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Omicidi con ballo ( 11 capitolo)

Post n°3148 pubblicato il 31 Gennaio 2024 da paperino61to

Riassunto: Un nuovo colpo di scena entra nell’indagine del commissario Berardi in merito ai tre omicidi legati alla sala da ballo Royal. Cialli, direttore della Schiapparelli e coinvolto nelle indagini muore a causa delle percosse subite. Berardi intuisce subito che questa morte è da attribuire al misterioso assassino e ipotizza che la prossima vittima sia Bersezio proprietario della sala e spacciatore di droga all’interno della stessa. Cialli seppur moribondo farfuglia qualche parola che l’infermiera trascrive, parole mozzicate e senza senso a prima vista. Per una fortuita combinazione il commissario riesce a dare un senso a quello che voleva dire la vittima, stava indicando il nome del misterioso assassino. Berardi si reca al Royal ma Bersezio è sparito con alcuni suoi uomini, dalla Valenti viene a sapere che ha una casa a Bardonecchia ma non sa l’indirizzo esatto. Da costui viene sapere ben poco, la descrizione è sempre la stessa: un uomo alto, con occhiali scuri e anello a forma di triangolo. Bersezio ammette di non c’entrare nulla con i delitti ed è scappato perché quell’uomo lo vuole morto per impossessarsi del Royal e del giro di droga:”I miei uomini lo stanno seguendo”. Il caso vuole che il commissario si trovi a passare davanti al Museo Egizio, e come un lampo le torna in mente una frase sentita tempo prima, in quell’attimo capisce chi è l’assassino.

 

 

Entro come una furia in ufficio, Tirdi che è seduto al suo posto ha un sobbalzo.

“Commissario che succede?”.

 “Tirdi, so chi è l’assassino! Ed ho in mente un piano per incastrarlo, chiama il dottore che aveva in cura Cialli e fammi parlare con lui”.

“Pronto dottore, sono Berardi avrei bisogno del suo aiuto…so chi è stato ad uccidere Cialli…ecco il mio piano”.

Convoco Perino e assieme a Tirdi spiego il mio piano.

“Tirdi, consegna questa lettera al guardiano della Schiapparelli e poi vieni subito all’ospedale con un paio dei nostri, io e Perino saremo già là”.

“Il guardiano la consegnerà al nostro amico?”.

“Si! E’ indirizzata a lui”.

Perino domanda: “Se sentisse odore di trappola e non venisse?

“E’ un rischio che dobbiamo correre, per ora abbiamo solo indizi ma prove certe nulla”.

Usciamo tutte e tre, con noi all’ospedale chiamo anche altri due agenti, il nostro amico è molto pericoloso e non credo che si arrenderà facilmente.

“Venga commissario, vi ho dato la stanza in fondo al corridoio, è al pianterreno, ecco come vede nel letto ho fatto mettere un manichino che era nello scantinato. Dall’ingresso della porta non si noterà di certo perché è coperto con le lenzuola e anche la luce è debole”.

“Perfetto dottore, la ringrazio, ora dobbiamo trovare un posto dove nasconderci”.

“Ho pensato anche a questo, la stanza di fronte, è uno sgabuzzino non molto grande, ma due persone possono starci tranquillamente”.

“Bene ragazzi, io e Perino ci nascondiamo lì mentre voi state all’inizio del corridoio, una cosa soltanto dottore, all’accoglienza avete avvisato qualcuno di quello che potrà succedere?”.

“No! Avevo timore di parlare senza la sua approvazione”.

“Ha fatto bene, allora Allais tu vai all’accoglienza e quando il nostro amico arriva e chiederà di Cialli gli dirai dove trovarlo, poi seguilo senza farti notare. Tu Gardini fatti dare un camice da dipendente delle pulizie”.

 

In situazioni come queste il tempo non passa mai anzi sembra proprio non passare mai, si deve solo aspettare e avere pazienza che il pesce abbocchi all’amo.

Perino sussurra qualcosa e rispondo che quello che sulla c’è scritto lettera deve venire per forza, è in gioco la sua libertà.

“Zitto! Sento dei passi…”.

I passi sembrano felpati, si fermano davanti allo stanzino, poi sentiamo aprire la porta della stanza innanzi a noi.

“Forza usciamo, cerchiamo di non fare rumore”.

Vedo arrivare gli altri due colleghi, Allais mi fa segno che è il nostro amico.

La porta della stanza è socchiusa, l’uomo si avvicina lentamente al letto, si guarda intorno nella penombra, la luce è debole. Vedo che dalla giacca tira fuori qualcosa, sembra un coltello. Colpisce un paio di volte e poi scopre le lenzuola, rimane di sasso nel vedere un manichino, non fa in tempo ad uscire che decido di intervenire.

 “Buona sera signor Patris ci si rivede, è da tempo che io e miei colleghi la stavamo cercando, ammetto che è stato molto furbo e abile nel nascondersi tutto questo tempo”.

L’uomo non dice nulla ma posso immaginare cosa passa per il suo cervello.

Alza le spalle e con nonchalance dice: “Di cosa sono accusato? Non c’è una legge che vieta di colpire un manichino o sbaglio?”.

“Sicuramente, ma se lei uccide delle persone la cosa cambia non trova…e lasci cadere il coltello, è un ordine!”.

Si guarda intorno e con mossa fulminea mi scaglia contro il coltello poi fa un salto sfondando la finestra.

“Maledizione…non facciamolo fuggire!”.

Esco pure io dalla finestra e mi precipito dietro a Patris, appena girato l’angolo del cortile sento una voce a me famigliare.

“Ti conviene stare fermo, altrimenti sparo, alza le mani!”.

“Ciao Tirdi sei arrivato in tempo”.

“Commissario è da un pezzo che ero qui, ho preferito nascondermi qui”.

“Forza mettetegli le manette e portatelo in questura…aspettate un attimo. Patris volevi sapere di cosa sei accusato? Di essere l’assassino di Castello, costui se denunciava a noi il giro di droga e in parte di prostituzione sarebbe crollato il castello di cui  volevi impossessarti, di Cialli, che cercava di soffiarti il posto da capo e della signorina Gisolo che ha avuto la sfortuna di fotografarti e soprattutto di avere capito chi aveva ucciso Castello nonché di Buso che ha tentato di ricattarti e credeva di farla franca illudendosi di salvare la pelle, inoltre del tentato sequestro a scopo di omicidio nei confronti della signora Valenti convinto che fosse una testimone scomoda ma che in realtà non sapeva nulla, oltre che essere il principale artefice dello spaccio di droga e prostituzione al Royal”.

Un paio di giorni dopo sono alla stazione di Porta Susa, un treno è in partenza.

“Allora Edna te ne vai per davvero?”.

“Si Marco, scusi commissario volevo dire, più niente mi lega qui. Vado a Losanna da un’amica, voglio cambiare vita anche se avrei preferito cambiarla con lei”.

Non dico nulla ma dentro di me una parte sa che piangerà.

“Non posso fare nulla per trattenerti?”.

“Potresti, ma so che una parte di te ama un’altra donna, e quando una persona ne ama un’altra la battaglia è impari”.

“Ti aiuto con la valigia, la prendo io”.

“Grazie!”.

L’accompagna allo scompartimento, mentre il capo stazione segnala la partenza del treno.

“Ti conviene scendere commissario” poi mi sfiora le labbra mentre una lacrima le solca il viso.

“Ciao Edna se avessi bisogno ci sarò sempre ricordalo”.

“Grazie Marco, lo terrò presente mi ha salvato la vita ed è una cosa che ricorderò per sempre. Addio mio bel commissario”.

Il treno parte e io torno indietro verso l’uscita, la giornata è bella anche se il mio umore non è granché, mi dirigo verso piazza Carlo Felice ma cambio idea e torno in stazione e vado alla biglietteria.

“Per favore mi dia un biglietto per Savona”.

Lo prendo, e mi reco al binario immaginando la faccia che farà Maria nel vedermi arrivare e non solo lei ma anche di Ettore e di sua moglie.

 

                                            Fine

 

                                                      

 

 Un grazie di cuore a voi che avete seguito l'ennesima indagine del commissario. Un'indagine alquanto complicato con vari personaggi e con un dilemma interiore per il protagonista, un dilemma di cuore. I nomi come sempre sono di pura fantasia, l'unica cosa vera è la fabbrica Schiapparelli fondata nel 1823  impegnata nella lavorazione e vendita di prodotti chimici e farmaceutici ad uso medico e industriale, nel 1935 trasferitasi a Torino in borgo Vanchiglia e nel 1998 chiude definitavemente i battenti. Ps. mio papà ha lavorato per un certo periodo in quella fabbrica nel dopo guerra. 

 

 
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Omicidi con ballo ( 10 capitolo)

Post n°3147 pubblicato il 29 Gennaio 2024 da paperino61to

 

Riassunto: Il commissario indaga su tre omicidi, tutte le tre vittime sono collegate a una sala da ballo, il Royal. Quale filo lega i tre omicidi non lo sa, di uno solo è sicuro, Buso che lavorava per il titolare del Royal: Bersezio, sicuramente ricattava qualcuno, e secondo Berardi quella persona è l’assassino delle prime vittime. La Valenti cliente del Royal viene salvata dal commissario dagli uomini di Bersezio e nascosta nella parte nord della città. Viene anche a scoprire che l’ossessione di Cialli per una ragazza che lavorava al Royal ha un nome e un volto: Iside Pavan, la quale conferma che è scappata non per le avance dell’uomo né tantomeno per quelle di Bersezio, ma perché ha visto e sentito cose che non avrebbe dovuto. La sala da ballo è una copertura, la vera attività è lo spaccio di droga per i clienti con prostituzione di alcune ragazze che vi lavorano e che Cialli voleva entrare nel giro, ma c’era qualcuno che glielo impediva, la descrizione dell’uomo è sempre la stessa: alto, occhiali scuri e con un anello a triangolo al dito, molto sfuggente. Descrizione confermata anche dalla Valenti. Il questore impedisce la chiusura del locale e dell’arresto di Bersezio, vuole prove concrete e non parole di testimoni. Berardi ipotizza che l’assassino stia prendendo il possesso del Royal, né ha la conferma quando viene a sapere che il Cialli è stato aggredito ed è in fin di vita, portato alle Molinette il commissario parla con il dottore, costui le lascia un foglietto dove la vittima ha mormorato qualche parola tutte monche e incomprensibili. Per il commissario Cialli cercava di far capire chi è che lo ha assalito. Berardi intuisce che la prossima vittima possa essere Bersezio e decide di andargli a parlare.

 

Al Royal veniamo accolti da un tirapiedi di Bersezio il quale dice che non c’è e non sa dove si trovi.

 

“Non trovi strano Tirdi che un lacchè non sappia dove sia il suo capo?”.

“Molto strano commissario, sarei tentato di dire che sta mentendo”.

“Direi di sì, ha lo sguardo di uno che mente, vero che menti?”.

L’uomo non risponde.

“Fa nulla, peggio per il tuo capo, fagli sapere che sarebbe meglio per lui venire in questura che in obitorio…sappiamo che la prossima vittima sarà lui!”.

Torniamo in ufficio e chiedo se ci sono notizie di Cialli, purtroppo l’unica notizia è che è peggiorato.

“Dammi quel dannato biglietto, vediamo se riusciamo a decifrarlo”.

Ma nulla da fare sono frasi senza senso, decido di andare alle Molinette e parlare con l’infermiera che ha trascritto quello che ha tentato di dire Cialli.

Dalla chiacchierata non emerge nulla, l’infermiera è sicura di quello che ha scritto.

“Commissario, ho provato a domandargli all’uomo cosa volesse dire, ma in quelle condizioni sapevo che era difficile avere delle risposte. Tra l’altro parlava con un rantolo flebile, mi spiace di non esservi stato di aiuto”.

“La ringrazio, sta a noi capire cosa volesse dire, se ci sono novità mi chiami, arrivederci”.

Di fronte all’ospedale c’è un bar e decidiamo di prenderci un caffè. Al suo interno ci sono alcuni operai che parlano ad alta voce, stanno lavorando all’isolato a fianco del locale.

“Chiel a lè propri un gran teston, non capisce che travajè parej a va nen bin”.

“Hai ragione, ma chiel a lè il cap!”.

Un pugno in faccia non mi avrebbe fatto l’effetto di questo dialogo tra i due operai. Chiedo di fare una telefonata: “Perino, hai sottomano il foglio con quelle parole dette da Cialli?”.

“Si commissario gliele leggo”.

“Grazie, Perino, ora ho capito in parte il messaggio, ci vediamo in ufficio”.

“Signori permettetemi di pagarvi un giro di vino…barista pago io e grazie per l’aiuto, andiamo Tirdi, si torna in ufficio”.

Il collega mi domanda cosa sia successo e gli rispondo che manca solo un tassello per capire chi è l’assassino.

“Guardate il foglio lu…è stat…l…ma…ma…pa…apo…apo”.

“Si ma cosa voleva dire Cialli?”.

“Le indicazioni me le hanno date quegli operai traducendo il loro dialogo in italiano significava: Lui è proprio un gran testone, non capisce che lavorare così non va bene, e l’altro gli risponde che aveva ragione, ma che lui è il capo”.

I colleghi ascoltano con attenzione e guardano le frasi sconnesse e arrivano anche loro alla conclusione.

“Quindi se L vorrebbe dire Lui…E’ Stat potrebbe essere sicuramente E’ Stato, poi di nuovo Lui, il ma forse dico forse è un imprecazione come maledetto e Apo potrebbe voler dire Capo”.

“Esatto ragazzi la frase sensata è: Lui è stato lui, maledetto maledetto…pa…capo, capo!”.

“Manca il pa…cosa voleva dire?”.

“Credo volesse dire il nome del capo, perché a questo punto non è Bersezio di sicuro, anzi come sappiamo è sparito dal Royal”.

“Stavo pensando commissario, noi abbiamo una descrizione di questo misterioso capo…”.

“Vai avanti Perino”.

“E se fosse qualcuno che Cialli conosce? Se ha tentato di fare il nome è perché sa chi è”.

“Giusto, bravo Perino. Io torno dalla Valenti e sento se sa qualcosa sugli amici del Cialli”.

Sento che siamo a un punto di svolta dell’indagine, se trovassimo Bersezio completiamo l’opera, vederlo in galera sarebbe un sollievo per questa città.

Come l’altra volta mi faccio lasciare a debita distanza da dove si trova la Valenti.

Da Mammoliti vengo a sapere che tutto è tranquillo e se può, con il mio permesso  vorrebbe recarsi un attimo a casa a prendere un ricambio di abiti.

“Vai pure tranquillo ci sono io adesso, fai solo attenzione se qualcuno dovesse seguirti”.

La Valenti è terribilmente depressa, Adelma mi dice che sorride solo se ci sono io: “Commissario io non sono più giovane, ma so quando una donna è innamorata”.

Un rossore compare sul mio volto ma non dico nulla.

“Come stai Edna?”.

“Ora che ti vedo Marco sto bene…e tu?”.

“Bene grazie, ho delle novità da darti ed ho bisogno del tuo aiuto”.

“Vieni andiamo a fare due passi, sono stufa di stare chiusa qua dentro, ti prego non dirmi di no”.

Usciamo dalla casa e ci rechiamo nei campi vicini, il granoturco sta crescendo a vista d’occhio.

“Cosa vuoi sapere di Cialli?”.

“Chi frequentava, e non parlo né di te né di altre donne, ma di uomini, l’assassino è uno che conosce”.

“Se affermi questo è perché ne sei sicuro, aveva pochi amici, come ti ho detto è una persona odiosa, possessiva, arrogante”.

“Sai i nomi di queste persone?”.

“Uno è senz’altro Bersezio, poi c’è il Rigardi anche se è da un po’ che non lo vedo al Royal, di uno so solo il nome Salvatore e…poi non so…no scusa Marco diverse volte l’ho visto con un uomo…ma non so il nome, so solo che era alto, con un anello al dito e che portava sempre occhiali scuri. Credi che sia lui il capo?”.

Torna sempre la stessa descrizione di questa persona.

 “Non lo so, trovassi il Bersezio glielo chiederei ma è sparito dalla circolazione, i miei uomini non l’hanno più visto rientrare al Royal”.

“So che aveva una casa dalle parti di Bardonecchia, ma non so dirti dove di preciso”.

“E’ un indizio Edna, meglio che niente, di quel misterioso uomo non sai nulla di più?”.

“No! Cialli me lo ha presentato una volta sola e mi è bastato, mi è sembrato viscido, non so se a te capita mai questa sensazione quando vedi una persona che non conosci”.

“Capisco cosa vuoi dire, adesso rientriamo meglio non abusare della fortuna di non essere visti”.

“D’accordo, come vuoi”.

 “Tirdi chiama Perino e partiamo per Bardonecchia”.

Lui mi guarda perplesso, spiego che la Valenti sa che il titolare del Royal ha una casa da quelle parti ma non conosce l’indirizzo preciso.

La giornata è bella, i miei pensieri vanno sempre e solo in una direzione, e hanno un nome e cognome, ma il mio cuore sente la lontananza di Maria.

“Eccoci arrivati commissario”.

“Bene ragazzi andiamo al bar e poi inizieremo le indagini, occhi aperti se vedete Bersezio”.

“Crede che si farà vedere in giro?” domanda Perino.

“Non lo so, se l’assassino sa che ha una casa nei paraggi non si farà vedere di sicuro”.

Entriamo nel bar e ci accomodiamo. Pago il conto e domando se hanno visto l’uomo che cerchiamo, fornisco la descrizione di colui che cerchiamo. Ma la risposta è negativa.

“Vi sono altri bar nella via e vedo anche dei negozi, dividiamoci così facciamo prima e poi ci ritroviamo alla macchina”.

Purtroppo non ci sono indizi, sembra scomparso del tutto.

“Non è che la Valenti si sia sbagliata?”.

“Rimane solo un’ultima carta, proviamo dai nostri colleghi, la loro sede è vicina alla stazione dei treni”.

Spiego a loro chi siamo e cosa cerchiamo, il collega ci fa accomodare nella sala di aspetto, dopo diversi minuti arriva e consegna un foglio con un indirizzo.

“E’ fortunato commissario, la persona che cerca, l’anno scorso ha preso una multa per eccesso di velocità qui da noi”.

“E’ lontano questo posto?”.

“No! È la frazione successiva, in auto è a dieci minuti…prendete…”.

Mi domanda se abbiamo bisogno di aiuto, rispondo di no e ringrazio dell’aiuto.

“Ci siamo ragazzi, forza andiamo a parlare con il nostro amico”.

La casa è a ridosso di un sentiero, l’unico che permette l’accesso. Mettiamo la macchina di traverso di modo che dalla casa non possano scappare.

Arrivati sullo spiazzo noto l’auto, in casa c’è qualcuno. Tirdi vede la tendina della finestra muoversi.

Suono il campanello nessuno risponde.

“Bersezio…lo so che sei in casa forza apri, è nel tuo interesse”.

Sento un debole vociare, evidentemente sta tenendo un concilio con i suoi uomini, poi la porta si apre.

Entriamo, l’uomo è in compagnia di alcuni suoi tirapiedi.

“Finalmente ci si rivede”.

L’uomo mi guarda ma non dice nulla.

“Credo mmagini il motivo del perché siamo qui vero? Quindi senza girarci attorno, hai due scelte: o fai il nome dell’assassino oppure ti dovrai guardare le spalle di continuo da lui…a te la scelta”.

“D’accordo commissario parlerò, ma mi creda non conosco il suo nome, né tantomeno c’entro nulla con gli omicidi, quell’uomo è un pazzo!”.

“Tu non sei uno stinco di santo…”.

“Vero, ma non ho mai ucciso nessuno, minacciato, picchiato questo sì, ma mai ucciso”.

“Ragazzi vedete che sant’uomo è il nostro Bersezio? Che dite, gli facciamo avere un encomio al merito?”.

“Allora questo nome?”.

“In cambio voglio…”.

Non gli lascio il tempo per finire la frase: “Tu non detti condizioni anzi ti posso dare un consiglio, prendi la tua roba e i tuoi uomini e sparite da Torino! Sai bene che sbatterti dentro e buttare via la chiave. So tutto del traffico di droga e prostituzione che gira al Royal”.

Bersezio china il capo anche i suoi uomini sanno bene cosa rischiano se metto in atto la minaccia di arrestarli.

“Ho la sua parola commissario? Se racconto quello che so di lui sparisco dalla città e dalla sua vista. Quel pazzo appena sa che ho parlato mi ucciderà ovunque mi trovi se non lo fermate prima…”.

“Non succederà hai la mia parola, lo arresteremo prima”.

Torniamo in questura con la stessa descrizione del misterioso uomo: alto, occhiali scuri, capelli neri e anello al dito, ma del suo nome niente, Bersezio non sa come si chiama: “Me lo aveva presentato Cialli ma non nominandolo mai. E’ deciso a mettere le mani sul Royal, lo avevo capito da tempo, e una parte della mia banda obbediva ai suoi ordini suoi”.

Torniamo in commissario con una sola certezza, Bersezio non c’entra nulla con gli omicidi.

“Che si fa ora commissario?”.

Non faccio in tempo a rispondere a Perino che squilla il telefono, è il dottore che ha in cura il Cialli:” Commissario, purtroppo devo dirle che Cialli è morto, mi spiace, so che volevate interrogarlo”.

“Cialli è morto ragazzi!”.

Tirdi e Perino non dicono nulla ma la smorfia che compare sui loro volti la dice lunga.

“Era l’unico testimone che poteva fare il nome dell’assassino”.

“Riprovo ad andare dalle ragazze, tu con Perino vai dalla Pavan e vedi se riesci a farle ricordare qualcosa che possa aiutarci a descrivere quel maledetto”.

Ma sia Paola, Adele e la Pavan (quest’ultima la sento telefonicamente) non sanno dirci altro tranne la solita descrizione che abbiamo già da tempo.

“Alto, occhiali scuri, capelli neri, occhiali scuri e anello”.

Quel dannato anello mi perseguita, sono sicuro di averlo già visto ma non riesco a ricordare dove né quando e soprattutto chi lo indossava.

Vado a pranzo da mamma Gina è parecchio tempo che non la vedo. Il suo sorriso è una panacea per il mio umore. Parlando dice una cosa interessante: “A volte capita non ricordarsi ma quando meno te lo aspetti il ricordo arriva, fidati di me Marco”.

Per tornare in questura decido di passare per via Accademia delle Scienze, voglio andare a trovare il mio amico che lavora nel museo, so che hanno aperto un nuova sala con dei reperti arrivati da poco, ne annunciava a gran titolo la Stampa e per curiosità voglio vederla, vedo dei turisti in lontananza che comprano i biglietti per il museo Egizio.

“Egizio…egizio, Egitto il paese, il Nilo, le piramidi i grandi tempi e…” parlo a gran voce.

“Sicuramente sarà incuriosito dalla forma strana del mio anello, sono stato in Egitto l’anno scorso, terra meravigliosa glielo assicuro. Allora cosa posso fare per voi?”.

Questa frase mi torna in mente, è come un lampo. Mi metto a correre, le poche persone davanti all’ingresso del museo mi guardano come se fossi un matto.

Finalmente ho dato un volto e un nome all’assassino che cerchiamo.

(Continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Omicidi con ballo ( 9 capitolo)

Post n°3146 pubblicato il 26 Gennaio 2024 da paperino61to

 

Riassunto: Alle due vittime se ne aggiunge un'altra un certo Buso pregiudicato noto alle forze di polizia, accanto al corpo un rotolo di soldi e anche nella perquisizione nell’alloggio vengono trovati altri soldi. Un testimone racconta una persona si è allontanata in gran fretta ed era piuttosto alta. Berardi è sicuro che la vittima ricattava il suo assassino. Il commissario va a parlare con Bersezio, titolare del Royal e scopre il nome della misteriosa ragazza che ossessionava Cialli: Iside Pavan, la ragazza abitava con Paola e Adele le quali lavorano al Royal. Il commissario scopre anche che la sala da ballo è solo una facciata, Bersezio spaccia droga e alcune delle lavoranti vendono il loro corpo ai clienti. Il commissario accetta di nuovo un invito della Valenti, donna frequentatrice del locale. Il commissario accetta l’invito e nota un uomo che lo sta fissando, quando costui viene notato si dilegua, Berardi lo segue ma inutilmente, l’uomo è scappato dal retro del locale. Un barbone afferma di averlo visto uscire e la descrizione collima con le altre: alto, occhiali scuri. Pietro è il nome del barbone confessa di essere stato minacciato dagli uomini di Bersezio, in particolare da Buso. Berardi ancora una volta ha la conferma che i tre delitti sono legati al Royal. Pietro viene convocato in questura e dal colloquio viene a sapere che Iside Pavan, la ragazza che ossessionava Cialli non era affatto sparita, l’ha vista entrare nel portone a fianco dove abitano Adele e Paola, inoltre viene confermato che la sala da ballo è una copertura per gli affari illeciti di Bersezio.

Berardi e Perino vanno dalle ragazze e scoprono che la Pavan era nascosta nel loro alloggio nonostante le due amiche mentissero sulla sua presenza. La ragazza è scappata perché non solo ha visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere ma anche sentito: l’ordine di uccidere Castello e la Gisolo, ma il mandante non è Bersezio ma la misteriosa persona già descritta da diversi testimoni, aggiungendo il particolare dell’anello al mignolo destro. Su Cialli riferisce che voleva entrare nel giro, ma che la persona misteriosa non voleva saperne e ha minacciato Bersezio se lo avesse fatto. Berardi convince la Pavan ha nascondersi fuori città dai suoi amici a Viù. Dall’incontro con la Valenti dove descrive la misteriosa persona non viene a saperne molto di più. La sera seguente entrando dal retro del locale per non farsi notare da Bersezio nota che la Valenti viene trascinata dagli uomini di quest’ultimo, capisce che la donna è in pericolo e interviene prontamente nella fuga si nascondono nella chiesa vicina.

 

Dopo diversi minuti di silenzio Edna mi domanda perché volevano farle del male.

 

“Posso immaginarlo, ti hanno vista con me e credo che l’ordine sia arrivato dal misterioso uomo”.

“Ma perché? Non so chi sia, che faccia abbia…non so nulla…nulla!”.

“Lui non lo sa però, sa solo quello che Bersezio gli ha riferito, che tu quella sera eri con me e non ci vuole molto a capire che io ero nel locale per indagare”.

Lei mi guarda e si stringe ancora di più a me.

“Ora cerca di non pensarci, vieni andiamo dietro a quella colonna, saremo più nascosti se dovessero entrare quei malviventi”.

Sento il vociare di donne e capisco che è mattina, sono le credenti che stanno recitando le loro preghiere. Sveglio Edna è ora di andare: “Chiedo al sacrestano di farmi fare una telefonata…aspettami qui”.

La donna non ne vuol sapere ha troppa paura. Chiamo in questura e dico a Perino di venirci a prendere.

“Edna, ora andiamo a casa tua, prepari una valigia e ti portiamo in un posto sicuro”.

Non dice nulla, mi guarda solo l’aggressione l’ha scioccata.

“Commissario ma cosa è successo?”.

Spiego i fatti a Perino e scuote la testa dicendo che potevo chiamarlo, sarebbe venuto anche lui a dar manforte contro quei delinquenti.

“Ora la priorità è dare sicurezza alla signora Valenti, non posso chiedere di nuovo ai miei amici di ospitare anche lei”.

“Potremmo portarla da Adelma, è sola e sicuramente farà piacere un po’ di compagnia ed in più è dalla parte opposta della città”.

“Sei sicura che non farà storie ad avere un ospite?”.

“No, ci parlo io”.

“D’accordo, però fai stare con loro anche uno dei nostri, magari Mammoliti”.

 

 

 

Accompagno Edna al suo appartamento e salgo con lei. La porta è aperta: “Aspetta qui e non entrare fino a quando non ti chiamo”.

Entro con la pistola in mano, l’alloggio è tutto a soqquadro, gli uomini di Bersezio sono venuti a cercarla e hanno sfogato la loro rabbia nel non trovarla.

“Entra ma fai in fretta a prendere la tua roba, sicuramente torneranno”.

Ha le lacrime agli occhi, sento che sta per crollare ma la sprono a muoversi.

“Presto Perino, andiamo da Adelma, sono entrati nell’alloggio della Valenti”.

L’auto parte a gran velocità e prende via XX Settembre per dirigersi poi verso corso Giulio Cesare. La distesa di prati è immensa, un paio di cascinali e qualche condominio si parano ai nostri occhi.

“Ci stanno seguendo?”.

“No commissario, non vedo nessuno. Volevo dirle che Mammoliti dovrebbe già trovarsi sul posto, l’ho avvertito via radio”.

“Bravo, hai fatto bene”.

Guardo Edna, non è più la donna brillante e spiritosa che conoscevo, questa storia la segnerà per sempre purtroppo.

“Eccoci arrivati commissario”.

L’abitazione di Adelma è al fondo di Corso Vercelli, attorno vi è solo una fattoria.

“Buongiorno commissario era ora che veniste a trovarmi…ma vedo che è in dolce compagnia di una splend…mio dio ma che le è successo a questa ragazza? Venga signorina, ecco si appoggi a me”.

Mammoliti sbuca dal retro: “Ho parcheggiato l’auto dietro la casa così che dalla strada non si vede”.

“Bravo collega, ora gli ordini sono questi…”.

Torniamo in ufficio pensando a come agire, è chiaro che il misterioso uomo ha impartito l’ordine di uccidere Edna perchè crede che sia una testimone scomoda. Purtroppo brancolo nel buio su chi possa essere, ipotizzarlo non serve ci vogliono le prove. Nel pomeriggio mi metto in contatto con lei, la quale mi dice che la Valenti sta meglio e che in questo momento sta dormendo.

 

 

 

Vado dal questore per informarlo di ciò che è successo e il suo volto si rabbuia.

“Lei è stato molto sconsiderato Berardi, ha fatto di testa sua rischiando non poco. Quello che conta è che la donna sia salva grazie a lei, ma la prossima sua iniziativa che intraprende mi avverti. Ora come intende procedere con Bersezio e la sua banda?”.

“Alcuni dei nostri li stanno tenendo d’occhio, nel momento in cui la droga ci avvertono in modo da intervenire. Bisogna prenderlo in flagranza di reato altrimenti se la cava, nessun tribunale lo condannerebbe senza prove certe”.

“La testimonianza della Valenti? Hanno tentato di sequestrarla, questo è un dato di fatto, c’è anche la sua parola”.

“Un avvocato potrebbe dire che la donna è andata di sua spontanea volontà con quei due uomini, ha…diciamo una certa nomea di vivere alle spalle dei maschi”.

“Capisco. Intanto è sotto protezione, non credo che si rifaranno vivi anche perché non sanno dove si sia nascosta. Del misterioso uomo che mi dice?”.

“Sono dell’idea che è lui il vero capo di quello che succede al Royal o che almeno cerchi di prendere il comando e non si fa scrupoli a dimostrarlo uccidendo chi può rappresentargli un pericolo”.

“Invece dell’altra persona…quel Cialli”.

“Da quello che abbiamo saputo è che anche lui vorrebbe entrare nel giro e che Bersezio tentenna dopo esser stato minacciato dal nostro misterioso amico”.

“In che senso minacciato?”.

“Da una testimonianza, il nostro amico ha detto chiaro e tondo che se Cialli entrava nel loro giro lui avrebbe parlato del traffico di droga e non solo di quello che succede nel locale. Il Bersezio per ora non si è espresso sul Cialli ma è chiaro che non vuole rischiare di perdere tutto”.

“Due galli nel pollaio vedo…chissà magari può portare qualcosa a nostro favore”.

Mai parole furono più profetiche, ma questo lo avrei saputo all’indomani mattina. Nel frattempo chiamo Maria, la sento felice e ne sono contento, mi domanda quando arrivo e le dico a breve, ma lei sa che non sarà così, che fino a quando l’indagine non sarà finita non potrò partire.

Dentro di me sa che ha ragione solo in parte, l’altra ragione per quanto cerchi di nasconderla a me stesso porta un nome e cognome: Edna Valenti.

Verso il tardo pomeriggio ci arriva una chiamata anonima che ci avverte che all’interno di un auto parcheggiata in borgata Vanchiglia c’è un uomo riverso.

“Perino, prendi un collega e vai a vedere”.

Mezz’ora dopo mi chiama dicendo che l’uomo dentro l’auto è Cialli.

Rimango stupefatto, e domando se è morto.

“No, respira a fatica, l’hanno conciato male, molto male. E’ stato picchiato, e gli hanno inferto una coltellata all’altezza del cuore che è stata deviata da una costola, ora è alle Molinette”.

Chiamo Tirdi e insieme andiamo all’ospedale, domando dell’uomo che è stato portato qui in gravi condizioni, l’infermiera mi manda dal dottor Livio.

“Buongiorno commissario, come posso esserle d’aiuto?”.

“Hanno portato un uomo di nome Cialli, il mio collega mi ha detto che è stato aggredito”.

“Il suo nome è Cialli? Non aveva documenti che io sappia. Si è grave, non sappiamo se passerà la notte, la coltellata non ha reciso organi per fortuna, ma le botte prese…quelle sì che hanno fatto danni, la milza spaccata, fegato a pezz, ginocchia frantumate e alcune dita della mano destra spezzate…sono andati sul pesante”.

“Immagino che non si possa parlare con lui?”.

“Non è in condizioni, però la mia infermiera ha voluto trascrivere alcune parole dette dal paziente, premetto che non sappiamo se abbiamo capito bene, farfugliava con un filo di voce”.

Mi porge il foglietto: “Lu…è stat…l…ma…ma…pa…apo…apo…”.

“Ecco questo è quello che la mia infermiera ha capito o crede di aver capito”.

“Grazie dottore, vedremo di capirci qualcosa. Se vi sono novità di miglioramento chiami, faccio venire un nostro agente a guardia della stanza dove è ricoverato il Cialli”.

“Crede che ritorneranno per finirlo?”.

“Probabile, ora lui è l’unico che può dirci chi lo ha aggredito e il perché”.

Usciamo dall’ospedale e domando alla scientifica se hanno trovato impronte cma come immaginavo nulla di nulla, solo dei professionisti sanno come svolgere questo tipo di lavoro.

“Crede che Cialli abbia pestato i piedi a qualcuno al Royal?”.

“Sicuramente al nostro misterioso amico e questo ha deciso di eliminarlo e qualcosa mi dice che il prossimo sarà Bersezio”.

“Delle parole scritte dall’infermiera che ne dice? Sembrano senza senso”.

“A noi sembrano senza senso ma non a lui, voleva farci sapere chi è stato a conciarlo in quella maniera…ora bisogna capire che cosa volesse dire”.

“Pronto? Ufficio del commissario Berardi…ciao Adelma, te lo passo subito”.

Un tuffo al cuore mi assale, che sia successo qualcosa ad Edna? Rispondo con voce tremolante.

“Buongiorno commissario, mi scusi se l’ho chiamata, volevo solo farle sapere che la signorina sta bene e si è ripresa dallo spavento, ha chiesto di lei, le farebbe piacere vederla…il suo agente è sempre qui…va bene gli dirò che passa nel pomeriggio?”.

Dopo lo spavento ora sono più sereno, la mattina sembra non passare più, dopo pranzo decido di andare a trovare la Valenti.

Mi faccio accompagnare da un taxì, l’autista mi domanda come mai mi guardo sempre indietro:” Crede che qualcuno ci stia seguendo?”.

“Deformazione professionale mi creda nulla di più”.

Faccio fermare l’auto a circa un chilometro dal luogo dove è nascosta la donna.

“Ma è sicuro? Qui non c’è nulla”.

“Si sicuro, tenga il resto e grazie”.

Quando l’auto sparisce dalla mia vista incomincio ad incamminarmi. Meglio essere prudenti, una sana camminata non ha mai ucciso nessuno.

“Marco…” La Valenti esce di casa di corsa e mi abbraccia e mi bacia con passione.

“Ciao Edna, come stai? Vieni entriamo in casa saremo più sicuri”.

“Commissario”.

“Ciao Mammoliti come va?”.

Bene grazie, nulla da segnalare”.

“Meglio così, buongiorno Adelma”.

La donna mi sorride e sussurra un grazie per essere venuto.

“Cosa mi racconti Marco?”.

“Qualcuno ha deciso di farla finita con Cialli, è in ospedale in condizioni gravi”.

“Mio dio…ma chi può essere stato?”.

“Il nostro misterioso uomo, quello che non solo ha ucciso Castello e la Gisolo ma anche un uomo del Royal un certo Buso, ed ha cercato di uccidere anche te”.

“Chi può essere? Credi che sia Bersezio?”.

“No! Non credo che sia lui, anzi se come ipotizzo, la prossima vittima potrebbe essere proprio lui”.

Gli accenno anche al foglietto con le frasi sconnesse dette dal Cialli all’infermiera.

“Cosa vorranno dire? Sono senza senso…”.

“Qualcosa vorranno dire, ma va a sapere…non credo che siano deliri di una persona che sa che sta per morire”.

“Non credi che sopravviva?”.

“Il medico lo ha detto chiaramente, sarebbe un miracolo se succedesse”.

Mi stringe la mano forte, le lacrime fanno la loro comparsa sul volto di Edna.

“Non devi avere paura, qui sei al sicuro, stai pure certa che lo prenderemo. Ora devo andare appena posso tornerò a trovarti”.

Torno indietro a piedi circa due ore abbandonati fino alle fermata della corriera. Forse sono eccessivo nell’essere prudente ma preferisco così, dovesse succedere qualcosa alla Valenti non me lo perdonerei mai.

“Bentornato commissario, come sta la signora?”.

“Alla notizia di Cialli è ripiombata nella paura”.

“la capisco…non ha idea di chi sia questo assassino?”.

“No, sapeva solo che Cialli in qualche modo si dava da fare per entrare nelle grazie di Bersezio, ma non ne sapeva il motivo”.

“Che si fa ora? Io ho provato a rileggere le frasi sul foglio, ma non vengo a capo di nulla”.

“Non te la prendere vedrai che riusciremo a decifrarlo, ora vieni andiamo a fare una visita a Bersezio”.

(Continua) 

 

 

 

 

 
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Omicidi con ballo ( 8 capitolo)

Post n°3145 pubblicato il 24 Gennaio 2024 da paperino61to

 

Riassunto: Dopo Castello (ritrovato in una macchina intestata a Luigi Cialli) e a Claudia Gisolo, dipendente del Royal si aggiunge un altro omicidio viene compiuto, un certo Buso pregiudicato noto alle forze di polizia. Accanto al corpo un rotolo di soldi. Perino scopre che giorni prima aveva avuto un diverbio con un’altra persona minacciandola di parlare. Un testimone racconta che questa persona era alta con gli occhiali scuri, l’altezza è la costante di questo personaggio misterioso, anche la coppia che ha trovato il corpo di Buso ha visto un uomo alto allontanarsi in gran fretta. Cialli convocato in questura e messo di fronte a una fotografia ammette di aver conosciuto il Castello, ma non di averlo ucciso, queste foto mostrano anche un uomo seminascosto di cui non si riesce a vedere il volto. Il commissario va a parlare con Bersezio, titolare del Royal. Viene a sapere il nome della misteriosa ragazza che ossessionava Cialli: Iside Pavan. Berardi nota che l’indirizzo dato dalla ragazza è falso, lei abitava con Paola e Adele, due ragazze che lavorano al Royal e che confessano che la sala da ballo è solo una facciata. Bersezio spaccia droga e alcune delle lavoranti vendono il loro corpo ai clienti. Il commissario accetta di nuovo un invito della Valenti, donna spregiudicata e affascinante che attrae Berardi, inoltre la donna potrebbe sapere molte più cose di quello che sa sul Royal. Il commissario accetta l’invito della Valenti e con lei vanno al Royal. Nota che un uomo lo sta fissando e quando costui viene notato si dilegua, Berardi lo segue ma inutilmente, l’uomo si è dileguato dal retro del locale. Un barbone afferma di averlo visto uscire e la descrizione collima con le altre: alto, occhiali scuri. Pietro è il nome del barbone confessa di essere stato minacciato dagli uomini di Bersezio, in particolare da Buso. Adele la ragazza che lavora al Royal interviene per sapere cosa sia successo. E’ un amica del barbone come lo è Paola. Berardi convoca Pietro in questura per il giorno dopo. Dal colloquio viene a sapere che Iside Pavan, la ragazza che ossessionava Cialli non era affatto sparita, l’ha vista entrare nel portone a fianco dove abitano Adele e Paola, inoltre viene confermato che la sala da ballo è una copertura per gli affari illeciti di Bersezio. Berardi decide di andare dalle ragazze ha conferma di ciò che ha detto Pietro.

 

 

Saliamo all’alloggio delle ragazze, sicuramente a quest’ora sono in casa.

Una voce domanda chi è.

“Polizia, sono Berardi, avrei bisogno di parlarvi”.

Sento un leggero trambusto e per parecchi minuti solo più silenzio, poi la porta si apre.

“Ci perdoni commissario, ma non eravamo presentabili, entrate pure”.

Adele ci accompagna nella cucina e ci fa accomodare, seduta c’è Paola che ci saluta.

Noto un certo imbarazzo tra di loro.

“Possiamo offrirvi un caffè?”.

“Volentieri, grazie, lo vuoi anche tu Perino?”.

“Si grazie, però non disturbatevi ad usare la caffettiera grande, basta quella piccola”.

Mi volto verso di lui e domando il perché di questa affermazione.

“Venga a vedere commissario. La caffettiera è quella per quattro persone e loro sono in due tra l’altro è ancora calda, quindi a meno che le signorine non abbiamo l’abitudine di prendere due tazze a testa…poi se nota vedrà tre tazze e non due e sono ancora tutte sporche”.

Le ragazze nel cercare di dare una spiegazione si accavallano tra di loro, creando una confusione non da poco.

“Avete finito?”.

“Ci scusi commissario”.

“Bene, ora vi domando una cosa, ma dovete essere sincere con me, sono stato chiaro sul concetto sincere?”.

Non dicono nulla ma fanno un cenno di assenso con il capo.

“Dove nascondete la vostra amica Iside?”.

“Ma…ma commissario non sappiamo dove sia andata…glielo giuriamo…”.

“Forse non ci siamo capite, ho detto sincere e voi state mentendo signorine. Volete che mandi il mio collega a perquisire l’alloggio? So per certo che Iside Pavan è nascosta qui, non mentite!”.

“Non so chi glielo lo ha detto ma ha detto una bugia!”.

“D’accordo, iniziamo la ricerca, tu vai nell’altra stanza ed io incomincio da qua”.

“Ma lei non può non ha un mandato”.

“Me ne frego del mandato, ci sono stati tre omicidi e una vostra amica è scomparsa, diciamo ha fatto finta di scomparire, e vorrei capirne il perché di questa sceneggiata”.

Sento dei passi dietro di noi e una voce femminile: “Ha ragione il commissario ragazze, inutile continuare con la commedia”.

E’ la Pavan, e le voci sulla sua bellezza non erano campate in aria.

“Ora le racconto perché sono andata via anzi scappata dal Royal”.

“Benissimo, immagino c’entri Bersezio o  Cialli…”.

“Affatto, se fosse stato per le loro avances non avrei avuto problemi a mantenerli a distanza. Da quando sono stata assunta i due hanno provato a farmi la corte e cercato di portarmi a letto ma inutilmente”.

“Quindi escludendo questa ipotesi ne rimane una sola, lei ha visto qualcosa che non doveva vedere!”.

“Esatto! E non solo, ho anche sentito. Purtroppo uno degli uomini del titolare del Royal, un certo Buso mi ha visto, e non mi ci è voluto molto a capire che sarei stata in pericolo”.

“Vada avanti, c’entra Bersezio con l’omicidio di Castello e la Gisolo?”.

“Non direttamente è chiaro, l’ordine di ucciderli è partito da un’altra persona, non so dirle il nome”.

“Potrebbe descriverlo?”.

“E’ alto, circa un metro e ottanta, i capelli neri, portava sempre un paio di occhiali e aveva un anello al dito mignolo della mano destra, quel particolare mi è rimasto impresso non so dirle il perché”.

“Aveva qualche inflessione nel parlare?”.

“Accento torinese”.

“L’ha rivisto nel locale?”.

“Si, la sera dopo aver visto Bersezio e i suoi uomini scaricare delle casse, in quel momento ho realizzato che era lì per me. Sono scappata senza dire nulla alle mie amiche e mi sono rifugiata nella chiesa di via Nizza, è sempre aperta anche di notte. Alla mattina sono tornata a casa e ho messo al corrente Paola e Adele che ero scappata, ma mentendogli sul reale motivo della mia fuga dal Royal”.

“Ha visto cosa contenevano le casse scaricate?”.

“Droga, ne sono sicura, ho visto che hanno aperto un sacchetto per vedere se la roba era buona sapevo che nel locale girava quella roba ma non immaginavo che Bersezio fosse lo spacciatore, credevo fosse qualche cliente a portarla”.

“Cialli c’entra qualcosa?”.

“Si! Voleva entrare nel giro ma quella persona di cui vi ho accennato non voleva, era contraria, ha avuto una discussione con Bersezio piuttosto forte, minacciando che se Cialli avesse insistito l’avrebbe rovinato mandandolo in galera”.

“Le due vittime cosa c’entrano in tutto questo?”.

“Castello era innamorato della Gisolo e non voleva che lavorasse in quel posto, aveva capito che non era solo una sala da ballo. Credo che anche lei abbia visto qualcosa che non doveva vedere e se ne sia confidato con il suo ragazzo”.

“Quindi possiamo immaginare che lui sia andato dal Bersezio, e che questo ne abbia parlato con il nostro amico misterioso decretando la sua condanna”.

“Credo che lei abbia ragione commissario, anche la povera Claudia ha capito subito chi c’era dietro l’omicidio del suo ragazzo e quando ha deciso di parlare con lei, l’hanno uccisa”.

“Bersezio e soci non sanno dove abita, non ne hanno idea questo lo so per certo, ma se mi dà retta non le conviene stare qui. Se vuole la faccio accompagnare dai miei amici che abitano a Viù, sarebbe al sicuro”.

“Ha ragione Iside, è meglio se ti nascondi lontano da qui, noi facciamo attenzione se qualcuno ci segue ma esiste sempre un ma…”.

“D’accordo commissario preparo la mia roba”.

“Perfetto, possiamo fare una telefonata?”.

“Certamente, venga con me”.

Dopo la telefonata chiedo a Perino di accompagnare la Pavan a Viù con il taxi: “Poi torna indietro con l’autista”.

“Inutile signorine dire che se vedete quella persona descritta dalla vostra amica dovete avvertirci immediatamente”.

 “Commissario, non c’è dubbio che tutte le testimonianze concordano con la descrizione che ci hanno fatto del nostro misterioso amico”.

 

“Hai perfettamente ragione Tirdi…sento che c’è qualcosa che mi sfugge, un particolare che non riesco a mettere a fuoco…sono sicuro che se ci riuscissi darei un nome all’assassino”.

“Per Bersezio che intende fare? Lo arrestiamo?”.

“No! Vorrei pescarlo con le mani in pasta, non abbiamo prove certe. Piuttosto sarà meglio tenerlo d’occhio, scegli tu i colleghi, ma mi raccomando che non si facciano beccare altrimenti salta tutto quanto”.

Perino arriva nel pomeriggio dicendo tutto bene, vorrei fare una telefonata ai miei amici di Viù ma preferisco che il mio collega non senta.

“Esco un attimo”.

Mi reco al bar di fronte e domando di poter fare una chiamata.

“Ciao sono Marco, c’è mica la signorina Pavan?”.

“Si, te la passo subito…signorina per lei...”.

“Buongiorno Pavan mi scusi se la disturbo, ma c’è una domanda che vorrei farle…”.

“Prego commissario dica pure”.

“Riguarda la signora Valenti, cosa sa dirmi di lei”.

“Mi chiede se c’entra con gli affari di Bersezio? Le rispondo di no, non mi ha dato quell’impressione, sicuramente vive alle spalle degli uomini, ma non credo affatto che sappia della vera attività del Royal, potrò sbagliarmi sia chiaro”.

“Secondo lei, può conoscere il misterioso personaggio con l’anello?”.

“Può darsi, dovrebbe domandarlo a lei. L’unica cosa che posso dirle è che con Cialli ha avuto una relazione piuttosto turbolenta”.

“Cialli so che aveva un ossessione per lei signorina”.

“Si! La Valenti era un ripiego, brutta parola ma è la verità e credo che anche lei lo sapesse, ma come le avranno già detto lei vive alle spalle degli uomini”.

Torno in ufficio con il cuore più leggero, quel tarlo sulla Valenti complice di omicidi mi assillava, dovrò rivederla e questo mi mette, da una parte a disagio, dall’altra mi fa un immenso piacere.

“Ciao Edna, come stai?”.

“Bene Marco, grazie e te? Mi fa piacere rivederti, vuoi altre lezioni di ballo?”.

“Credo sia dura per te insegnarmi. Sto bene… ho voluto incontrarti per domandarti una cosa”.

Nel suo volto si legge un velo di tristezza.

“Dimmi pure se posso essere di aiuto…immagino riguardi l’indagine che stai conducendo”.

“Si!” e riferisco la descrizione fatta della misteriosa persona.

La Valenti non dice nulla per diversi minuti: “Mi sembra di averlo visto, ma non potrei giurarci, è lui l’assassino?”.

“Crediamo possa essere lui, cosa sai dirmi del giro di droga messo in piedi da Bersezio?”.

Mi guarda stupita, capisco che aveva ragione la Pavan, Edna non sa nulla.

“Sapevo che girava della roba, ma credevo che la portassero i clienti…come un giro? Ma che posto è il Royal?”.

“Un posto da evitare Edna, e non vorrei che tu fossi in pericolo. Bersezio mi ha visto con te”.

Lei mi prende la mano e mi dice di stare tranquillo, che non c’è nulla da preoccuparsi.

“Domani sera sono invitata da un amico ad andare nel locale”.

“Devi proprio…”.

“Non sarai mica geloso commissario…è un amico, stai tranquillo…e poi chissà che non veda la persona che state cercando”.

“Stai attenta è pericoloso, se lo vedi avvertimi non fare cose avventate mi raccomando”.

“Avventate? Intendi dire così?” e mi bacia, poi ride di gusto.

“Ciao commissario ora vado ho da fare delle commissioni”.

Questa donna mi sconcerta, non so cosa pensare o forse non voglio sapere cosa penso veramente.

 

L’indomani sera decido di andare al Royal da solo cercando di non farmi notare. Ho chiesto alle ragazze di farmi entrare dal retro.

“E’ fortunato commissario, stasera il locale è pieno, sarà difficile che la notino”.

“Meglio così!”.

Il locale è una bolgia e la musica viene coperta dal vociare. Evidentemente al sabato sera mezza città viene qui a cercare il divertimento.

Cerco di farmi notare il meno possibile, vedo al solito tavolo la Valenti con il suo amico. Ascoltassi la volontà andrei da lei, ma rinuncio. Dalla mia postazione dietro il tendone che porta nei corridoi del locale ho una buona visuale della sala. Il misterioso uomo non lo vedo, in compenso vedo Bersezio e i suoi tirapiedi parlottare tra loro ed uno di essi indica il tavolo dove è seduta Edna.

Un brivido corre sulla mia schiena, decido di aspettare ad intervenire. La coppia decide di scendere di sotto per ballare, un paio di uomini gli vanno incontro e noto che l’uomo che era con la Valenti si allontana di gran passo. La donna viene invitata ad andare con loro, mi nascondo e mi passano accanto senza notarmi.

“Se fai la brava non ti succede nulla, dobbiamo solo farti qualche domanda”.

“Vi prego, non fatemi del male, cosa…cosa volete da me? A…”.

Un coltello spunta in mano a uno dei due: “Se urli sei morta!”.

La porta del retro si apre e i due escono, decido di seguirli.

“Vai a prendere la macchina, io aspetto con lei…vedrai signorina che stasera ti divertirai”.

Appena si allontana decido di intervenire, mi avvicino di soppiatto e con il calcio della pistola colpisco tramortendo l’uomo.

La Valenti mi guarda con le lacrime agli occhi, vorrebbe abbracciarmi.

“Zitta Edna, dobbiamo fare in fretta”.

Giriamo l’angolo e vedo la chiesa dove si è rifugiata la Pavan, entriamo e ci nascondiamo dietro il pulpito. Lei mi guarda spaventata, vorrebbe parlare ma non ci riesce.

“E’ tutto finito Edna, tranquilla, ci sono io adesso a proteggerti. Vieni qui, abbracciami”.

La chiesa è nel silenzio più totale, evidentemente agli uomini di Bersezio non verrà in mente di cercarci qui.

 (Continua)

 

 

 
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Omicidi con ballo ( 7 capitolo)

Post n°3144 pubblicato il 22 Gennaio 2024 da paperino61to

 

Riassunto: Un altro omicidio si aggiunge alle altre due vittime, un certo Buso pregiudicato noto alle forze di polizia. Ucciso anche lui come il Castello e la Giasolo con un coltello. Accanto a lui un rotolo di soldi. Perino scopre che giorni prima aveva avuto un diverbio con un’altra persona minacciandola di parlare. Un testimone racconta che questa persona era alta con gli occhiali scuri, l’altezza è la costante di questo personaggio misterioso, anche la coppia che ha trovato il corpo di Buso ha visto un uomo alto allontanarsi in gran fretta. Cialli convocato in questura e messo di fronte a una fotografia ammette di aver conosciuto il Castello, ma non di averlo ucciso, queste foto mostrano anche un uomo seminascosto di cui non si riesce a vedere il volto. Il commissario va a parlare con Bersezio, titolare del Royal, una persona su cui corrono molte voci ma nulla di concreto. Viene a sapere il nome della misteriosa ragazza che ossessionava Cialli: Iside Pavan. Berardi nota che l’indirizzo dato dalla ragazza è falso, lei abitava con Paola e Adele, due ragazze che lavorano al Royal e che confessano che la sala da ballo è solo una facciata. Bersezio spaccia droga e alcune delle lavoranti vendono il loro corpo ai clienti. Il commissario accetta di nuovo un invito della Valenti, donna con una fama di non specchiata virtù, ma che in qualche modo attrae Berardi, inoltre la donna potrebbe sapere molte più cose di quello che sa sul Royal.

 

 

 

Il locale è affollato ma non quanto credevo, c’è una piccola orchestra sul palco. Qualche coppia è già intenta a ballare e alcuni clienti salgono al piano superiore mentre le ragazze che lavorano passano tra i tavoli con le consumazioni ordinate.

“Vieni Marco, ecco questo è il mio posto preferito, come vedi è abbastanza appartato”.

Calca sull’ultima parola in modo alquanto malizioso, noto che ha anche una bella visuale della sala.

“Cosa prendi?”.

“Cosa mi consigli? Mi fido di te”.

“Sarebbe anche ora, bene allora prendiamo un martini con ghiaccio. Signorina per piacere…”.

La musica è carina e anche il cantante è intonato. Sto notando che alcune coppie salgono le scale che danno al piano superiore, immagino che vi siano delle stanze private.

“Marco, noto che stai guardando le scale, non mi dire che non hai capito dove conducono”.

“Posso immaginarlo, ma credo che anche tu abbia capito che il Royal non è solamente una sala da ballo”.

Ride di gusto: “Ovviamente, sai anche tu che la gente non cerca solo lo svago di ballare in posti simili”.

“Già e magari cerca anche un altro tipo di svago”.

Arriva la consumazione.

“Cosa intendi dire?”.

“Diciamo che a volte le persone hanno bisogno di qualcosa che vada oltre al sesso”.

“Intendi cocaina o roba simile?”.

“Si!”.

La donna non dice nulla, poi come se nulla fosse mi domanda se mi va di ballare.

“Come ti ho detto a tuo rischio e pericolo”.

“Dai, andiamo, buttiamoci nella mischia”.

La musica sale di tono e di ritmo, stanno suonando un pezzo delle Lescano.

Sono anni che non ballavo, con Maria eravamo andati solo un paio di volte ma non di più, essendo un pessimo ballerino e soprattutto non amo questo genere di posti.

“Per essere un commissario non te la cavi poi così male”.

“Grazie ma come commissario capisco quando una persona mente”.

La Valenti sorride e devo ammettere che ha veramente un bel sorriso.

Facciamo un paio di balli compreso un lento e quel lento per me è come sprofondare in un turbine di sentimenti, di pensieri non certo lindi, poi torniamo al tavolo e chiediamo un'altra consumazione.

“Allora Marco a cosa stai pensando?”.

Faccio fatica a dirle che sto pensando a lei, al suo profumo che mi ha avvolto mentre ballavamo: “A nulla, mi sto godendo la serata, noi poliziotti non ne abbiamo molte di serate come queste”.

“Lo immagino…” non finisce la frase perché noto che qualcuno ci sta osservando e appena guardo nella direzione di questa persona la vedo allontanarsi di corsa.

“Scusami Edna, arrivo subito”.

Mi faccio larga tra la folla e arrivo nel corridoio dove vi era il misterioso personaggio, sento una voce di donna che impreca.

“Signorina Paola che succede?” è una delle due ragazze con cui ho parlato, è riversa per terra e l’aiuto ad alzarsi.

“Commissario! Un cretino mi è venuto addosso e manco mi ha chiesto scusa…”.

“Ha visto in che direzione è andato?”.

“Da qui si esce solo dal retro…ma perché me lo chiede?”.

Non rispondo, vedo la porta del retro aperta, esco, e un barbone mi osserva poi esclama: “Eccone un altro che scappa da questo posto!”.

“Buona sera, ha visto dove è andato l’uomo che è uscito?”.

“Ha insediato la sua donna vero? Non mi stupisce, questo è un bordello non una sala da ballo, sapesse cosa vedo e cosa sento”.

“A me basta che mi dica dove è andato”.

“Ha svoltato in via Nizza, ma credo che non lo prenderà più”.

In effetti ha ragione, giunto sull’angolo vedo che la strada è deserta, torno indietro e mi fermo a parlare con il barbone.

“L’ha visto in volto? Ricorda com’era vestito?”.

“Mi sembra più uno sbirro che un marito geloso o sbaglio?”.

“Non sbaglia affatto”.

“E’ stato un attimo, è uscito, si è guardato intorno e poi ha preso per via Nizza.

“Saprebbe descriverlo?”.

“Alto, molto alto, indossava un abito grigio scuro, i capelli neri e portava un paio di occhiali scuri, di notte con gli occhiali scuri…mah…ecco tenga, ho raccolto il cappello che ha perso”.

“Grazie”.

“Spero possa servirle a qualcosa e soprattutto se riesce a mandare in galera certa gente che lavora qua dentro…non tutti ovviamente”.

“Si riferisce a Bersezio immagino”.

“Si! E non solo lui, ci sono un paio di dipendenti che lavorano per lui, sono uomini violenti, mi hanno perfino minacciato sa?”.

“E come mai?”.

“Io vengo qui perché ci sono un paio di angeli che mi danno sempre da mangiare e qualche bottiglia di vino. Io mi nascondo laggiù dove nessuno mi può vedere, ma una notte Bersezio mi ha visto ed ha mandato i suoi uomini. Dovevo sparire e non parlare con nessuno di cosa avevo visto altrimenti sarei stato un barbone morto, parola di …si chiamava Buso, ecco uno dei due ha detto di chiamarsi Buso”.

La notizia mi sorprende, quindi la vittima del parco lavorava per Bersezio.

“Cosa aveva visto?”.

“Da una camionetta hanno scaricato delle casse, non so cosa c’era dentro, ma sicuramente qualcosa di illegale altrimenti perché minacciarmi?”.

“Giusto, però lei ha continuato a venire qui”.

“Come le ho detto degli angeli pensano a me, però appena mi portano la roba me ne vado”.

“Pietro…tutto bene?” è la voce di Adele, l’amica di Paola.

“Ecco uno dei miei due angeli”.

“L’altra si chiama Paola vero?”.

 

“E’ anche indovino ora?”. Sorrido e guardo la ragazza, vorrebbe domandarmi cosa ci faccio ma non dice nulla. 

“Senta Pietro domani mattina venga in commissariato e chieda del commissario Berardi, continuiamo la nostra chiacchierata con calma e le prometto che avrà non solo una colazione con i fiocchi ma anche un altrettanto pranzo cucinata dalla miglior cuoca della città”.

L’uomo mi guarda e non risponde capisco che è diffidente.

“Pietro, il commissario è una brava persona ti devi fidare di lui. Sta indagando sulla morte di Claudia, te la ricordi vero?”.

“Si, povera Claudia ho saputo della sua morte, era una brava ragazza come quell’altra con il nome strano, sa che l’ho vis…” Non finisce la frase perché Adele interviene.

“D’accordo commissario ci vediamo domani mattina, ora è meglio che vada via”.

“Perfetto, ora rientro e lei signorina mi raccomando…”.

“Stia tranquilla non parlerò”.

Rientro nel locale, domandomi chi fosse quella persona che ci guardava, sono sicuro che è qualcuno che mi ha riconosciuto e solo chi non è a posto con la coscienza scappa in quel modo.

“Tutto bene Marco? Ero preoccupata, non arrivavi più” mi domanda Edna.

“Si, ho preso un po’ d’aria”.

Dal suo sguardo capisco che non mi crede ma è discreta e non fa domande. Le ore passano e sono quasi le due quando usciamo dal locale. C’è ancora gente nella sala e domando a che ora chiude.

“Di solito verso le cinque”.

Intravedo in lontananza Bersezio che è intento a parlare con un uomo, sicuramente il suo tirapiedi. Mi vede e un sorriso beffardo compare sul suo volto.

“Scusami un attimo, vado a salutare il proprietario”.

Lei mi prende il braccio e dice:” Marco, fai attenzione è un uomo molto pericoloso”.

Mi dirigo verso l’uomo: “Complimenti è un bel locale, e noto che la clientela non ti manca, evidentemente i servizi che offri ai clienti sono di ottima qualità”.

“Commissario, lei è l’ultima persona che credevo di vedere qua dentro, tra l’altro in compagnia della signora Valenti. Mi fa piacere, come avrà notato non c’è nulla di strano nel mio locale, è tutto legale”.

“Bersezio, Bersezio, lascia stare la parola legale, non sai neanche cosa voglia dire. Chissà che non ci rivedremo ancora, ho passato una bella serata e sarebbe un peccato non ripeterla non trovi? Dimenticavo, credo che un tuo uomo abbia dato definitivamente le dimissioni, si chiamava Buso…ma immagino tu lo sappia già”.

L’uomo non dice nulla ma il suo silenzio è eloquente e lo sguardo altrettanto e sembra dire: fai attenzione commissario, molta attenzione a non pestarmi i piedi.

Le strade a quest’ora di notte sono deserte, la luna è velata ma non per questo meno affascinante. La donna mi osserva ma non dice nulla e io sono immerso non solo nei pensieri ma anche dall’effetto dell’alcool che incomincia a farsi sentire.

“Eccoci arrivati Marco…grazie della bella serata”.

“Grazie a te Edna”.

 “Di nulla commissario” e mi bacia sulla guancia e mentre sta per chiudere la portiera dell’auto mi domanda se mi va un ultimo bicchiere.

Non rispondo ma scendo anche io e ci avviamo all’ingresso dello stabile mentre la città è avvolta dal silenzio della notte.

“Commissario, stamattina la vedo strano…”.

“Lascia perdere Tirdi ho un gran mal di testa, la vita notturna non fa per me”.

“Non capisco”.

“Appunto lascia perdere, fammi un favore vai, a farmi un caffè doppio”.

Gli riferisco del Buso e come la mia ipotesi sul ricatto sia palese, l’assassino lo ha ucciso per quel motivo.

A metà mattinata arriva Pietro e la nostra chiacchierata dura circa due ore, sovente divaga e lo devo rimettere in careggiata, ma alcune cose sono interessanti di come la sala da ballo è solo una copertura, droga e appuntamenti sessuali sono la vera attività.

“Secondo te è un bordello con tanto di prostitute?”.

“Non saprei, so che alcune delle ragazze che lavorano in quel posto lo fanno per integrare lo stipendio e per ingraziarsi Bersezio, delle clienti non ho idea, può essere che lo siano oppure sono solo coppie di amanti”.

“Che tu sappia anche le ragazze che conosci si concedono?”.

L’uomo mi guarda con sguardo feroce e risponde un no secco.

“Sono i miei angeli commissario!”.

“Cosa sai dirmi di Iside Pavan, la ragazza scomparsa, so che abitava con le sue amiche Paola e Adele”.

L’uomo mi guarda stupito e mi domanda:” Come sparita? L’ho vista un paio di giorni fa”.

“Ne è sicuro? Magari si sbaglia…”.

“No! Sono sicuro, mi ha guardato e anche se si è tagliata i capelli e cambiato colore sono sicuro che era lei, ho riconosciuto il colore degli occhi, sono di un azzurro stupendo e mi ha anche sorriso. Era il suo sorriso!”.

Domando dove l’ha vista.

“E’ entrata nel portone a fianco dove abitano le ragazze che conosce anche lei”.

“Era da sola?”.

“No! Era in compagnia di Paola”.

Non dico nulla, ma se il barbone non si sbaglia vuol dire che le ragazze mi hanno mentito, che Iside non è affatto scappata.

“Si ricorda a che ora l’ha vista entrare?”.

“Era a metà mattinata, io ero seduto sulla panchina del giardinetto di fronte a quello stabile”.

“La ringrazio signor Pietro e come promesso la faccio accompagnare da un collega al bar di fronte e poi per pranzo si rechi a questo indirizzo le dica che la mando io”.

“Dio la benedica commissario e spero proprio che trovi l’assassino di quella povera ragazza, se posso fare altro me lo dica”.

“Una cosa può fare, stare lontano da quel locale, il titolare è un uomo molto pericoloso, non esiterebbe a ucciderla se sapesse quello che ha visto”.

Uscito l’uomo chiamo Perino: “Vieni con me, ho trovato una traccia e voglio vedere se la mia ipotesi è giusta”.

“Dove andiamo?”.

“In via Giuria dalle ragazze, però entriamo dal portone a fianco”.

Perino mi guarda ma non dice nulla. Come sospettavo il cortile è in comune, e se qualcuno non vuol farsi vedere da estranei entra dal portone a fianco e rientra dal cortile.

(Continua)

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 
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