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Post n°3467 pubblicato il 31 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: Il commissario Berardi nell'indagare sulla scomparsa di Agata Lombardi ha solo un paio di certezze. Che l'amica Clelia Rossi della scomparsa stia mentendo per proteggerla, e che un certo Franco Roccati sia l'uomo che assilla la ragazza.
Vedo le labbra contrarsi in una smorfia di paura. “No, non so nulla di questa persona”. “Posso domandarle come mai si è licenziata? Il suo titolare è sembrato molto dispiaciuto per la sua decisione”. “Ho problemi personali, tutto qui”. Capisco che sta mentendo ma è inutile che insista. “Se la sua amica dovesse farsi viva, ci avverta...le dica anche che sappiamo chi è l’uomo da cui scappa”. Questa frase colpisce in pieno la Rossi, farfuglia qualcosa che non capisco, poi mi accompagna alla porta. L’appostamento dei colleghi davanti al liceo non porta a nulla, l’uomo sembra essere svanito nel nulla. “Avrà capito che gli stiamo con il fiato sul collo”. “Probabile…”. “Commissario, a cosa sta pensando? Sembra assorto nei suoi pensieri” domanda Perino. “Mi conosci bene”. Riferisco del colloquio avuto con Clelia Rossi. “Se ha avuto l’impressione che la signorina Rossi abbia avuto paura al sentire nominare Roccati, vorrebbe dire solo una cosa”. “Che l’ha visto!”. Ci rechiamo in ditta e domando al titolare se ha notato qualcosa di strano nella sua dipendente prima che si licenziasse. “Non ricordo bene sinceramente, però negli ultimi giorni era molto taciturna, ho pensato fosse a causa di sua nonna... venite con me vi faccio parlare con Alfio, è un collega con cui Clelia ha legato molto”. L’uomo è vicino a un camion, deve fare delle consegne ed è pronto per uscire. Vautero lo chiama e gli fa sapere che siamo della polizia e che vogliamo porgli delle domande. “Buongiorno, le ruberò pochi minuti. Si tratta della signorina Rossi”. “Le è successo qualcosa?”. “Sta bene, stia tranquillo. La mia domanda è se lei ha notato qualcosa di strano nelle settimane prima del licenziamento”. L’uomo riflette un attimo:”Non mi sembra…ma ora che ci penso, qualcosa di strano c’è stato. Clelia di solito andava a casa da sola, a volte veniva in bicicletta oppure con il bus, la fermata non è lontana da qui. Negli ultimi giorni però mi domandò se potevo dargli un passaggio con il camion”. “Come mai glielo ha chiesto?”. “Non ho idea commissario, non avevo problemi a darglielo, un paio di volte l’ho accompagnata fino a casa”. “Immagino che l’uscita dei furgoni sia da quella parte” indico un portone in fondo al magazzino. “Si, usciamo da quel portone”. “Dalla parte opposta c’è l’ingresso dei dipendenti” rifletto ad alta voce. Vautero mi chiede cosa voglia dire con questa frase. “Avete notato una Fiat 500 Topolino di colore nero davanti alla vostra azienda?”. Il titolare mi risponde di no, stessa cosa l’autista del furgone. “Se vuole posso domandare ai miei dipendenti”. “Le sarei molto grato”. Un paio di dipendenti dicono di avere notato l’auto davanti all’ingresso:” Però quando uscivamo alle dieci di sera l’auto non c’era più”. Abbiamo la certezza che Roccati stesse aspettando l’amica della Lombardi per farsi dire dove si nascondesse, e che lei lo abbia notato e quindi si sia spaventata. “Credo che sia l’unica ragione per cui la ragazza si facesse accompagnare dall’autista”. “Lo credo anche io Tirdi, come ora ho la conferma che la Rossi non ci abbia detto tutto”. “Che facciamo ritorniamo da lei?”. “No, servirebbe a poco, l’hai vista, non parlerebbe, ha troppo paura. Diamogli qualche giorno di pausa, poi ritorniamo. Ora andiamo in ufficio”. Maria mi domanda come possano esserci persone come Roccati, non so rispondergli. Sono uno dei mali di questa nostra società, e penso che non sia facile trovare una cura per far si che una donna non debba subire violenza da queste persone. “Quindi secondo te Marco, la Rossi sta mentendo?”. “Non ho dubbi, la protegge. Ha troppa paura di quell’uomo e pensa che non possiamo fare nulla per loro. Avevi ragione sull’amicizia vera, non direbbe mai la verità se lo ha promesso.”. “Vuoi che le parli io? Magari da donna a donna si confiderebbe”. “No Maria, ti ringrazio, ma dubito che lo faccia, non si è manco sbottonata ne con il titolare ne con l’autista ed entrambi la vedono come una figlia”. “Quindi ora che farai?”. “Non lo so, proverò ad andare dai genitori della Lombardi, magari possono riferirci qualcosa che hanno dimenticato, anche una cosa che per loro sembra insignificante potrebbe rivelarsi importante per ritrovare la figlia”. Il giorno dopo andiamo a casa loro, sembrano più sollevati da quando gli abbiamo detto che la figlia è viva, seppure non sappiamo dove sia nascosta. “Grazie commissario, questa cosa ci fa ben sperare. Povera Agata, tutta colpa di quel disgraziato”. “Lo prenderemo signora, stia tranquilla. Ora l’importante è ritrovare vostra figlia. Dovrei chiedervi se possiamo vedere la camera di Agata, magari ha scritto qualcosa in merito alla situazione in cui si è trovata...un diario segreto o qualcosa del genere”. “Prego venite, ecco la cameretta è questa, entrate pure”. La cameretta è tipica di una ragazza di scuola, peluche, libri non solo scolastici. Una scrivania, dentro ai cassetti, un paio di quaderni e delle matite. Tirdi mi chiama, dentro all’armadio trova un diario chiuso con il solito lucchetto piccolo. La chiave però non la troviamo e decido di sforzarlo. Scorro le pagine, ci sono annotazioni, frasi tipiche di quell’età. Quello che interessa è quando lei scrive che l’uomo anche oggi era davanti al liceo:”Ho paura, ma non posso dirlo a mamma e papà”. “Temo anche per loro, quella persona è cattiva!!!!!!!”. “Ho deciso, domani scappo,chiedo a Clelia di aiutarmi”. Come avevo ipotizzato la Rossi ha aiutato la sua amica a nascondersi. Quella è stata l’ultima frase scritta dalla ragazza, l’armadio è pieno dei suoi vestiti, non si è portata nulla con sé. Accanto al letto e sui comodini alcune fotografie: Agata con mamma e papà, con alcuni compagni di classe e con la Rossi. Osservo con attenzione quest’ultima, tolgo la cornice e mi metto in tasca solo la foto. Torniamo in ufficio e confronto la foto con Agata da sola con quella dove ci sono loro due. C’è qualcosa che non riesco ad inquadrare bene, un tarlo che mi assilla dopo avere visto la fotografia a casa dei genitori di Agata. Inutile starci a pensare troppo, per esperienza so che la soluzione arriverà quando meno me l’aspetto. Decido di portare la foto a casa. Con più calma dopo cena ci rifletterò sopra. Il questore entra in ufficio e domanda se ci sono novità. Devo rispondere di no:”L’uomo sembra scomparso, e le due ragazze…”. “Due? Ma non era solo una che era scomparsa?”. Mi rendo conto che non ho più messo al corrente il mio superiore e gli domando scusa. “Quindi lei è convinto che questa Rossi abbia aiutato concretamente la Lombardi?”. “Si! Senza ombra di dubbio. Il problema è che anche lei ha paura di quell’uomo, per questo motivo si è licenziata”. “Se ho capito bene questo misterioso uomo è andato davanti alla fabbrica, la Rossi lo ha visto e ha capito che stava aspettando lei…”. “Esatto, per questo la ragazza ha domandato all’autista del camion di poter andare con lui quando usciva dalla ditta. I mezzi escono da un portone diverso da quello dei dipendenti. Da quel giorno non è più andata al lavoro”. “Siamo sicuri che il modello dell’auto è lo stesso che era davanti al liceo?”. “Senza ombra di dubbio, alcuni degli operai hanno riconosciuto il modello e hanno aggiunto che a fine turno, verso le dieci di sera, l’auto non c’era più”. “Questo significa poco, magari qualcuno ha posteggiato davanti alla fabbrica”. “Ci ho pensato, ma qualcosa non mi convince. Ipotizziamo che l’uomo abbia seguito la Lombardi e l’abbia vista recarsi alla ditta dove lavora la sua amica; non crede che sia ovvio, quando la ragazza scompare andare dalla sua amica a domandargli dove si trova?”. Il questore ci pensa un attimo poi risponde di si:”Non è un’idea bislacca questa sua ipotesi. Bene Berardi continui la sua indagine, mi raccomando mi tenga aggiornato”. A cena, Maria mi racconta della sua giornata, di una discussione accesa con una cliente che si credeva la “Regina dei tartufi” per la sua spocchia. (Continua)
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