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post n.24

Post n°24 pubblicato il 31 Marzo 2006 da romhaus
 
Foto di romhaus

LUCI SOFFUSE

Tutto silenzio, suo marito dorme. Accende la luce in sala da pranzo e si guarda allo specchio. In fin dei conti non è cambiata, è sempre la stessa! Guarda le labbra, non sono deformate! Eppure in macchina le sentiva gonfie, insensibili come quando le ripassi e le lecchi dopo il dentista. Poteva benissimo essere stata con Tamara, le manca solo un filo di trucco.
Oddio quanto è tardi! Sono le due, si toglie le scarpe e cammina a piedi scalzi, spera proprio che non si svegli. Fa il corridoio e trattiene il respiro, quasi sta volando. E’ maledettamente tardi, non se ne era accorta. Se si sveglia cosa gli dice? Che è rimasta a parlare sotto casa di Tamara? Che ha un problema di cuore? Che ha conosciuto qualcuno che se la scopa in un parcheggio?
Si chiude in bagno e comincia a spogliarsi, stranamente si vede bella, stranamente per la prima volta i suoi capelli s’adagiano perfetti sulle spalle. Si chiama per nome come se ci fosse qualcun’altra dentro lo specchio. Possibile che sia bastato uscire una sera per piacersi di nuovo? Ma lei non è uscita soltanto. Si toglie il reggiseno, si volta di profilo e si guarda. Mai stato così bello! Mai così attraente! Le sa che Tamara aveva proprio ragione! Un semplice sesso le ha lisciato i capelli, le ha tirato su questo seno, quasi ride e si dà della scema pensando che dopo la cena avrebbe voluto scappare. Si adagia sulla sua incoscienza prendendosi il merito di quello che è successo.
Scivola tra le lenzuola il suo respiro è pesante, sembra un fantasma per quanto non pesa, lui ha il sonno leggero non è possibile che non si sia svegliato. Passano pochi attimi. Eccola la mano, la sente, è fredda e sa di marito, sa di controllo di polizia di frontiera che fruga dentro la borsa. Se sapesse che tra quelle cosce c’è una zoccola vera che s’è fatta montare, che tra il palato e la gola sente ancora il sapore, tra le caviglie e i polpacci la stanchezza d’aver puntato le gambe. Lui continua a toccare. Ma non s’accorge quanto è stanca? Quanto siano immorali quelle mani che non la lasciano in pace. Non può chiederle ora, in questo momento, di essere una donna capace di tutto, perfino di accogliere due uomini nella stessa serata, di mischiarne sapori diversi.
Passano mesi senza toccarsi, notti intere che trascorre in terrazza per raffreddare le voglie. Perché stanotte dovrebbe essere tanto diversa? Qui alle due del mattino, forse ha capito qualcosa e vuole rendersi conto! Chissà se la pelle di una donna cambia al tatto dopo l’amore? Vorrebbe dirgli che troverebbe soltanto deserto, foglie secche e scorie d’orgasmi ripetuti e violenti. Perché davvero stasera ha goduto!
Lui insiste e la cerca con un dito, un innocuo dito, che filtra, che sonda, ma ha paura che da un momento all’altro esploda la rabbia, la certezza che Tamara nemmeno l’ha vista! Chissà se per prima le dirà troia o puttana, se per filo e per segno vorrà sapere i dettagli, la bocca o le gambe. O le chiederà soltanto se si sente pentita oppure quando ci torna ad inorgoglirsi di nuovo mentre accavalla le gambe ed un ricamo di calza vezzoso devia i discorsi del caimano bastardo e dell’arancio che fa i frutti d’estate.
Ora scende ed infila la sua faccia dentro le gambe, oddio non l’ha mai fatto, è sicura che è in cerca d’odore, di un indizio qualunque. Si sarà lavata per bene? Avrà passato più volte il sapone? Ma lui non se ne cura, apre la bocca e comincia a succhiarla, passa la lingua e sospira un "tesoro". Dio come può farlo smettere! Non è possibile che la baci e la lecchi proprio nel posto dove un altro l’ha posseduta a riprese. Ma lui lecca, sembra quasi che voglia pulirla del peccato, d’un evento stasera che ha messo in pericolo la tranquillità di marito, di famiglia, di casa.
Ma non smette! Succhia e risucchia come se stesse cercando tra le pieghe scomposte l’amore. Le stesse che qualcuno stanotte ha disfatto, l’ha governate due volte fino a farle richiudere a guscio, attorno ad un sesso appuntito, per bucare la voglia, per sgonfiare la brama. Succhia e risucchia dove è più forte l’odore, dove in una macchina stanotte s’è fatta più grande, capiente quanto un grembo materno, tenera e mignotta per essere pari, per essere scandalo agli altri, a sua suocera, alla sorella, alla portiera che ogni mattina le parla del tempo, a se stessa, a quelle mani che le graffiano il seno, le graffiano la pelle di un’anima secca che non si pente e si lascia succhiare.
Poi tutto ad un tratto s’arresta. Oddio avrà sentito i suoi pensieri? Risale e la bacia come per ringraziarla di avergli fatto sentire il sapore di una donna infedele. La guarda e con un sospiro di voce le dice che gli è mancata, che sono più lunghe di ore, le ore, quando è distante, che sono più vuote come se esistesse un vuoto meno pieno di un altro! Ancora la bacia e lo sente che è amore, la chiama per nome come se la volesse strappare da qualche sogno che teme e riportare nel punto preciso dove desiderava di stare, quando quell’uomo si dirigeva al parcheggio, quando gli abbassava la lampo. Gli dice che è tardi e lui remissivo ritrae la mano.
Non crede che abbia intuito qualcosa, ma la vuole vicino come se questa serata fosse una minaccia alle sue notti di quiete, ai suoi giorni che passano senza un impulso.
Domani si deve alzare alle sette, chissà se ce la fa? L’aspetta il lavoro e soprattutto Tamara che le chiederà come è andata. Lei è fatta così, vuole i dettagli più intimi, ma stavolta lo giura si manterrà molto distante da quella rete metallica, da quel signore che corre, mentre a due passi lei faceva l’amore.
Domani sarà un giorno diverso come il mondo che fuori l'aspetta vedrà una donna che accavalla le gambe, ma non saranno le stesse. Di niente si sentirà sicura, tranne del fatto che non lo vuole sentire, non lo vorrà rivedere, perché tutto stanotte ha il sapore di sbaglio, perché tutt’altro si sente che donna appagata. Che stupida a credere che sarebbe bastato un sesso e poi altro per prendersi rivincite e lenire i suoi sogni. A quest’ora di notte può esserne certa che il vuoto che sente non è un vuoto di cazzo! Anche se quello le manca, anche se quello l’ha preso.
Molte volte si era chiesta cosa ci fosse stato in fondo ad un tradimento, altri uomini erano arrivati alla soglia di un bacio di fretta, un collega e un allievo, un francese dentro uno scompartimento di treno. In tanti anni tre occasioni che ha lasciato cadere, ma giura non è la stessa cosa farsi toccare il seno, le gambe e fermare le mani prima che arrivino ovunque. Come tutti i ricordi che non hanno una fine le hanno lasciato il piacere di continuarli da sola, inseguendo il peccato che ti provoca orgasmi, illudendoti che l’oltre sarebbe stato bello ugualmente; tale e quale ai pensieri dove va di notte mentre accanto le dorme quest’uomo che russa, che bussa alla porta e rimane alla soglia, come ha fatto stanotte, come farà altre volte quando non cerca una fica, ma un ventre capiente che sappia di madre.
Lo guarda, è davvero un bambino. Le viene il rimorso di non averlo accettato, in fin dei conti questa fica che succhia e che brama è più sua di chiunque altro. Se dovesse avere un padrone non ci sarebbero dubbi. Scende con la bocca e lo sveglia, ora davvero non capisce più niente. Gliela offre così come viene, immediatamente risponde. E’ freddo, ma si lascia inumidire. Chissà perché lo sta facendo? Non c’è amore, ma solo tecnica di dare piacere. Si accorge che non c’è differenza, potrebbe benissimo stare al volante e lei lì che ciuccia l’odore. Capisce chi lo fa di mestiere che ne prende dieci, venti ogni notte, in fin dei conti cosa cambia? Lo prende, lo succhia e lo sbatte al palato, a piccoli scatti lo muove seguendo il respiro che cadenza la mano. Ora geme, ma non lo molla. Ora si divincola ma resta ferma a sentirne la fine. Un fiotto caldo che arriva, subito arriva, che lava lo sporco dove non è arrivato il sapone, e l’impregna d’odore che sa di casa e di moglie, di calma e di quiete, che sa di marito.

 
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