Creato da un_uomo_della_folla il 09/10/2012

Memorie

di me in me

 

ventiquattro settembre 19

Post n°117 pubblicato il 16 Ottobre 2019 da un_uomo_della_folla

Autunno...  che partorisce pensieri assurdi
saranno i primi freddi, la notte che ti corre incontro, il profumo della terra bagnata

ad un certo punto ho visto i miei sogni cadere come le foglie secche dagli alberi. e allora mi sono chiesto.. dove vanno a finire i sogni di tutti i bambini del mondo? il sogno di Sergio di fare l'astronauta, quello di Roberto di diventare un calciatore famoso, di Simona di danzare sulle punte o di Sara di visitare il mondo intero. Alyona che suona la sua chitarra su un palco, Marco opera le persone e le salva, Martina scala le montagne più alte, Michela è in ogni tramonto nessuno escluso. dove finiscono i sogni che il tempo o chi per lui ci porta via. ingiustamente. dove vanno a morire?

perchè i sogni dei bambini non possono implodere, non devono implodere. non posso permettere che accada una cosa simile. dovevo necessariamente fare qualcosa. così è successo.

ho preso in prestito un pianeta in un sistema solare lontano, si chiama k2-18b, che non ha neppure un nome degno di nota. e ho deciso che su quel pianeta tutti i sogni dei bambini vivranno e sorrideranno, e giocheranno. sul mio pianeta quei sogni si avverano, respirano, illuminano, e non hanno mai fine. diventano un diritto di ognuno, senza alcuna distinzione. corrono e rincorrono. nessun rimpiano nessun pentimento, nessuna scelta sbagliata. esseri fatti di sogni, puri, incontaminati come le sorgenti di alta montagna. 

è questo che voglio fare, proteggere i sogni, ma non chiudendoli in casseforti blindate. liberi, incustoditi. perchè se ognuno vive il proprio sogno nessuno oserà rubare quello dell'altro. sul pianeta k2-18b finalmente tutti saranno liberi di essere, di essere ciò che si vuole, di essere desideri di noi stessi, liberi da condizionamenti, imposizione o altri assurdi legami.

di essere materia dei sogni e delle stelle.

custodirli, alimentarli, coccolarli, spolverarli, cullarli. in vostra attesa, nell'attesa di tutti noi. 

 

 
 
 

11 settembre 19

Post n°116 pubblicato il 11 Settembre 2019 da un_uomo_della_folla

per anni ho sognato questo mio mondo un posto migliore, e anche oggi, pur appesantito dalla consapevolezza che era sciocca utopia, in cuor mio, in un fondo senza luce, coperto di una patina di polvere e stelle cadute, forse ancora ci spero. e mi trovo a sorprendermi che non sia così quel mondo lì. 

quello che vedo intorno è troppo brutto per essere vero.

violenza  e non carezze. eppure ho sempre pensato che la carezza avesse il potere immenso di cambiare tutto, di curare ogni male, di farci alzare dal letto la mattina e addormentare la sera. di farci galleggiare sui problemi, di cancellare il brutto. nessun essere superiore nessun finto dio o scrupoloso genitore, nessuno mai mi ha insegnato. ho appreso dalla vita che c'è infinitamente bisogno di quella dolcezza che forse tutti noi un po' meritiamo.

svegliarsi ogni giorno in un mondo che non si riconosce è terribile. finisci per ucciderti, o per renderti invisibile. ascoltare la musica con gli occhi chiusi mentre immagini di accarezzare i petali di un fiore. quei fiori che non strappi con violenza dal prato, perchè prima o poi appassiscono e muoiono. perché le mani...

le mani possono regalare emozioni assolute, ma le usate per procurare sofferenza. senza un perchè che possa minimamente giustificare, motivi che io rifiuto con tutto me stesso. trovare sempre e comunque una ragione per causare la sofferenza altrui. e nessun ottimo motivo per sfiorare senza necessariamente distruggere.

sono totalmente sbagliato 

 

 
 
 

cinque settembre 19

Post n°115 pubblicato il 06 Settembre 2019 da un_uomo_della_folla

le storie hanno sempre rappresentato tutto per me. da piccolo per molto tempo ho atteso e desiderato qualcuno che la sera, dopo avermi rimboccato le coperte, seduto sul mio letto, alla luce di un fioco lumino, mi raccontasse di pirati, indiani, cow-boys e principesse. 

non sono stato fortunato allora, non lo sono adesso.

dicono che l'uomo tenda a compensare in qualche modo le proprie mancanze. accade quando si perde la vista o un braccio o un affetto importante. istinto credo.

è così che ho cominciato a cercarle un po’ ovunque quelle mie storie mai nate.

prima tra le foto bianco nero, o in ciò che scrivevo, nei miei silenzi, nelle pagine dei libri. non era mai abbastanza. ma poi... è arrivata lei, la strada

tutto è iniziato dalle finestre illuminate dei palazzi di città. ed è stata una rivelazione. 

ho cominciato ad osservare attentamente le piccole cose insignificanti che gli altri tendono a tralasciare. sentivo con la pelle, con il corpo, non davo nulla per scontato, chiudevo gli occhi per vedere.

eccole quelle mie storie un po’ perse venirmi incontro. a centinaia.

un uovo di pasqua gigantesco dentro ad una piccola utilitaria rossa. e quel ragazzo su una sedia a rotelle che sorrideva alla pioggia. quella volta che una donna solitaria in un parchetto per bambini dondolava altalene con lo sguardo. c'era sicuramente una storia che accompagnava l'impronta di un sottile tacco di scarpa femminile ben impresso sulla sabbia bagnata. e poi...

poi i panni stesi ad asciugare al quartiere Garbatella di Roma, la casa disabitata che giorno dopo giorno vedo appassire, la cassetta delle lettere di un verde scolorito dal tempo piena di parole che non saranno mai lette. un anziano seduto su una panchina che indossava delle bianchissime scarpe da ginnastica ultramoderne.

nessuno mi raccontava storie, forse nessuno lo fa più. le ho cercate quasi disperatamente e alla fine forse loro hanno trovato me.

io so che nel mio ultimo giorno di primavera mi racconterò una storia stupenda. che sia a lieto fine, che sia felice, che mi commuova. che sia la carezza più delicata di tutte quelle che non ho ricevuto. e io mi tramuterò in sorriso

un sorriso dai colori meravigliosi

 
 
 

ventisette agosto 19

Post n°114 pubblicato il 27 Agosto 2019 da un_uomo_della_folla

I've been looking so long at these pictures of you

Ho guardato così a lungo queste foto di te

 

That I almost believe that they're real

Che quasi credo siano reali

 

I've been living so long with my pictures of you

Ho vissuto così a lungo con queste mie foto di te

 

That I almost believe that the pictures

Che credo quasi che le foto siano

 

Are all I can feel

Tutto ciò che posso sentire

 

 

 

ho paura che la mia presenza possa mutare l'equilibrio delle cose. inizio piano, attraversando il silenzio (e la tua mancanza) senza farmi notare, perchè quando vedo cielo azzurro e un prato verde avverto che la mia presenza (o assenza) potrebbe in qualche modo rovinare quella perfezione. io non sono leggero come le nuvole. o trasparente come le gocce di rugiada.

così scivolando lento tra gli istanti provo a scansare i pensieri che mi vengono incontro, e tu sei in quei pensieri. non proprio  tu, ma quello che resta di te. perchè io non saprò mai stabilire il confine tra quello che eri e quello che io creavo usando pezzi di miei sogni sopravvissuti al giorno. sinfonia di parole che mettevo in piedi per danzare con la vita e con una birra nell'altra mano. ti ho creata troppo perfetta, troppo inconsistente. ho scritto prima il finale, poi la storia. non si fa mai, quel finale non era favola. non puoi elaborare un viaggio che si basa su una mancata partenza, sulla sua inevitabile assenza, cominciare da un presupposto talmente innaturale. ho spento tutte le luci e poi ti ho cercata, sperando o affidando al destino il nostro incontro, pensando al fiume che pur non sapendo dove sia il mare, in un modo o nell'altro lo raggiunge. "la riconoscerò nel buio se lei è veramente lei", pensavo.

non è vero che le speranze quando vengono meno si dissolvano come neve al sole, no. fanno rumore, si rompono in mille pezzi, graffiano i muri, stringono il respiro. segnano, si lasciano dietro macerie fumanti, fossati da riempire nuovamente, ponti levatoi da rialzare. 

i ricordi di certe giornate di pioggia sono più dolorosi delle stesse giornate di pioggia. è in una giornata come quelle che conto di sparire, se qualcuno mai dovesse accorgersi della mia assenza (o presenza) penserà che è solo un cielo un po' più triste del solito.

 
 
 

venti agosto 19

Post n°113 pubblicato il 20 Agosto 2019 da un_uomo_della_folla

"La nostalgia (parola composta dal greco νόστος, ritorno, e άλγος, dolore; "dolore del ritorno") è un’emozione caratterizzata da un senso di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere."

scorro con lo sguardo le pagine dal dizionario confuso,  e non mi ritrovo, la mia nostalgia ha un altro sapore. poi però..

"...Eppure della nostalgia abbiamo bisogno come dell’ossigeno. Ci porta nel limbo della memoria, del ricordo, di un passato che poi ci ritorna sempre sotto mentite spoglie. La nostalgia profuma di vita autentica..."

finalmente.  quella mia nostalgia compagna di vita. che è calda come il vento del sud, e polverosa come le strade percorse. è raggio di sole, note che provengono da lontano, oltre la fretta dello scorrere di immagini presenti. ti porta lontano da quei posti che riducono te il te stesso in mera presenza fisica poco gradita. non sono qui, non ora. sono prima sono un po' dopo,, sono serie di Fibonacci, sono entropia, sono impresso in tanti riflessi che non possono essere ridotti al qui ed ora. io sono la mia nostalgia

ora le voci tutte le voci sono così distanti da me...

chi altro se non lei nei miei pensieri. chi se non lei mi accompagna tenendomi per mano attraverso quei silenzi che fanno paura. cullandomi

"stringi la mia mano, avvicinati al baratro, guarda dentro quel buio, non temere, io ti tengo la mano, non ti perdereai." . forse dovevi andar via Barbara. forse dovevi lasciarla la mia mano tremante

no, la mia nostalgia non è dolore. è la nota bella che viene dopo la tempesta, è la carezza rassicurante. io, che non sono nè qui nè ora.


 
 
 
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