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Do you remember laughter

Post n°43 pubblicato il 28 Luglio 2010 da ElPesoDelAlma

Capita spesso che mi torni alla mente la voce di Robert Plant, dal vivo prima di intonare le note della loro "Stairway".

Tempo fa commentavamo con un amico che, quel richiamo ai tempi della "risata", potesse essere il primo momento nel quale le ombre della crisi sociale degli ultimi trent'anni faceva capolino. In pieni anni settanta, ancora con tanto carburante nel serbatoio, qualcosa serpeggiava nell'aria, come ad indicare che quella creatività apparentemente inesauribile, quel cambiamento in atto, considerato inarrestabile, quella presa di coscienza "globale" - ante litteram -, tutto questo era alle corde.

Questa presa di coscienza avrebbe poi riempito fiumi di scritti sui fallimenti degli anni sessanta, avrebbe dato vita a pellicole "impegnate" noiose ed inutili.

Il punto non è cosa abbia prodotto quella grande spinta "rivoluzionaria": ha avuto tanti e molteplici effetti. Il punto è che da allora non c'è più stata una spinta sociale della stessa portata. Una capacità di reinterpretare la società con una forte speranza nel futuro.

Oggi non solo mancano idee, contenuti, valori e chi più ne ha. Oggi manca la speranza.

Parlo di quella speranza che ha permesso al "sogno" di Obama di divenire realtà. Poi come un amore al lumicino che si ravviva e si ancora alla benché minima probabilità di sopravvivenza, così anche questo sogno si smorza sotto i colpi d'acciaio sferzati da una società che non ha nessuna intenzione di cambiare.

Guardiamo i governanti della terra inerti di fronte a quello che di importante accade rabbiosi. Eppure al di là delle proteste che imperversano in ogni dove, sembra prevalere l'idea che, in fondo, nulla si possa fare, che non ci sia molto di meglio da proporre.

Ecco il punto.

Diamo un'occhiata all'Italia; Girotondini, Grillini, violetti, rossi annacquati, oltre ad essere "contro" cosa propongono.

C'è in giro qualcuno, come un secolo fa, con in mano un "manifesto" che indichi una strada?

"Ho passato la mia vita a definirmi sulla base di ciò contro cui combattevo", dichiara ad un certo punto la madre del protagonista di "Soffocare",splendido romanzo di Palahniuk.

Forse è ora di re-iniziare a definirsi sulla base di ciò in cui crediamo.

 

Foto: Cermannara

 

 

 
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