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ROMEO
Ha settant'anni e ti guarda con occhi severi e tristi. Giace in un letto d'ospedale. Un ictus gli ha portato via il dono della parola. Vorrebbe parlarti, raccontarti ancora le avventure del suo passato ma, con un gesto malfermo, ti fa capire che proprio non ci riesce e si arrabbia con la malattia, con la vita e, forse, anche con la morte.
Non ha più una gamba, condannata dalla malattia. Non l'avrebbe mai usata per correre alle olimpiadi o per danzare alle feste ma, ora, non può neanche più andare a trovare gli amici di sempre al bar, per un bianchino o una sigaretta. Dannate sigarette. Un piacere effimero ma una sofferenza certa, eppure gli mancano. Cerca con lo sguardo il volto dei suoi cari, borbotta qualcosa di incomprensibile e poi si chiude di nuovo in se stesso. Mi sembra di percepire il suo pensiero e non è per nulla felice.
Meo si faceva chilometri e chilometri a piedi per incontrare la sua ciccina. Si gettava dagli aerei quando era un alpino. Si gettava nelle fredde acque del lago e nuotava da sponda a sponda per gareggiare o per diletto. Meo battezzava le sue figlie nel lago che amava.
Ma "il Meo" fumava.
Ora il suo corpo gliene chiede conto.
In quel letto d'ospedale, dove lui non vuole stare, nasce un dolore profondo, che non è solo di chi lotta per strappare giorni alla vita ma anche di chi vede allontanarsi sempre più una persona che ama.
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Inviato da: susypoet
il 15/07/2011 alle 23:05
Inviato da: susypoet
il 15/07/2011 alle 17:56
Inviato da: valerialuna19
il 16/09/2010 alle 12:34
Inviato da: farfallina1919
il 01/09/2010 alle 15:18
Inviato da: prettywomen0
il 31/08/2010 alle 09:00