Creato da un_uomo_della_folla il 09/10/2012

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Post n°103 pubblicato il 25 Aprile 2018 da un_uomo_della_folla

mi hanno dato un tavolo da due, ma non è per quello che mi sento più solo del normale, però troppo vicino al condizionatore che sputa aria eccessivamente bollente. ho preso delle patatine fritte e un calzone con i funghi. questa sera qualsiasi scelta scivola via come sabbia tra le dita. poi una birra tedesca che non conosco, non importa visto che deve solo aiutarmi a non pensare, niente altro. perché fuori di me, precisamente al tavolo dietro, ci sono io fra una decina di anni e la sua/mia presenza mi inquieta. non volevo assolutamente sapere cosa ne sarà di me, non mi interessava neppure vederlo, assistere.

finirò per mangiare tutte le patatine che ho nel piatto, e quando arriverà il calzone non avrò più fame. sento quasi la voce di mia madre che mi rimprovera. le patatine sono buone e ho messo anche del ketchup. il-me-che-sarò è silenzioso, ha preso anche un dolce della casa. sono decisamente io fra un imprecisato numero di anni, ora lo so con matematica certezza. riesco persino a vedere la sua/nostra casa, non vorrei ma la birra purtroppo non fa ancora effetto, un divano sfatto, tende troppo spesse per continuare a scorrere, libri mai letti, tante penne senza tappi. un telecomando con le pile scariche, un misero orizzonte consunto anche quello, in lontananza classico rubinetto che goccia, i miei ricordi dell’infanzia impilati in un angolo come vecchie riviste di automobili. e quel silenzio assassino.

il tempo o chi per lui gli/ci ha piegato le spalle lentamente ed inesorabilmente, resistere non è quindi servito a nulla. potrei dire che comunque noi ci abbiamo provato. a non seguire il sentiero prefabbricato, ma a farne uno tutto nostro. e non uscirne vincitori fa di noi dei piccoli vincitori. eppure ho con me un sacco pieno di domande che vorrei sottoporre a quel lui che è anche me, ma il mio timore è che non sia contento di vedermi. o vederci un po' di anni prima. di sapere chi era. di sapere chi lo ha reso un uomo invisibile.

scusa, e non ho altro da aggiungere. perché ho solo inseguito un sogno senza fondo. 

 

 
 
 

Giorno 947

Post n°102 pubblicato il 19 Marzo 2018 da un_uomo_della_folla

il mio principale problema è che passo troppo tempo con me stesso

e non fa bene a nessuno dei due...

 
 
 

Giorno 930

Post n°101 pubblicato il 16 Marzo 2018 da un_uomo_della_folla

 

per essere un individuo universalmente solo, io parlo, parlo spesso. sin troppo.

perchè spesso mi ritrovo a dialogare con i miei demoni, per esempio, invitandoli a cena, un modo assurdo di sfidarli, assurdo perchè mi pento già l’attimo dopo, quando con terrore scopro che loro, quel mio stupido invito, lo accettano eccome, e si presentano anche puntuali all’appuntamento. Facendo di me coriandoli. e della mia sfida mera barzelletta.

ma io poi parlo con la macchina quando la riserva di benzina comincia a lampeggiare e sono lontano da qualsivoglia distributore di benzina, implorandola di non lasciarmi a terra, come se la pena che spero di farle possa magicamente spingere su e giù i pistoni del motore. Parlo alla luna e alle stelle, ricordando loro quanto io le trovi meravigliose, come se loro, la luna e le stelle stesse, non siano già informate di quella bellezza che lascia senza fiato.

parlo con il mare che vedo spesso sfilare più o meno velocemente nel finestrino della mia auto, e gli racconto i miei sogni o lo informo semplicemente del dove sto andando e del perché, come si faceva da piccoli con il portiere del palazzo dove abitavamo. A volte, quando lo vedo particolarmente furioso, il mare non il portiere, gli faccio piccole dolci domande. Parliamo un po’ fino a che un insulso incrocio mi costringe a porre fine alla conversazione.

E poi ci sono i cani, io parlo sempre con i miei cani, discorsi complessi, seri, domande ben precise, sguardi che si incontrano e sorridono. Ma poi non solo con i miei, in verità discuto con tutti i cani che incontro, quasi mai con i loro padroni se non strettamente necesssario. è una cosa che faccio sin da piccolo, ed è piacevole scoprire che in questo non c’è verso di cambiare di un millimetro.

la moto invece mi preme avvertirla quando sto per scoparmela, raccontandole nei minimi particolari ciò che faremo, non appena la strada si apre alle curve più eccitanti. Poi...

parlo con la pioggia, e quando sono triste, con ogni singola goccia che cade dal cielo e bagna il viso, quelle gocce mi ricordano tutte le lacrime che ho perso. bisbiglio al mal di testa che mi fa sentire così indifeso e vulnerabile. rimprovero i lacci della converse, lancio confidenze al ferro che mi tiene unito l’osso del braccio, sussurro parole ad alcuni libri e certe canzoni che mi accarezzano l'anima. 

recito versi a lei, la compagna che mai avrò, e che si è sicuramente persa in qualche amore sbagliato. Voglio, devo raccontarle tutto di me, deve sapere ogni cosa. le parole come un ricamo, tra noi vorrei fosse così.

infine, con me stesso, è un dialogo quasi perenne. so che prima o poi non riuscirò più a smettere, e diventerò pazzo. Voci che si incontrano nella mia testa come comare ad un mercato rionale, e giudicano, mi squadrano, mi condannano, spengono illusioni soffiando sui miei desideri più intimi, e mi ricordano cose che preferirei dimenticare in fretta. le odio quelle voci che hanno sempre ragione e non sbagliano mai. loro.

sono invisibile e speciale, il mondo non può capirmi. Io invece si.

 

Depeche Mode - Enjoy the silence

 

 

 
 
 

giorno 922

Post n°100 pubblicato il 06 Marzo 2018 da un_uomo_della_folla

perché io proprio non mi ricordo come era sentirsi protetti, il calore e la pace del “tranquillo, tesoro, tutto andrà bene, sistemeremo ogni cosa”. che poi, forse per una specie di finta magia, tornava a splendere un sole pieno e intenso, come lo disegno io, come lo disegnano i bambini. non mi ricordo come era prima, quando le notti le respiravi insieme alla musica del vinile e dell’asfalto, macchina piena di risate che bruciava i semafori lampeggianti di giallo, non me lo ricordo il sapore sul palato della speranza in un domani diverso possibilmente migliore, di un futuro così lontano nel tempo e incredibilmente intenso quasi modellato in base ai miei sogni più dolci. quando amavo perché amato, quando un abbraccio non aveva scadenze. quando una birra ed una amico bastavano e avanzavano. 

ho paura di dimenticare, di inquinare il passato con falsi ricordi, che in fondo sia troppo tardi. il pensiero mi fa stringere le dita e le unghie affondano nella carne nuda. domani se tutto questo è vero, rimarranno segni come orme sul cammino. 

devo cercare un ricordo bello, devo trovare un ricordo accecante, afferrare un lembo anche minimo di ciò che ero, devo trovare me stesso in quei ricordi. riconoscermi per farmi scivolare addosso il presente. 

 

Evanescence - Field of innocente

 
 
 

giorno 914

Post n°99 pubblicato il 02 Marzo 2018 da un_uomo_della_folla

ci sono lavori che non ho mai fatto solo, sottolineo il solo, perchè nessuno mi ha mai offerto l'opportunità di svolgerli, suppongo per incapacità mentale, non certo mia, di immaginare un mondo meno spigoloso, più delicato.

ma c’è qualcuno che mi ascolta?


cercatore di arcobaleni: ci tengo a precisare per dovere di cronaca che non sono particolarmente interessato a ciò che si trova alla fine di ogni arcobaleno, probabilmente lei, probabilmente il nulla, forse un semplice tesoro. no, io li cerco nel cielo, e una volta trovati, indicherò con un sorriso la loro posizione, in modo tale che chiunque possa anche per un istante distogliere l'attenzione su ciò che è banale, e liberare finalmente la propria immaginazione. contemplare colori stampati su un cielo azzurro annullerà il grande raccordo anulare di Roma zeppo di automezzi intrappolati.

assaggiatore di nuvole: le nuvole scorrono veloci in fotogrammi di orizzonti, ed è indispensabile inseguirle perchè nessuno sa dove vanno a morire, esattamente come gli elefanti. inseguirle e provare il loro sapore. ma non è una cosa semplice raggiungerle. ed infatti non si può. però seguirle in luoghi misteriosi, sperando di perdersi, sarà la più alta delle ricompense.

corteggiatore della luna: non ho rivali, chiarisco subito il concetto prima che qualcuno possa solo pensare di soffiarmi il mestiere. chiedere alla luna stessa le mie referenze. non scenderò mai nei dettagli perchè è un rapporto strettamente personale, qualcosa che rimane e rimarrà racchiuso tra due sguardi, il suo e il mio. ma lei torna quasi ogni notte da me, splendida sempre più, e questo mi fa capire di averla conquistata.

accarezzatore di foglie cadute: ho sofferto per anni e soffro tuttora l'abbandono. comprendo e provo sulla mia pelle quel tipo di dolore. lasciare la sicurezza del ramo, cadere all'ingiù, senza sapere cosa ci attende. quanto sarà profonda la caduta, e quanto sarà duro quel terreno che piano piano si avvicina. nessuno dovrebbe mai esser lasciato solo in un momento così difficile. e sono convinto che la carezza sia necessaria in casi come questi. la carezza è un ponte tra due abissi di solidutine. quello della foglia e il mio.

raccoglitore di emozioni perdute: sono ovunque, calpestate e derise, buttate via per troppa indifferenza o per banale fretta, perchè molto vecchie o per paurosa indecisione. perchè era troppo presto o ormai tardi. e quando anche l'ultima delle emozioni andrà persa per sempre, forse qualcuno si accorgerà che un cielo privo di stelle è terribile. spietato. freddo.

ascoltatore di conchiglie marine: imporrò alle mie orme di precedermi sulla spiaggia, fin dove mare e orizzonte diventano uno. e ascolterò le onde nelle conchiglie adagiate al sole, perchè il mare, come i vecchi saggi, ha sempre storie importanti da raccontare. e proprio come i vecchi saggi, non c'è più nessuno disposto ad ascoltarli. ascoltare, verbo in disuso. sentire il mare dentro la conchiglia è un atto d'amore verso se stessi, sentire il mare dentro la conchiglia è portarlo in noi.

tagliatore di fili: prometto solennemente di  andare in giro per feste e sagre di paese, luna park, giardini, fiere, ovunque un palloncino sarà prigioniero di un filo, un aquilone legato ad una mano. io taglierò quelle catene, ridando loro la meritata libertà. vederli volar via leggeri e felici, sarà fonte di immensa gioia e soddisfazione. e pace interiore. perché non avrò vissuto invano. perché il mio respiro seguirà quel volo, e sarà ugualmente leggero, ugualmente discreto. perché è così che un giorno vorrei andar via.

 
 
 
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