oceani.».

 

«Voi siete favorevole o contrario, signore, a questa mia richiesta?».

 

«Né favorevole, né contrario, Bénoît.».

 

«Come?».

 

«No. Io so che ti parlerò della vita militare nell'Esercito, Michel ti svelerà il mare. Tu sceglierai. Ma...».

 

«Ma?».

 

«Ma non ti fermerai a metà strada, perché l'una o l'altra ti sembreranno troppo ardue. Per quest'anno, ragazzo mio, continuerai a studiare all'abbazia. Affronterai l'esame finale. Credo che verrò, e ti ringrazio per avermi stimolato su questo punto, a parlare al Magnifico Abate. Non ti trascinerai, nell'attesa della fine di questa tua prima fase! Ti consiglio di viverla appieno, Bénoît, poiché questi tempi leggeri, che stai sperimentando, non torneranno.».

 

 

 
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Vigne

Post n°436 pubblicato il 05 Marzo 2017 da Disegnorupestre
 

«La luce splende nelle tenebre»

(Gv. 1,5)

 

 

Il dolce rollìo della nave, per l'ennesima volta, sostituiva la soffice carezza delle lenzuola.

 

I suoi occhi, socchiusi, sembravano osservare un panorama lontano. Erano la sua finestra su un universo parallelo all'attuale.

 

Bénoît si avvicinava ai quarant'anni. Poteva considerarsi un uomo. Eppure, gli sembrava che il tempo, in qualche modo, si fosse fermato; gli sembrava che una mano invisibile avesse bloccato la sabbia della clessidra, o avesse tolto qualche ingranaggio all'orologio della sua vita.

 

Il relativo silenzio della cabina, l'aria, quasi gelida, che penetrava da un oblò, socchiuso, lo trattenevano nel presente. Il bicchiere, pieno a metà del suo vino preferito, le posate nel piatto e qualche pezzo di pane gli ricordavano di non aver finito di cenare. La coppetta di crema e lamponi lo fissava, intatta. Le casse di bianco, leggermente frizzante, erano l'unico capriccio che si fosse mai concesso, nel suo ruolo di capitano. L'acqua sapeva dissetarlo, ma quel vino lo manteneva saldo, nelle sue radici, e gli solleticava piacevolmente il palato, strappandogli, di tanto in tanto, un sorriso carico di consapevolezza.

 

Aveva scelto di darsi al mare. Non riusciva a ricordare esattamente quando, sapeva soltanto di averlo sentito crescere, in sé, in un'onda incontrastabile. Forse, la sua vocazone era stata guidata, o suggerita, ma sapeva che, se non fosse stata profondamente insita nella sua anima, non si sarebbe imposta su tutto il resto della sua vita.

 

Piccolo, assonnato, scivolava nello studio di suo padre, sedeva su una poltrona, ed ascoltava. Ascoltava fin che il sonno arrivava, a trasportarlo su rive lontane. Ascoltava i racconti dell'amico, di quell'amico speciale, ed immaginava di poterlo imitare. Di poter vedere molto altro, che non fosse solo la sua città, oppure il panorama profumato di molti aromi della casa di campagna.

 

Aveva mantenuto a lungo, per sé, i pensieri che, lentamente, gli si erano formati nel cuore. Aveva considerato che non sarebbe stato compreso. Che sarebbe stato difficile. Aveva continuato ad ascoltare, ad immaginare. A vivere, segretamente, un'esistenza immaginaria. Basata su racconti vissuti da un altro, ma così vera! La sentiva esattamente così. La completa realizzazione di sé.

 

Sentiva i profumi di terre lontane, mai conosciute, mai visitate. Sapeva che, una volta imbarcato, avrebbe potuto lasciare che il suo desiderio di altro si realizzasse. Riceveva, a volte, doni che provenivano da lontano; gli venivano consegnati in piccole casse colorate. Li toccava con venerazione, gli sembrava che gli raccontassero storie, che gli svelassero vite, che gli aprissero gli occhi e la mente.

 

Un grande atlante geografico era stato il suo primo libro di testo; non ne aveva voluti altri. Non scriveva e non leggeva, al tempo, ma le illustrazioni gli bastavano. Era un testo usato, le pagine erano quasi consunte e sfogliate, chissà quanto! Proprio questo... Proprio la vita altrui l'affascinava. Anziani librai che, nel retro bottega, nascondevano esemplari speciali, vendibili soltanto su richiesta. Non aveva chiesto da dove fosse venuto, se n'era soltanto impadronito, e l'aveva divorato. Lo portava ancora con sé, nei suoi viaggi; l'aiutava a non sentirsi troppo solo.

 

Il suo primo caffè. Una strana miscela, quasi sconosciuta, importata da un continente altrettanto quasi sconosciuto, l'America. Michel aveva riportato, dal suo ultimo viaggio, una valigetta rossa. Conteneva della polvere stranamente profumata... Delle polveri intensamente aromatiche, e degli oggetti il cui uso gli risultava oscuro... Erano caffè e cioccolato, accompagnati dall'attrezzatura necessaria per trasformarli, da grani finemente macinati, in bevande seducenti. A lui, ed a sua sorella, Véronique, soltanto due tazzine a settimana... Gli effetti non erano ancora propriamente conosciuti, così, si procedeva cautamente... Nel tempo, quella scia pungente aveva invaso la loro casa, ed era diventata la compagna di serate nevose e pomeriggi soleggiati. L'esotico gusto del Nuovo Mondo.

 

Così nuovo e così affascinante, che Bénoît aveva deciso di visitarlo. Di conoscerlo, in qualche modo. Sapeva che ci sarebbe stato un solo mezzo, per poter raggiungerlo: l'oceano.

 

Pietra su pietra, passo dopo passo, aveva costruito il suo avvenire. Un destino che gli era sembrato, troppo spesso, incerto e disseminato di abissi. Abissi di difficoltà.

 

L'aria era realmente gelida. Forse avrebbe dovuto chiudere l'oblò, ma scelse di non farlo; quel soffio freddo e salmastro lo manteneva sveglio. Si avvolse nel mantello. Sorseggiò, lentamente, il suo vino, e posò il bicchiere al tavolo.

 

Georges sedeva alla sua scrivania, la stanza era inondata di luce. La porta che si apriva sul giardino era aperta, e le tende, svolazzanti, giocavano con l'aria primaverile.

 

«Entra, Bénoît... Entra...».

 

«Posso?».

 

«Fingerò di non averti sentito... Vieni. Siedi.».

 

Si fermò, un istante, ad osservare la scena. Era ancora lì, fermo, accanto alla porta. La richiuse, lentamente. Suo padre era stato sorpreso in un momento di pace. Leggeva, e teneva gli occhiali tra le dita. Essendosi accorto di lui, li aveva indossati, ed ora l'osservava, attraverso le lenti che l'aiutavano a mettere bene a fuoco il mondo circostante. Bénoît lo ricordava così. Sembrava che il tempo non l'avesse quasi intaccato. Le due ellissi in oro rosa che schermavano, appena, i suoi ridenti occhi chiari, gli conferivano un'aria solenne che non gli si adattava, ma gli erano necessarie. Se poteva, sceglieva di non indossarle, ma preferiva farlo, diceva, per seguire le espressioni dei suoi interlocutori anche da lontano.

 

 

Georges era, agli occhi di Bénoît, una miscela di diverse qualità; un poco come le sue polveri profumate. Sapeva essere molto loquace, allegro e coinvolgente, così come poteva, quasi improvvisamente, chiudersi in silenzi impenetrabili, apparentemente immotivati. Certamente, pensieri sconosciuti ai più gli attraversavano la mente, e si impadronivano di lui. La sua esistenza non era stata sempre semplice, e, nonostante non amasse mostrarlo, ne portava i segni; più che le cicatrici dovute alla sua carriera militare, le riflessioni morali legate a situazioni che aveva vissuto, che era stato costretto a fronteggiare, che, troppo spesso, non aveva condiviso, ma che aveva appoggiato, suo malgrado, grazie ad un senso del dovere a cui non era mai venuto meno. Cedeva, a volte, ed avrebbe tanto desiderato, semplicemente, lasciarsi andare, ma preferiva trascinarsi, piuttosto che ammettere di non sapere più come procedere.

 
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Divagazione

Post n°435 pubblicato il 12 Dicembre 2015 da Disegnorupestre
 

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Inviato da: tocco_di_principessa
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Grazie a te per averlo letto! :)
Inviato da: Disegnorupestre
il 01/08/2015 alle 23:10
 
Molto bello Il Tuo Post Complimenti. Un Saluto Leica ^_***
Inviato da: tocco_di_principessa
il 23/07/2015 alle 11:01
 
Grazie mille per le tue belle parole, che terrò a...
Inviato da: Disegnorupestre
il 06/07/2015 alle 22:36
 
 

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