
IL POST-MORTEM NEI VEDA
Tradizione Universale e Scienza
-I parte-
La spiritualità è l’essenza di tutte le religioni del mondo, perciò si afferma che la maturità religiosa porta alla spiritualità. Non c’è alcuna diversità tra loro, una è l’essenza dell’altra e l’altra ne rappresenta l’espressione ritualistica, delimitata da un ambito geografico e da usi e costumi locali. Per queste ragioni si può tranquillamente affermare che Dio in tutte le religioni è lo stesso Uno ed Unico Dio, perché l’uomo è sempre lo stesso in tutto il globo. Tuttavia, avere la Sua esperienza nel proprio cuore e poterLo vedere faccia a faccia non dipende tanto da Dio quanto dall’uomo che Lo cerca, per il semplice fatto che Egli è dappertutto: in noi e fuori di noi, dipen-de solo da noi esperirLo.
In India i Rsi Vedici ebbero quest’esperienza molto prima di tutti gli altri popoli, e da ciò nac-quero i Veda e quindi le Religioni nel mondo. Da molti millenni a.C. l’India ha insegnato il messaggio dello spirito allo scopo di ottenere equanimità e beatitudine.
Fu quella terra a dare al mondo l’esempio come precettore. La preghiera che, in sostanza da sempre, è insegnata in India è:
“Loka Samasta Sukhino Bhavantu!”
(Che tutti i mondi possano essere felici!)
Non c’è dubbio che tutti gli dèi del Pantheon Vedico sono solo Nomi e Forme espressive diverse dello stesso Unico Essere Supremo chiamato Brahman Nirguna, Assoluto Sé Universale, Imma-nente e Trascendente. Il grande Yogi Aurobindo era dell’opinione, da me condivisa, che i Veda fossero pervasi di dottrine segrete e di filosofie mistiche, e considerava gli dèi degli Inni Vedici come simboli di vere e proprie funzioni psicologiche: Suria (il Sole) rappresentava l’Intelletto, Agni (il Fuoco) la Volontà, che è una caratteristica dell’Intelletto, e Soma (le Acque della Vita) il Sentimento. Per lui i Veda erano dunque una religione misterica, al pari delle dottrine Orfiche ed Eleusine dell’antica Grecia. Considerava i Veda:
“…gli unici documenti importanti rimasti del primo periodo del pensiero umano, del quale i Misteri Eleusini e Orfici erano i deboli resti, quando la conoscenza spirituale e psicologica della razza umana venne celata sotto un velo di simboli e di figure concrete e materiali che ne pro-teggevano il significato esoterico dai profani e lo rivelavano agli iniziati.”
Quando l’India fu coinvolta nelle vicissitudini della storia e la gente fu sottoposta a varie vicen-de, l’ideale vedico subì prima un rallentamento e poi l’arresto. La mancanza di fede si manifestò in forma concreta cristallizzandosi in nomi e forme specifiche. Ogni nuova tendenza, ogni nuova concretizzazione di questa “mancanza di fede” divenne una CORRENTE particolare del Puro Amore originario; perciò l’unica Religione Vedica (la Religione dell’Amore, del Sé Assoluto, l’Essenza Spirituale dell’uomo) diede origine a numerose Correnti Filosofiche, che sbocciarono in differenti credenze con i loro riti ed i loro metodi di adorazione, le loro priorità nel raggiungi-mento spirituale e le dottrine relative all’individuo, al mondo oggettivo e a Dio.
Così nacquero diverse Correnti Filosofiche, le più importanti prevalsero su tutte le altre. Di tut-te solo sei fecero scuola. Ogni scuola era un punto di vista diverso dagli altri sugli stessi Veda.
Si affermarono i seguenti punti di vista:
Nyaya, vedeva i Veda solo da un punto di vista logicamente realistico;
Vaisesika, vedeva nei Veda un pluralismo atomistico e realistico;
Samkhya, vedeva nei Veda solo un realismo dualistico;
Yoga, vedeva indicazioni pratiche, non metafisiche, di come ci si può realizzare;
Purva Mimamsa, vedeva nei Veda i rituali, ritenendoli la cosa più importante;
Uttara Mimamsa o Vedanta, nei Veda c’era la conoscenza-verità di tutte le cose.
Tutte le sei scuole potevano essere tranquillamente riunite in una sola, perché tutte accetta-vano l’autorità indiscussa dei Veda. Accettare l’autorità dei Veda significava, e significa tuttora, in pratica accettare la superiorità dell’ESPERIENZA SPIRITUALE sulla mera SPECULAZIONE IN-TELLETTUALE, quindi non significava accettare tutte le dottrine esposte nei Veda né l’ammis-sione di alcun credo sull’esistenza di Dio. Sankaracharya sviluppò in modo eccelso questa sintesi Non Dualistica che si ritrova nell’essenza stessa dei Veda; fu chiamata: Advaita Vedanta, vera Luce Non Dualistica ed Assoluta dei Veda, spiegando tutte le scuole che ai Veda s’ispiravano, senza contraddirne nessuna e senz’alcuna contraddizione al suo interno!
Si sviluppò e si capì meglio l’essenzialità delle religioni del mondo, perciò loro scopo, dei collegati riti e metodi, era ed è la PURIFICAZIONE della MENTE e di conseguenza la costanza nella pratica delle alte virtù morali e dei Valori Umani. Tutto questo venne ben presto dimenticato, e la sua importanza rivestita di conformità superficiale e di purezza solo esteriore.
Lo smodato desiderio dello sviluppo egoistico fece diventare vuote ed aride le correnti filoso-fiche e le religioni, ma la Verità è una e una sola, e alla fine riprende la sua funzione, solo offuscata dai periodi alterni che attraversano l’uomo a causa della sua stessa egoità, perciò l’Era che stiamo attraversando, la più oscura, ci riporterà alla necessità di conoscenza/esperienza di Luce, alla ricerca e consapevolezza della nostra Realtà trascendente e quindi all’Età dell’Oro.
La Verità Assoluta può essere solo Una-senza-secondo, diversamente ci sarebbe contraddizione e solo gran confusione. D’altra parte, per il Princìpio di Non Contraddizione, una verità assoluta che presenta il carattere della molteplicità è insostenibile, può rientrare solo tra le verità relative, contingenti a un determinato valore spaziotemporale, pertanto solo la Verità Assoluta Una senza secondo si dovrà riconoscere Vera e Reale, perché solo ciò che è Vero è anche Reale.
Il molteplice non risponde alla Verità-Realtà ma, in termini gnoseologici, all’opinione (doxa) e, in termini cosmologici, all’apparenza o alle moltitudini di forme che appaiono e scompaiono.
Le opinioni, si sa, sono quante gli esseri umani perché esse, per il loro peculiare carattere, so-no di ordine soggettivo e concernono concettualizzazioni contingenti, le quali possono essere verosimili ma non reali assolute.
Per meglio capire alcune differenze formali tra le varie opinioni, tra le filosofie relative e una loro sintesi, è meglio chiarire i concetti principali del Dualismo e del Non-Dualismo, le due principali scuole filosofiche: Samkhya e Vedanta.
L’Advaita Vedanta è il perfezionamento del Vedanta fatto da Sankaracharya; è il perfetto Non Dualismo del Vedanta e coincide con la Filosofia Perenne o Metafisica Eccellente, la base della vera Tradizione Universale.
Il Dualismo è la realtà oggettiva dei nostri sensi, il Non Dualismo è la realtà essenziale dell’og-getto e dei nostri sensi. Il Samkhya fu la prima filosofia dualistica che minò le fondamenta del-la religione del soprannaturale, sostituendo l’idea della Creazione con quella dell’Evoluzione.
Per capire bene questa filosofia, secondo me basta capire solo pochi concetti basilari che sono:
- il rapporto Causa/Effetto;
- il dualismo Purusa-Prakrti;
- i tre Guna (qualità): Sattva, Rajas e Tamas, che sono consustanziali a Prakrti.
Prima caratteristica fondamentale del Samkhya è l’interpretazione del noto rapporto Causa/Effetto, secondo cui l’Effetto esiste a priori nella sua Causa. A sostegno si forniscono i seguenti principali ragionamenti:
- il “non esistente” non può mai diventare “esistente”;
- l’Effetto è della stessa natura della Causa;
- la relazione causale non può sussistere tra oggetti essenzialmente diversi tra loro;
- causa ed effetto sono rispettivamente non-sviluppo e sviluppo di una stessa sostanza;
- ogni Produzione è Sviluppo, ogni Distruzione è Inviluppo;
- il Totale Annientamento non esiste;
- il karma residuo resta in latenza per essere ripreso nel nuovo Ciclo successivo;
- esistono solo due generi di Cause: Efficiente e Materiale;
- la Causa Materiale entra nell’Effetto;
- la Causa Efficiente esercita la sua influenza solo dall’esterno.
Orbene, se tutti gli Effetti sono latenti nelle loro Cause, volendo evitare una regressione infinita, bisogna ammettere l’esistenza di una Causa Incausata, base ultima dell’Universo, che per il Samkhya è la Prakrti, sostanza inerte, assoluta ed eterna. Non si può affermare che il mondo finito sia la causa di se stesso, perché Prakrti non è un’aseità pur essendo considerata assoluta. La supposizione dell’esistenza di un’unica Causa Efficiente, che dall’esterno trasforma l’og-getto primordiale Prakrtico nell’Universo così com’è sotto gli occhi di tutti, è perlomeno logica, data l’evidenza unità materiale dell’Universo. La Causa Efficiente dell’Universo Materiale Prakrti dal Samkhya è chiamata Purusa, ente eterno e anch’esso assoluto. Purusa, in un certo modo, è un’aseità assoluta tutta particolare, perché ha bisogno della Prakrti per esprimersi in potenza e non restare in latenza, di un mezzo diverso da se stesso, quindi Prakrti diventa “il secondo”, anch’esso assoluto. L’evoluzione di Prakrti avviene tramite i suoi elementi consustanziali detti Guna, che si ritrovano sempre in tutte le fasi evolutive. La prevalenza di un guna sugli altri due è ciò che caratterizza l’Effetto risultante delle combinazioni dei tre. Il Guna Sattva è coscienza potenziale e significa equilibrio e perfezione. Il Rajas è la fonte d’ogni attività e produce sforzo incessante, mentre il Tamas è ciò che si oppone all’attività, genera apatia, indifferenza e con-duce all’ignoranza e all’inerzia.
In termini energetici il Rajias si può assimilare all’attuale natura evolutiva dell’Universo, all’E-nergia sempre producente Evoluzione. Si tenga presente che non esiste una diversa Energia che produce Involuzione, l’Energia è Neutra, non ha alcun segno (+ o -). In fase Evolutiva l’Energia serve ad esplicare tutto ciò che è latente e a porlo in essere, in po-tenza, mentre in fase Involutiva la stessa Energia serve a ritirare in latenza tutta la potenza.
Il Tamas si potrebbe assimilare invece ad una particolare Entropia dell’Universo: ne rallenta la corsa evolutiva che localmente può anche apparire come una diminuzione energetica pur man-tenendo costante l’Energia complessiva universale; una specie di Principio di Conservazione di tutta l’Energia Cosmica. Allorche cessa l’evoluzione dell’Energia e, contemporaneamente non si contrae come un’Involuzione, ma si stabilizza un equilibrio perfetto, si ha l’esplicazione del Gu-na Sattva.
Vedanta letteralmente significa “la fine dei Veda”; sono tutte le dottrine esposte nella parte fi-nale dei Veda costituite dalle Upanisad. Il Vedanta è un’esposizione della dottrina del Brahman, e tratta della Sua incarnazione chiamata Sé. Descrive il pensiero filosofico e teologico contenu-to nelle Upanisad, quindi rappresenta un’indagine sull’essenza dei Veda. In pratica il Vedanta analizza tutti gli altri cinque punti di vista filosofici alla luce della conoscenza upanisadica, tra-endone il meglio e facendolo proprio, purché non in contrasto con le stesse Upanisad. Così è successo con alcuni concetti del Samkhya, trasponendoli sul suo piano unitario, illuminandoli con la luce dell’Uno, trasformandone la base Dualistica in un Monismo Qualificato.
-segue-
http://www.croponline.org/postmortemveda.htm
Inviato da: coccinellaaapois
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