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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Messaggi del 10/09/2021

Al di lą di ogni sospetto (3 capitolo)

Post n°2804 pubblicato il 10 Settembre 2021 da paperino61to

  Riassunto: Alla periferia di Torino, dentro un auto viene ritrovato un cadavere. La vittima non ha con sé nessun documento di identificazione, e come non bastasse, l’assassino o gli assassini, hanno cancellato ogni forma di identificazione dell’auto. Berardi decide di far pubblicare la foto della vittima al redattore suo amico, nella speranza che qualcuno possa riconoscerlo. Dopo la pubblicazione della foto in questura si presenta il titolare di una pensione del centro, la vittima asserisce, si chiamava Feriolo Luciano.                    

 

 

    

 

“Quindi per lei era una vettura del nostro esercito, non ha nessun dubbi in merito?”.

“No assolutamente, io ho la stanza al piano terreno, quindi è difficile non vedere uno stemma su una portiera, la donna purtroppo essendo di schiena non posso darle altre indicazioni se non il colore dei capelli e il vestito che era di color panna”.

Ringrazio gli ospiti della pensione e torno a casa da Maria. I miei pensieri durante la cena vanno a quello stemma che ha visto il cliente. Maria mi domanda cosa mi assilla e le racconto il fatto.

“Credi che questo delitto abbia a che fare con qualcuno dell’esercito?”.

“Non lo so, fosse così sarebbe un bel problema, so per esperienza e lo sai anche tu,  l’omertà che vige nell’esercito non è cosa da poco conto”.

Le lacrime scendono sul volto al ricordo del fratello ucciso proprio dalle persone in cui riponeva la sua totale fiducia.

Tirdi mi domanda come è andata con i clienti della pensione, le riferisco dell’unica cosa interessante, ovvero della macchina con lo stemma.

“Commissario, avessimo il numero della targa sarebbe stato più facile rintracciarla e con esso la misteriosa donna”.

“L’uomo non ci ha fatto caso. Possiamo fare un tentativo, chiedere quante auto ci sono in città appartenenti all’esercito, in fondo non ci sono tante caserme”.

“Possiamo tentare, ma non sono ottimista” risponde il collega.

Come non dargli torto, e infatti la risposta è stata una categorica: “A voi non interessa, se volete informazioni fateci pervenire una richiesta autorizzata tramite il ministero!”.

Decido di andare dal questore a riferirgli quel poco che so.

“Un po’ pochino Berardi per accordarle un’autorizzazione non crede?”.

“Lo so, è una pista labile ma è l’unica che abbiamo”.

“Mi dia il tempo di pensarci poi le farò sapere”.

Un'altra pista sono le impronte trovate nel campo vicino al delitto, dalla grandezza si evince che sono scarpe da uomo, sicuramente calzate dall’assassino. Le impronte delle gomme dell’auto sono di tipo normale.

 

Poi c’è quella misteriosa donna dai capelli rossi, chi è? Perché è scappata di corsa dalla pensione e qual era il rapporto con la vittima? Erano amanti? In questo caso sarebbe un delitto passionale, ma perché far sparire i documenti del Feriolo, e prendersi la briga di portare via le targhe, cancellare il numero del telaio, in questo delitto ci vedo altre spiegazioni.

 

Verso sera un signore chiede di poter parlare con me, è sulla sessantina e ben distinto.

“Buongiorno commissario, vengo per la fotografia del morto pubblicata sul giornale. Permette che mi presenti, sono Renato Valdi e sono rappresentante di una ditta che costruisce camion militari”.

“Prego si sieda, mi dica cosa sa della vittima”.

“L’ho visto diverse volte in ditta, scusi non le ho detto il nome della ditta è la  Salza rifornisce l’esercito di macchinari, armi e vettovaglie, ha sede in via Valgioie 31”.

“Vada avanti”.

“Dicevo che quest’uomo l’ho visto in ditta parecchie volte, si presentava come Luciano Feriolo, diceva di essere un rappresentante per una ditta di Roma, ma non ha mai fatto il nome di questa ditta”.

Rimango stupito dal nome che mi dice.

“Ha parlato con il direttore ma non so cosa si siano detti, ho provato a domandare alla segretaria ma non ha saputo dirmi nulla, e ’ unica cosa che mi ha riferito è che aveva visto il principale preoccupato”.

“Come si chiama la segretaria’”.

“Laura Terazzi mentre il direttore e titolare della ditta si chiama Priamo Salza”.

“Quando ha visto l’ultima volta il Feriolo?”.

“Un paio di giorni prima che venisse ucciso, ho letto la data dell’omicidio sul giornale, per questo glielo so dire con esattezza”.

“Vi siete detti qualcosa?”.

“No, solo un saluto formale come sempre d’altronde, era di poche parole e io onestamente non ci tenevo ad avere contatti con lui”.

“Come mai se posso domandare?”.

“Non lo so, questione di pelle, ha presente quando una persona non le va a genio senza sapere il perché? Ecco con Feriolo c’era questa sensazione”.

“La ringrazio signor Valdi, se ha altre informazioni che ritiene utili venga pure”.

Chiamo Tirdi e le dico le ultime novità.

“Tu continua se riesci a trovare qualcosa su questo Luciano Feriolo. Ora la domanda è cosa andava a fare in quella ditta? E perché il titolare era preoccupato?”.

Mi faccio portare alla ditta e chiedo di parlare con il direttore ma la segretaria mi risponde che è in riunione.

“Vorrà dire che inizio a parlare con lei signora Terazzi”.

“Signorina prego. Immagino che sia qui per la morte del signor Feriolo?”.

“Si! Cosa sa dirmi di lui?”.

La donna tira un sospiro e poi: “Ben poco commissario, mi ha invitato una volta ad uscire con lui, aveva prenotato una cena in un ristorante. Abbiamo parlato più della ditta e del direttore che di noi”.

“Non le ha detto il motivo per cui veniva qui in ditta?”.

“Ho provato a chiederglielo, ma mi ha risposto che quando si mangia non si deve mai parlare di lavoro e io non non ho insistito”.

“Dopo cena, se non sono indiscreto dove siete andati?”.

“Commissario, sbaglia a pensare certe cose. Il signor Feriolo voleva andassi a casa sua, anzi nella camera dove alloggiava, ma ho rifiutato, anche se ammetto che mi piaceva, ma aveva…aveva qualcosa che non mi andava a genio, non so spiegare cosa fosse”.

“Le ha detto dove alloggiava?”.

“Ha nominato una pensione dalle parti di Corso Duca degli Abruzzi, ma non so dirle nulla di più”.

Prendo nota e ringrazio, nell’uscire invito la segretaria a far sì che il suo direttore mi dia un appuntamento o venga in questura.

(Continua)