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Post n°3450 pubblicato il 01 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: Dei cacciatori inseguono un puma non solo per avere la sua pelle, ma per vendicare un loro amico ucciso dall'animale. Ma non hanno fatto i conti con il puma che non è per nulla intenzionato a farsi uccidere.
Le ombre della notte stavano calando velocemente ed una fitta pioggia stava scendendo. La posizione degli uomini era assai strana, erano partiti per vendicare l’uccisione di un loro amico ed ora quella fottuta bestia stava giocando come fa il gatto con il topo, un loro sbaglio ed il gioco sarebbe finito con la loro morte. “Hey, bella vacanza che ci fai passare Ted...perchè non metti su un’agenzia di viaggi?”. Il tono era scherzoso ma misto a paura e malinconia. Sam era in testa al gruppo. Strano uomo costui, non si sapeva né il cognome né da dove venisse, ma ciò non contava per gli altri componenti del gruppo. Era una pasta di uomo, aveva lavorato sodo nella sua vita e con i risparmi si era comprata una piccola baita fuori città. Era legato da un’antica amicizia con Ted, fin dal primo incontro i due legarono subito, Sam aveva una spiccata simpatia per i bambini di Ted, soprattutto per il più piccolo. Non ebbe esitazione quando gli chiese di andare con lui e altre persone a caccia del puma, accettò all’istante, non era la prima volta che andava a caccia, certo non di un felino come quello. Avevano percorso diverse miglia, in loro aleggiava un certo scoramento e non solo quello: il ragazzo aveva paura e lo dimostrava apertamente e nessuno di loro gli dava torto. “Accampiamoci qui! Siamo abbastanza riparati e possiamo anche accendere un fuoco, Willy vai a prendere della legna ma attento a non allontanarti troppo” disse Ted. “D’accordo capo”. Il ragazzo tirò fuori dallo zaino una piccola ascia, prese con sé il fucile e scomparve nel bosco adiacente. Il bosco era avvolto da un silenzio irreale, percorse un piccolo sentiero senza avvertire la presenza che di solito vi sono in queste vegetazioni. Si domandò se di giorno la luce del sole filtrasse dagli alti alberi, c’era qualcosa di magico in quel posto ma nello stesso tempo qualcosa di pauroso. In città giravano strane storie su questo posto, i bambini ne erano terrorizzati quando i loro genitori gliele raccontavano. Poi da adulti rimaneva solo un ricordo. Willy andò verso una grossa quercia, aveva visto ciò che gli serviva. Prese l’ascia e iniziò a tagliare i rami più bassi, era la prima volta che che partecipava a una battuta di caccia, ma giurò a se stesso che sarebbe stata anche l’ultima. Un arbusto rotto lo fece trasalire. La belva si stava muovendo, era iniziata la caccia. Willy lasciò cadere ascia e fucile ed iniziò a correre a perdifiato. “Forza Willy corri...corri...corri più forte che puoi” esclamò dentro la sua testa. Il cuore gli sembrava che dovesse scoppiargli da un momento all’altro, ma non si fermò, continuò a correre, la paura si era impossessata di lui. Sentiva il soffio della morte aleggiare sopra di lui, inciampò, si rialzò e riprese a correre. “Cristo santo, dove diavolo sono finito?”. Si guardò intorno spaurito, s’era perso, le lacrime gli annebbiavo la vista. “Ted...Sam...aiuto...mi sentite? Aiutooooo…”. Più gridava forte e più gli sembrava che la paura svanisse del tutto. Ma era un grosso errore; la sua voce attirava la bestia e lei era nel suo ambiente più congeniale per cacciare le prede, il ragazzo non avrebbe avuto scampo. Willy si mosse verso est, il passo era incerto, il fiato sempre più lungo, non c’è la faceva più a correre. Ora il bosco gli sembrava tutto uguale, gli tornarono in mente le storie maledette che i suoi genitori gli raccontavano quando era piccolo. Avevano ragione. Notò che stava tremando, aveva la saliva alla bocca, rifece la promessa di prima: non avrebbe mai più partecipato a una battuta di caccia in vita sua, manco a quella del tesoro che facevano i bambini, né si sarebbe mosso dalla città, mai più. La belva lo aveva trovato, non era a più di due metri da lui. Tese tutti i suoi muscoli, era pronta a scattare. Un ruggito avvertì Willy della sua presenza. Il puma gli saltò addosso, caddero goffamente sul terreno. Sentì l’alito dell’animale sul suo volto, cercò di sottrarsi alla sua furia, ma le zampe accompagnate alle sue zanne lacerargli il corpo, ma era tutto inutile. I lunghi canini si conficcarono dentro la sua carne. Urlò. Oramai ero solo un ammasso di carne sanguinante. Era finita. I suoi occhi guardavano il cielo in cerca di aiuto, cercò di divincolarsi,ma inutilmente. La bestia riprese con ancora più furia finché il ragazzo non emise l’ultimo respiro. Solo allora il puma smise di colpire ed iniziò a cibarsi del suo corpo. Emise un altro ruggito che echeggiò nel silenzio del bosco, aveva vinto, aveva vinto l’uomo che gli dava la caccia. Il sole era ormai tramontato da un pezzo, le ombre della notte avvolgevano l’intera zona. “Ted, il ragazzo è andato via da parecchio tempo, perché non arriva?”. “Arriverà, non preoccuparti sa il fatto suo”. “Sarà, ma io non sono tranquillo…” La sua voce tremava, dentro di se sapeva che qualcosa era successo. “Cosa è stato?...Ted, questo è un ruggito!”. Ted non rispose, ma prese il fucile e lo caricò. “Sam prendi l’arma, lei è qui, sta arrivando”. “Mio dio, Willy è…”. “Si! Ho paura che la bestia lo abbia ucciso”. La belva comparve silenziosamente davanti a loro, immobile come una statua. Li guardava in silenzio, i suoi occhi erano come una fessura. Il muso sporco di sangue lasciava intendere cosa fosse successo al ragazzo. Ruggì ancora più forte, la sfida era lanciata, il più abile e fortunato tra loro si sarebbe salvato. Ted prese il fucile ed incominciò a sparare, ma la bestia non era più davanti a loro. “Fermati, per amor del cielo, non serve a niente come fai, sprechi solo le pallottole, prima o poi la beccheremo!” disse Sam. “Lurida bestiaccia...ti ammazzooo, hai capito ti ammazzooooo…”. Lascio cadere a terra l’arma e si mise la testa tra le mani ed incominciò a piangere. Un altro loro compagno era morto, la colpa era solo sua, non avrebbe dovuto lasciarlo andare da solo. La paura iniziò a farsi strada in lui; ma era impossibile pensò. Lui era un decorato, un ex marine, aveva combattuto in Vietnam, la puzza dei morti, il loro sangue gli aveva fatto compagnia per tutta la durata della guerra. Ma tutto questo non gli era di nessuno aiuto, la sua fragilità assieme alla paura stava prevalendo, una fottuta bestia l’aveva riportata a galla, se la stava facendo sotto, questa era l’amara verità. “Non abbiamo legna per scaldarci”. La frase di Sam lo riportò alla realtà. “Ci arrangeremo, scusami per prima, non so cosa mi sia successo...faremo dei turni, il primo è mio”. “D’accordo Ted, tu sei il capo e non ti preoccupare, ho paura anche io”. Così dicendo Sam si accovacciò presso una roccia e socchiuse gli occhi. Il cielo era senza stelle. Dalla loro posizione potevano scorgere il bosco innanzi a loro. Gli alberi fitti e alti quasi compatti tra loro incutevano un certo non so che, qualcosa di malefico era la parola esatta. Alle loro spalle alcune rocce di varie dimensioni. Il puma si aggirava tranquillamente tra gli alberi, sapeva che quegli uomini non sarebbero venuti a cercarla, il bosco era immerso nell’oscurità più totale. Cautamente si avvicinò al riparo dei cacciatori, rimase in silenzio ad osservarli poi ritornò da dove era venuta. Era vecchia e cercò di capire perché quegli uomini gli davano la caccia così ostinatamente, forse era per via di quell’uomo ucciso un paio di giorni prima, ma la colpa era sua, solamente sua, avrebbe dovuto lasciarmi stare. “Sam, tocca a te”. Si diedero il cambio, le ore passarono tranquillamente senza che il puma si facesse vedere. L’alba incominciò a fare capolino, Ted si sveglio intorpidito dal freddo della notte. Le prime gocce di pioggia stavano comparendo. “C’è ancora del caffè freddo ne vuoi?”. “Si grazie” esclamò Sam per poi domandare all’amico:”Cosa credi che farà quella dannata bestia?”. “Non lo so, è difficile prevederlo. La cosa certa è che torniamo indietro finché siamo ancora in tempo. Torneremo a prendere i corpi dei nostri amici con il furgone e con un paio di persone in più”. “D’accordo”. Ted indicò la strada che avrebbero dovuto seguire per tornare in città. “E’ una pazzia!” Ma Ted proseguì con il suo piano:”Passando al largo dei canaloni, proseguiremo fino al passo Delmot, molto più facile di quello Carter, per poi attraversarlo, ha sentieri abbastanza agevoli e offrono una visione migliore se il puma dovesse seguirci, inoltre è più basso di quello fatto in precedenza per venire qui, da lì arriviamo alla pianura e poi alla statale. “Forse hai ragione” rispose Sam. Si alzarono, presero in spalla i loro zaini ed incominciarono ad incamminarsi pregando che quella dannata belva se ne fosse andata per la sua strada. Il felino stava dormendo acquattato tra gli alberi, il suo russare era come un motore acceso in piena notte in un vicolo deserto. Il rumore degli uomini la destò; tese l’udito per cercare di capire da dove provenisse. Si alzò stiracchiandosi e andò verso l’inizio del bosco, vide i cacciatori allontanarsi. Li guardò a lungo poi si mosse: la caccia riprendeva. Voleva la sua vendetta, l’avevano braccata per giorni e giorni senza motivo. Aveva dovuto difendersi e non permetteva a nessuno di loro di tornare a casa sani e salvi. Si muoveva con agilità su quel terreno sconnesso, si inerpicava senza nessuna fatica. Le sue zampe affondavano nelle zone fangose. Manteneva una certa distanza con quegli uomini, era come un’ombra, l’ombra della morte. “E’ dietro di noi, ci sta seguendo” e Sam indicò al compagno dove l’aveva intravista prima di nascondersi ai loro occhi. “Non preoccupiamoci, aspetta che noi facciamo la prima mossa, ma non la faremo, andremo dritti fino in città, alla nostra cara Castle Red e avviseremo lo sceriffo” disse Ted al suo amico. I due uomini arrivarono al passo del Delmot una distesa di montagne basse era apparsa ai loro occhi, uno spettacolo meraviglioso da vedersi in una giornata di bel tempo e soprattutto non avere un puma alle spalle. Ai lati di esse le vette più alte . Da lassù si sarebbe potuto toccare il cielo con un dito e magari anche parlare con Dio. (Continua)
Post n°3449 pubblicato il 30 Aprile 2026 da paperino61to
Questo racconto è stato scritto nel 1985, ho ritrovato il manoscritto mettendo a posto lo sgabuzzino. Ho rivisto alcuni passaggi ma in sostanza l'impianto del racconto è rimasto uguale. Buona lettura
La creatura si aggirava furiosa in cerca di cibo. Erano diversi giorni che non mangiava, si agitava in cerca di una preda grande o piccolo non importava, importante che saziasse la sua fame. Il silenzio della natura acutizzava i suoi sensi, difficilmente le sue prede sarebbero riuscite a sfuggirgli. Aveva percorso diverse miglia da quel giorno in cui quel dannato cacciatore cercò di ucciderla, la sua pelle valeva molto e l’animale in qualche maniera riuscì a percepire questa cosa. Scappò attraverso le montagne dello Tymont, costeggiò il piccolo torrente e deviò verso il passo di Carter. Le rocce si stagliavano alte nel cielo, le sue orme s’intravedevano appena ma il cacciatore era esperto e continuò la sua caccia. Fu davanti al fiume Wachita che la preda si stufò di essere braccata. Tornò sui suoi passi e si nascose tra le grandi querce e si acquattò aspettando l’arrivo dell’uomo. Il cacciatore arrivò l’indomani mattina sicuro di sé, erano anni che cacciava i puma e quella bestia non l’avrebbe fregato:”Nossignore, nessuno riesce a fregarmi tanto meno una bestia senza cervello”. Si fermò, posò il fucile a terra e si accese una sigaretta, ma un ruggito lo fece trasalire. Non ebbe il tempo di rendersi conto di cosa stava accadendo. In un attimo la bestia gli fu addosso, un urlo echeggiò nell’aria. L’uomo era riverso su se stesso in una pozza di sangue, i vestiti fatti a brandelli, il corpo totalmente maciullato, mentre il silenzio era rotto dal masticare del puma. Saziata la fame si allontanò per la sua strada, lasciando quello che rimaneva del cadavere agli altri animali. Il tempo stava per cambiare, probabilmente era in arrivo una tempesta. Le nuvole incominciarono ad addensarsi, era ora di cercarsi un riparo. Lo trovò in una grotta abbandonata, l’entrata era stretta ma riuscì lo stesso ad entrarci, lo stomaco incominciò a brontolare, aveva di nuovo fame, le forze incominciavano ad abbandonarla, cercò di riflettere guardandosi intorno, nell’oscurità i suoi occhi gialli sembravano due fari, ma non c’era nulla di vivo, manco un topo o un serpente, la stanchezza prevalse e lentamente chiuse le palpebre. Intanto fuori dalla grotta incominciava a piovere sempre più forte, il vento soffiava sempre di più piegando persino gli alti pini fino a spaccargli a metà. “La beccheremo Sam, stai tranquillo e gliela faremo pagare cara per quello che a fatto a Clem”. Il gruppetto di cacciatori si era messo alle costole del puma, erano giunti sul luogo dove il loro amico aveva perso la vita un paio di ore dopo. Avanzarono fino al passo di Carter e si fermarono un attimo per consultarsi tra loro sul da farsi. Percorsero diverse miglia prima di ritrovare le orme della bestia. La notte stava avanzando, rimanevano solo poche ore di luce. “Di qua!” esclamò Ted. “Fate presto maledizione, le orme sono quasi cancellate dalla pioggia”. Il gruppo si mosse compatto. Attraversarono un piccolo torrente mentre Ted si arrampicò fino in cima ad una piccola montagnola ed arrivò davanti alla grotta. “E’ la dentro, prendiamola!” urlò Joe. “Si, ammazziamola adesso!”. “No!” rispose Ted “Adesso è notte e dove si trova il puma non riuscirebbe a scappare. L’unica via di fuga è quell’entrata. Faremo dei turni, accendiamo un paio di fuoco sperando che non inizi a diluviare”. “Lo faccio io il primo turno” esclamò Sam, mentre si appostò dietro a una piccola altura a ridosso dell’entrata della grotta. Gli altri cercarono di sistemarsi dietro a delle rocce, nel frattempo la pioggia iniziò a imperversare ininterrottamente e l’idea di accendere un fuoco finì per farsi benedire. Normalmente dopo il temporale dovrebbe uscire l’arcobaleno, ma in questa regione dimenticata da dio difficilmente lo si può scorgere. Le prime luci dell’alba incominciarono ad apparire; l’aria era gelida, il tempo non prometteva nulla di buono. L’animale si svegliò, cercò d captare se vi era qualche presenza ostile al di fuori della grotta, poi lentamente si stiracchiò, emise uno sbadiglio ed iniziò ad uscire con passo furtivo. “Sveglia ragazzi, si sta muovendo”. In un attimo gli uomini erano pronti al loro posto. Le canne dei fucili puntate sull’ingresso della grotta, la tensione la si leggeva nei loro volti. La belva uscì dal nascondiglio, era incerta, confusa, non sapeva quale direzione prendere, il suo istinto felino percepì qualcosa nell’aria. Si irrigidì per un attimo, poi si voltò su se stessa e puntò dritto ad una roccia. Qui si fermò nuovamente annusando l’aria, ritornò indietro: a quel punto intuì il pericolo. Gli tornò in mente ciò che gli era successo nei giorni passati, per un interminabile istante rimase ferma, poi ruggì. “Ora!”. Il crepitio dei fucili ruppe il silenzio. Erano armi automatiche, professionali in mano a cacciatori esperti, difficilmente avrebbero sbagliato mira. Ma il freddo della notte intorpidì le loro dita e la tensione accumulata fece il resto, facendo sì che numerosi colpi andassero a vuoto. La bestia scattò e con un balzo scavalcò gli uomini e si adagiò con regale maestria al centro del bivacco. “Maledizione!”. Cercarono di girarsi in fretta, ma non tutti furono lesti. In un attimo il puma saltò addosso a Joe. I denti affondarono nella giugulare, l’uomo non ebbe neanche il tempo di accorgersi cosa gli stava accadendo, non emise un grido, semplicemente stramazzò al suolo. I fucili continuavano a sputare fuoco,ma senza riuscire a colpire la bestia, era troppo agile e veloce. Si nascose dietro ad un albero ed attese che gli uomini venissero a cercarla. Non sarebbe più scappata, non sarebbe servito a niente, altri cacciatori le avrebbero dato la caccia se questi fossero riusciti a scappare, e avrebbe dovuto di nuovo darsi alla fuga. “dividiamoci, così non potrà scapparci” disse Sam ai suoi compagni. “No, è un errore, è troppo veloce, aspetta il momento buono per saltarci addosso, conviene rimanere uniti” rispose Ted. “D’accordo,che direzione avrà preso?”. “Ho paura, voglio tornare indietro!” gli fece eco Willie, era il più giovane tra loro. “Se faremo come dico io non succederà nulla a nessuno di noi” esclamò Ted. Il tempo non lasciava presagire nulla di buono, le nuvole erano di colore nero ed erano sempre più minacciose. “E di Joe che ne facciamo?”. “Cerchiamo di coprirlo con del pietre e rami, in modo che nessun animale banchetti con il suo corpo, poi verremo a prenderlo con il furgone”. Ted Bannigan era appoggiato ad una roccia, mille pensieri occupavano la sua mente. Pensò a come conobbe Joe, alla loro passione per la caccia, per la musica country e per le donne. Pensò a tutto quello che era successo fino adesso, due amici morti per colpa di un dannato puma, eppure non era la prima volta che cacciavano questo animale. La belva si mosse silenziosamente, aggirò gli uomini posandosi alle loro spalle e pensò al da farsi. La paura si era impossessata di loro, lo stava percependo, erano nervosi lo vedeva dai loro gesti, sentiva l’odore del sudore provenire dai loro corpi. Il suo udito era teso al massimo pronto a sentire il minimo rumore o movimento da parte loro. “Sam accendi il fuoco, fa un freddo cane, quella bestia sarà ormai lontana”. Disse Ted. Con calma l’uomo si avvicinò al braciere e accese la legna e un calore si sprigionò nell’aria. Si accovacciò e si accese una sigaretta osservando il cielo sempre più scuro. Erano passate un paio di ore quando tutti e tre concordarono la decisione di proseguire. Raccolsero i loro zaini e si mossero verso ovest. Un cumulo di pietre e arbusti con sopra una croce testimoniava il loro passaggio in quel luogo. (Continua)
Post n°3448 pubblicato il 29 Aprile 2026 da paperino61to
Visto cari amici che siamo alle battute finali di questo sito, da domani vi posterò il mio Primo racconto scritto nel lontano 1985. Ovviamente ho limato delle parti e fatte delle correzioni, ma la trama è rimasta la stessa. Spero di farvi cosa gradita, per quanto riguarda il commissario e la sua nuova inchiesta ve la potrò solo inviare tramite la posta. Quindi se vi fa piacere fatemelo sapere così c'è la scambiamo e rimaniamo in contatto.
Post n°3447 pubblicato il 29 Aprile 2026 da paperino61to
Anche a voi è comparso questo messaggio? Che tristezza, vero che rispetto a tanti anni fa la gente è di meno che viene su questo sito, ma è brutto chiuderlo così senza un apparente motivo. Certo hanno avuto dei problemi e noi con loro anni addietro, ma avevano risolto tutto. Una parte della nostra vita se ne va via, si è conosciuto persone Fantastiche e Meravigliose, altre molto meno. Si è condiviso pensieri, opinioni, e tante altre cose, e ora? Tutto svanisce. Peccato davvero... Chiusura Libero Community 9 giugno 2026 Martedì 9 giugno 2026, dopo molti anni, la Community di Libero chiuderà i battenti. Sappiamo che, per gli utenti, la Community Digiland è stato un servizio ma anche un luogo di incontro e dialogo frequentato da migliaia di utenti, che hanno animato Profili, Blog, Siti personali, Chat, Cupido. Per questo desideriamo dirvi GRAZIE. In questa pagina ti spieghiamo tutti i dettagli Quali servizi chiuderanno? Dal 9 giugno 2026 chiuderanno tutti i servizi della Community di Libero Profili di Digiland Blog: Blog WordPress (blog.libero.it/wp), Blog più vecchi (blog.libero.it) Siti: Siti WordPress (sito.libero.it), Siti Spazioinwind (spazioinwind.libero.it), Siti Digilander (digilander.libero.it) e Siti users.libero.it (users.libero.it) Libero Chat Cupido
Post n°3446 pubblicato il 25 Aprile 2026 da paperino61to
Buon 25 aprile a tutti voi dal rockcafè, oggi vi presento un artista di fama mondiale: I Jamiroquai, buon ascolto. I Jamiroquai sono un gruppo musicale britannico formatosi a Londra nel 1992; vengono riconosciuti fra i principali esponenti della scena acid jazz britannica. Il nome deriva da una fusione tra i termini "jam" (da jam session) e "Iroquois", denominazione inglese delle tribù native americane delle Sei Nazioni che vanno sotto il nome di Irochesi.Riconosciuti come esponenti del funk e della scena acid jazz londinese, i Jamiroquai sono autori di una musica dalle contaminazioni soul anni settanta, disco music e dance.
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Inviato da: paperino61to
il 01/05/2026 alle 08:04
Inviato da: paperino61to
il 01/05/2026 alle 08:03
Inviato da: rbx1dgl
il 30/04/2026 alle 13:29
Inviato da: cassetta2
il 30/04/2026 alle 09:55
Inviato da: elyrav
il 30/04/2026 alle 08:17