Il 2 febbraio a Catania moriva l'ispettore Filippo Raciti. Oggi, dopo poco più di due mesi, nessuno sembra ricordarlo.
E non sarebbe una novità.

Gli scontri tra ultras e forze dell'ordine o tra gli stessi ultras ci sono sempre stati: ogni settimana ci sono persone che, in seguito a questi scontri, finiscono all'ospedale, ma questi fatti passano in secondo piano, i media non ne parlano o ne accennano brevemente, tutto finisce lì e si va avanti come se non fosse successo nulla... fino a quando, in un'escalation di violenza, ci scappa il morto.
A questo punto la cosa non si può più ignorare, e da tutte le parti si alzano cori di voci indignate.
Perchè in Italia, purtroppo, funziona così: ci si indigna velocemente ma, altrettanto velocemente, si dimentica.

All'indomani della morte di Filippo Raciti si assisteva ai teatrini televisi in cui esperti dibattevano sulle possibili soluzioni da adottare per arginare la violenza negli stadi, si sentivano politici rammaricati per quanto avvenuto pronti a giurare che in futuro avrebbero usato il pugno duro contro i violenti, si udivano le istituzioni affermare che non avrebbero tollerato oltre, i vertici del mondo del calcio annuciare che così non si poteva andare avanti e proclamare la sospensione del campionato a tempo indeterminato o, almeno, per 2 settimane.
Passata la tempesta, però, ritorna la quiete.
Dopo solo una settimana di sospensione Matarrese annuncia che il calcio può ripartire, in fondo "un morto ogni tanto è il prezzo da pagare", e poi ci sono sponsor, diritti televisivi... insomma, the show must go on...

I politici, che prima avevano condannato i violenti, adesso li blandiscono, "bisogna ascoltare le loro ragioni", "sono solo una minoranza"... alcuni li difendono, come Francesco Caruso che dichiara "la morte di un agente vale come quella di un'ultrà"... in fondo tra amministrative, regionali e nazionali ci sono elezioni continuamente e non si può perdere il consenso degli elettori...
I media, dopo aver sbattuto il mostro in prima pagina, adesso lo corteggia e gli concedono i loro mezzi come strumento di propaganda: fioccano interviste con gli ultrà per capire le loro motivazioni, il loro disagio, in fondo si trovano in un clima di repressione...
E le soluzioni ipotizzate? qualcuna viene adottata ma, purtroppo, resta solo sulla carta come il famoso decreto Pisanu, altre sono oggetto dell'opportunismo politico come il decreto antiviolenza non ancora approvato...
Tutto qua? No, di più.
Oggi il Tar di Catania, su ricorso di 82 tifosi, ha annullato il provvedimento che imponeva al Catania di giocare gli incontri di campionato a porte chiuse: la decisione del Tar è stata accolta con entusiasmo dal presidente del Catania Pulvirenti e dall'a.d. Lo Monaco (gli stessi che il 2 febbraio avevano detto di essere disgustati da quanto avvenuto, di voler lasciare il calcio e altre inutili frasi di circostanza), dai tifosi e da tutti coloro che gridavano al complotto (perchè gridare al complotto è la cosa più facile che si possa fare per scaricare le responsabilità).
E l'ispettore Raciti? Dimenticato. Tutto è tornato come prima. La quiete è stata ripristinata. Almeno fino al prossimo morto.
Inviato da: dolcemela85
il 16/01/2010 alle 00:25
Inviato da: phoenix_182
il 13/06/2009 alle 12:39
Inviato da: dolcemela85
il 13/06/2009 alle 11:51
Inviato da: phoenix_182
il 12/06/2009 alle 18:06
Inviato da: phoenix_182
il 12/06/2009 alle 18:05