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CRISIS #2 (no compromise)

Post n°60 pubblicato il 03 Maggio 2009 da icknos
 

no compromise??

Quante volte vi è capitato di mettere in discussione il tipo di vita
che conducete?.Quante volte avete cambiato direzione??

Quante volte lo avete fatto, non per voi stessi, ma per accontentare
le aspettative che su di voi ha qualcun'altro?
qualcuno a cui tenete intendo,qualcuno che vi chiede di cambiare
senza secondi fini,perchè realmente si preoccupa per voi,
vuole solo il vostro bene.

Io personalmente posso dividere la mia vita nettamente con una linea retta.
tralasciando i primi dieci,undici anni dove è inevitabile
subire l'influenza dei genitori,la mia vita l'ho vissuta all'insegna
del "no compromise" più estremo,consapevole che alcune scelte autolesionistiche
avrebbero avuto ripercussioni a lungo termine,di cui ancora pago le conseguenze
ma ho comunque perseguito per "coerenza".

Ricordo la prima volta in cui siamo chiamati a prendere la prima decisione
IMPORTANTE che influenzerà pesantemente il corso della nostra vita.

Sino ad un attimo prima siamo considerati,e SIAMO a tutti gli effetti bambini,
anche se ci iniziano a spuntare i primi peli,e magari già passiamo il tempo
in attività che proprio da bambino non sono...
almeno secondo i parametri di un genitore,
l'attimo successivo,tu che sino a quel momento
non eri considerato neppure capace di scegliere come vestirti
vieni improvvisamente investito di un potere che non conosci,
e di cui non sei in grado di capire l'importanza.

Eravamo a pochi mesi dalla fine della terza media...si chiamano ancora così??...
e si dovevano fare le preescrizioni per le superiori...
a pensarci "col senno di poi",ci si rende conto che ci venne posta non giusto
una domanda importante,ma la DOMANDA fondamentale per il corso della nostra vita.

Ci veniva in pratica chiesto "cosa farai da grande?"
e qua suppongo che ognuno avrà la sua storia di come si sia giunti
alla fatidica scelta,per alcuni si sarà trattato di seguire una scelta già fatta
dai suoi genitori,qualcuno avrà magari seguito una propria passione grazie
al suggerimento di qualche professore in grado di fare il proprio mestiere,
in quanto a me,e non credo di essere stato il solo,
io sino a quell'esatto momento lì non mi aveva neppure sfiorato
l'idea di cosa fare "dopo",non sapevo neppure che scuola superiore
significasse grosso modo scelta di un mestiere,
perchè nessuno realmente me ne aveva mai parlato,mi spiego,
ovviamente sapevo i vari mestieri che svolgevano i vari membri della
famiglia,chi insegnante,chi ingegnere,chi allevatore,chi impiegato
e così via ma come cazzo avessero fatto a diventarlo,perchè lo fossero, questo
non me lo ero mai chiesto e nessuno me lo aveva detto,
io realmente sentivo termini come "ragioniere","geometra","perito",
preceduto da un'"istituto tec.per..."per la prima volta,
nonostante provenissi da una famiglia di "studiati",
o forse proprio per questo,a detta dei giudizi dei miei prof. alle medie
avrei potuto diventare qualunque cosa avessi voluto...e ebbero
ragione anche se forse non nei termini da loro contemplati...
e i miei ritenendomi forse in qualche modo indirizzato o
comunque disposti ad assecondare la mia scelta
per non influenzarmi non presero mai il discorso...
e così io mi trovavo a dover fare la scelta più importante della mia vita
totalmente impreparato,ovviamente capivo che non era vincolante,
avrei potuto cambiare idea nei mesi successivi...
il problema era un altro,sentendo i compagni di classe commentare le varie scelte
e motivazioni,il mio cervello aveva iniziato uno strano processo di associazione
per il quale a "ist.tec.per geometri" seguiva il prodotto "sig,geometra"e qua
ognuno può metterci il nome di qualunque conoscente
che svolga suddetta professione,
e così per periti di varia specializzazione e così via
insomma stavo realizzando in tempo reale che quella scelta lì
avrebbe determinato il corso della mia vita sino al punto di "trasformarmi"
da "individuo"in...geometra,...non ho niente contro la categoria intendiamoci.

Iniziai a sfogliare mentalmente conoscenti,professione,
e finalmente come avevano fatto a diventarlo...
e nel processo scopersi l'ansia,
più le associazioni tra persone e mestieri si accavallavano
più io mi sentivo soffocare,
IO NON VOLEVO DIVENTARE COME NESSUNA DI QUELLE PERSONE,
non avrei mai fatto il geometra,...o il ragioniere,insomma,
non sarei mai stato NORMALE...MA COME CAZZO FARE PER VENIRNE FUORI??

Avevo bisogno di un piano,
avevo bisogno di tempo e per guadagnarmelo
mi affidai all'istinto...
per prima cosa feci domanda di preiscrizione
ad una scuola che non sapevo neppure che esistesse,
avevo visto una volta in qualche porto in compagnia dei miei
la nave scuola "A.Vespucci",un ricordo vago,non so perchè me la fecero notare,
probabilmente perchè è una bella nave,
non so perchè mi venne in mente in quel momento
ma sul modulo di preiscrizione io ci scrissi "marina,nave scuola A.Vespucci"
non sapevo neppure si chiamassero o esistessero gli "istituti nautici"
e non avevo la più pallida idea di cosa ci si studiasse.

Questa scelta provocò la curiosità di tutti,
professori,compagni di classe e ovviamente i miei genitori,
il mio paese infatti pur essendo in Sardegna è più di origini "montagnine"
che "marittime",quindi la mia richiesta colse tutti di sorpresa
tanto che i miei stessi professori ne sapevano poco o niente
di indirizzi ai quali inoltrare domanda.

I miei non mi hanno mai imposto niente con la costrizione,
anche perchè hanno capito abbastanza presto che non importa che conseguenze
dovrò pagare se voglio fare qualcosa la faccio,
o comunque non farò mai ciò che non voglio,quindi iniziarono ad informarsi
su istituti,modalità d'iscrizione,requisiti ed allo stesso tempo
cercando di capire che genere di progetto ci fosse dietro quella scelta.
Non essendo stupidi capirono immediatamente la non lungimiranza di simile disegno
ma probabilmente immagginando che non avrebbero ottenuto molto
cercando di convincermi a cambiare idea cercarono di trovarci i lati positivi
trovandocene a dire il vero molto più di quanti ce ne trovassi io
ora che eravamo a metà estate ed io stavo facendomi un idea di cosa mi aspettava.

A schiarirmi le idee arrivò uno dei fratelli di mia madre,prima di sposarsi
aveva lavorato a lungo come "marinaio",da militare prima e da civile.Io lo
conoscevo come "elettricista",sapevo che da "giovane" era stato in marina,
non avevo mai fatto il collegamento.
Con lui del "mestiere" avrei dovuto quel fine estate fare un giro tra Livorno,
Genova,Alghero,insomma alcuni degli istituti nautici presenti nella nazione
per fare la scelta definitiva.
Mi venne a prendere in paese la sera prima per portarmi ad olbia
città nella quale vive e da cui ci saremmo imbarcati...ci saremmo appunto...
perchè quella notte io e mio zio parlammo.
Lui fu l'unico a farmi quella domanda dall'apparenza banale e che forse
proprio per questo nessuno mi aveva posto.

mi chiese PERCHE',mi ascoltò e capì in mezzo alla mia confusione che la
ragione era quella di voler sfuggire in qualche modo la "banalità quotidiana"
di una vita normale,mi chiese se sapessi cosa facesse lui sulle navi
durante la sua "carriera" in marina,no,risposi,al che lui mi disse una parola
che non avevo certamente mai sentito ma che pur suonando "esotica" non
esercitò su di me molto fascino, "FRIGORISTA",e sai cos'è??no risposi ancora io
anche se un sospetto si andava formando nella mia mente,
elettricista continuò lui,facevo sulle navi,sia da militare dove ho imparato,
sia da civile imbarcato  su diversi bastimenti,
lo stesso lavoro che faccio ora a terra,TU mi chiese cosa vuoi diventare??

Cazzo mi ritrovavo al punto di partenza con qualche nozione in più,
almeno adesso mi era chiaro il concetto della funzione di superiori e
università che fino a quel momento non è che mi fosse così chiaro
ora avevo per lo meno più domande da pormi,mi serviva più tempo
per un nuovo piano,questo era evidente che mi avrebbe portato ad una
normalità appena differente ma pagata al prezzo per me impensabile
di una scuola senza donne con impostazione disciplinare di tipo militare.

DISSI A ZIO CHE NON SAREMMO ANDATI DA NESSUNA PARTE.

Gli diedi la buonanotte,lui cotraccambiò sorridendomi e commentando
"eppure ti avrebbe fatto bene".
Me ne andai in camera,e non certo per dormire,
l'ansia mi bloccava il respiro,
mi serviva un idea...

La sera successiva a casa devo dare un cazzo di spiegazione,
devo prendere una decisione,forse sono l'unico adolescente al mondo
ad averci pensato realmente a cosa significhi la scelta delle superiori
e sono qui a fine estate che ne so meno di prima.
Decido che una scuola valga l'altra,
portano tutte più o meno dove non voglio andare
ma dire ai miei non voglio studiare non è un opzione e poi per far cosa??
per diventare "normale" anche prima del tempo???
Resto originale solo nella scelta della città nella quale andare a studiare,
scelgo la più lontana,manco vi dico l'indirizzo...

Da quel momento in poi la mia "carriera" scolastica è insieme mito e ormai
leggenda metropolitana.
Inizio da subito la mia personale tuttora irrisolta guerra con le istituzioni
e la società,mi correggo con CERTE istituzioni e CERTA società.
Ma questa è un altra storia.
Quel che importa è che scoprii il modo che magari non mi avrebbe portato
da nessuna parte,ma sicuramente mi avrebbe impedito di diventare "normale".
Iniziai a bruciare tutti i legami possibili che mi consentissero ripensamenti,
se non hai niente a cui tornare l'unica è andare avanti,e mi imbarcai
in una vita dove se da una parte posso dire di non essermi mai "venduto"
dall'altra l'ho pagata con la perdita di un sacco di persone e rapporti
importanti.Mi trasformai col tempo in una sorta di junkye creativo,
niente scheletri TROPPO GROSSI nell'armadio,
mai rubato,spacciato,prostituito o fatto
niente di quelle "attività" normalmente associate con la condizione.
Ho sempre trovato il modo di finanziare le mie abitudini con attività legate
ai miei interessi che andavano sempre più trasformandosi nel mio lavoro
ma qua sta il punto,perchè qualcosa che ti tiene in giro di notte
tra piazze e locali e riunioni,con gente dall'aspetto poco rassicurante
proprio come il tuo non è quello che i genitori
si aspettano dal figlio come lavoro.
A questo c'è da aggiungere che per anni sinchè ho fatto lo studente cioè,
comprendendo anche il periodo che ripresi a studiare dopo il militare,
la mia famiglia continuò a contribuire generosamente al mio "sostentamento"
ripagato in minima parte dal mio limitato cotributo in alcuni periodi dell'anno
all'azienda vinicola di famiglia e lavoretti vari...

pigiamo il tasto "FF",londra 2000,
vivo qua già da qualche anno,dopo l'ennesima notte in semiveglia comatosa
con gli intervalli scanditi dai miei buchi suona la sveglia,
non ho mai nè portato nè fatto uso di droga al lavoro,
non ho mai perso un giorno di lavoro a causa dei miei abusi.
Già da qualche anno non faccio più il "creativo",
o meglio ho indirizzato la creatività in un lavoro "vero"
secondo i canoni dei miei genitori.
Ci son finito quasi per caso,una serie di coincidenze fortuite,
le più importanti avere avuto grandi "maestri",
per caso,allora non sapevano neppure loro di esserlo,
e il classico trovarsi al momento giusto al posto giusto.
In poco tempo mi ritrovo a coprire incarichi che gente del mestiere
impiega dieci anni a raggiungere,e per molti non arrivano mai.

Guadagnavo decentemente e ovviamente spendevo tutto e a volte qualcosa in più
ma non mi sono mai indebitato per grosse cifre,si trattava di prestiti di amici,
ripagati solitamente al percepimento dello stipendio.
Si,gli amici sapevano dove andavano i soldi,ma sapevano di potersi fidare,
ma queste sono tutte altre storie...la sveglia,sto facendo il caffè
e preparando la dose che dovrà coprire il tempo che passerò al lavoro,
spesso faccio anche due "turni"da otto ore che tra viaggio e pausa pranzo
mi tengono fuori di casa anche diciotto ore di fila,se c'è qualche "tossico"
fra chi legge potrà immagginare in che condizioni arrivavo a casa,
ma il lavoro in quel momento mi stava prendendo al punto da riuscire
a mantenere la concentrazione nonostante il crescente disconforto fisico
col passare delle ore.Pensavo ancora a ciò che pensavo quella notte e ormai
da tante notti ad essere sincero,
da anni stavo conducendo ormai una vita "normale",con un lavoro "normale"
frequentando gente sempre più normale,insomma ero sempre più normale anche io,
tranne che per un particolare,dovevo spenderci tutti i miei soldi per esserlo,
svuotai la siringa sul resto della roba rimastami,
più che altro un gesto simbolico,in caso di necessità potevo recuperarla,
telefonai al mio boss dicendogli
che per un imprecisato numero di giorni non sarei andato a lavoro,
avrei spiegato eventualmente se a fine storia avessi avuto ancora un lavoro,
chiusi senza ulteriori spiegazioni,
telefonai al mio medico per un appuntamento d'urgenza,mi ricevette,
spiegai la situazione,mi disse che ci sarebbero voluti un paio di giorni,
ne passarono tre,aggiungo solo, per fortuna avevo mantenuto il contenuto
della suddetta siringa,al terzo giorno mi telefonano da un centro,
mi devo presentare per il colloquio d'accettazione...
cazzo in tutta la mia lunga carriera da tossico nè in Italia nè all'estero
ero mai stato in un centro,un sert o similare,
ero abituato a sentirne parlare solo da gente che la legge o la famiglia
obbligavano a frequentare,io ci volevo entrare volontariamente e questi
dopo che già son passati tre giorni mi chiamano per un colloquio,
faccio la doccia...una tortura anche quella,
i capelli che porto molto lunghi sembra non vedano uno shampoo da anni,
non ho forze,mi devo sedere nel piatto della doccia
a riposare tra una strofinata e l'altra,prendo un cab e mi dirigo al centro
rimango tre ore ad aspettare il medico e lo psicologo,
la cosa peggiore è che sono a non più di tre minuti a piedi
dalla casa di uno dei miei spacciatori abituali,un amico praticamente,
non mi sono portato il "bankcard" appresso e ho in tasca quanto basta per il cab,
ma da lui non mi servirebbe il contante.
Furono tre ore passate con un unico pensiero,
seguite da oltre un ora e mezza di domande ed un invito a ritornare l'indomani
ovviamente in completa astinenza per iniziare la cura.
Quella notte non ci starebbe in un libro,anche se tecnicamente non sarebbe esatto,
...i rimasugli della famosa siringa non avevano funzionato
neppure come palliativo i due giorni che me li ero fatti "bastare",
quindi a tutti gli effetti erano quattro giorni che non mi facevo,
avevo provato altre volte i sintomi dell'astinenza,volontariamente,
nel corso degli anni,
diverse volte,sopratutto col sopraggiungere dell'estate smettevo
di punto in bianco di usare eroina,
c'è da dire però che nel frattempo usavo quant'altro mi capitasse,
stavolta era diverso,avevo deciso per la prima volta nella mia vita
di non drogarmi più,per me la droga sino a quel momento era stata
una scelta di vita,sono rimasto consapevole e ragionevolmente
in controllo della mia vita lungo tutto il periodo di abusi,...
lungo gran parte della mia vita sino a quel momento quindi.

Stavo facendo una nuova scelta IMPORTANTE di vita,
dopo tutti quegli anni passati dalle medie,accettavo il mio primo compromesso,
tracciavo la linea,rassegnandomi al fatto di essere diventato anche io "normale"
un insignificante elemento a disposizione dei capricci della società,
e un mese dopo, due giorni prima del mio trentatreesimo
compleanno terminavo la cura,non ho più toccato eroina da allora.

A proposito della cura ci sarebbe da dire che scelsi una terapia
che era allora in fase sperimentale,non volevo metadone,volevo tornare
a lavorare quanto prima e non volevo rimanere in terapia per anni,
mi proposero delle pastiglie da sciogliere sotto la lingua,dopo quattro
giorni che mi presentavo ogni mattina al centro dove monitoravano il
variare dei sintomi di giorno in giorno somministrandomi poi la medicazione,
anzichè tornarmene a casa a soffrire come facevo ormai da otto giorni,
mi recai al lavoro,a parte che ovviamente non avevo nulla con me,
il mio aspetto ve lo lascio immagginare,diciamo che le pastiglie alleviavano
i sintomi peggiori,ma da lì a dire che stavo bene ce ne passa,
il boss non fa troppe domande,percepisce che non sono pronto,
riprendo a lavorare,dopo dieci giorni al centro mi dicono che non ce
più bisogno che passi ogni giorno,mi danno medicinale sufficente per arrivare
alla fine del mese,sono l'unico dei soggetti "sperimentali" a cui venga
affidato un carico così cospiquo di quella "merce",ha valore sul mercato,
i tossici sarebbero disposti ad aquistarla decidessi di venderla.

L'unico impegno,dovrò presentarmi ad un colloquio con gli psicologi del centro
una volta a settimana finchè non decideranno altrimenti.
Ovviamente tra cavie,perlomeno con quelle i cui appuntamenti
coincidevano più spesso,si parlava tra noi delle rispettive esperienze
anche se non avremmo dovuto,perciò sapevo a che punto si trovasse
la maggior parte degli altri,io ero il solo,a non aver avuto ricadute,
lo notarono ovviamente anche gli addetti che per tanto,
quando alla fine del mese mi presentai al colloquio
riportando addiritura due pastiglie indietro,il che significava che io
avevo superato la cura due giorni prima di quanto loro avessero previsto
nelle previsioni più rosee,si congratularono con me,
ma ero un caso così atipico da non fare propio testo nella loro ricerca,
per cui da quel momento ero libero di passare se sentivo di averne bisogno ma per
la ricerca  non avevano bisogno di me,anche perchè io continuavo a ripetergli
che il metodo contava relativamente,era la voglia di smettere la chiave,
io riducevo la psicologia del tossico ad un semplice fatto,
uno si fa perchè ha voglia di farsi,e continuerà a farsi finchè ne avrà voglia,
è triste ma è la realtà,puoi impedire fisicamente ad uno di farsi
in diversi modi,ma per smettere ti deve passare la VOGLIA di farti,
considerato che l'esperimento era finanziato dall'azienda che produceva
il prodotto non esattamente quanto intendessero stabilire.

Ero "libero",chiesi immediatamente un permesso e per il mio compleanno
ero in Sardegna coi miei,la prima volta che i miei mi rivedevano dopo tre anni,
la prima volta che mi vedevano pulito dopo...quanto??
Conobbi una ragazza nel frattempo,la mia prima relazione da "pulito",
insomma all'apparenza quel cittadino modello che ogni genitore
si augura di avere,lavoro e relazione stabile,
eccessi smussati e levigati,conto in banca,progetti,...
progetti...in realtà mi guardo intorno,faccio le mosse giuste,
ottengo le cose che "voglio",ma la domanda dentro di me si fa sempre più forte,
mi rendo conto che mi sto solo convincendo che è questo che voglio,in realtà,
non è cambiato il mio modo di vedere e percepire la società,
non mi piaceva,e non mi piace,e più mi ci integro e più  mi sembra di farlo
per gli "altri",quegli altri di cui dicevo sopra,quelli che vogliono solo
il nostro bene,senza condizioni...apparentemente,perchè poi la costrizione
per quanto non voluta c'è,dacchè il bene che loro vogliono per noi è la loro
percezione di cosa sia il bene per loro,in pratica intendono per bene
la loro condizione,e perchè di questo loro si accontentano...o rassegnano??...
ti vogliono come loro,succede anche in politica,e come in politica,
non sempre è vero che ciò che decide la maggioranza sia necessariamente il giusto.

NO COMPROMISE??...ALL COMPROMISE???

Mi sa che mi fermo un giro in attesa dell'ispirazione per aprire
un nuovo capitolo della mia vita,
tracciare una nuova linea e ripartire,
sperando stavolta di sapere per dove...
...sembra di essere tornati in terza media.ciao.FUCK.



















 
 
 
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