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Un blog creato da naar75 il 27/07/2006

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d'ora in poi voglio dipingere la mia vita giorno per giorno...

 
 

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Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore, il nutrimento, la fortuna, l’oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra, il paradiso cui aspiro.

William Shakespeare

 

 

SCENDE IL SILENZIO

Post n°3295 pubblicato il 23 Giugno 2018 da naar75

Scende il silenzio della sera sulla casa e sui campi

ore consumate nel ticchettio di un orologio e pensieri sparsi

nubi all'orizzonte che sanno di pioggia

mentre il profumo delle rose ricorda la fresca passata primavera

sarà di nuovo giorno dopo questo scodinzolare di lucciole e zanzare?

sarà forse luce e colore o pioggia e fresco?

scende il silenzio della sera su questo primo giorno d'estate.

ogni ora è buona per il cuore per continuare ad amare.

 

buon primo giorno d'estate a chi mi legge

 
 
 

Urlo liberatorio

Post n°3294 pubblicato il 10 Maggio 2018 da naar75

Ecco. Uffa. 

 

Oggi è uno di quei giorni da urlo liberatorio. 

Uno di quelli in cui vorrei andare a notte fonda ad urlare giù ponte San Michele. 

 

È come se avessi dentro un frullatore. Pensieri pensieri pensieri. Vorrei urlare ma mi tocca tacere. Ma urlare cosa? Rabbia no di certo. Forse disappunto. Si ecco disappunto per il disrippetto della professionalità altrui. 

Ma va beh. 

Non urlo. 

Non faccio niente. 

Lascio. Che sia. 

Amen! 

 

 

 
 
 

Gioco in difesa

Post n°3293 pubblicato il 10 Maggio 2018 da naar75

Eh si.

Mi accorgo che spesso gioco in difesa. Un atteggiamento imperscrutabile agli occhi di molti ma chi, ovviamente sta cercando di  rosicchiare piano piano il terreno se ne accorge eccome.

Gioco in difesa ogni volta che per pranzare scendo nel salone prima di tutti, accettando la vicina solo di chi come me non ha voglia di strazianti pettegolezzi, lamentele o chiacchiere da ufficio. 

 

E scelgo bene le colleghe da caffè. Cercando rigorosamente persone in grado di ascoltare e di parlare di vita, non solo di invidie da ufficio. 

Eppure c'è questa collega alla quale sono pure affezionata che quando è sola con me mi tratta con stima e a me si affida, quando invece, magari mentre stiamo prendendo il caffè, arriva qualcuno ecco che comincia a fare la brillante prendendo parola, cercando di scavallarmi se qualcuno per coso mi sta dando attenzione... E a volte mi scanzona con un sonoro "beina beota ahahah"

A dire il vero non le ho mai dato peso. Anche perché alla fine credo sia solo una questione di insicurezza... Anche se a volte mi da fastidio, soprattutto se lo fa mentre siamo in treno inezzo ad altra gente. 

Però son sempre stata convinta che da fuori, le persone con un buon cervello possono avere una loro opinione critica e quindi come dicevo lascio andare. 

Oggi, di questo senso critico altrui ne ho avuto finalmente la prova. 

Solito teatrino, caffè in due, arrivano gli altri, solita canzonetta "beina beota" ed ecco che uno dei ragazzi risponde "apperò, non è tanto carino..." dice a lei... Poi rivolto a me dice: "Che bell'amicaa che hai bea" (sottointendendo che questa mi stava bellamente dando dell'idiota)..  Ed io rispondo "tranquillo ho spalle larghe"

In fondo voglio bene a questa mia collega e per quanto se ne dica penso davvero che certi suoi modi di fare siano più dettati dal non sentirsi esclusa o per cercare di portare un po' di simpatia... Io agli insulti chiari o velati comunque sono abituata da sempre.

Per evitare i conflitti è necessaria una sana tecnica di difesa.

Ignorare. 

Non dare peso. 

Scegliere di volere bene a prescindere. 

La vita è migliore così. Forse non perfetta, ma di sicuro quello che la gente pensa di me, dice di me o si inventa passa in secondo piano. 

Io scelgo di essere quello che sono. 

E le persone con cervello sapranno darmi il valore giusto a pescindere da tutto quello che mi gira intorno.

 

Viva la vita! 😁 

 
 
 

Bisogna imparare a lasciarsi... Quando è finita...

Post n°3292 pubblicato il 08 Maggio 2018 da naar75

Ricordo bene quando sentii per la prima volta questo ritornello.. Il mio cuore già in bilico non sapeva più da che parte rigirarsi per leccarsi le ferite... E questa tizia cantava e mi ribadiva il concetto di quanto era necessario settare la mente sul mood del distacco. 

 

Lessi poi, non più tardi di una settimana fa, delle parole che invitavano i lettori ad abituare il proprio cuore al distacco da ciò che si ama. E ripensandoci non sarebbe una cattiva idea.

 

La mente ha un potere strabiliante. 

Il 90% delle persone che ho conosciuto hanno passato momenti di crisi profonda, nei quali anche io in prima persona son caduta.

Si salva però chi riesce ad avere il potere mentale di non lasciarsi andare. 

Si salva chi usa la forza del cervello spronandosi a tirare avanti scegliendo per il bello della vita e non per la sopravvivenza intrisa di rimorsi o di invidie. 

Ci vuole molto allenamento  

Così come bisogna allenarsi a sorridere. 

Ci sono dei "sorrisi che spaccano" davvero. 

Oggi, sapendo  che una collega sta vivendo in periodo di tensioni in ufficio l'ho portata al mercatino di brera. Le donne si sa, davanti ad una Bancarella subiscono una sorta di mutazione genetica che le trasporta in un mondo fuori dal reale.

Poi siamo andate ai giardini botanici dell'accademia e anche lì, nel verde, l'ho vista più rilassata. In ultimo un caffè all'irish pub dove una ragazzina dal sorriso stupendo ci ha raccontato di come ha scelto, dopo il conseguimento della maturità lo scorso anno, di lavorare per pagarsi la patente.

Una ventata di freschezza ci ha accompagnato mentre rientravano a piedi nel nostro, grigio ufficio.

Mi sento un po' più leggera sapendo che lei si è tirata un po' su. E mi domando..  Se a noi donne basta un giro ad una bancarella, o tra quattro fiorellini, o un semplice caffè insieme: cosa può invece aiutare un uomo che soffre pene d'amore?

Cosa posso fare per un amico che non riesce a darsi pace per una storia finita? Esiste forse un distensivo? Un qualcosa che permetta lui di svagare la testa? Come si fa a levarsi uno di quei tarli che si radica o nel cuore e nel cervello senza alcuna pietà per le nostre vite?

Basta un abbraccio?

 

A volte vorrei poter fare di più. 

Vorrei essere in grado di trovare la giusta corda per far risuonare nei cuori tristi la dolce musica di una vita che se bene la stiamo a guardare è meravigliosa e piena zeppa di opportunità o di cose belle che ci sfilano sotto gli occhi e che basterebbe allungare una mano per non lasciare le scappare. 

 

Mi arrendo però al tempo, lasciandolo frizione, sperando che sia buon dottore come dicono negli antichi proverbi carichi di saggezza. Tempo e silenzio e la cicatrice si formerà da sé. 

 

Forse è così che si impara a lasciarsi, quando è finita. 

 

 
 
 

EDNA

Post n°3291 pubblicato il 30 Aprile 2018 da naar75

Edna era una signorona inglese di più di 90'anni quando la conobbi.

 

Aveva la faccia lunga e rugosa, le orecchie lunghe come Buddha tipiche di chi ormai ha un'età avanzata.

 

Aveva una vita piena di ricordi che di tanto in tanto raccontava. 

E le montagne di vestiti accatastati in quella che doveva essere la stanza degli ospiti. 

Facevo le pulizie per le e la figlia una o due volte la settimana. 

Edna aveva l'aria di una donna che da giovane doveva esser stata bellissima.

Capelli chiari, sicuramente, lisci. Occhi azzurri stanchi ma al tempo stesso luminosi.

Al contrario della figlia, che portava i capelli castani mossi ed aveva gli occhi aridi. 

Anche di carattere erano l'opposto.

Edna si è sempre dimostrata dolce e molto buona. 

La figlia invece era piuttosto arcigna e decisamente più rigida. 

 

Edna amava il suo fazzoletto di giardino nel quale campeggiava il pero più antico che abbia mai visto. Di sicuro il pero più grande e vecchio dell'intera Londra.

E con quel pero Edna mi perseguitava d'autunno. Non appena cominciavano a cadere le foglie mi riforniva di grandi sacchi di plastica e guanti e passavo le giornate a raccogliere foglie e pere, pere e foglie.

La cosa noiosa è che non appena finivo un lato del giardino e mi volta o  verso arrivava una folata di vento e mi toccava ricominciare da capo. Era un lavoro snervante, non finiva mai. Da noi in Italia per esempio si dava una scrollata alla pianta perché il grosso delle foglie cadesse... Invece il però di Edna era così mastodontico che solo il vento poteva levargli le foglie.

Eppure non mi dispiaceva quel lavoro. 

Ed anche Edna sembrava stare bene in quel fazzoletto di natura. 

Ricordo che un anno a Natale le regalai un vasetto con dentro una piantina finta con un bel fiore rosa in cima. Era giusto un piccolo pensiero. Invece ad  Edna piacque talmente tanto che lo teneva come una reliquia e... La figlia mi disse che non riusciva a convincerla che fosse di stoffa e non vero... Così Edna di tanto in tanto lo annaffiava per non farlo morire.

 

Non so perché mi viene in mente tutto ciò ora. Forse perché il vento e l'aria fresca mi han ricordato il pero . O forse perché il mio cervello per un secondo ha cercato la tenerezza di quella donna nel ricordo lontano.

 

Non ho più saputo cosa ne è stato di Edna e sua figlia. 

Ma ho sempre saputo in cuor mio di essermi affezionata, in particolar modo, ad Edna. 

 

E mi domando se un giorno qualcuno penserà a me con la stessa tenerezza. 

 

Ovunque tu sia cara Edna  lascio un abbraccio nel vento per te. 

 
 
 
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