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caso scieri articolo il tirreno 16 maggio 2019

Post n°2057 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

C'è l'esperta di Yara ma i legali della difesa contestano l'esumazione

pisa. Due mesi per conoscere l'esito della super perizia che la Procura ha affidato alla professoressa Cristina Cattaneo, il medico legale famoso per essersi occupato dei principali casi giudiziari della cronaca recente, da Yara Gambirasio a Stefano Cucchi.Sessanta giorni a partire dal 21 maggio per dare una risposta sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di Siracusa, 26 anni, trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra. Per la Procura, che ieri ha incaricato la professoressa Cattaneo già chiamata per una consulenza nel luglio 2018, il contesto è quello di un atto di nonnismo (Scieri costretto a salire sulla torre di asciugatura dei paracadute e abbandonato dopo una caduta, ndr) degenerato in un delitto.Il medico legale dovrà non solo leggere la documentazione scientifica dell'epoca, ma sulla base delle analisi disposte sui resti del parà riesumati martedì mattina nel cimitero di Noto, dovrà anche provare a chiarire un aspetto dirimente per il futuro capo di imputazione: Emanuele morì subito o dopo ore di agonia? La risposta è cruciale. Una morte immediata escluderebbe la responsabilità di chi lo lasciò a terra, coprendolo con un tavolo. Un decesso arrivato invece durante un lasso di tempo sufficiente per un intervento dei soccorritori aprirebbe la strada all'ipotesi dell'omicidio volontario in concorso. È quello che viene contestato ai tre indagati (gli ex commilitoni Alessandro Panella, Luigi Zabara, Andrea Antico) che sul punto hanno finora ripetuto attraverso i loro legali di essere estranei al fatto perché assenti in caserma la sera del 13 agosto, il giorno della caduta di Scieri. I tre hanno nominato i loro consulenti che assisteranno alle operazioni in programma all'istituto di medicina legale di Milano. L'avvocato Andrea Di Giuliomaria, a cui si sono associati i colleghi Tiziana Mannocci e Marco Meoli, ieri ha sollevato un'eccezione di nullità dell'autopsia «perché la riesumazione del corpo è stata eseguita a nostra insaputa». --Pietro Barghigiani

16 maggio 2019 sez.

 
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caso scieri articolo il tirreno 15 maggio 2019

Post n°2056 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Riesumato Scieri, il dolore della mamma

PISA. Riesumato il cadavere di Emanuele Scieri, il venticinquenne siracusano trovato morto nell'agosto del 1999 nella caserma Gamerra dei paracadutisti a Pisa. La Procura toscana, nel 2017, ha riaperto un'inchiesta sul decesso avvenuto in circostanze misteriose e ha indagato per concorso in omicidio tre ex commilitoni. Nei giorni scorsi ha disposto la riesumazione delle spoglie, che si trovavano nel cimitero di Noto, nel Siracusano, e che saranno trasferite all'istituto di medicina legale di Milano dove si procederà alla consulenza richiesta dai magistrati, come anticipato da un articolo de Il Tirreno. Gli inquirenti, mesi fa, decisero di riaprire il caso dopo i nuovi elementi scoperti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da Sofia Amoddio che, ricostruendo le ultime ore di vita di Scieri, fecero emergere incongruenze e responsabilità. «Nonostante la sofferenza per un evento così traumatico, è giusto andare fino in fondo dopo due decenni di battaglie per sapere la verità», ha detto la mamma di Emanuele Scieri, Isabella Guarino, nel giorno in cui è stato riesumata nel cimitero di Noto la salma del parà siracusano, per consentire una nuova autopsia, secondo quanto riferisce il legale di famiglia, l'avvocato Alessandra Furnari. La madre del militare non era presente, troppo grande ancora il dolore, ma è giusto andare avanti per arrivare alla verità, insiste. «Ho sentito la madre, era preparata - spiega Furnari - ad una ipotesi del genere ma lei stessa mi ha detto, al netto della sofferenza di un genitore per evento così traumatico, che è giusto andare fino in fondo dopo due decenni di battaglie per sapere la verità». La famiglia del paracadutista siracusano nelle prossime ore deciderà se nominare un proprio consulente per partecipare all'autopsia. L'esame sarà eseguito da Cristina Cattaneo, direttrice del laboratorio di antropologia e odontologia forense Labanof di Milano. È lo stesso medico legale che si è occupato di alcuni casi giudiziari, tra cui gli omicidi di Yara Gambirasio e di Stefano Cucchi, o delle autopsie sui corpi dei migranti affondati nei barconi nelle acque del mar Mediterraneo. «È una conferma che la Procura di Pisa sta procedendo - aggiunge l'avvocato Alessandra Furnari - non lasciando nulla di intentato. È il secondo accertamento tecnico non ripetibile che viene svolto nel corso delle indagini, nei mesi scorsi sono stati acquisiti degli elementi informatici dai computer in uso ai tre indagati. Si tratta di un ulteriore passo nella ricerca della verità, anzi, gli inquirenti stanno sfruttando tecnologie innovative, migliori certamente rispetto a quelle di venti anni fa». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

15 maggio 2019 sez.



 
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caso scieri articolo il tirreno 14 maggio 2019

Post n°2055 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Super consulente per il caso Scieri incarico affidato alla prof Cattaneo

PISA. Una big della medicina legale italiana. Un nome spesso associato ai casi giudiziari più controversi degli ultimi anni. Docente universitaria e anche scrittrice, "Naufraghi senza volto" il suo ultimo libro, capace di rendere la ricerca della verità indagando su un cadavere avvincente come un romanzo.È alla professoressa Cristina Cattaneo che la Procura affiderà domani l'incarico per l'autopsia sui resti di Emanuele Scieri, il parà 26enne, originario di Siracusa, trovato morto il 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute nella caserma Gamerra. Domani a mezzogiorno la direttrice del Labanof -- il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, unico in Europa -- sarà nella stanza del procuratore capo Alessandro Crini che con il sostituto Sisto Restuccia ha riaperto il caso sulla base della relazione della commissione parlamentare d'inchiesta. La riesumazione del corpo, o meglio di quello che resta, è un passaggio che per l'accusa servirà a ottenere eventuali risposte sulla morte di Emanuele. La chiave di volta dell'inchiesta che diventerà con ogni probabilità un processo da Corte d'Assise è se Scieri poteva essere salvato oppure no dopo la caduta dalla torre nel contesto di nonnismo. Averlo abbandonato agonizzante per la Procura significa aver commesso un omicidio volontario. In caso di morte istantanea saremmo nell'ambito del preterintenzionale e allora la vicenda processuale potrebbe dirsi conclusa.Insieme alla professoressa ci saranno gli avvocati dei tre indagati per omicidio volontario in concorso e quello della famiglia Scieri: i legali Tiziana Mannocci e Marco Meoli per Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri (arrestato e ora con l'obbligo di firma); Massimo Cerbari per Andrea Antico, 40 anni, della provincia di Rimini; Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini per Luigi Zabara, 41 anni.Detesta Cristina Cattaneo leggere di essere il medico che si occupa delle celebrità. È un fatto che nelle storie recenti di maggiore impatto mediatico la sua professionalità compare sempre, come consulente della Procura o delle parti civili. Dalle bestie di Satana a Yara Gambirasio, da Serena Mollicone a Elisa Claps per passare a Stefano Cucchi e Davide Rossi. Ora Emanuele Scieri. I difensori degli indagati rispondono con altri nomi di spicco nell'ambiente. Antico schiera il professor Giuseppe Fortuni, autore delle autopsie, tra le tante, su Ayrton Senna e Marco Pantani. Per Panella è stato contattato il professor Vittorio Fineschi, docente a Roma e consulente per la famiglia Cucchi. Zabara si affiderà al dottor Roberto Marruzzo di La Spezia. La riesumazione sarà eseguita nei prossimi giorni a Noto e poi la consulente Cattaneo deciderà se trasferire i resti a Milano. Sarà un duello di perizie. --Pietro Barghigiani

14 maggio 2019 sez.

 
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caso scieri articolo il tirreno 13 maggio 2019

Post n°2054 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

«Dall'autopsia su Scieri arriveranno le risposte sui fatti di quella notte»

Pisa. «È una decisione amara ma necessaria per l'affermazione della verità sulla sua morte». Così l'associazione "Giustizia per Lele" commenta la decisione della procura di Pisa di disporre l'autopsia sul corpo di Emanuele Scieri, il parà di Siracusa trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa a soli 26 anni di età. «Sono trascorsi venti anni da quel giorno in cui, ai piedi di una torretta posta all'interno della caserma gamerra di Pisa, Emanuele Scieri perse drammaticamente la vita - ricorda l'associazione -. Abbiamo sin dal primo momento richiesto la verità e urlato giustizia. Emanuele venne ucciso nel modo più ignobile: vittima di atti violenti e non da povero suicida come si provò a inscenare e sostenere. Un ragazzo chiamato a svolgere il suo dovere, ovvero quello di servire lo Stato, e da quello Stato abbandonato e umiliato per troppi e lunghi anni». «Grazie alla lotta combattuta nel suo nome è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta - prosegue l'associazione - che ha lavorato con serietà, impegno e dedizione, consegnando il proprio lavoro alla procura che ha riaperto il caso mostrando attenzione e autorevolezza nel trattare la vicenda e il lavoro posto in essere grazie all'ausilio e supporto delle autorità competenti». «Riesumare il corpo di Emanuele - conclude l'associazione - è quanto di più doloroso si possa oggi immaginare, per noi e soprattutto per la famiglia Scieri, ma è l'ultimo sacrifico che chiediamo al nostro caro amico auspicando che possa ancora raccontare cosa accadde quella notte nella caserma e consentendo di aggiungere un ulteriore tassello verso l'affermazione del diritto alla verità e giustizia. Diritto, questo, che sentiamo sempre più prossimo». --

13 maggio 2019 sez.


 
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caso scieri articolo il tirreno 12 maggio 2019

Post n°2053 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Il fratello di Scieri: «Poteva essere salvato ora aspetto l'autopsia»

Pietro BarghigianiPISA. «Mi aspetto che l'autopsia possa confermare quello che abbiamo sempre sostenuto: Emanuele probabilmente poteva essere salvato se fossero stati chiamati i soccorsi». Francesco Scieri, medico che lavora da anni a Milano, è il fratello di Lele, il 26enne parà di Siracusa per la cui morte - il corpo venne trovato il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa - sono indagati tre ex commilitoni con l'accusa di omicidio volontario in concorso. La Procura pisana, ricevuta la relazione della commissione parlamentare d'inchiesta, ha riaperto le indagini e, oltre a iscrivere sul registro degli indagati i tre nomi emersi anche dalle carte dell'organismo presieduto dall'on Sofia Amoddio (Pd), ha deciso di procedere con la riesumazione delle spoglie di Scieri, come anticipato ieri dal Tirreno. Giovedì pomeriggio anche Francesco e la mamma Isabella Guarino hanno ricevuto la comunicazione firmata dal procuratore capo Alessandro Crini e dal sostituto Sisto Restuccia.«A Pisa andrà il nostro legale - prosegue il dottor Scieri - Se i magistrati lo riterranno opportuno sono pronto a partire e a mettermi a disposizione». L'incontro di mercoledì 15 maggio è fissato a mezzogiorno nella stanza del titolare dell'inchiesta. Avvocati degli indagati e consulenti delle parti si ritroveranno per concordare la data di riesumazione della salma del giovane aspirante avvocato tumulata nel cimitero di Noto, insieme a quella del papà, Corrado. Cosa potrà emergere da un'autopsia a distanza di quasi venti anni Francesco Scieri non è in grado di dirlo. La sua speranza e quella della mamma è che la conclusione dell'esame porti un tassello ulteriore alla tesi che fin dal primo giorno la famiglia ha sempre sostenuto: Emanuele vittima di un pesante atto di nonnismo abbandonato al suo destino dai violenti della Gamerra per la paura di subire una punizione dopo la caduta dalla torre di asciugatura dei paracadute.«Non ho competenza di medicina forense o legale - riprende Scieri - La scienza e la tecnologia fanno progressi. Se ci sono tecniche e metodiche avanzate per noi vanno più che bene. L'autopsia è la conferma di quello che mio padre ha sempre detto. Le indagini dovevano essere più approfondite fin da subito. Se i magistrati, comunque, hanno disposto la riesumazione del corpo vuol dire che ci sono supporti scientifici che non sono a mia conoscenza che possono dare risposte alle ferite sul corpo di Lele». All'epoca una perizia supplementare disposta dalla Procura stabilì che il parà non era morto subito, ma dopo alcune ore. Ma a chiudere ogni margine arrivò l'archiviazione. Ora quel lasso di tempo , e altri elementi tra cui un testimone quasi oculare, spinge la Procura sull'omicidio volontario per i tre indagati che non chiamarono i soccorsi. Secondo l'accusa gli ex commilitoni Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri (arrestato ai domiciliari e da mesi con il solo obbligo di firma); Andrea Antico, coetaneo, residente in provincia di Rimini; Luigi Zabara, 41 anni, di Frosinone, la sera del 13 agosto 1999 dopo aver fatto spogliare e picchiato Scieri lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. La caduta da cinque, sei metri provocò lesioni che ora la nuova autopsia cercherà di chiarire se capaci o meno di causare un decesso istantaneo. E' un quesito scientifico che diventa dirimente nel capo d'accusa. Una morte immediata potrebbe significare una contestazione di omicidio preterintenzionale già prescritta. Un supplizio di ore la volontà di uccidere. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


 
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caso scieri articolo il tirreno 11 maggio 2019

Post n°2052 pubblicato il 25 Maggio 2019 da laura561

Pietro Barghigiani PISA. Un'autopsia a distanza di quasi vent'anni dalla morte. Un corpo da riesumare con l'obiettivo di trovare risposte che la scienza dell'epoca non poteva dare e che oggi può, invece, fornire nella ricerca della verità sulla fine di un giovane di 26 anni in una caserma dei parà.Nell'inchiesta per omicidio volontario sulla morte di Emanuele Scieri, la Procura ha disposto la riesumazione del cadavere del paracadutista di Siracusa, il cui corpo venne trovato intorno alle due del pomeriggio del 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute della Gamerra, storica caserma di addestramento dei paracadutisti della Folgore.Un decesso archiviato nei primi anni Duemila con la consapevolezza di non essere riusciti a trovare i colpevoli di quello che era stato ipotizzato come un omicidio preterintenzionale. Ora lo scenario è cambiato. E si procede contestando ai tre indagati la volontarietà della morte di Scieri nel momento in cui, dopo la caduta dalla torre, lo avrebbero lasciato morire, coprendolo persino con un tavolo per non far scoprire subito il corpo. Un contesto di nonnismo spinto fino alle conseguenze più tragiche. E avvolto per anni in un'omertà nei ranghi della Folgore, a ogni livello, che rischiava di diventare impunità.Il procuratore capo Alessandro Crini e il sostituto Sisto Restuccia hanno convocato per mercoledì negli uffici di via Beccaria gli indagati, i loro difensori e le persone offese, la mamma e il fratello di Emanuele. Sarà l'occasione per mettere a confronto i consulenti delle parti in modo da concordare i tempi della riesumazione delle spoglie dell'aspirante avvocato siciliano, sepolto nella sua Siracusa. Cosa potrà dire il corpo di Scieri a quasi 20 anni dalla tumulazione solo i medici potranno interpretarlo. Il passaggio dell'autopsia è uno snodo fondamentale nell'inchiesta. Almeno per confutare la qualificazione del reato. Ai tre indagati la Procura contesta l'omicidio volontario in concorso. Secondo l'accusa gli ex commilitoni Alessandro Panella, 40 anni, di Cerveteri (arrestato ai domiciliari e da mesi con il solo obbligo di firma); Andrea Antico, coetaneo, residente in provincia di Rimini; Luigi Zabara, 41 anni, di Frosinone, la sera del 13 agosto 1999 dopo aver fatto spogliare e picchiato Scieri lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. Di qui la caduta a terra della recluta e la fuga dei caporali. Secondo i periti della famiglia Scieri, il giovane morì dopo qualche ora di agonia. Un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo è l'elemento alla base dell'accusa di omicidio volontario visto che il preterintenzionale si è prescritto nell'agosto 2017. L'autopsia servirà a stabilire, nei limiti che anche la scienza forense può avere, se il decesso di Emanuele sia stato immediato o se i mancati soccorsi abbiano condannato a morte il parà siciliano. Nell'ordinanza di arresto per Panella il gip aveva scritto: «L'ipotesi di omicidio volontario appare corroborata dal supplemento peritale nel quale il dottor Maremmani, rianimatore, precisa che Scieri ebbe sicuramente una permanenza in vita compatibile con la possibilità di un efficiente soccorso in grado di scongiurare il decesso». A distanza di vent'anni quel corpo offeso e abbandonato in mezzo ai calcinacci in una caserma, potrebbe raccontare quella verità che nel 1999 forse non fu cercata con l'ostinazione di oggi. --

11 maggio 2019 sez.

 
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Autopsia scieri dopo 20 anni nota di laura picchi

Post n°2051 pubblicato il 12 Maggio 2019 da laura561

12 maggio nota di laura Picchi aspettavo una voce autorevole piu' della mia per chiedere come mai alla Procura di Pisa questa autopsia dopo 20 anni. Spiace dirlo ma le lesioni incompatibili con la caduta il pestone sulle dita della mano ad esempio sono già state evidenziate come le lesioni sul corpo, ai piedi dello scieri preso a calci. E'omicidio . Ci viene detto si fa l'autopsia per verificare se lo Scieri è morto subito o dopo ore. Ma chi gliel'ha consigliato alla Procura di Pisa visto che dal tipo di ipostasi e dal tipo di putrefazione si capisce se la vittima ha avuto o no prima della morte una lunga agonia? Lo scheletro non puo' dire nulla sull'agonia dello Scieri. Si ritorna al punto di partenza. Chi ha chiamato Ciancarella e gli ha detto che lo Scieri è stato lasciato morire perchè non denunciasse i nonni e vertici folgorini che li coprivano deve parlare. Noi la verità la sappiamo, l'ha detta il commilitone di Scieri a Ciancarella.
Se egli non parla si va verso il mistero o l'omicidio preterintenzionale già prescritto, il tutti assolti. Io spero chi ha chiamato Ciancarella la faccia finita, si presenti in Procura e metta a verbale quanto sa da sempre perchè era presente.

 
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c'entra Ustica con l'abominio di malagiustizia causato a Ciancarella e famiglia dalla sentenza del consiglio di stato?

Post n°2050 pubblicato il 06 Maggio 2019 da laura561

Su Casablanca n 28 era apparso un articolo di Mario Ciancarella che commentava la sentenza della Cassazione civile nel cui collegio faceva parte quella giudice Carluccio che poi ha firmato la sentenza del Consiglio di Stato in cui si dice che il ricorso di Ciancarella al Tar sarebbe tardivo. Abbiamo visto che Ciancarella chiede al gen. Tonini capo allora della 46a aerobrigata di sanare la sua posizione nel 1984, quindi il ricorso non è ne' tardivo nè tantomeno Ciancarella è acquiescente. Allora è legittimo chiedersi a Ciancarella e famiglia è stata fatta pagare la posizione su Ustica del Ciancarella in questo ottimo articolo su Casablanca n 28 diretto dall'impagabile giornalista antimafie Graziella Proto? Giudicate voi. un abbraccio. Laura Picchi

Il Missile della Cassazione
 
 
Mario Ciancarella
Oltre una ventina le morti sospette. Infarti, suicidi, omicidi, attentati, rapimenti, sparizioni, incidenti stradali e aerei. La strage di Ustica è costellata da una serie di stranezze e misteri. Potenziali testimoni, persone che forse avrebbero potuto fornire elementi utili per ricostruire ciò che avvenne la sera 27 giugno 1980 sul Mar Tirreno morte inspiegabilmente e misteriosamente. Considerato un “inconsapevole depistatore” (un modo forse per evitare di andare a processo), anche l’autore di questo articolo, all’epoca capitano pilota delle F.A. e leader del Movimento Democratico dei Militari, è stato protagonista del dopo Ustica. Si è battuto per far emergere la verità, all’interno e all’esterno dall’esercito, ha pagato con la radiazione, sulla quale pesa il sospetto della falsificazione della firma del Presidente Pertini. Dopo di tutto questo, finalmente arriva: un missile. Ma chi lo ha sparato?
 
È un “missile” che crea nuovo dolore e fa male e apparirà strano a quanti conoscono minimamente la mia vicenda umana, una vita massacrata dalla e per la vicenda Ustica – che io possa parlare così della sentenza della Cassazione. Ma proprio per tutto ciò che ho subìto, e grazie comunque a un incrollabile rispetto Istituzionale, mantenuto, affermo che questa sentenza rinnova dolore e fa male. Fa male anzitutto perché un sacrosanto diritto risarcitorio viene riconosciuto alle sole poche famiglie che avevano avviato il ricorso civile, e non sembra che la sentenza riesca ad offrire input sufficienti per un’immediata – e doverosa – estensione di tale diritto a tutti i familiari delle vittime della strage. Crea poi nuovo dolore perché, pur riconoscendo che il missile sia stata la causa diretta di quella strage, sembra voler evitare da una parte ogni valutazione sull’irresponsabile ed infondato diverso
pronunciamento delle Corti Penali, e dall’altra non entra nel merito. Cioè, quel missile – se missile è stato – può essere stato sparato (volontariamente e premeditatamente) solo da un nostro velivolo e non da altri. Purtroppo non ci sono altre e diverse possibilità, altri e diversi scenari immaginabili. E quello che più fa male è assistere alla rincorsa sia di alcuni esponenti dell’informazione che di alcuni familiari delle vittime di vecchie ipotesi fantasiose (come la responsabilità diretta francese nell’abbattimento del DC9) e di indifferenza alla sorte di altre vittime. Come Sandro Marcucci che ha dato la vita per la ricerca di percorsi adeguati, e nelle sedi deputate, per poter svelare questa drammatica ed unica verità. C’è tanto sangue, troppo sangue, in questa strage, per potersi dichiarare soddisfatti di una sentenza che appare coraggiosa solo nell’affermazione della “causa missile” ma
si tiene lontana dalle conseguenze di una simile affermazione. Una sentenza che cade per di più nell’attuale vuoto siderale della politica elettoralistica italiana e nella cultura di irresponsabilità e di improntitudine che caratterizza i nostri esponenti politici.
 
RUOLO DELLA POLITICA E DEI SERVIZI
 
Il Giudice Priore una volta mi dichiarò personalmente (come gli ho ricordato in una lettera che egli ha documentalmente ricevuto) di non essere intenzionato a indagare il livello politico della strage. Ma questo lo avrebbe costretto (come nei fatti lo ha poi costretto) a snaturare quella che sembrava diretta responsabilità italiana e che veniva ad evidenziarsi dalla sua testarda ed attenta ricerca dell’unica possibile dinamica e verità sulla strage. Costringendosi così a costruire forzati capi di imputazione che ben
era consapevole egli stesso non avrebbero retto al dibattimento. Un dibattimento di fatto svoltosi tra l’altro con un formale rito accusatorio, dopo un’inchiesta inchiodata dall’on. Cossiga al vecchio rito inquisitorio. La mia vita è stata massacrata dalla e per la vicenda Ustica. Ma non solo. Ho subìto da parte di alcuni esponenti di vertice del mondo militare, insofferenti ad ogni istanza di Democrazia, situazioni di aberrazione della legalità democratica, del rispetto dei diritti umani e della verità.  La colpa? Aver cercato di oppormi alla consumazione di ignobili e illeciti mistificazioni, che si consumavano nel mondo militare ma avevano sempre la copertura, se non l’esplicito avallo, della volontà politica. Fatti ed episodi che si incrociarono con la tragedia di Ustica. È stato così che si è arrivati ad un provvedimento di radiazione sul quale pesa addirittura il sospetto non infondato (come accerta una perizia calligrafica di parte) della falsificazione della firma del Presidente Pertini sul provvedimento.  La strage missilistica non piaceva. Era tabù.  La tragedia di Ustica era il risultato di un progetto stragista costruito a tavolino con freddezza e cinismo, realizzato male per via dei conflitti interni ai nostri servizi – tuttavia, per molti non bisognava nemmeno parlarne. Si faceva girare invece l’ipotesi francese astutamente suggerita dall’ambiguo e misterioso Cossiga – Presidente della Repubblica. I sostenitori di tale sciagurata ipotesi, destinata ad occultare per sempre la verità sulla strage, non sembrano cercare nella sentenza quei rigorosi riferimenti alla realtà cui essa avrebbe dovuto riferire
per affermare la vera responsabilità di una strage missilistica. Chi sono i mandanti? Chi sono gli esecutori? Quale movente?
 
AMBIGUITÀ E COPERTURE ISTITUZIONALI
 
Eppure sarebbe bastato poco. Sarebbe stato – e sarebbe ancora – sufficiente narrare l’audizione in Commissione Stragi (Commissione Parlamentare di indagine sul fenomeno del Terrorismo e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi) dell’allora CSMA Gen. Arpino, con le sue terribili e spudorate ammissioni – “Ammetto che il Mig possa aver volato qualche giorno prima..., Ammetto che nell’Arma possano esserci stati cialtroni..., Ammetto che abbiano potuto essere stati consegnati alla Magistratura ordini di servizio alterati....” – per chiedere apertamente conto alla politica del ruolo svolto da alcuni suoi esponenti Istituzionali, nella “amnesia del controllo Aereo” e nella ridda di alterazioni della realtà dello scenario della strage. Una sequenza di manipolazioni operate da uomini dell’apparato militare con l’evidente convinzione e garanzia di impunità. Fino all’ultima beffa del codice cripto-NATO per la lettura “reale” dei tracciati radar. Basta rileggersi le dichiarazioni dei Generali imputati non appena conosciuta l’incriminazione: “Se avessimo realmente sbagliato lo
avremmo comunque fatto in obbedienza ad ordini ricevuti”. Sarebbe stato – e sarebbe ancora – sufficiente raccontare l’ambiguità del Ministro Lagorio, a partire dai giorni immediatamente precedenti alla strage – “Una terribile parola, guerra, che era scomparsa da più di trent’anni dal vocabolario dei popoli europei è tornata in questi mesi a far parte del parlare preoccupato del nostro popolo. (…) Dobbiamo poter contare anche (?) sulle Forze Armate, su forze fedeli e sugli uomini”. Qualche giorno dopo in Parlamento si smentì “Non abbiamo da preparare nessuna guerra contro nessuno” – afferma il Ministro, che arriva ad esibire un tono gigionesco – “Il Ministro della Difesa è un pacifista. Io rifiuto l’antico detto latino si vis pacem para bellum”. (...)  
 
Sarebbe necessario uno scatto di dignità delle Istituzioni, dell’informazione, della pubblica opinione – per pretendere che siano avviate quelle scelte minimali per non lasciare nel limbo le responsabilità per le stragi consumate nel nostro Paese e per impedire che si possano rinnovare in avvenire i medesimi percorsi di depistaggio a fini di impunità. Sarebbe sufficiente e necessario anzitutto definire il reato di depistaggio (oggi assente dal nostro codice) e collegare all’imprescrittibilità che caratterizza i reati di strage, tutti i reati minori, oggi prescrivibili in tempi molto brevi, collegabili comunque ad un depistaggio relativo e funzionale ad una strage per assicurare impunità (distruzione di documenti veri – costruzione di documenti falsi – falsa testimonianza). Si tratta di
reati certamente minori, ma assolutamente funzionali al sistematico depistaggio per costruire impunità, dunque in caso di strage assumono la stessa rilevanza della mera esecuzione di ordini. Come avrebbero voluto fare i criminali nazisti per giustificare il proprio operato. Renderli imprescrittibili, quando e se collegati ad una vicenda di strage, significherebbe togliere spazio ad ogni facile sudditanza e passiva subordinazione di fronte a possibili disposizioni illecite e criminali di superiori, militari o politici che siano. Ma c’è anche un altro lungo percorso di cultura democratica che andrebbe promosso nelle nostre Forze Armate rendendo finalmente operativo quell’articolo 4 della Legge sui Principi della Disciplina Militare che, oltre a riconoscere il diritto di sindacato sulla legittimità degli ordini ricevuti, stabiliva il
dovere di disobbedienza per ordini contrari alla legalità e contro le Istituzioni. Su quel percorso molti di noi, Militari Democratici, sono stati letteralmente massacrati
nella loro vita professionale, civile e di relazione. E sarebbe infine necessario che Magistrati audaci si decidessero ad accertare la verità, senza alcuna sudditanza, su ogni violazione della Legge e della Dignità Umana per la strage di Ustica. Lo stesso per ogni altra turpe strage consumata sul nostro territorio e contro il nostro Popolo, per una sudditanza non dichiarata verso le volontà egemoni di altri e diversi Governi tesi al dominio sul mondo attraverso la corruzione e la violenta repressione di ogni “indisciplina”. Possiamo dunque ripartire da questa sentenza, ma per cortesia nessuno esulti o si fermi sull’orlo dell’indicibile e dell’inconfessabile.
 

  PRIMA PARTE INCHIESTA https://blog.libero.it/sandromarcucci/14462039.html

 
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CASO CIANCARELLA TARDIVO IL RICORSO COME DICE IL CONSIGLIO DI STATO? di Laura Picchi

Post n°2049 pubblicato il 23 Aprile 2019 da laura561

CASO CIANCARELLA TARDIVO IL RICORSO COME DICE IL CONSIGLIO DI STATO? SI E' IN GRADO DI PRODURRE LA LETTERA DI CIANCARELLA DEL 1984 AL GENERALE TONINI ALLORA COMANDANTE DELLA 46A AEROBRIGATA IN CUI CHIEDE DI SANARE LA PROPRIA POSIZIONE. CIANCARELLA NON E' NE' ACQUIESCENTE NE' HA FATTO RICORSO TARDIVO. CON LA SUA FAMIGLIA HA SUBITO UN ABOMINIO DI MALAGIUSTIZIA LAURA PICCHI

55048 TORRE DEL LAGO, OTTOBRE 1984

 

AL COM.TE DELLA 46^ AB

GEN. TONINI UGO

AEROPORTO MILITARE

V. ASMARA, 21

56100 PISA PI

 

EGREGIO COMANDANTE,

A "PRO-MEMORIA" DI QUANTO EMERSO NEI CORDIALI COLLOQUI CHE HA GENTILMENTE

CONCESSO A MIA MOGLIE ED A ME NEL MESE SCORSO, LE SOTTOLINEERO' DI SEGUITO GLI

ASPETTI PREMINENTI DELLA SITUAZIONE CHE SI VORREBBE RIUSCIRE A SANARE.

 

1. SANZIONE DI STATO

A. L'ATTO DI NOTIFICA DELLA DECISIONE MINISTERIALE NON SEMBRA RISPONDERE AL

REQUISITO FONDAMENTALE DEL PROVVEDIMENTO CHE SI INTENDEVA ADOTTARE.

ESSO INFATTI SI RIFERISCE AD UN DECRETO MINISTERIALE E NON AD UN DECRETO DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

SI LEGGE FRA L'ALTRO SUL BOLLETTINO UFFICIALE A.M. (DISP. 4^ DEL 15.02.84 PAG.

135): "(...) INCORRE NELLA PERDITA DEL GRADO DI RIMOZIONE, AI SENSI DELL'ART. 70

NR. 4 L. 113/1954 A DECORRERE DALL' 11.10.83 (...) ( D.M. 11.10.83, REGISTRATO

ALLA CORTE DEI CONTI ADDI' 11.01.84, REGISTRO DELLA DIFESA NR. 1 FOGLIO 393)"

B. MA LA L. 113/54 NEL CASO CHE MI RIGUARDA E' ESPLICITA:

- IL GRADO E' CONFERITO CON DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (ART. 4)

- LA PERDITA DEL GRADO E' DISPOSTA CON DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

(ART. 71).

C. DA SOTTOLINEARE CHE, DI CONTRO, LA L. 599/1954 PER I SOTT.LI PREVEDE

ESPRESSAMENTE (ARTT. 4 E 60-61) CHE IL GRADO SIA CONFERITO E SI PERDA CON

DECRETO MINISTERIALE. NE' E' POSSIBILE SOSTENERE LA TESI DI UNA "IDENTITA'

PRATICA" TRA I DUE POSSIBILI PROVVEDIMENTI POICHE' E' NOTO IL PRINCIPIO CHE

"QUOD LEX VOLUIT, DIXIT" E VICEVERSA.

D. OGNI ATTO DELL'AMMINISTRAZIONE, COMUNQUE, DEVE ESSERE NOTIFICATO NELLA FORMA

PREVISTA PER TALI ATTI E SECONDO LE PROCEDURE RELATIVE.

L'AMMINISTRAZIONE HA COMPIUTAMENTE RISPETTATO TALI OBBLIGHI FORMALI E

PROCEDURALI NEL CASO AD ESEMPIO DEL S.M. DE BIASI (SENZA CON QUESTO ENTRARE NEL

MERITO DEL PROVVEDIMENTO IMPUGNATO DALL'INTERESSATO).

LE ALLEGO AL PROPOSITO COPIA DELLA COMUNICAZIONE INOLTRATA AL DE BIASI, CHE EBBI

GIA' MODO DI MOSTRARLE DURANTE I NOSTRI COLLOQUI, ESSENDONE AUTORIZZATO

DALL'INTERESSATO.

E. TANTO SOPRA LAMENTO COME INIBIZIONE AL CORRETTO GODIMENTO DEL DIRITTO DI

IMPUGNAZIONE NELLE SEDI COMPETENTI DEGLI ATTI ADOTTATI. E' D'ALTRA PARTE IL

SENSO DELLE QUESTIONI POSTE NELLA RACC. A.R. NR. 2679 DEL 24.11.83 CHE INOLTRAI

ALLA S.V., NON ESAURITE CERTAMENTE, A FRONTE DI QUANTO SOPRA, DAL GENERICO

RICHIAMO "A NORMA DI RIFERIMENTO E MOTIVAZIONE" DELLA "VIGENTE LEGGE DI STATO"

CONTENUTO NELLA RISPOSTA DELLA DIREZIONE GENERALE, COMUNICATAMI IN DATA

06.12.83. NE', COME BEN VEDE, L'AVVERBIO "INTEGRALMENTE" RIFERITO ALLE NORME CHE

SAREBBERO STATE CONTENUTE NELLA COMUNICAZIONE DEL PROVVEDIMENTO, RIESCE A

GIUSTIFICARE LA MANCATA ADOZIONE E NOTIFICA DEL PREVISTO E NECESSARIO D.P.R.

D. ULTIMA E NON MENO IMPORTANTE OSSERVAZIONE, DERIVA DALL'ATTENTA LETTURA DELLA

L. 113/54, OVE:

- "LA PERDITA DEL GRADO DECORRE DALLA DATA DEL D.P.R. NEI CASI DI CUI AI NUMERI

(...) 4 DELL'ART. 70" (ART. 71)

POICHE' TALE CASO E' QUELLO CHE MI RIGUARDA, COME SI LEGGE ANCHE NEL CITATO

B.U., SONO OVVIE LE CONCLUSIONI NEL CASO SEMPRE PIU' PROBABILE CHE IL D.P.R. NON

SIA STATO ANCORA E MAI FIRMATO.

 

2. SOSPENSIONE CAUTELARE.

A. IL PERIODO TRASCORSO IN TALE POSIZIONE, PROTRATTOSI PER OLTRE TRE ANNI, VA A

QUESTO PUNTO ATTENTAMENTE VALUTATO PER LE CONSEGUENZE SULLE DETERMINAZIONI

AMMINISTRATIVE DI CUI SI DIRA' AVANTI.

B. E' GIA' STATA IMPUGNATA IN SEDE AMMINISTRATIVA LA PERMANENZA DELLA

SOSPENSIONE OBBLIGATORIA (EX ART. 29 L. 113/54) DISPOSTA IN RELAZIONE AL MANDATO

DI CATTURA. INFATTI LA CONCESSIONE DELLA LIBERTA' PROVVISORIA COMPORTA LA

DECADENZA AUTOMATICA DEL PROVVEDIMENTO OBBLIGATORIO, SALVA LA FACOLTA' DELLA

AMMINISTRAZIONE DI EMETTERE UN NUOVO PROVVEDIMENTO FACOLTATIVO CHE SOGGIACCIA

ALL'OBBLIGO DI MOTIVAZIONE (GIUR. COST. DEL C.S.: V. SEZ. VI NR. 308 27.04.71 IN

C.S. 1971/1/856). COSI' ESPLICITAMENTE PREVISTO ANCHE NEL D.P.R. 374/55 TITOLO

I, CAPO I, LETTERA B, REGOLAMENTO CHE, QUANTUNQUE RIFERITO ALLA LEGGE DI STATO

PER I SOTT.LI, VIENE ESTESO IN ANALOGIA AGLI UFF.LI IN MANCANZA DI PROVVEDIMENTO

SPECIFICO IN MATERIA. (V. PREMESSE AD INTERROGATORIO DEL 10.03.83 DELL'UFFICIALE

INQUIRENTE AL SOTTOSCRITTO).

C. COSTITUENDOSI DAVANTI AL T.A.R. TOSCANA, L' AVVOCATURA DI STATO NON

GIUSTIFICA IL PERDURARE DELLA SOSPENSIONE OBBLIGATORIA DECADUTA A SEGUITO DELLA

CONCESSIONE DELLA LIBERTA' PROVVISORIA. MA DIVERSAMENTE ARGOMENTANDO - FINO A

RICHIAMARSI AL PROVVEDIMENTO DI RIMOZIONE "NON IMPUGNATO" (IN CONTRASTO CON LA

POSIZIONE DEL SOTTOSCRITTO SOPRA ESPOSTA) - GIUSTIFICA IL PERDURARE DELLA

SOSPENSIONE CAUTELARE SUCCESSIVAMENTE ALLA SENTENZA PENALE GIUDICATA, AFFERMANDO

L'ESISTENZA DI UN NUOVO PROVVEDIMENTO SOSPENSIVO CON D.M. 28.01.83.

ORA, COME LEI STESSO HA DOVUTO CONVENIRE, NON E' MAI STATO NOTIFICATO AL

SOTTOSCRITTO, IN ALCUNA FORMA, QUESTO EVENTUALE PROVVEDIMENTO.

D. LA STESSA AVVOCATURA, IN RIFERIMENTO ALLA SOSPENSIONE OBBLIGATORIA, POTEVA

SCRIVERE "TALE SOSPENSIONE, PARTECIPATAGLI DAL COMANDO DELLA 46^ AB DI PISA, CUI

EGLI APPARTENEVA, IL 06.10.80" (COME RISULTA INFATTI DALLA MIA FIRMA PER PRESA

VISIONE IN CALCE ALLA COPIA DELLA NOTIFICA DEL PROVVEDIMENTO); MA NULLA PUO'

DIRE CIRCA UNA QUALCHE FORMA DI NOTIFICA RELATIVA A QUESTO "NUOVO"

PROVVEDIMENTO.

E. DA RILEVARE CHE, A SEGUITO DELLA SENTENZA GIUDICATA, IN DATA 27.11.82 IL

SOTTOSCRITTO, CONSAPEVOLE DEL SUO OBBLIGO - DERIVANTE DALLA LEGGE - DI PRESTARE

COMUNQUE SERVIZIO IN ASSENZA DI UN NUOVO PROVVEDIMENTO SOSPENSIVO, CHIEDEVA CON

LETTERA RICEVUTA DALLA SEGRETERIA DEL COM.TE IL 29.11.83 DI ESSERE AUTORIZZATO

PERLOMENO A RIENTRARE PER MOTIVI DI STUDIO E RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE.

TALE RICHIESTA RIMASE INEVASA.

F. SEMPRE IN RELAZIONE ALL'OBBLIGO DI SERVIZIO IL 04.10.82 ERA STATA INOLTRATA

AL COMANDO DELLA II R.A. UNA RICHIESTA URGENTE DI RAPPORTO. IN DATA 25.01.83

VENIVA COMUNICATO L'ESITO NEGATIVO DELL'ISTANZA.

G. INFINE IL 04.05.83 INOLTRAVO AL COM.TE COL. GIUNCHI UNA CIRCOSTANZIATA

LETTERA SULLE DIVERSE QUESTIONI PERSONALI ANCORA IRRISOLTE. L'ASPETTO DELLA

SOSPENSIONE CAUTELARE E DEL PROVVEDIMENTO CHE NE CONFERMASSE IL MANTENIMENTO

ERANO ESPOSTI AL PUNTO 2.d.(4). MA NEPPURE QUESTA LETTERA EBBE RISPOSTA ALCUNA,

COME PURE IL SUCCESSIVO SOLLECITO INOLTRATO CON RACC. A.R. 831 DEL 17.09.83.

H. E' EVIDENTEMENTE NECESSARIO GIUSTIFICARE A LEI, ED A QUANTI POTREBBERO

RICEVERE LA PRESENTE PER CONOSCENZA, QUESTO ATTEGGIAMENTO DI RICHIESTA COSTANTE.

"LA SOSPENSIONE CAUTELARE IRROGATA IN PENDENZA DI GIUDIZIO PENALE CESSA DALLA

DATA DELLA DEFINITIVA ASSOLUZIONE, SE LA AMMINISTRAZIONE NON FA LUOGO AD UNA

NUOVA SOSPENSIONE, IN PENDENZA DI GIUDIZIO DISCIPLINARE. (CFR. C.S. SEZ. VI NR.

1, 17.01.55 PRES. DE MARCO, EST ROEHRSSEN, IN 1955/1/77)"

DALLA SENTENZA SOPRA RIPORTATA, E DALLA CONCORDE GIURISPRUDENZA, DERIVA AL

DIPENDENTE DELLO STATO L'OBBLIGO DI PRESTARE COMUNQUE SERVIZIO, SALVO CHE NE SIA

DOCUMENTALMENTE IMPEDITO. (IN TAL CASO SARA' POI LA CORTE DEI CONTI A VALUTARE

LE RESPONSABILITA' DEI FUNZIONARI). INFATTI:

"COL PASSAGGIO IN GIUDICATO DELLA SENTENZA (...) LA QUALE ASSOLVEVA (...) PER

INTERVENUTA AMNISTIA E (...) PER INSUFFICIENZA DI PROVE, VENIVA A CESSARE "DE

JURE" LA SOSPENSIONE CAUTELARE DISPOSTA (...)

L'AMM.NE, AVVALENDOSI DELLA FACOLTA' (...) SOTTOPOSE (...) A PROCEDIMENTO

DISCIPLINARE AI FINI DI UNA VALUTAZIONE SOTTO TALE PROFILO DEI FATTI CHE AVEVANO

DATO LUOGO AL PROCEDIMENTO PENALE; TUTTAVIA L'AMM.NE NON RITENEVA DI ESERCITARE

AL TEMPO STESSO LA FACOLTA' (...) DI SOTTOPORRE IL PROPRIO DIPENDENTE AD UNA

NUOVA SOSPENSIONE CAUTELARE. (...) EMISE IL DECRETO DI REVOCA DAL SERVIZIO (...)

A DECORRERE (...), DATA DI INIZIO DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE.

CON LO STESSO DECRETO (ART. 1) VENIVA REVOCATA LA SOSPENSIONE A TEMPO

INDETERMINATO (...). TALE DETERMINAZIONE NON ERA ALTRO CHE LA FORMALE CONFERMA

DELLA REVOCA INTERVENUTA "DE JURE", PER EFFETTO DEL PASSATO IN GIUDICATO DELLA

SENTENZA ASSOLUTORIA (...).

MALGRADO CIO' (...) HA RITENUTO DI DISPORRE IL RECUPERO DEGLI ASSEGNI DI

ATTIVITA' INDEBITAMENTE CORRISPOSTI AL TITOLARE DAL (DATA DI INIZIO DELLA

SOSPENSIONE A SEGUITO DEL PROCEDIMENTO PENALE AVVIATOSI NDR)." (TALE

PREOCCUPAZIONE IN ORDINE ALLA POSSIBILE RETROATTIVITA' DEL PROVVEDIMENTO DI

REVOCA SUGGERI' DI FATTO E VENIVA CHIARAMENTE ESPRESSA NELLA CITATA LETTERA DEL

MAGGIO 1983) "OSSERVA IL COLLEGIO CHE TALE PROVVEDIMENTO E' MANIFESTATAMENTE

ILLEGITTIMO IN QUANTO, NON ESSENDO STATO EMESSO UN NUOVO PROVVEDIMENTO DI

SOSPENSIONE CAUTELARE, ALL'ATTO DEL DEFERIMENTO DELL'INTERESSATO ALLA COMM.NE DI

DISCIPLINA, AL SUDDETTO IMPIEGATO SPETTAVANO GLI EMOLUMENTI PER IL PERIODO

(INIZIO SOSPENSIONE - PASSAGGIO IN GIUDICATO DELLA SENTENZA ASSOLUTORIA NDR)

PER QUANTO RIGUARDA (PERIODO RELATIVO AL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE FINO AL

PROVVEDIMENTO DI REVOCA DAL SERVIZIO NDR) IL COLLEGIO RITIENE CHE IL RECUPERO

DISPOSTO DALL'AMM.NE SIA LEGITTIMO. INFATTI L'IMPIEGATO, A SEGUITO DELLA

SUDDETTA SENTENZA, ERA TENUTO (...) A PRESTARE SERVIZIO, A MENO CHE NON NE FOSSE

STATO IMPEDITO DALL'AMM.NE, DEL CHE L'INTERESSATO HA DATO ALCUNA PROVA CERTA."

(CFR. C.S. SEZ. IV NR. 531, 28.04.59, PRES. D'AVINO, EST. CUOCIA, IN

1959/1/527).

E' DUNQUE ANCOR PIU' INCOMPRENSIBILE CHE, A FRONTE DELLE RIPETUTE RICHIESTE DEL

SOTTOSCRITTO SI SIA OMESSO DI GIUSTIFICARE IL PERDURARE DELLA SOSPENSIONE,

OMISSIONE ANCORA PIU' GRAVE SE IL PROVVEDIMENTO ERA STATO POI DI FATTO EMANATO.

CIO' POTREBBE INDURRE PIUTTOSTO A PENSARE AD UNA TARDIVA DETERMINAZIONE -

ORIGINATA FORSE DAGLI STESSI SOLLECITI - LA CUI DATA SIA STATA OPPORTUNAMENTE

ADATTATA E CHE PERTANTO NON POTEVA COMUNQUE ESSERE PIU' NOTIFICATA. MA TRATTASI

DI IPOTESI ALLA CUI ATTENDIBILITA' RIFIUTO ANCORA DI CREDERE.

RESTA COMUNQUE LA GRAVITA' DI UNA PRASSI DELLA AMM.NE CHE MI HA DI FATTO

PENALIZZATO ENORMEMENTE ANCHE DAL PUNTO DI VISTA PROFESSIONALE ED ECONOMICO,

RENDENDO DI FATTO INUTILIZZABILE - SENZA ALCUNA MOTIVAZIONE DOCUMENTATA - UNA

QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE, QUALE QUELLA DI PILOTA, CHE AVREBBE POTUTO APRIRMI

A BEN DIVERSE SOLUZIONI DI LAVORO CHE NON QUELLA ATTUALE.

 

3. ATTI AMMINISTRATIVI.

A. LAMENTA LA AMM.NE LA MANCANZA DI MIE RISPOSTE AI SOLLECITI RELATIVI A FORNIRE

I DATI NECESSARI ALLA LIQUIDAZIONE DELLA INDENNITA' SUPPLEMENTARE DELLA CASSA

UFFICIALI.

B. FERMA RESTANDO L'INCERTEZZA SULLA VALIDITA' ED OPERATIVITA' DEL PROVVEDIMENTO

DI PERDITA DEL GRADO, E' PROPRIO IL COMANDO DELLA 46^ AB CHE AVREBBE DOVUTO

NOTIFICARE AL SOTTOSCRITTO TANTO IL PROVVEDIMENTO STESSO CHE LA DETERMINAZIONE

RELATIVA ALLA LIQUIDAZIONE, IN QUANTO IMPUGNABILE COME SI E' VISTO NELLA

SENTENZA SOPRA RIPORTATA, E CHE PERCIO' STESSO NECESSITA DI UNA NOTIFICA

MOTIVATA.

INFATTI:

"IL DECRETO DI CESSAZIONE DAL SERVIZIO VIENE COMUNICATO ALL'ENTE PERIFERICO,

ANCHE SE IN VIA DI PERFEZIONAMENTO, AFFINCHE' PROCEDA ALLA LIQUIDAZIONE DEL

TRATTAMENTO." (COMB. DISP. EX ARTT. 154-156 D.P.R. 1092/1973); E

"ALL'ATTO DELLA CESSAZIONE DAL SERVIZIO COPIA DEL DECRETO DI LIQUIDAZIONE E'

CONSEGNATA DAL CAPO DELL'UFFICIO ALL'INTERESSATO CHE NE RILASCIA RICEVUTA".

(COMB. DISP. EX ARTT. 155 E 156 U.C. D.P.R. 1092 CIT.)

C. INOLTRE ALLA S.V. E' NOTO CHE NELLA TRASMISSIONE ALL' INPS DEI DATI RELATIVI

AL SERVIZIO DEL SOTTOSCRITTO (PER LA RICOSTITUZIONE DELLA PRATICA PENSIONISTICA

DI UNO STATALE CHE ABBIA CESSATO DAL SERVIZIO SENZA MATURARE IL DIRITTO A

PENSIONE - EVIDENTE DIMOSTRAZIONE DELLA AMM.NE DI VOLER PROCEDERE ALLA SOLA

LIQUIDAZIONE DELLA "UNA TANTUM" PREVISTA DALLA LEGGE -) LA 46^ AB AFFERMA CHE IL

TITOLARE SAREBBE CESSATO DAL SERVIZIO NEL SETTEMBRE 1980, E NON DA QUELLO

11.10... CHE RISULTA INEQUIVOCABILE DA TUTTI GLI ATTI CON CUI SI PRESUME DI AVER

DATO CORSO AL PROVVEDIMENTO DI PERDITA DEL GRADO.

QUESTO GRAVE FALSO, SMENTITO INOLTRE DALLE RICEVUTE DI PAGAMENTO DEGLI

EMOLUMENTI FINO AL CITATO OTTOBRE 1983, E' EMERSO DA UNA VISITA DEL SOTTOSCRITTO

ALL'UFFICIO RAGIONERIA DELL' INPS DI LUCCA PRESSO IL QUALE HO POTUTO PRENDERE

VISIONE DELLE TABELLE CHE NON ERANO STATE ALLEGATE ALLA COPIA DI TRASMISSIONE

INVIATAMI PER CONOSCENZA.

D. VIENE ALLORA DA CHIEDERSI, COME FECI NEI NOSTRI COLLOQUI, SE UNA CORRETTA

VALUTAZIONE DEL SERVIZIO SVOLTO, COMPRENSIVO DELLE RIVALUTAZIONI DETERMINATE DA

QUANTO ESPOSTO AL PUNTO 2. DELLA PRESENTE, NON AVREBBERO POTUTO DETERMINARE

L'APPLICABILITA' DELLE IPOTESI PIU' FAVOREVOLI DEL CITATO D.P.R. 1092 CHE, NEI

CASI IN CUI LA REVOCA DAL SERVIZIO SIA DETERMINATA DA APPREZZAMENTI

DISCREZIONALI DELL'AMM.NE, PREVEDE IL TRATTAMENTO PENSIONISTICO.

IL SILENZIO, LE OMISSIONI, LE ALTERAZIONI TENDONO SEMPRE PIU' A CONFORTARE

QUESTA IPOTESI.

D'ALTRA PARTE IL D.P.R. 1092 CITATO, "TESTO UNICO DELLE NORME SUL TRATTAMENTO DI

QUIESCENZA DEI DIPENDENTI CIVILI E MILITARI DELLO STATO", SEMBRA SUPERARE OGNI

DIFFICOLTA' DI INTERPRETAZIONE QUANDO AFFERMA: "LA CESSAZIONE DAL SERVIZIO DEL

PERSONALE MILITARE (...) NONCHE' PER TUTTE LE ALTRE CAUSE DI CESSAZIONE DAL

SERVIZIO DEI DIPENDENTI STATALI, SIA CIVILI CHE MILITARI, RESTANO REGOLATE DALLE

NORME CONCERNENTI LO STATO GIURIDICO" E LA L. 113/54 PER GLI UFF.LI NON SEMBRA

LASCIARE ADITO A DUBBIO ALCUNO.

 

4. CONCLUSIONI

MI SPIACE DOVER INVESTIRE LEI DI PROBLEMI LA CUI RESPONSABILITA' ERA DI ALTRI,

MA NON POSSO FARNE A MENO DI FRONTE AD UNA EVIDENTE VOLONTA' DI NEGAZIONE

DELL'AMM.NE, COME LEI STESSO HA POTUTO VERIFICARE.

IL SILENZIO UFFICIALE DOPO I NOSTRI INCONTRI E LE RISPOSTE, MOLTO VAGHE PER LA

VERITA' (PRASSI VIGENTE, LEGGE VIGENTE, ED ALTRE INFORMAZIONI CHE POSSONO ESSERE

LETTE DIRETTAMENTE SUL FOGLIO DEL BOLLETTINO UFFICIALE), COMUNICATEMI VIA

TELEFONO DAL CAP. VARANI, MI COSTRINGONO AD UFFICIALIZZARE CON LA PRESENTE

QUANTO ESPRESSOLE VERBALMENTE.

D'ALTRA PARTE, A QUESTO PUNTO, TORNANO IN BALLO PRATICAMENTE TUTTI GLI ASPETTI

DELLA MIA VICENDA, IVI COMPRESA L'INDEBITA TRATTENUTA DELL'INDENNITA' DI

AERONAVIGAZIONE PER DUE ANNI IN CONTRASTO CON LE STESSE DISPOSIZIONI DELLO S.M.

A.M., NELLA MAI TROPPO CITATA CIRCOLARE F3-1/522/TR2-445 CON CUI VENIVA

TRASMESSO AGLI ENTI PERIFERICI "PER OPPORTUNA CONOSCENZA E NORMA" IL DISPACCIO

AD1/12/0/003 DEL 13.01.81. RICORDO CHE TALE CIRCOLARE, NELL'ESAMINARE IL REGIME

DELLA INDENNITA' DI AERONAVIGAZIONE A SEGUITO DI UN PARERE SPECIFICO DEL C.S.,

DICEVA AL PUNTO E.(2):

"E' APPENA IL CASO DI SOGGIUNGERE CHE:

(...) GLI IMPORTI DELLE INDENNITA' STESSE DEVONO ESSERE SOSPESI O RIDOTTI IN

CASO DI SOSPENSIONE O RIDUZIONE DELLO STIPENDIO";

E CHE INVECE PROPRIO IN CONCOMITANZA CON TALE NORMA, (CHE MILITARMENTE VUOL DIRE

ORDINE, SE BEN RICORDO), LA INDENNITA' DI AERONAVIGAZIONE MI FU NEGATA FINO AL

1983.

MA ANCORA PIU' IMPORTANTI DIVENGONO ALTRI ASPETTI TRA I QUALI UNA DECISIONE DI

"SCIOGLIMENTO DEL CRAL", CHE SEMBREREBBE ADOTTATA DALLA DIREZIONE GENERALE DEL

MINISTERO IN DATA 10.01.84 CON EFFETTO RETROATTIVO ALL' 01.09.80, DATA DELLA

DECISIONE ASSEMBLEARE DI SCIOGLIMENTO NELLA QUALE I SOCI MI DELEGARONO CON ALTRI

A SVOLGERE LE INCOMBENZE DI LIQUIDAZIONE.

CIO' SMENTIREBBE LE DEPOSIZIONI FATTE SOTTO GIURAMENTO DAL GEN. MALCANGI, DAL

COL. SCANO NELLA FASE ISTRUTTORIA E DURANTE IL DIBATTIMENTO PROCESSUALE, SECONDO

I QUALI IL CRAL ERA STATO GIA' SCIOLTO DAL MINISTERO, ALLO SCOPO DI APRIRE UNA

COOPERATIVA AVIERI SECONDO LE NUOVE NORMATIVE (V. RAPPORTO ALLA PROCURA DEL

FEBBRAIO 1982) E CHE IO MI SAREI OPPOSTO A TALE SCIOGLIMENTO. COSI' PURE OVE SI

LEGGE NELLA INTIMAZIONE DI SFRATTO DEL GEN. NARDI, NELLE PREMESSE, CHE

L'ORGANISMO AVREBBE OCCUPATO SENZA TITOLO I LOCALI CONCESSI IN PRECEDENZA

ALL'ORGANISMO CRAL. PREMESSA CHE SOTTINTENDE DUNQUE UN AVVENUTO SCIOGLIMENTO DI

QUELL'ORGANISMO CUI I LOCALI ERANO STATI CONCESSI, MENTRE OGGI SI VERREBBE A

CONFERMARE CHE TALE ORGANISMO AVEVA ANCHE PER IL MINISTERO PIENA LEGITTIMITA' SE

HA RITENUTO DI DOVERNE FORMALIZZARE, ORA PER ALLORA, LO SCIOGLIMENTO.

SEGUONO POI ALTRI ASPETTI, PREOCCUPANTI PER LO MENO, INERENTI LE ALTRE ACCUSE DA

CUI MI SON DOVUTO DIFENDERE E CHE, IN SEDE DISCIPLINARE, NON SI VOLLE CHE

FOSSERO ASSOLUTAMENTE INDAGATI.

MI RISULTA INFATTI CHE LA PROCURA DI LA SPEZIA, NELLA PERSONA DEL G.I., ABBIA

APERTO UNA INDAGINE, ESSENDO STATO CONVOCATO COME TESTE D'ACCUSA.

EBBENE IL TELEGRAMMA DI STATO CON CUI VENIVO CONVOCATO "PER RAGIONI DI GIUSTIZIA

MILITARE", SEBBENE TIMBRATO DALL'UFFICIO POSTALE INTERNO ALL'ARSENALE MILITARE,

NON E' MAI STATO INOLTRATO SUI CANALI DELLE PP.TT. E NON E' MAI STATO

RECAPITATO.

RICEVUTANE COPIA FIRMATA IN UNA SUCCESSIVA OCCASIONE DALLA STESSA PROCURA, HO

POTUTO CHIEDERE CONTO DEL MANCATO INOLTRO ALLE DIREZIONI POSTALI LOCALI CHE, SE

CHIAMATE A GIUSTIFICARE LA GRAVISSIMA OMISSIONE, POTRANNO CHIARIRE E DIMOSTRARE,

COME HANNO FATTO A ME, CHE TALE TELEGRAMMA NON E' MAI STATO INSERITO SUL

CIRCUITO POSTALE DALL'UFFICIO DI LA SPEZIA. AI PERCHE' NON STA A ME RISPONDERE.

POTREBBE INOLTRE ESSERE APPROFONDITA LA RAGIONE PER CUI NON SIA STATO DATO

SEGUITO ALLE CONCLUSIONI DELLA COMM.NE DI INCHIESTA, CHE FINALMENTE HO POTUTO

VEDERE, E CHE OLTRE A CONFERMARE OGNI PUNTO DEL MIO RAPPORTO INCRIMINATO,

SOLLECITANO ANCHE INCHIESTE PARTICOLARI E SPECIFICHE IN ALCUNI SETTORI,

CONTRADDICENDO TUTTE LE DICHIARAZIONI DI ACCUSA.

COSI' COME POTREBBE ESSERE APPROFONDITA LA RAGIONE PER CUI SEMBRA CHE TESTI

MILITARI SIANO STATI ACCOMPAGNATI DA ESPONENTI DEI SERVIZI DURANTE

INTERROGATORI. OPPURE COME MAI IN OCCASIONE DEGLI ATTENTATI DI PISA,

CONTRARIAMENTE ALLA SUA PERSONALE E DECISA VOLONTA' E DETERMINAZIONE NELLA

INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI, LE INDAGINI ABBIANO POTUTO ESSERE INDIRIZZATE

DAGLI STESSI SERVIZI ANCHE NEI MIEI DIRETTI CONFRONTI (COSA CHE, AL DI LA' DELLE

TESTIMONIANZE DIRETTE DI CHI FU AVVICINATO IN TAL SENSO, LEI STESSO NON HA

POTUTO CHE CONFERMARE A MIA MOGLIE ED A ME); E QUINDI COME MAI I SUOI

PREDECESSORI DOPO AVER SUGGERITO TALE IPOTESI RITENNERO DI CHIUDERE LE INDAGINI

- CHE AVREBBERO POTUTO DARE I RISULTATI POSITIVI CHE ELLA AVREBBE POI OTTENUTO -

ARRIVANDO A PREMIARE PUBBLICAMENTE COLORO CHE SI SAREBBERO POI RIVELATI I VERI

COLPEVOLI. ED INFINE POTREBBE ESSERE DIVERSAMENTE VALUTATA LA CIRCOSTANZA PER

CUI E' STATA INSABBIATA DAL T.M. DI PADOVA UNA DEPOSIZIONE, RESA DURANTE UN

INTERROGATORIO CHE MI VEDEVA IMPUTATO MA CHE VENNE SVOLTO IN ASSENZA DI AVVOCATO

DAL GIUDICE ROSIN, IN CUI SI SEGNALAVANO LE STRANE INIZIATIVE DEI MEDESIMI

SERVIZI NEI MIEI CONFRONTI E DI ALTRI MILITARI CHE SI RICONOSCEVANO NEL

MOVIMENTO DEMOCRATICO DEI MILITARI, ARRIVANDO A MILLANTARE MANDATI DELLA

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA MAI RICEVUTI (CAP. NOBILI E M.LLO MARCUCCI),

MINACCIARE (CAP. BARLESI A NOME DEL CAP. NOBILI), OFFRIRE DOCUMENTAZIONI

RISERVATE CHE AVREBBERO DOVUTO ESSERE POI RESE PUBBLICHE (NOMI E FATTI RIVELATI

AL GIUDICE E SEGNALATI AL M.LLO DEI C.C. IPSALE) ED INFINE INOLTRARE

DOCUMENTAZIONI ANONIME APPARENTEMENTE RISERVATE MA EVIDENTEMENTE ALTERATE.

NON ABBIA PREOCCUPAZIONE SE QUESTE NECESSARIE NUOVE PRESE DI POSIZIONE (MA OLTRE

IL DANNO NON PUO' ESSERE SOPPORTATA ANCHE LA BEFFA), LE IMPEDISSERO DI

ATTRIBUIRMI LA MEDAGLIA DEL TRENTENNALE CHE, COME ERA NELLE SUE INTENZIONI DI

CUI VOLLE RENDERE PARTECIPE MIA MOGLIE E ME, AVREBBE VOLUTO CONSEGNARMI SEPPURE

IN VIA PRIVATA, A CAUSA E NONOSTANTE PARERI CONTRARI. LA CAPIREMMO

PERFETTAMENTE.

NON MI RESTA CHE SALUTARLA, RIMANENDO IN ATTESA DI OGNI SUA EVENTUALE

COMUNICAZIONE RELATIVA AI PROBLEMI ECONOMICI ED AMMINISTRATIVI POSTI. VIVE

CORDIALITA'.

 

CIANCARELLA MARIO

 
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vigna di mauro biani perfetta per il caso Ciancarella con la quale vi auguro Buona Pasqua

Post n°2048 pubblicato il 20 Aprile 2019 da laura561

vigna di mauro biani perfetta per il caso Ciancarella con la quale vi auguro Buona Pasqua

L'immagine può contenere: testo
il manifesto

Post via Crucis.

 
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tesina strage di ustica laura picchi

Post n°2047 pubblicato il 08 Aprile 2019 da laura561

qui trovate pubblicata la mia tesina sulla strage di Ustica.laura picchi

strageustica.altervista.org

 
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in memoria del Maresciallo Dettori 32 anni dopo il suo omicidio di Laura Picchi

Post n°2046 pubblicato il 31 Marzo 2019 da laura561

in memoria del Maresciallo Dettori 32 anni dopo il suo omicidio

Ho terminato di fare l'analisi dell'agendina Dettori consegnata dai familiari a Priore pochi giorni dopo la morte di Lorenzini l'avvistatore di Marcucci nel marzo 1992.

Dettori scrive:

1-procedura della difesa aerea Interpretazione:un caccia militare italiano è in volo la sera della strage di ustica

2- pilo guerra elettronica interpretazione qualcuno fa guerra elettronica si fa l'inganno di velocità sulla traccia aj450 per far sembrare che non sia un caccia militare italiano decollato da decimomannu con nutarelli e colantoni come equipaggio

3- controllo sistema rip e controllo sm interpretazione controllo del radar dell'awacs Usa decollato dalla Uss Saratoga e della sua densità di potenza media

4- missili interpretazione il caccia italiano decollato da decimomannu fa la strage di ustica

5 procedura controllo traffico aereo interpretazione si chiamano i soccorsi

Per le mie ricerche c'è piena corrispondenza tra quanto il Dettori dice a Ciancarella e quanto scrive sulla sua agendina consegnata dai familiari nel 1992 al giudice Priore. Laura Picchi

 
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caso ciancarella è arrivata la sentenza di laura picchi

Post n°2045 pubblicato il 22 Marzo 2019 da laura561

caso ciancarella è arrivata la sentenza il tar aveva detto che ciancarella era acquiescente alla radiazione nel 1983 ma il ricorso al tar era in tempo. il consiglio di stato ha detto che ciancarella non era acquiescente ma era il ricorso al tar che non era in tempo. aspettiamo altri 400 anni e qualcuno ci dirà che CIANCARELLA AVEVA RAGIONE. SOLO CHE SAREMO TUTTI CIBO PER I VERMI. IL NOSTRO DESTINO PENSAVO E' TUTTO DA RIDERE. LA VERITA' S'E' CHIESTA A MATTARELLA E NON LA DICE, AL GOVERNO E NON LA DICE , ALLA MAGISTRATURA E NON LA DICE, C'E' VENUTA A BUSSARE A CASA SOTTO FORMA DI SFUMATURE VECCHIE DI 39 ANNI. LA VITA SIGNORI E SIGNORE COME LA VERITA' E' IMPREVEDIBILE QUANDO SEMBRA TUTTO PERDUTO TUTTO RICOMINCIA A VIVERE SCONFIGGENDO LA MORTE, LA MENZOGNA, L'ODIO, LA FAME DI POTERE E DENARO. ECCO OGGI PENSAVO CHE QUANDO RACCONTERANNO LA NOSTRA STORIA DIRANNO CHE NON ABBIAMO TROVATO NOI LA VERITA' , CI HA TROVATI LEI. E VISSERO TUTTI CONSAPEVOLI E RESISTENTI. LAURA PICCHI

 
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caso Ciancarella: sentenza Consiglio di Stato

Post n°2044 pubblicato il 22 Marzo 2019 da laura561

N. 01908/2019REG.PROV.COLL.

N. 07422/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7422 del 2018, proposto dal signor -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Maria Flick e Francesco Saverio Bertolini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Francesco Saverio Bertolini in Roma, via Cesare Ferrero di Cambiano, n. 82;

contro

Il Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

per la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima) n. 946 del 29 giugno 2018, resa tra le parti, concernente l’azione di accertamento dell'inesistenza o della nullità del d.P.R. 11 ottobre 1983.

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 febbraio 2019 il Cons. Giuseppa Carluccio e uditi per le parti gli Avvocati Giovanni Maria Flick e Francesco Saverio Bertolini e l'Avvocato dello Stato Fabrizio Urbani Neri.

 

FATTO e DIRITTO

1. La presente controversia concerne la perdita del grado per rimozione, disposta in esito ad un procedimento disciplinare, nei confronti dell’appellante, ufficiale dell’Aeronautica militare.

2. Con il ricorso n. 339 del 18 marzo 2017, egli ha adito il T.a.r. per la Toscana – sez. prima, ed ha chiesto:

a) dichiararsi nullo il d.P.R. dell’11 ottobre 1983 - con il quale era stata disposta, con la stessa decorrenza, la perdita del grado per rimozione – ai sensi dell’art. 21-septies della l. n. 241 del 1990, in quanto mancante della sottoscrizione del Presidente della Repubblica, quale elemento essenziale della forma, o inesistente, atteso che l’atto, anche considerando i dubbi sulla controfirma del Ministro della difesa, risulta privo di un elemento talmente essenziale da comportarne l’inesistenza;

b) disporsi, conseguentemente, la reintegra in servizio, con ricostituzione piena della carriera giuridica ed economica nel ruolo di appartenenza, oltre il riconoscimento della pensione sulla base della carriera ricostruita, e il riconoscimento del risarcimento del danno subito, anche non patrimoniale.

2.1. A sostegno della domanda, l’interessato ha dedotto che:

- era stato notiziato il 20 ottobre 1983 (in via gerarchica) di un telegramma proveniente dalla direzione generale del Ministero, inviato l’11 ottobre 1983, che lo informava di un provvedimento, in corso di perfezionamento, con il quale gli era stata inflitta la sanzione di perdita del grado, in esito al giudizio disciplinare e alla deliberazione del Consiglio di disciplina, adottata integralmente dal Ministro;

- il Bollettino Ufficiale del Ministero della difesa faceva riferimento ad un d.m. dell’11 ottobre 1983, registrato l’11 gennaio 1984, non verificabile per la mancanza dello stesso nell’archivio; mentre, invece, secondo la legge all’epoca vigente (art. 71, l. n. 113 del 1954) la sanzione si sarebbe potuta disporre con decreto del Presidente della Repubblica;

- il Ministero, nonostante precedenti richieste (negli anni 1983, 1984 e 1985), aveva rilasciato copia del d.P.R. dell’11 ottobre 1983 solo in data 11 marzo 1992;

- la firma “Pertini” appariva falsa, in quanto difforme da tutte le firme presidenziali, le quali riportavano il nome e il cognome del Presidente della Repubblica e il riferimento alla carica istituzionale, così come era priva del riferimento alla carica istituzionale la firma del Ministro della difesa Giovanni Spadolini;

- in data 26 ottobre 2010, aveva proposto querela di falso dinanzi al Tribunale di Firenze per far accertare la falsità della firma del Presidente della Repubblica;

- con sentenza n. 2812 del 2 agosto 2016, era stata dichiarata apocrifa la firma del Presidente della Repubblica, e che con la sentenza era stata sottolineata anche la mancata indicazione della carica istituzionale dello stesso oltre che del Ministro della difesa, e la difficile decifrabilità di quest’ultima firma;

- la suddetta sentenza era passata in giudicato.

2.2. Nel corso del processo di primo grado, è stata rigettata l’istanza cautelare ed è stata acquisita la documentazione relativa al procedimento disciplinare presupposto; inoltre, è stata emanata ordinanza ex art. 73, comma 3 c.p.a., sia in riferimento alla tardività del ricorso ai sensi dell’art. 31, comma 4 c.p.a., sia in riferimento al comportamento complessivo del ricorrente come incompatibile con la volontà di opporsi al procedimento disciplinare.

3. Il T.a.r. per la Toscana, con la sentenza n. 946 del 29 giugno 2018, ha dichiarato inammissibile il ricorso ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. b), del c.p.a.

3.1. Il primo giudice – dopo aver dato atto delle vicende temporali rappresentate dal ricorrente e dell’iter del procedimento disciplinare, che lo aveva coinvolto sin dal 1979 anche con d.m. di sospensione dal servizio, e che si era concluso con il d.P.R. del 1983, all’esito della Commissione di disciplina e della proposta del Ministro, ricevuto in copia solo nel 1992 - ha ritenuto ravvisabile l’acquiescenza al procedimento disciplinare, non essendo stato impugnato alcun provvedimento ed essendo stato posto in essere dal ricorrente un comportamento incompatibile, anche intraprendendo diverse attività lavorative.

3.1.1. Le argomentazioni sulle quali si basa la sentenza hanno ravvisato distinte ed autonome, sia pur connesse, ragioni ostative all’esame delle censure proposte (la ravvisata acquiescenza dell’interessato e la tardività delle sue iniziative processuali) e sono così essenzialmente sintetizzabili:

a) il ricorrente fa decorrere il termine di 180 giorni per la proposizione dell’azione di nullità, sia pure implicitamente, dal passaggio in giudicato della sentenza civile che ha accertato la falsità della firma del d.P.R., ma, a prescindere dal profilo della decorrenza del termine decadenziale, l’art. 31, comma 4, c.p.a. non si attaglia alla fattispecie;

b) sussistono i presupposti dell’acquiescenza, in presenza della disponibilità del diritto, della piena conoscenza degli atti lesivi della propria situazione giuridica soggettiva e di un comportamento spontaneo di adesione alle altrui determinazioni, quali individuati dalla giurisprudenza civile e amministrativa, perché:

b1) alla data della notizia del telegramma, il 20 ottobre del 1983, contenente tutti gli elementi dell’atto conclusivo del procedimento, erano già stati emessi i provvedimenti di sospensione, pacificamente impugnabili, e il ricorrente aveva avuto contezza della conclusione del procedimento disciplinare, avendo partecipato al Consiglio di disciplina del 12 maggio precedente;

b2) dall’ottobre 1983, o quanto meno dal marzo 1992, quando ha avuto disponibilità della copia del d.P.R., sino alla proposizione dell’azione civile, nel 2010, il ricorrente non ha posto in essere alcuna attività volta a contestare la conclusione del procedimento disciplinare, ma ha piuttosto svolto attività lavorative; né, in esito all’ordinanza ex art. 73, comma 3 c.p.a., ha dedotto alcunché in merito a comportamenti giuridicamente rilevanti;

c) l’intervenuta acquiescenza prevale sull’asserita imprescrittibilità dell’azione di nullità, secondo il regime precedente all’art. 31, comma 4 c.p.a., in ragione della necessità di tutelare la certezza del procedimento amministrativo e della intangibilità degli atti non contestati;

c1) la tempestiva impugnazione del d.P.R. o degli atti che comunicavano la sospensione o la rimozione dal servizio avrebbe consentito al giudice amministrativo di valutare la legittimità del procedimento disciplinare nell’immediatezza e di disporre la sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c. nell’ipotesi di proposizione dell’azione per querela di falso, con salvezza degli effetti processuali;

c2) se si accogliessero le argomentazioni del ricorrente si minerebbe la certezza e l’intangibilità del procedimento disciplinare concluso da lungo tempo, mentre proprio in ragione delle esigenze di certezza, i provvedimenti amministrativi sono assistiti da una presunzione di validità (oggi valevole anche per l’azione di nullità), superabile solo se la contestazione avvenga nei termini decadenziali previsti dalla legge, sempre che sussista, quale condizione dell’azione, un interesse che non sia venuto meno in conseguenza di comportamenti contrastanti della parte;

d) volendo ipoteticamente superare tutte le argomentazioni precedenti, si perverrebbe al rigetto della domanda della reintegrazione patrimoniale ex tunc, in mancanza di prova per la quantificazione del reddito conseguito, rilevante ai fini della dimidiazione del c.d. aliunde perceptum;

e) un comportamento della amministrazione non esente da critiche e la possibilità di responsabilità, anche penali, impone la trasmissione della sentenza alla Procura della Repubblica.

4. Avverso la suddetta sentenza, l’interessato ha proposto appello, censurando le due rationes dedicendi per mezzo di un primo complesso motivo articolato in tre profili, oltre ad un autonomo profilo relativo al rigetto nel merito; inoltre, egli ha riproposto le ragioni del ricorso di primo grado, deducendo l’inesistenza o comunque la nullità dell’atto (secondo motivo) ed il diritto alla ricostituzione della carriera, della pensione e al risarcimento del danno (terzo motivo).

4.1. Il Ministero si è costituito, instando per il rigetto.

4.2. Entrambe le parti hanno diffusamente argomentato le rispettive ragioni con memorie; l’appellante anche con memoria di replica.

5. Con il primo motivo di appello si censura la statuizione sull’intervenuta acquiescenza al provvedimento disciplinare da diverse angolazioni, articolate in tre profili.

5.1. Secondo un primo profilo, la sentenza sarebbe erronea laddove ravvisa acquiescenza nei confronti di un provvedimento rappresentato da un atto dichiarato giudizialmente falso, senza considerare che, per effetto dell’accoglimento dell’azione di querela di falso, quel documento falso ha perduto qualsivoglia valore con efficacia erga omnes e non esiste il provvedimento; con la conseguenza che non può aversi acquiescenza rispetto ad un provvedimento lesivo che non risulti emesso.

5.2. Secondo un secondo profilo, la sentenza – limitandosi a rilevare che l’art. 31 c.p.a. non si attaglia alla fattispecie - sarebbe erronea per non aver considerato che, essendo l’azione proposta non volta all’annullamento del provvedimento, ma all’accertamento dell’inesistenza, o quantomeno della nullità, dello stesso in ragione della falsità del documento che lo rappresenta, il tempo rilevante non è quello dal 1983 al 1992, durante il quale non aveva neanche conoscenza piena dell’atto, né quello successivo alla consegna della copia da parte dell’amministrazione, ma solo quello successivo all’accertamento definitivo della falsità del documento, a partire dal quale il diritto chiesto poteva farsi valere (art. 2935 c.c.).

Pertanto, il ricorso sarebbe stato tempestivamente notificato (il 18 marzo 2017) entro i 180 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza (del 2 agosto 2016, notificata il successivo 2 settembre), che ha dichiarato falso il documento.

Né, prosegue l’appellante, alcuna conseguenza può trarsi dall’azione di querela di falso svolta in via principale, anziché incidentale nel processo amministrativo, posto che entrambe le strade sono consentite dall’ordinamento al fine di rimuovere, con i medesimi effetti, il carattere fidefacente dell’atto pubblico (artt. 221, comma 1 c.p.c. e art. 77, comma 1, c.p.a.). Così come nessuna conseguenza può trarsi dalla mancata proposizione dell’azione di annullamento, trattandosi di distinti rimedi apprestati dall’ordinamento.

5.3. Secondo un terzo profilo, la sentenza sarebbe erronea nell’aver ravvisato l’acquiescenza senza identificare l’atto o la condotta fonte di accettazione, non potendosi, invece, ritenersi integrata l’acquiescenza presuntivamente nella mancata proposizione di azioni giudiziali e nello svolgimento di altre attività lavorative, mancanti del necessario carattere della univocità.

Soprattutto, sostiene l’appellante, se l’acquiescenza preclude il diritto di azione non può sostenersi che essa si realizza per via della mancata impugnazione, altrimenti si finirebbe con il riconoscere la perdita del diritto al di fuori delle fattispecie prescrizionali e decadenziali previste dalla legge; inoltre, l’erroneità della argomentazione del giudice emergerebbe dalla contraddizione in cui egli cade, quando afferma che la ritenuta acquiescenza prevale sull’asserita imprescrittibilità dell’azione di nullità, secondo il regime precedente.

Infine, la sentenza non avrebbe considerato l’abnormità del caso di specie, consistente in un documento consegnato in copia solo dopo nove anni, nella possibilità che potesse trattarsi di un falso, nelle verifiche effettuate prima di rivolgersi al giudice civile, nella necessità di avere una fonte di reddito in quel periodo, con la conseguenza che nessun rilievo può assumere lo svolgimento di attività lavorative.

6. Logicamente preliminare è lo scrutinio del terzo profilo del primo motivo di ricorso (inerente alla questione della acquiescenza), che è fondato.

Come si chiarirà nel prosieguo, non sono invece fondati i primi due profili del primo motivo (inerenti alla ravvisata tardività delle iniziative processuali dell’interessato).

7. Il T.a.r. ha dichiarato l’inammissibilità dell’azione esercitata nel 2017, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. b) c.p.a., ravvisando la mancanza di una condizione soggettiva per agire in giudizio, costituita dall’interesse a ricorrere concreto ed attuale, in presenza di acquiescenza.

Il T.a.r. ha argomentato, in riferimento al comportamento complessivo del ricorrente come incompatibile con la volontà di opporsi al procedimento disciplinare ed ha desunto tale complessivo comportamento, liberamente posto in essere dal destinatario:

a) dalla mancata proposizione dei ricorsi giurisdizionali avverso i vari atti, dai provvedimenti di sospensione alla comunicazione del telegramma, e, comunque, quantomeno, avverso la copia del d.P.R., della quale il ricorrente aveva avuto disponibilità nel 1992;

b) dall’aver svolto lavori diversi dopo la perdita del grado per rimozione.

7.1. Le censure sono fondate sulla base della giurisprudenza consolidata di questo Consiglio.

Invero, i consolidati principi che richiedono una condotta (espressa o tacita) univoca sulla irrefutabile volontà di accettare gli effetti e l’operatività del provvedimento e una volizione libera, successiva o contestuale all’emanazione del provvedimento astrattamente lesivo, ribaditi di recente dall’Adunanza plenaria n. 1 del 2016, in uno con l’esigenza di uno stringente vaglio in sede giurisdizionale onde evitare l’elusione dei valori costituzionali tutelati dagli artt. 24, primo comma, e 113, primo comma Cost., sono stati affermati nell’ambito di fattispecie di tempestiva impugnazione del provvedimento lesivo e non di mancata tempestiva impugnazione dello stesso (ex multis Cons. Stato, sez IV, n. 5775 del 2013; sez. V, n. 5694 del 2012). D’altra parte, per l’ipotesi della mancata tempestiva impugnazione del provvedimento opera il diverso istituto, proprio del diritto amministrativo, della decadenza.

7.2. Pure consolidato è il principio secondo cui non rilevano come comportamenti concludenti ai fini dell’acquiescenza quelli adottati dall’interessato in una logica soggettiva di riduzione del pregiudizio (ex multis, A.p. n. 1 del 2016, Cons. Stato, sez. IV n. 1126 del 2016), come sicuramente è la ricerca e lo svolgimento di un lavoro retribuito nella fattispecie.

Non è sufficiente, pertanto, il compimento di atti resi necessari od opportuni, nell'immediato, dalla esistenza del suddetto provvedimento, in una logica soggettiva di riduzione del pregiudizio, che non per questo escludono la eventuale coesistente intenzione dell'interessato di reagire poi per la eliminazione degli effetti dell'atto (Cons. Stato, sez. VI, n. 1417 del 2015).

8. Con i primi due profili del primo motivo di appello – ripresi anche con il secondo motivo – l’appellante mette al centro della critica della sentenza gravata (per contestare le altre sue statuizioni processuali sulla non esaminabilità delle deduzioni di primo grado) la mancata considerazione della portata della sentenza del giudice civile che ha accertato l’apocrifia della firma del Presidente della Repubblica.

Secondo la prospettazione del ricorrente, dall’accertata apocrifica della firma deriverebbe la mancata conclusione del procedimento di rimozione dal grado, con conseguenti inesistenza o nullità dell’atto finale, impugnabilità entro i 180 giorni decorrenti dal passaggio in giudicato della sentenza di falso e tempestività del ricorso proposto dinanzi al T.a.r.

8.1. Il percorso logico che l’appellante sviluppa - sul presupposto della inesistenza o della nullità del provvedimento - può così riassumersi:

a) il tempo rilevante ai fini della tempestività dell’azione dinanzi al giudice amministrativo decorre dal momento dell’accertamento del falso con giudicato;

b) è possibile prima agire per l’accertamento della falsità dinanzi al giudice ordinario e, poi, dinanzi al giudice amministrativo, facendo valere l’illegittimità del provvedimento falso, essendo consentito dall’ordinamento, il quale prevede due distinti rimedi per l’accertamento del falso e per l’accertamento della legittimità del provvedimento; con la conseguenza che l’interessato non era tenuto a proporre prima l’azione amministrativa a pena di decadenza;

c) a favore di tale soluzione milita il rilievo a tempo indeterminato dato alla falsità nell’ordinamento, che prevale sull’esigenza di certezza dei rapporti giuridici.

8.2. La tesi prospettata non può essere condivisa, non trovando rispondenza nell’assetto ordinamentale risultante da chiare norme processuali.

8.3. In generale, deve dirsi che la disciplina processuale della querela di falso e quella del termine di decadenza per impugnare i provvedimenti amministrativi coesistono, ma operano su piani diversi e intrecciati.

8.3.1. Il codice del processo amministrativo (art. 77) prevede che, qualora il ricorrente deduca la falsità di un documento che impugna, se non prova di aver già proposto la querela di falso, deve chiedere un termine al giudice per poterla proporre dinanzi al giudice ordinario. Se il giudice amministrativo ritiene che la controversia possa essere decisa indipendentemente dal documento supposto falso la decide; altrimenti, sospende il processo sino alla definizione del giudizio di falso (art. 77) e lo dichiara estinto se nessuna parte deposita la copia della sentenza civile nel termine di 90 giorni dal suo passaggio in giudicato (art. 78).

8.3.2. La richiesta della fissazione di un termine al giudice amministrativo per poter proporre querela dinanzi al giudice ordinario è configurabile anche nel grado di appello, ovviamente nei limiti previsti per la produzione in appello delle prove documentali; con la conseguenza, che la richiesta è sicuramente ammissibile se il documento è stato già prodotto in primo grado (Cons. Stato, sez. VI, n. 6291 del 2007), salvo che il richiedente non via abbia espressamente rinunziato (Cons. Stato, sez. VI, n. 5050 del 2008).

8.3.3. La sentenza del giudice amministrativo che abbia pronunciato su un provvedimento tempestivamente impugnato può essere oggetto di revocazione, se la falsità è stata accertata dal giudice ordinario dopo la sentenza del giudice amministrativo o se la parte ignorava la sentenza di falso intervenuta prima (art. 395, primo comma, n. 2 c.p.c.).

8.3.4. Il tempo della scoperta della falsità è un dato rilevante nell’ordinamento processuale:

- nel caso di sentenza di primo grado non impugnata con l’appello, la scoperta della falsità deve essere successiva alla scadenza dei termini per l’appello (art. 396 c.p.c.);

- il ricorso per revocazione, ai sensi dell’art. 395, primo comma, n. 2, deve contenere la data della scoperta della falsità (art. 398, secondo comma, c.p.c.).

8.3.5. Dal suddetto assetto normativo discende che il termine per l’azione di inesistenza o nullità di un provvedimento non può decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa di falso.

Per consentire, insieme, l’accertamento della falsità del documento e la certezza dei rapporti giuridici che deriva dalla intangibilità degli atti non contestati, l’ordinamento ha contemperato i due valori della verità e della certezza mediante la regolamentazione processuale, escludendo il rilievo a tempo indeterminato della falsità che il ricorrente postula.

8.4. Sulla base delle argomentazioni esposte, i primi due profili delle censure del primo motivo di appello vanno rigettati.

9. Deve aggiungersi che, a favore dell’appellante, non rileva la questione se si doveva ritenere o meno imprescrittibile l’azione di inesistenza o nullità, nel quadro normativo antecedente all’entrata in vigore del codice del processo amministrativo.

Il ricorso al T.a.r. è stato proposto il 18 marzo 2017, dopo il decorso del termine di 180 giorni previsto dall’art. 31, comma 4 c.p.a.

Né trova applicazione la previgente disciplina, pur se interpretata nel senso più favorevole alle deduzioni dell’appellante, atteso che la disposizione transitoria, di cui all’art.2, all. 3, c.p.a., vale per le azioni già proposte alla data del 16 settembre 2010, data di entrata in vigore del codice processuale amministrativo. Naturalmente, nessun rilievo ha la data di proposizione della querela di falso, che, comunque, è successiva per essere stata proposta il 26 ottobre 2010.

10. In conclusione, è accolto il terzo profilo del primo motivo di appello e sono rigettati il primo e il secondo profilo dello stesso primo motivo; per l’effetto, in riforma della sentenza gravata, il ricorso proposto dinanzi al T.a.r. deve essere dichiarato irricevibile per tardività.

11. Conseguente è l’improcedibilità - per il difetto di interesse conseguente a tale preclusione processuale - delle censure attinenti alla decisione del merito della controversia – che la sentenza impugnata ha svolto in via ipotetica e per mera completezza – dedotte attraverso un ulteriore autonomo profilo del primo motivo, nonché attraverso la riproposizione delle ragioni del ricorso di primo grado, invocando l’inesistenza o, comunque, la nullità dell’atto (secondo motivo) ed il diritto alla ricostituzione della carriera, della pensione e al risarcimento del danno (terzo motivo).

E’ pertanto irrilevante anche ogni ulteriore verifica sul se a suo tempo il procedimento si sia concluso con un atto di natura autoritativa della autorità competente, e cioè sul se tale atto sia stato smarrito e sostituito e sul se l’atto conclusivo sia stato emesso dal Ministro.

11. La peculiarità della controversia, unitamente alla valenza generale delle questioni giuridiche rilevanti, consente la compensazione integrale delle spese processuali per entrambi i gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello n. 7422 del 2018, come in epigrafe proposto, così provvede:

a) accoglie il terzo profilo del primo motivo di appello - escludendo che vi sia stata l’acquiescenza dell’interessato - e rigetta il primo e il secondo profilo dello stesso primo motivo; per l’effetto, in parziale riforma della sentenza gravata, dichiara irricevibile il ricorso introduttivo del giudizio proposto dinanzi al T.a.r.;

b) dichiara improcedibili per carenza di interesse i restanti motivi di appello;

c) compensa integralmente le spese processuali del primo e del secondo grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l’appellante.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2019, con l'intervento dei magistrati:

Luigi Maruotti, Presidente

Oberdan Forlenza, Consigliere

Daniela Di Carlo, Consigliere

Roberto Caponigro, Consigliere

Giuseppa Carluccio, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giuseppa CarluccioLuigi Maruotti
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO

 
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strage di Ustica a TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA' di Laura Picchi

Post n°2043 pubblicato il 13 Marzo 2019 da laura561

a TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA'
dopo 39 anni chiediamoglielo insieme come nel film il Muro di Gomma Ammiraglio dopo 39 anni ci dica la verità sulla strage di Ustica, sono 39 anni che mentite. Ammiraglio ci dica dove avete imboscato i tracciati radar e le strip, le chiavi per leggerli e interpretarli?
Ammiraglio ci dica chi sono i traditori di questa Democrazia sottomessa agli interessi Usa? Chi il vero assassino e tutti i mandanti?
Ammiraglio abbiamo perso tutto e allora se vuole cancelliamo tutto quanto è successo nell'inferno di questi 39 anni con la RISPOSTA VOSTRA DI VERITA' alla solita terribile domanda: AGGIUNGI SOLO PERCHE' ?

 
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VERITA' PER FDI SU USTICA: UNA NESSUNA CENTOMILA

Post n°2042 pubblicato il 06 Marzo 2019 da laura561

VERITA' PER FDI SU USTICA: UNA NESSUNA CENTOMILA
rampelli quando eravate AN eravate per la bomba, poi volevate la commissione (volevo venire visto dite depisto), ora avete scoperto che sono stati i francesi A FARE LA STRAGE DI USTICA che sono gli unici TRA USA ITALIA E FRANCIA sicuramente innocenti. ve l'ha detto salvini che il nemico è macron. RAMPELLI  LASCIATE STARE I RAPPORTI DIPLOMATICI, SIETE UN DISASTRO UNIVERSALE!

 
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A SANDRO MARCUCCI 27 ANNI DOPO IL SUO ASSASSINIO

Post n°2041 pubblicato il 02 Febbraio 2019 da laura561

A SANDRO MARCUCCI 27 ANNI DOPO IL SUO ASSASSINIO
Nel 27o anniversario dell'omicidio di Sandro Marcucci io ringrazio chi ci ha portato all'attico del crimine stragista e golpista e ci ha fatto vedere il nome e cognome sul campanello. Mentre il ministero della difesa ci racconta in subordine di crediti prescritti io l'associazione antimafie rita atria goffredo d'antona le famiglie dei nostri morti ammazzati la famiglia ciancarella ciancarella stesso, dettori e la sua famiglia abbiamo patito dal potere danni IRRISARCIBILI.
Sandro Marcucci decise di prendersi da solo il Paese sulle spalle, Lui non voleva ci rimettesse nessuno , che se proprio volevano toccare qualcuno toccassero lui. ORA LO PENSO IO QUELLO CHE PENSAVA MARCUCCI SE PROPRIO DEVE PAGARE QUALCUNO PER AVER CERCATO LA VERITA' TOCCHINO SOLO ME. IO GUARDO QUELLA TOMBA A PISA E TUTTE LE VOLTE DICO A SANDRO MARCUCCI NO SANDRO NON DOVEVA ANDARE COSI'. DOVEVI ESSERE QUI VIVO CON NOI E CON I TUOI. AVERTI QUI VIVO SANDRO SAREBBE L'UNICO RISARCIMENTO CHE VORREMMO INSIEME A CHE QUEL DC9 QUELLA SERA FOSSE ATTERRATO REGOLARMENTE A PALERMO 38 ANNI FA. SANDRO ABBRACCIA SILVIO LORENZINI PER NOI E DIGLI CHE NON SARA' MAI SOLO. NESSUNO DIMENTICA QUA IN PRIMA LINEA. TI AMO SANDRO. LAURA

 
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ALLA GIUDICE DEL CONSIGLIO DI STATO GIUSEPPA CARLUCCIO E A TUTTO IL COLLEGIO CHE DECIDERA' LA CAUSA CIANCARELLA

Post n°2040 pubblicato il 01 Febbraio 2019 da laura561

ALLA GIUDICE DEL CONSIGLIO DI STATO GIUSEPPA CARLUCCIO E A TUTTO IL COLLEGIO CHE DECIDERA' LA CAUSA CIANCARELLA
è stata nominata la relatrice al consiglio di stato del caso ciancarella la giudice giuseppa carluccio. mi permetta di rivolgerLe un accorato appello. Noi sappiamo che è stata nominata consigliere del consiglio di stato dal governo Renzi ma sappiamo che la giudice Carluccio ebbe il coraggio nel 2013 di scrivere insieme al resto di quel collegio la sentenza della cassazione civile nella quale si afferma che ha ragione Itavia nella causa contro il governo italiano, che ci sono stati i depistaggi am italia su Ustica, che la tesi piu' probabile per quel collegio e' che un missile lanciato da aereo ignoto ha abbattuto ll dc9. ecco l'appello dottoressa Carluccio. SI SCATENERA' L'INFERNO PER FARLE CONFERMARE LA SENTENZA DEL TAR SUL CASO CIANCARELLA MA BISOGNA CHE LEI COMPRENDA CHE LA VICENDA CIANCARELLA E' QUEL DEPISTAGGIO PER IL QUALE NON SI SA LA VERITA' GIUDIZIARIA SU USTICA. L'APPELLO DOTTORESSA CARLUCCIO E' DI DARE A CIANCARELLA E FAMIGLIA VERITA' PER LA GIUSTIZIA COME QUEL COLLEGIO DI CUI LEI FACEVA PARTE HA DATO A ITAVIA. E' LA STESSA VICENDA DOTTORESSA CARLUCCIO. NON SI FACCIA INGANNARE. LAURA PICCHI

 
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caso Ciancarella: TRENTA TI INFORMO IO DA BRAVA CITTADINA: SONO IO IL TUO VERO PROBLEMA

Post n°2039 pubblicato il 24 Gennaio 2019 da laura561

TRENTA TI INFORMO IO DA BRAVA CITTADINA: SONO IO IL TUO VERO PROBLEMA
ci sono momenti in cui non si puo' che tornare un attimo su facebook per dire che la Ministra Trenta ha depositato un'altra memoria contro Mario Ciancarella e la sua famiglia. Trenta non ha ancora capito che il suo vero problema sono io ovvero sono io che al tempo presente ho cercato la verità su Ustica insieme ad altri e altre, ma non Ciancarella che lo tenete impegnato con la sua vicenda e i vari gradi di giudizio di questa infinita causa. La povera Trenta allora FACCIA APPROVARE LA PROPOSTA DEGLI AMICI DI SALVINI FRATELLI D'ITALIA DI COMMISSIONE SU USTICA E MI TRASCINI DAVANTI AD ESSA SE PENSANO CHE DEPISTO . SI DIA GIUSTIZIA AI CIANCARELLA E PRENDETEVELA CON ME. E' NEL VOSTRO INTERESSE. COMUNQUE SIA UOMO AVVISATO MEZZO SALVATO, UGUALE VALE PER I MINISTRI, IO IN OGNI OCCASIONE DENUNCERO' LA VERITA' SU USTICA FIN DOVE SONO ARRIVATA. Non sono Fratelli d'Italia che vuole equiparare GLADIO AI PARTIGIANI. IO SONO ANTIFASCISTA NEMICA DI GLADIO E DI CHI IN ESSA HA COMPIUTO CRIMINI ORRIBILI. AUGURI TRENTA! NE HAI BISOGNO VISTO CHE PARE LA CORTE DEI CONTI ABBIA ACCERTATO CHE NON POTEVI NOMINARE LA TUA CONSIGLIERA E QUINDI POTRESTI ESSERE CHIAMATA A PAGARE EVENTUALE DANNO ERARIALE ALLO STATO. LA GENTE ANCHE SE IO NON SONO SU FACEBOOK PER PROBLEMI PRIVATI SARA' SEMPRE INFORMATA DA ME SULLE VOSTRE IGNOBILTA'. BUONA VITA TRENTA! laura picchi

 


AGGIORNAMENTO SU CASO CIANCARELLA ha scritto trenta tramite l'avvocato dello stato che se proprio RITENESSE IL CONSIGLIO DI STATO tutto vero quello che c'è scritto nella memoria degli avvocati di Ciancarella in subordine SONO PRESCRITTI I CREDITI DI CIANCARELLA NEI CONFRONTI DEL MINISTERO.
TRENTA IN STILE GRILLINO MA VA....... ! SE PER TE E' UNA QUESTIONE DI SOLDI, PER NOI A LIVELLO UMANO DI DANNI IRRISARCIBILI ! VERGOGNATEVI! TRENTA DIMETTITI ! PRIMA ANDATE A CASA MEGLIO E'. NEMMENO RENZI ERA ARRIVATO A TANTA SPUDORATEZZA. MA QUANDO CI STANNO NUOVE ELEZIONI POLITICHE????????? VOTO CHIUNQUE PROMETTE DI METTERE AL PRIMO POSTO NELLA SUA AZIONE POLITICA LA CONOSCENZA E IL RISPETTO DEL LATO UMANO DELLE VICENDE INDIVIDUALI E COLLETTIVE DEL PAESE. AUGURI ITALIA ! ORA TORNO AI MIEI PROBLEMI. CERTO TRENTA POTEVI FARNE A MENO DI TUTTE QUESTE MEMORIE SMEMORATE. FATEMI OCCUPARE DI RICOSTRUIRE LA MIA VITA. DAJE . PENSIONATEVI PER SEMPRE! LAURA PICCHI

 
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Commissione d’inchiesta per Cervia. Ministro, quando invece qualcosa avverrà per Ciancarella?

Post n°2038 pubblicato il 21 Gennaio 2019 da laura561

Commissione d’inchiesta per Cervia. Ministro, quando invece qualcosa avverrà per Ciancarella?

La Ministra della Difesa Trenta, seguendo sulla strada annunciata mesi fa su facebook, ha annunciato che sulla scomparsa di Davide Cervia verrà istituita una commissione d’inchiesta. Davide, esperto di guerra elettronica, fu rapito nel 1990. Per anni la ricerca della verità fu negata e resa impossibile da una catena di omissioni e depistaggi che in qualsiasi Stato normale sarebbe impensabile. La lotta per la verità della sua famiglia,come Associazione, la riconosciamo e sentiamo vicina. Omissioni e depistaggi, insabbiamenti da parte di chi dovrebbe rappresentare le Istituzioni con verità e giustizia, nella storia repubblicana italiana hanno colpito spesso, troppo spesso. Per questo crediamo, e ci battiamo da anni perché accada, tutti gli armadi della vergogna, gli scheletri delle trame e dei depistaggi vanno aperti, scoperti, rendendo giustizia alle vittime e a chi ha subito una gravissima violenza anti-democratica. Come la famiglia Cervia, come i familiari delle vittime delle stragi da Portella della Ginestra al 1992-1993.

Riteniamo che sia meritevole di una commissione di inchiesta anche la falsificazione di un Presidente della Repubblica (Sandro Pertini) e di un Ministro (Spadolini) su un decreto illegittimo di radiazione. E’ la storia di Mario Ciancarellache da decenni è vittima di una catena di omissioni e depistaggi. E ormai documentato e certificato (dal Tribunale di Firenze) che la sua radiazione dall’Aeronautica è avvenuta con firma falsa del Presidente Pertini. Quanto sta accadendo sulla vicenda di Davide Cervia deve rappresentare la speranza di uno spiraglio di luce per lui e per tutti coloro che hanno subito ingiustizie simili. Che, finalmente, si possa far luce sulle zone buie della storia repubblicana italiana e i suoi Palazzi.

Nella precedente legislatura il M5S che ha scelto proprio la Ministra Trenta ha fatto interventi parlamentari, ha partecipando a conferenze stampa, ha gridato all’indignazione. Ci è stato risposto “purtroppo non siamo noi al governo”. Oggi sono al governo e ci chiediamo quale sia la motivazione di questa palese inversione ad U seguendo il solco di tutti i precedenti governi e poteri.

Chiediamo al Presidente della Commissione Difesa, Gianluca Rizzo, di rispettare gli impegni che si era preso nella precedente legislatura e di non scrivere anche lui una brutta storia sulle pagine oscure di questo Paese.

Invitiamo la Ministra Trenta a leggere attentamente il contesto nel quale si muove la vicenda Ciancarella e ad avere un atto di coraggio politico nell’affrontare la vicenda con la sola motivazione della giustizia e non di altri equilibri che non possono e non devono trovare spazio in un Paese che si definisce democratico.

Associazione Antimafie Rita Atria

 

http://www.ritaatria.it/RadiazioneCiancarella.aspx

 
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