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Post n°3463 pubblicato il 26 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: La famiglia Lombardi chiede aiuto al commissario Berardi per la scomparsa della figlia Agata. Le poche cose che per il momento ha appreso è che la figlia ha un'amica di nome Clelia Rossi, la quale dice a Perino e Tirdi che è da parecchio che non vede Agata. La Rossi lavora in una ditta di imballaggi e fa i turni. Altra cosa importante è che un uomo importunava Agata e che guida una Fiat 500 Topolino di colore nero, un modello di auto molto in voga in città. Un paio di testimoni lo hanno visto ma non in volto, il sospettato portava degli occhiali scuri e un cappello nero Il questore ipotizza che la ragazza sia scomparsa con un fidanzato, una fuga d'amore, ma il commissario resta molto dubbioso in merito a questo.
Non sarà facile venirne a capo, ho mandato un paio di colleghi alla stazione e al deposito delle corriere, ma nessuno degli addetti alla biglietteria ha visto la ragazza. Poi il misterioso uomo, chi è? Cosa voglia dalla Lombardi è facile intuirlo, evidentemente non sa nulla che stiamo indagando, d’altronde come potrebbe saperlo. Nel pomeriggio arriva una telefonata in ufficio, è uno dei professori della ragazza:”Commissario, credo che l’uomo che cerchiate sia fuori dall’istituto”. “Perino vieni con me, prendiamo l’auto, se siamo fortunati riusciamo a prendere il nostro amico misterioso”. Purtroppo non sarà così, quando arriviamo di auto posteggiate non ne vediamo l’ombra e manco di persone sospette. “Mi spiace commissario, ho provato con un escamotage a fermarlo, ma è stato inutile, è andato via”. “Ha preso la targa?”. “Questo si, ecco il biglietto: TO 68941”. “La ringrazio professore, ha corso comunque un bel rischio a tentare di fermare quella persona, non sappiamo se è un violento, in ogni caso la prossima volta dovesse capitare vada assieme ad un altro suo collega e non da solo”. Finalmente abbiamo qualcosa di concreto in mano. “Perino, vedi di risalire al proprietario del veicolo”. Il collega arriva, ma il denota perplessità. “Commissario, l’auto è intestata a un certo Reviglio, Matteo Reviglio”. “Quindi? Cosa trovi di strano?”. “Che questa persona è morta da un paio di anni. La moglie non ha la patente e non hanno figli”. “Magari hanno venduto la macchina a qualcuno”. “Può darsi, secondo me sarebbe meglio andare a trovare la signora”. “D’accordo, dove abita?”. La donna è residente a Grugliasco, un piccolo paese vicino a Torino. L’indomani mattina ci rechiamo al suddetto indirizzo. La signora ci fa accomodare. “Gradite qualcosa commissario? Non faccia complimenti”. “Grazie signora molto gentile, ma non è il caso. Siamo qui per l’auto di suo marito”. Mi guarda stupita e domanda cosa sia successo. “Mio marito è mancato due anni fa, da quel momento la macchina è ferma nel garage. Io non ho la patente”. “Non l’avete venduta?”. “No, è un ricordo, so che è difficile capirlo, a volte ci salgo e ricordo le gite che facevano”. “Potremmo vederla?”. “Si, venite, prendo le chiavi del garage”. Quando la vedo capisco che non è l’auto che cerchiamo, questa è un altro modello e anche il colore non coincide. Perino nota che manca la targa posteriore e pure quella anteriore. Qualcuno le ha rubate. Mi rivolgo alla signora Reviglio domandando se qualche altra persona abbia le chiavi per entrare nel garage. La risposta è negativa. “Commissario ma perché mi fa queste domande? Incomincio a preoccuparmi”. “Stia tranquilla signora, lei non deve preoccuparsi. Mi dica solo una cosa, ha visto qualcuno aggirarsi nel suo cortile negli ultimi tempi?”. Ci riflette e poi dice che qualche mese addietro aveva visto uscire dal cortile una persona, pensava avesse sbagliato casa. “Quando è scesa per andare in garage ha trovato la serratura aperta o rotta?”. “No, quello che però mi è sembrato strano è che la serratura aveva solo una mandata, io di solito ne do tre, come faceva mio marito”. Torniamo in ufficio con la convinzione che quella persona sia entrata nel garage con una chiave universale, ha rubato le targhe e poi sia andato via. “Ma perché proprio quel modello?”. “L’unica risposta Perino,è che il ladro sapeva che la donna non guidava,quindi non se ne sarebbe accorta. La sua speranza era proprio questa, che non se ne accorgesse”. “Quindi si può ipotizzare che quest’uomo abiti vicino alla signora?”. “Si! Oppure che conoscesse bene i coniugi Reviglio”. Tirdi consiglia di fare una ricerca nella cerchia di amici. “Ottima idea, fai un salto a Grugliasco e prova a vedere se scopri qualcosa”. “Commissario, c’è una cosa però che non capisco...l’uomo ruba le targhe e le mette su un altro modello...non avrebbe senso, a meno che non sia…”. “Che l’auto sia rubata? Il ragionamento fila, e c’è un’altra cosa che mi frulla in testa”. “Cosa?”. “Che la Lombardi sia andata a trovare qualche sua amica o compagna che abita in quel paese e che il misterioso uomo l’abbia vista…”. “Potrebbe essere, ma potrebbe essere anche che questa persona l’abbia vista mentre usciva dal liceo”. “Lo escludo, non credo più di tanto alle coincidenze. Credo però che se tu rubi le targhe e le metti su un’altra auto è perché hai già in mente uno scopo, evidentemente il nostro amico misterioso lo aveva: rapire la ragazza”. Perino domanda se è il caso di fare un salto all’ufficio denunce di furto. “Si, vai pure chissà che non salti fuori qualcosa di interessante”. Nel tornare a casa, passo da mamma Gina che mi domanda come va l’indagine. La metto al corrente su quello che sappiamo. “Povra matota, spero che riusciate a trovarla”. “Stai tranquilla Gina, ti ho mai delusa?”. Lei mi da una carezza e risponde di no, che non l’ho mai delusa. Immerso nei miei pensieri non mi accorgo che è arrivata Maria. Non dice nulla, capisce che qualcosa mi assilla e come sempre aspetta che sia io a parlarne. “Scusa Maria, non ti ho sentito arrivare, come è andata la giornata?”. “Bene Marco e la tua? Immagino che stavi riflettendo sul caso della ragazza scomparsa”. “Si! Abbiamo fatto qualche passettino in avanti, ma è troppo poco per aver scoperto che fine ha fatto la Lombardi”. Ceniamo e solo dopo racconto a Maria delle scoperte fatte. “E se la ragazza non fosse mai andata via da Torino?”. “Cosa vuoi dire?”. “Hai detto che è uscita di casa senza soldi, quindi magari si è rivolta a qualche sua compagna o amica. Se non sbaglio mi hai detto che è legata ad un’amica di vecchia data”. “Si, ma Tirdi e Perino hanno riferito che questa amica è da molto tempo che non la vedeva”. “Se è vero che è l’amica del cuore, potrebbe aver mentito non trovi?”. Questa frase mi colpisce in pieno, in effetti gli amici veri mentono pur di aiutare la persona che hanno a cuore. Il giorno dopo i colleghi mi riferiscono cosa hanno scoperto: una denuncia di furto d’auto è stata fatta da un certo Michele Padoin, residente a Rivoli. “Quando è avvenuto il furto?”. “Tre mesi fa, l’auto non è mai stata ritrovata, il modello ovviamente è quello descritto dal signor Lombardi”. “E tu Tirdi che mi dici?”. “I Reviglio non hanno molti amici, abitano a Grugliasco da circa cinquant’anni. Comunque tutte queste persone concordano che i coniugi sono persone rispettabili, che non hanno mai avuto uno screzio con chicchessia”. “Però qualcuno sapeva che la donna aveva in garage un auto che non usava, come faceva il ladro a saperlo? Doveva conoscerla bene”. “E se questo tizio lavorasse o avesse lav orato in qualche negozio dove la Reviglio andava a fare spesa?”. “Facciamo un salto a Grugliasco, ci dividiamo i negozi della zona”. Il viaggio non è infruttuoso, veniamo a sapere che tre mesi fa, un uomo, dipendente di una drogheria, si era licenziato. “Mi ha detto che aveva problemi con la sorella, ma non ha spiegato il motivo”. “Come si chiama? Sa anche l’indirizzo?”. “Franco Roccati, l’indirizzo non lo so, ma veniva al lavoro in bicicletta quindi non credo abitasse lontano”. La data del licenziamento coincide con il furto d’auto, potrebbe essere solo una coincidenza oppure no. Riusciamo a risalire all’indirizzo di abitazione: via Bellari numero 19 Grugliasco, dalla parte opposta a dove si trova il negozio. Ci rechiamo immediatamente all’indirizzo, ma la persona che cerchiamo non abita più lì da diverso tempo e nessuno dei condomini sa dove sia andato. “Era un tipo taciturno, sempre sulle sue. Avere un dialogo con lui era impossibile, ti guardava torvo anche se ti avvicinavi solo per un semplice saluto”. (Continua)
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