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Al di lą di ogni sospetto (8 capitolo)

Post n°2810 pubblicato il 16 Settembre 2021 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi indaga sulla morte di un uomo, ucciso dentro un auto. Alcuni testimoni lo riconosco e fanno il nome di Luciano Feriolo. Costui è stato visto diverse volte nella ditta Salza , una ditta che rifornisce l’esercito. L’impiegata, Laura Terazzi confida al commissario che Feriolo alloggiava in una pensione di Corso Duca degli Abruzzi, inoltre chiede al commissario di dargli un appuntamento al di fuori della ditta perché deve parlargli. Berardi rimane stupido della frase sulla pensione, e con Tirdi riescono risalire dove Feriolo alloggiava. La sorpresa è grande quando vengono a sapere che si era registrato sotto il suo nome vero: Giacomo Priero. Nella pensione vi è anche un certo Sibona, anche lui rappresentate per fornitura militare. Berardi non crede alle coincidenze e alla sera si reca a parlare con Sibona. Quest’ultimo viene investito da un auto che poi scappa. Il commissario scopre che la vittima è un agente dei servizi segreti, ed è sicuro che anche Priero/Feriolo lo sia. La Terazzi riferisce a Berardi di certe fatture gonfiate e materiale pagato dall’esercito ma mai spedito. La donna scappa via spaventata e alla sera dice al commissario di non cercarla più. Lui capisce che qualcuno la minaccia, il suo alloggio è stato visitato da ladri che cercavano qualcosa. L’indomani mattina con Tirdi seguono la donna, che nel frattempo è stata prelevata da un auto e portata a Rivoli. Qui la donna incontra un uomo. Nel tornare indietro Berardi decide di seguire l’auto misteriosa. Questa arriva alla Caserma Amione del genio militare, dall’auto scende una persona che entra nel portone. Berardi riferisce al questore che secondo lui c’è un militare dietro alla morte dei due agenti segreti. Il questore intanto chiama un suo amico un ex colonello ora in pensione.

 

                              

 

Nel pomeriggio arriva trafelato Tirdi, tutto entusiasta, capisco che ha fotografato il personaggio misterioso.

“Commissario, ecco le fotografie”.

Bravo Tirdi, ha già fatto sviluppare gli scatti.

“Bene, ora vado dal questore, vieni anche tu!”.

“Buongiorno signor questore, abbiamo le fotografie del personaggio entrato nella caserma”.

“Bravo commissario e bravo anche lei Tirdi. Chiamo subito il mio amico e farò vedere a lui queste foto, chissà che non riconosca questo militare”.

“Dalle stellette non credo di sbagliare che è un maggiore”.

“Non sbaglia commissario, è un maggiore. Ora vada, le farò sapere al più presto se vi sono novità in merito”.

Usciamo dall’ufficio con una parvenza di ottimismo. Tirdi mi guarda e sottovoce mi dice che ha fatto fare delle copie in più delle fotografie: “Potremmo andare nella zona della caserma e domandare se conoscono questo colonello”.

“Ci avevo pensato, ma il questore ha posto il divieto, con le nostre domande potremmo metterlo in allarme…però…però possiamo tentare…andiamo!”.

La locanda davanti alla caserma è piena di militari, evidentemente sono in libera uscita. Entrare e domandare chi è questo ufficiale viene complicato. Dietro al bancone vedo un uomo, presumo sia il proprietario.

Tirdi mi fa segno che un ragazzino sta portando un carretto, gli andiamo incontro.

“Ciao, posso farti una domanda? Non aver paura”.

Il ragazzo ci guarda con aria impaurita, avrà al massimo dieci anni.

“Stai tranquillo siamo della polizia” mostro il tesserino.

“Dite pure signore, ma fate in fretta altrimenti il padrone si arrabbia se arrivo in ritardo”.

“Lavori nella locanda?”

La risposta è affermativa.

“Ti va di guadagnare quindici lire?”.

Il volto del ragazzo si illumina: “Cosa devo fare?”.

“Il mio collega ti farà vedere una fotografia, devi solo dire se hai già visto questa persona”.

Tirdi mostra la fotografia e il ragazzo risponde che lo ha visto diverse volte nella locanda, ma non sa come si chiama: “Il padrone gli dà la stanzetta nel retro, di solito questo signore è sempre in compagnia di altre persone”.

“Le conosci queste persone?”.

“No signore, però sono sempre le stesse con cui parla”.

“Ne sei sicuro?”.

“Si! Sicurissimo”.

Domando se per caso sentiva di cosa parlassero queste persone.

“Non ne ho idea, quando arrivano io devo sparire, il padrone mi manda sempre a fare commissioni, a volte mi dice di tornare pure a casa”.

“Solo quando ci sono queste persone o capita anche altre volte che ti manda via?”.

“No, solo quando ci sono quelle persone. Non so perché mi manda via, io esco e vado a giocare con i miei amici”.

“Un’ultima cosa, il tuo padrone ti sembra amico di quel militare?”.

Il ragazzo ci pensa su e poi risponde di sì.

“Bene, è tutto, eccoti come promesso le quindici lire…mi raccomando non dire nulla al padrone della locanda”.

“Stia tranquillo signore non dirò nulla glielo prometto, ma lei me ne faccia una a me di promessa”.

“Dimmi”.

“Se il padrone è amico di gente poco onesta, mi prometta che lo manda in galera? E’ un bruto, a volte mi picchia se non obbedisco subito. Non posso dirlo ai miei genitori, altrimenti non porto più soldi a casa, e noi ne abbiamo tanto bisogno”.

Gli accarezzo i capelli: “Promesso…e anche se non fosse coinvolto vedrai che non ti alzerà più le mani, fidati!”.

Il ragazzo si allontana, mentre sta prendendo piede un’ipotesi, la locanda serve da base, il colonello e Salza assieme ad altre persone concordano come truffare l’esercito.

 

“Che facciamo ora commissario?”.

“Torniamo in questura e speriamo che il colonello abbia parlato con quel suo amico”.

La fortuna mi assiste, il questore mi chiama per andare nel suo ufficio.

“Berardi, le presento il mio amico Osvaldo Riboni, ex colonello ora in pensione…ma si segga commissario”.

Saluto il maggiore e spiego cosa ho scoperto alla locanda.

“Immaginavo che ci andasse, la conosco troppo bene” mi dice il questore e prosegue:

“Quindi secondo lei quel ragazzino ha detto la verità, il colonello e i suoi amici si vedono nella locanda?”.

“Si! Nessun dubbio da parte mia che abbia detto la verità”.

“Bisognerebbe esserne sicuro, ma pensiamo al suo misterioso personaggio, prego Osvaldo parla tu ora”.

“Bene, commissario Berardi, questo ufficiale, si chiama Luca Carasso, è stato promosso maggiore subito dopo che ero andato in pensione, era un mio ufficiale, un ottimo ufficiale, ma cosa ha fatto per interessarle?”.

“Cos’altro sa dirmi? Ha mai notato qualcosa di sospetto nei suoi confronti?”.

“Giravano voci che se la intendesse con certe persone losche della città…ma erano voci, un’indagine segreta ordinata da me non ha portato a nulla”.

“Come mai è stato trasferito alla caserma Amione?”.

“Io ero già in pensione e quando l’ho saputo sono rimasto stupito, ho provato a domandare ai miei ex colleghi, ma non lo sapevano neanche loro. Qualcuno diceva che Carasso abbia smosso le acque facendo intervenire alti locati da Roma”.

“Ammetiamo che la cosa sia vera, dovrà aver avuto un motivo più che valido per farsi trasferire in quella caserma, non trovi Osvaldo?”.

“Si amico mio e se è vero ciò che il tuo commissario dice su questa indagine, si capisce il motivo del voler essere trasferito in quella caserma”.

“Senta signor Riboni, sa se il maggiore è sposato?”.

“Certamente, è sposato, ma perché me lo domanda?”.

“Perché in questa faccenda vi è anche una misteriosa donna dai capelli rossi vista salire su un’auto del regio esercito, Si è vista con un agente segreto che indagava su Carasso”.

(Continua)