RUNA DELLE STREGHE
.E venne il tempo in cui il Lupo accarezzò la Luna e nella magica notte levò a Lei il suo eterno canto d'Amore.. La Magia non ha tempo perpetua in eterno il Suo Incanto..
IL PENSIERO

da " Il Corvo: "Io credo che da qualche parte vaghino le anime irrequiete che portano il peso della loro disperazione,aspettano il momento opportuno per far tornare giuste le cose sbagliate.Qualche volta un corvo riporta in vita qelle anime affinche possano consumare la loro vendetta,perchè qualche volta l'amore è più forte della morte...
"Muori veramente solo quando smetti di Amare"
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Post N° 2481MISTERI DELLA MONGOLIA UN RACCONTO DALLA MONGOLIA Questa, che potrebbe essere una buona storia per i tanti film di avventura che oggi si producono, il quale farebbe la gioia di Steven Spielberg, è in realtà una storia veramente accaduta (sebbene poco conosciuta) nell’enigmatiche terre dell’Asia, nel lontano 1920, periodi in cui gli studiosi stavano appena assaporando gli aspetti di questa cultura così nuova, così diversa. Non dimentichiamo le numerose leggende che vogliono questo luogo della terra sede, in tempi remoti, di una raffinata civiltà estintasi poi misteriosamente. Altri racconti narrano che Gesù abbia attinto il suo sapere proprio in questi posti, dove fu condotto in giovane età. Tornando al nostro racconto, esso ha per protagonista un certo John Spencer che fece un’importante scoperta archeologica, sebbene non si trattasse di una classica scoperta, bensì del ritrovamento di qualcosa che sarebbe stato, a mio avviso, molto più prezioso di un ritrovamento di monete o di oggettistica preziosa; per i pochi che lo conoscevano, sapevano che non era un uomo impeccabile, forse per via delle sue attività in quelle terre; infatti, si diceva che commerciasse armi e stupefacenti e, nei tempi liberi, coniasse monete false; ma fu proprio per questo suo modo di essere che decise di lasciare la Manciuria, dov’era nel 1920, decidendo di continuare a girovagare ma, come si sa, quelle terre non sono oasi dove ci si può trattenere a lungo e, infatti, dopo un lungo viaggio dalla Manciuria, giunse nelle terre della Mongolia, dove svenne stanco per la febbre e per la fatica Caso volle che la sua temporanea sosta avvenne proprio su una strada dove erano soliti camminare monaci buddisti che, impietositosi per quell'individuo, decisero di portarlo al loro convento, a Tuerin, per curarlo. Soggiornando al convento, strinse amicizia con un suo compatriota: il commerciante William Thompson, affascinato dal mondo lamaista, invitato dal convento che gli parlò con grande entusiasmo dei tesori custoditi dal convento di Tuerin. Spencer, ancora malaticcio ma incuriosito, decise di mettersi a caccia di quanto sentito. Un mattino infatti, per caso, mentre vagava per il convento, trovò un’insignificante scaletta di legno che condusse a una porta di metallo di poco valore che, apertasi, portò il nostro avventuriero in una stanza a pianta poligonale, di dodici o tredici lati. Guardando le pareti notò degli strani disegni e, tra i tanti enigmatici, né riconobbe uno che rappresentava la costellazione del Toro; la riconobbe sia per il semplice fatto che era nato sotto quello segno, sia perché, nella catena del suo orologio, vi era un amuleto cinese che riproduceva fedelmente quella costellazione. Da questo punto del racconto iniziano le vere e proprie sorprese per l’esploratore, infatti, toccando con la punta di un dito il contorno della costellazione giunse alla fine di questa a scoprirne un’altra: le Pleiadi (rammentiamo che Spencer non sapeva dell’esistenza delle Pleiadi, riconosciute poi da Thompson); e, un secondo dopo, il tracciato vide la porta aprirsi e vi era una lunga stanza completamente buia che, all’inizio, decise di non esplorare. Poi, incuriosito da una luce verde nel fondo della sala, cambiò idea. Dopo aver messo una pietra dietro la porta per evitare che si chiudesse, continuò a camminare e, mentre si domandava l’origine della luce verde, vide che il lungo corridoio presentava varie ramificazioni e, non avendo niente da perdere in quel momento, decise di imboccare il corridoio di destra senza sapere che rispecchiava l’esatto percorso misteriosamente indicato dalle stesse Pleiadi, stavolta tracciate anche nel soffitto percorso dall’avventuriero. Dopo un lungo camminare giunse alla fine del misterioso corridoio e entrò in una stanza dove la luce verde, che in un primo momento aveva ipotizzato venire dall’alto, brillava molto intensamente; quasi sembrò accecarlo ma questo non gli impedì di notare che sulle pareti della stanza vi erano allineate delle casse rettangolari (che a detta dell’esploratore avrebbero dovuto essere tra le venticinque e le trenta) sospese a mezzo metro dal pavimento; incuriositosi su quanto aveva appena visto decise, stavolta senza più paura di avvicinarsi, di vedere di che cosa si trattasse e, nell’avvicinarsi, notò che erano dei sarcofagi, ragione ancora più importante per continuare a indagare, poiché già fantasticava sui possibili tesori che avrebbe potuto trovare. Alzando, fortunatamente senza nessuna difficoltà i i primi tre coperchi, vide dei cadaveri ancora vestiti da monaci buddisti; nel quarto, una donna con abiti maschili e nel quinto, un indio con un manto di seta rosso. Infine, nel sesto, un uomo con abiti del settecento. Per chi sente per la prima volta questa storia, tutto può sembrare abbastanza strano; sorge una domanda spontanea: come vi erano andati a finire quegli uomini di diverse epoche e di diverse culture in quella stanza? Probabilmente è la stessa domanda che si pose il nostro amico, infatti egli si sorprese soprattutto del fatto che tutti i cadaveri esaminati avevano un eccellente stato di conservazione; proseguendo nella ricerca e accantonando per un momento la domanda postasi, trovò un uomo avvolto in un lenzuolo bianco, nella penultima, una donna di ignote origini e, a sorpresa, nell’ultima bara, trovò qualcosa che il ricercatore, interessato solo a far soldi e, come abbiamo detto prima, alla ricerca di qualche prezioso bottino, non si sarebbe mai aspettato di trovare: un uomo con una specie di maglia d’argento che aveva una testa simile a una sfera, anch’essa di colore argento, con due buchi circolari invece degli occhi e una cosa ovale piena di buchi al posto del naso. Scioccato ma non completamente spaventato, si fece avanti con coraggio per vedere meglio di cosa si trattasse ma, improvvisamente, gli occhi dell’essere si aprirono sprigionando una accecante luce verde che destò un forte senso di terrore nell’avventuriero che, in fretta, decise di richiudere il coperchio e di andarsene. Sebbene Spencer sia stato descritto come un uomo non del tutto impeccabile, certamente non era uno sprovveduto, infatti, nella sua corsa per scappare da quel qualcosa più grande di lui, qualcosa che certamente nel lontano 1920 non si sapeva neanche cosa fosse, ebbe la freddezza, che si addice solo al più abile esploratore, di fermarsi e mettersi a riflettere su quale direzione prendere perché, se non lo avesse fatto, non sarebbe sicuramente uscito da quel enigmatico labirinto; scelta saggia ma sicuramente non rapida che, solo dopo un lungo cammino, lo portò all’uscita ma, ancora una volta con qualche elemento di sorpresa per il nostro eroe che, non appena fu libero, trovò notte nella zona del convento chiedendosi come potesse essere, visto che in totale stimò di aver camminato due o tre ore al massimo. Impossibile che abbia perso nozione del tempo fino a questo punto! Rientrato nel tempio, riferì la sua avventura al suo amico Thompson che non rimase sorpreso da quanto gli fu riferito. Questi lo tranquillizzò dicendo che avrebbe riferito l’accaduto ai monaci. Qui si apre l’ultimo capitolo della storia dove, grazie a un monaco, Spencer riuscì a capire, seppure in parte, quanto aveva visto. Infatti, il mattino seguente, fu chiamato da uno dei monaci del convento che lo accolse con un grande sorriso esclamando: Pasquale "Skywalker" (http://www.croponline.org/mongolia.htm) |
AREA PERSONALE
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Tetra notte e splendente luna
delle streghe udite la runa
Est e poi sud nord e occidente
Ecco ,vi chiamo,immantinente.
Aria e fuoco,acqua e terra
esaudite la mia preghiera.
Bacchetta,spada,stella a cinque punte
queste parole vi siano giunte...
Frusta e coltello,corde e incensiere,
svegliatevi e vita possiate avere.
E dell'Athame la forza invocata
giunga a noi se la magia è avverata..
Regina degli Inferi e del cielo sovrano
per l'incantesimo dammi una mano
E della notte Cacciatore Cornuto,
per il mio rito dammi un aiuto...
Per tutto il potere di terra e di mare
come Io dico così possa stare.
Per la potenza di Sole e di Luna
possa accadere cantando la Runa....
tratto da " Morgana strega delle mele"
...

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CAVALIERI



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Le poesie potranno anche non essere belle , ma sono MIE, chi le preleva è pregato di AVVISARMI, GRAZIE!
RICORDO ANCESTRALE(mairi)
risplende la pietra tra le fiamme
e il fuoco che si contorce
sulle braccia
sulla danza di mani, gambe
e corpi flessuosi.
Rilievi che s'inarcano vivi
i tuoi occhi scuri, avidi
seni carichi di frutti e promesse
pelle levigata, calda di secoli
che ruotano e tornano.
Sei sempre tu che canti
sotto la madre luna.
Note di cetra, animali consunti
che spiano tra tronchi ormai vecchi
nella nebbia.
Fumo d'incenso avvolge
i sari di seta e d'oro
ma il suono di un'arpa
prorompe dolce dagli scogli
sferzati da un altro vento.
La danza è sempre quella
intorno ai falò della vita
a Beltane.
Nella giungla templi indiani,
li vedo se mi avvicino a respirare
la tua essenza.
L'estasi rapisce i miei pensieri.
Nella fine la cenere impalpabile
sfiora la superficie del fiume.
Dalla riva s'innalza ancora un canto
e chiede
di una donna delle terre fredde.
Nessuno risponde
ma è lei che ti sussurra:
hai dimenticato...
CONTATTA L'AUTORE
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Nickname: fenicenera1968
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Età: 57 Prov: PV |


Gocce di luce(Anonimo)
La luce smorzata della lampada riflette il tuo volto.
Occhi teneri e sognanti..
Silenzio violato da dolci melodie..
Abbandono dei sensi:
fotogrammi della tua vita scorrono veloci,
anima immobile come acqua stagnante.
Gocce di luce accarezzano il viso
Sguardo che si posa sulle mani
Mani che hanno stretto,
mani adesso vuote.
Cuore che brucia…
Echeggia la sua voce nel silenzio,
risplende il sorriso,
gli occhi brillano come una stella sul tuo viso.
LE FIGURE DEL MAGO
E DELLA STREGAIl Mago e la Stega agiscono sulla realtà e la modificano, uniscono o dividono o spezzano definitivamente, vedono nel passato ciò che è già avvenuto e leggono nel futuro ciò che ancora deve avvenire utilizzando strumenti senza tempo.
Essi studiano i meccanismi per gestire l'esistenza e per conoscere la natura oltre la natura stessa dell'uomo e lavorano su loro stessi per giungere a quella comprensione della vita che trascenda la vita materiale.
Il Mago e la Stega sono come filosofi che guardano con occhi di bambino il mondo attorno ad essi per apprendere quelle oscure leggi che regolano l'universo intero

























Inviato da: coccinellaaapois
il 04/11/2012 alle 18:07
Inviato da: fenicenera1968
il 03/11/2012 alle 15:56
Inviato da: morodelsud_62
il 02/11/2012 alle 00:43
Inviato da: fenicenera1968
il 15/10/2012 alle 10:49
Inviato da: fenicenera1968
il 15/10/2012 alle 10:48