Creato da fenicenera1968 il 16/12/2006

RUNA DELLE STREGHE

.E venne il tempo in cui il Lupo accarezzò la Luna e nella magica notte levò a Lei il suo eterno canto d'Amore.. La Magia non ha tempo perpetua in eterno il Suo Incanto..

 

 

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Post N° 2476

Post n°2476 pubblicato il 01 Novembre 2007 da fenicenera1968
 

IL MISTERO DELL'ISOLA DI PASQUA

      Si tratta di un'isola molto piccola (solo 58 km di circonferenza!), eppure ricca di misteri. Un'isola sperduta nell'Oceano Pacifico, lontana dalle rotte marittime, appartenente al Cile (che si trova a ben 3.700 km di distanza!), chiamata dagli indigeni Rapa Nui. Su di essa, troviamo i moai, le gigantesche teste di pietra guardiane dell'isola. Alcune distese, altre ancora in piedi, circa 600 (fin'ora scoperte, ma potrebbero anche essere di più), alte da 4 a 7 metri e pesanti anche 20 tonnellate. Cook, che fu tra i primi ad arrivare sull'isola scrisse: "Stentiamo a capire come questi isolani, completamente ignari dei princìpi della meccanica, abbiano potuto sollevare masse gigantesche..." ed in effetti, non aveva tutti i torti. Esistono moai ancora giacenti nelle cave; megaliti enormi, lunghi dai 10 ai 20 metri! Come fecero quegli isolani a trasportarli e metterli in piedi? Conoscevano forse qualche forza a noi ormai oscura? Usavano forse i poteri della loro mente per smuovere quelle pietre così pesanti? Domande a cui per ora non possiamo rispondere, purtroppo.

Giorgio Pastore

IL CONTINENTE SOMMERSO DI 
MU (LEMURIA)

LEGGENDE DAL PACIFICO 

        Tra bianche spiagge, acque cristalline, natura incontaminata questo oceano che apparentemente non ha molto da offrire agli archeologi e storici, fatta eccezione per l’isola di Pasqua, racchiude in realtà una storia particolare, molto più antica di quanto possiamo pensare. Proprio qui infatti gira l’ormai nota leggenda del famoso continente di Mu che un po’ di secoli fa avrebbe ospitato una civiltà rinomata e tecnologicamente avanzata per l’epoca ma che purtroppo, non si sa bene come, sia da un giorno all’altra scomparsa: chi protende per una autodistruzione causata dalla loro stessa tecnologia e chi protende per cataclismi naturali che la avrebbero inabissata. Nel corso degli anni sono state fatte numerosissime ricerche, ipotesi per tentare di chiarire il mistero di questo luogo attingendo spesso da leggende, miti tramandati dagli sciamani locali ancora custodi degli antichi saperi di ormai vecchia data. Tra le tante leggende ce n'è una in particolare proveniente dalle isole Caroline narrata da Peter Kolosimo in “Non è terrestre” dov, ancora una volta, sono protagonisti misteriosi “uomini bianchi con strani arti di magia ”. Essa racconta: 

"Un giorno molto lontano giunsero a Ponhpei, su strane barche lucenti alcuni stranieri bianchi. Non parlavano la nostra lingua ma portavano con sé genti della nostra razza che noi comprendevamo, benché la loro lingua fosse diversa dalla nostra, per il fatto di aver adottato, da molto tempo i costumi degli stranieri. Questi ultimi narravano belle favole su una terra che si estendeva dove ora c’è il mare, con edifici meravigliosi e uomini e donne felici. Gli stranieri ci mostrarono strane arti di magia e così nacquero nell’oceano isole nuove e le nostre navi volarono sulle onde e nessuno nemico per quanto fosse forte e armato poteva abbattere le nostre fortezze. Ma un giorno venne una grande tempesta che riuscì a fare quello che gli avversari non avevano fatto. Le superbe costruzioni furono distrutte nel corso di poche ore e molte isole che prima rallegravano il mare con i loro fiori e con il canto degli abitanti, sprofondarono negli abissi. Gli stranieri che sopravvissero ci invitarono a ricominciare il lavoro; ma i nostri conterranei erano troppo pigri e non seguirono le esortazioni dei maestri che anzi cacciarono dalle loro terre. Così il popolo delle isole decadde e il fratello non riconobbe il proprio fratello."

        Questa leggenda che pone serie domande su che cosa intendessero i polinesiani dell’epoca per strani arti di magia, barche lucenti, navi volanti ecc. viene, come abbiamo detto, dall’ isola di Ponphei che si trova nell’arcipelago delle Senyavin (Caroline), apparentemente un luogo poco archeologico per il profano ma, se guardiamo bene, a detta dell’autore ci sono rovine ciclopiche sorprendenti tra cui un tempio di basalto le cui mura superano i 10 m di altezza circondate da alte rovine e da un labirinto di terrazze e canali. Considerando quindi quanto dice la leggenda: gli uomini bianchi, le barche lucenti, isole che nascono dal nulla barche che volano e le rovine ancora nascoste dalla natura del Pacifico, possiamo dire di trovarci di fronte a un vero e proprio rompicapo dell’antichità di cui è difficile ricostruirne ogni pezzo dato che gli elementi a disposizione non sono tanti e anche quelli che ci sono portano notizie di avvenimenti degni più che altro di una società alla 2001 Odissea nello spazio, piuttosto che di una società della clava e della pietra come si suole definire le più primitive civiltà. Sebbene il materiale storico e archeologico tenda a scarseggiare nell’area del Pacifico per la ricostruzione delle fonti, tuttavia, nel continente Asiatico, troviamo stranamente degli elementi archeologici collegabili direttamente con Mu che permettono se non completamente almeno in parte di fare un po’ di luce su questa terra dell’antichità; infatti, il giornalista italiano Gianni Lucarini ci riporta la notizia di un’interessante scoperta archeologica avvenuta in Asia collegabile con l’antica civiltà in questione. Egli ci racconta che nel deserto del Gobi, una regione come sappiamo alquanto desolata, fu ritrovata da parte dell’archeologo sovietico Koslow una misteriosa città molto antica chiamata Khara Khota risalente a circa 5000 anni A .C. Apparentemente, non sembrava avere nulla di eccezionale ma, continuando gli scavi, trovarono resti che risalivano addirittura a 18.000 anni fa e, insieme a queste, una strana pittura murale raffigurante due giovani sovrani e un emblema al cui centro vi era una lettera simile a M ; il tutto inscritto in un cerchio diviso in quattro parti. Certamente è un simbolo abbastanza misterioso ma, secondo la teologia occulta dell’antica scuola ebraica, il cerchio rappresenta la terra, le quattro suddivisioni simboleggiano le sue componenti principali: aria, acqua, fuoco e terra; la figura centrale ha un significato preciso come l’occhio di Dio o il pentacolo di Ezechiele (simbolo adottato poi dalla massoneria); la M poteva avere un significato politico o rappresentare il simbolo del regno dei due sovrani secondo gli studiosi; inoltre, rimaneva il problema di quale fosse il nome dell’ultima città venuta alla luce e si decise di chiamarla secondo la fonetica della lettera M cioè Mu. La scoperta archeologica avvenuta non molto tempo fa pone nuove e interessanti basi per l’enigma di Mu; ma viene da chiedersi come mai una tale civiltà si trovava in un posto geograficamente diverso da come era stato ipotizzato? Tutto è abbastanza confuso anche perché i ritrovamenti archeologici con forte riferimento alla terra di Mu non furono limitati alla città di Khara Khota, ne avvennero altri da parte dell’autore del noto libro “The lost continent of Mu “: il colonnello James Churchward che vide nella città di Ponphei una delle sette leggendarie magnifiche città di Mu. Studioso inglese e del XIX secolo, traendo quanto detto dal racconto di Gianni Lucarini, trovò in quelle terre (in un’imprecisa data dell’anno 1868, mentre si trovava proprio nei pressi del deserto del Gobi) degli strani bassorilievi, per la cui interpretazione si rivolse a un noto sacerdote del posto. Il sacerdote comunicò che furono realizzate in tempi remoti dai Naacal (grandi fratelli), che venivano dalla terra madre Mu, i quali avrebbero dato origine alle più note civiltà antiche: Egiziani, Babilonesi, Cinesi, Fenici, Indù e via dicendo. Non soddisfatto, Churchward decise di entrare a fondo nella situazione e, sfruttando certi rapporti di amicizia, arrivò in possesso di tavolette che, secondo il mito, gli antichi saggi avevano lasciato agli eredi di quelle terre; esse trattavano della storia di Mu che doveva trovarsi tra l’Africa e il Sud America simile a un quadrilatero dove il lato superiore puntava verso il Nord America e l’Asia e il lato inferiore vero l’Antartide. Ma le sorprese non terminarono qua, infatti, leggendo le tavolette, venne a conoscenza di un fatto ancora più curioso e sorprendente: la narrazione dei cataclismi che travolsero il continente 12.0000 A. C. Essa dice: 

"Quando la stella Bal cadde là dove ora non c’è che mare, le sette città tremarono con le loro porte e i loro templi. Scoppiò una grande vampata e le strade si riempirono di fumo denso. Gli uomini tremarono di paura e una grande moltitudine si riparò nei templi e nel palazzo del re. Il re disse: -Forse non l’avevo annunciato?- e gli uomini e le donne vestiti con abiti preziosi e adornati con preziosi gioielli lo implorarono e lo pregarono: -Salvaci, Ra-Mu!- Ma il re predisse loro che sarebbero morti con i loro schiavi e loro figlie e che dalle loro ceneri sarebbe sorta una nuova razza umana."

        La leggenda degli uomini con le barche lucenti, la scoperta di Koslow, le tavolette e i bassorilievi di Churchward con le sue leggende pongono nuove e soprattutto diverse ipotesi al riguardo del continente, infatti: come mai tanti riferimenti si trovano in Asia piuttosto che nel Pacifico? Chi erano quegli uomini biondi con le barche lucenti? Che cosa era la stella di Bal? Perchè le tavolette riportano una diversa collocazione del continente di Mu (Nell'Atlantico piuttosto che nel Pacifico)? Una ipotetica risposta potrebbe essere spiegata con la teoria formulata da parte di alcuni ricercatori alcuni anni fa che ipotizzarono che in tempi antichi Mu fosse stato un grandissimo impero esteso su tutta la terra, tecnologicamente avanzato, dotato di uomini dalle doti eccezionali e che avrebbe avuto la sua capitale in una città proprio dell’Asia centro-orientale (approssimativamente vicino al deserto del Gobi ), ma che, per motivi naturali o per motivi "tecnologici"( forse la stella di Bal era una bomba nucleare?), abbia perso due delle terre che facevano parte del suo impero: una terra nel Pacifico e una nell’Atlantico, identificate dagli studiosi come Mu e Atlantide e, in seguito a questo disastro, una vero e proprio regno di decadenza che l’avrebbe portata definitivamente alla cancellazione e alla dimenticanza. Forse è un’ipotesi molto azzardata, forse la verità è un'altra ma le continue ricerche, le leggende che parlano di terre favolose dove vivevano umani sorprendenti che facevano grandi cose, che usavano mezzi alquanto insoliti per l’epoca, che fluttuavano nell’aria, che compivano insomma dei veri e propri miracoli, ci permettono appieno di porre quante più teorie possibili senza problemi. 

PASQUALE SKYWALKER

(http://www.croponline.org/lemuria.htm)

 
 
 
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immagineLA RUNA DELLE STREGHE

Tetra notte e splendente luna

delle streghe udite la runa

Est e poi sud nord e occidente

Ecco ,vi chiamo,immantinente.

Aria e fuoco,acqua e terra

esaudite la mia preghiera.

Bacchetta,spada,stella a cinque punte

queste parole vi siano giunte...

Frusta e coltello,corde e incensiere,

svegliatevi e vita possiate avere.

E dell'Athame la forza invocata

giunga a noi se la magia è avverata..

Regina degli Inferi e del cielo sovrano

per l'incantesimo dammi una mano

E della notte Cacciatore Cornuto,

per il mio rito dammi un aiuto...

Per tutto il potere di terra e di mare

come Io dico così possa stare.

Per la potenza di Sole e di Luna

possa accadere cantando la Runa....

                                                                      tratto da " Morgana strega delle mele"immagine

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Le poesie potranno anche non essere belle , ma sono MIE, chi le preleva è pregato di AVVISARMI, GRAZIE!

 
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(mairi)

Arde, brucia, consuma
risplende la pietra tra le fiamme
e il fuoco che si contorce
sulle braccia
sulla danza di mani, gambe
e corpi flessuosi.
Rilievi che s'inarcano vivi
i tuoi occhi scuri, avidi
seni carichi di frutti e promesse
pelle levigata, calda di secoli
che ruotano e tornano.
Sei sempre tu che canti
sotto la madre luna.
Note di cetra, animali consunti
che spiano tra tronchi ormai vecchi
nella nebbia.
Fumo d'incenso avvolge
i sari di seta e d'oro
ma il suono di un'arpa
prorompe dolce dagli scogli
sferzati da un altro vento.
La danza è sempre quella
intorno ai falò della vita
a Beltane.
Nella giungla templi indiani,
li vedo se mi avvicino a respirare
la tua essenza.
L'estasi rapisce i miei pensieri.
Nella fine la cenere impalpabile
sfiora la superficie del fiume.
Dalla riva s'innalza ancora un canto
e chiede
di una donna delle terre fredde.
Nessuno risponde
ma è lei che ti sussurra:
hai dimenticato...
 

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 immagine immagine  Gocce di luce
(Anonimo)



La luce smorzata della lampada riflette il tuo volto.
Occhi teneri e sognanti..
Silenzio violato da dolci melodie..
Abbandono dei sensi:
fotogrammi della tua vita scorrono veloci,
anima immobile come acqua stagnante.
Gocce di luce accarezzano il viso
Sguardo che si posa sulle mani
Mani che hanno stretto,
mani adesso vuote.
Cuore che brucia…
Echeggia la sua voce nel silenzio,
risplende il sorriso,
gli occhi brillano come una stella sul tuo viso.
 

LE FIGURE DEL MAGO
E DELLA STREGA

Il Mago e la Stega agiscono sulla realtà e la modificano, uniscono o dividono o spezzano definitivamente, vedono nel passato ciò che è già avvenuto e leggono nel futuro ciò che ancora deve avvenire utilizzando strumenti senza tempo.
Essi studiano i meccanismi per gestire l'esistenza e per conoscere la natura oltre la natura stessa dell'uomo e lavorano su loro stessi per giungere a quella comprensione della vita che trascenda la vita materiale.

Il Mago e la Stega sono come filosofi che guardano con occhi di bambino il mondo attorno ad essi per apprendere quelle oscure leggi che regolano l'universo intero

 
 

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