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Messaggi del 21/01/2022

Il visitatore misterioso (9 capitolo)

Post n°2875 pubblicato il 21 Gennaio 2022 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi pur vivendo un dramma interiore per via delle sorti della guerra, è impegnato su due indagini, una ufficiale e l'altra informale.

La prima riguarda l'uccisione di un ladro di appartamenti, nessun testimone, niente di niente, solo una conoscenza della polizia, propriatario di una piola dice di avere visto la vittima in compagnia di un uomo.

Dal referto del dottor Stresi viene confermato che l'uomo è stato soffocato lontano dal ritrovamento e poi ucciso con una pugnalata. Sotto le scarpe sono state ritrovate tracce di fango e erba. Berardi propende che sia stato aggredito al pardo del Valentino non distante da via Belfiore. Dà ordine di indagare ad eventuali passaggi di auto, anche se visto l'ora del decesso sarà difficile.

La seconda indagine non ufficiale riguarda un'anziana signora, dove un misterioso visitatore entra di notte in casa della donna senza rubare nulla. . Il commissario assieme a Perino e Tirdi stila un orario di servizio notturno per la sicurezza della donna, non può rivolegersi al questore perchè prove certe non ne ha. La sorveglianza dura per una settimana, appena viene allentata il misterioso visitatore entra di nuovo in azione e stavolta aggredisce la donna. L'appartamento è sottosopra. Berardi nota che la porta di ingresso non è stata sforzata ed esclude che la Cattaneo abbia aperto al suo aggresore. Un'i ipotesi viene in mente al commissario: se gli alloggi attigui avessero un passaggio? Decide di andare dal geometra che ha disegnato la planimetria del'alloggio, e la sua ipotesi viene confermata: esiste una porta comunicante. A questo punto ci si domanda del perchè l'anziana signora non abbia detto nulla in merito. Lo stupore è maggiore quando il portinaio dello stabile consegna le chiavi dell'appartamento adiacente alla donna e non entrano nella toppa. Berardi intuisce che il misterioso visitatore ha scambiato le chiavi tenendosi l'originale. Purtroppo il portinaio non sa chi sia e si è fidato di lui. Un fabbro aiuta Berardi ad entrare nell'alloggio e trova la porta comunicante, dall'altra parte vi è un mobiletto, che lascia giusto lo spazio per passare a una persona di corporatura esile. La donna afferma che il marito non le ha mai parlato di questa porta comunicante e che l'alloggio a fianco ha desistito nel comprarlo e l'attuale proprietario non ha mai fatto cenno a questa cosa. 

 

 

 

L’indomani mattina rifletto sulle cose accadute il giorno prima, e mi convinco che devo scavare nel passato del marito della Cattaneo, magari farò un buco nell’acqua ma tentar non nuoce. Chiamo Giannuzzi e spiego cosa deve cercare: “Non tralasciare nulla, ogni minima cosa può essere importante al fine dell’indagine!”.

Purtroppo per il delitto siamo in alto mare, nessuna testimonianza a parte quella della persona che abita al pianterreno e che dice di aver sentito dei passi nel cortile dove poi è stata trovata la vittima.

Perino mi fa notare che Testa era un topo di appartamenti piuttosto bravo e famoso nel giro e pone la domanda: “E se qualcuno lo avesse ingaggiato per un lavoro? E se quel lavoro…”.

“Fosse stato entrare dalla Cattaneo…come ipotesi ci può stare, ma perché ammazzarlo?”.

“Magari perché ha fallito, visto che quella persona ha continuato a visitare l’alloggio della donna”.

“O forse perché si è rifiutato di andare oltre, ed essendo stato pagato il suo assassino ha deciso di fargliela pagare”.

“Oppure lo ha ricattato anche se ne dubito, conoscevo Testa da anni avendolo un paio di volte arrestato, però non mi sembrava il tipo di ricatti”.

“Tutte le ipotesi sono valide Perino, il guaio è capire quella giusta!”.

Nel pomeriggio Giannuzzi porta le informazioni richieste.

“Buongiorno commissario, ecco quello che lei mi ha detto di cercare. Il signor Aldo Borrini nato a Borgo San Dalmazzo il 15 agosto 1860 ha frequentato il liceo classico e poi ha studiato giurisprudenza a Cuneo. Si è trasferito a Torino nel 1890 ed ha lavorato per lo studio notarile di Chiarle e Briga per diversi anni. Nel 1894 apre un proprio studio assieme a Paolo Cremonte e Massimo DeAngelis fino a quando è stato chiamato alle armi per la guerra in Abissinia nel 1896. Al suo ritorno ha ripreso lo studio assieme ai suoi soci. Nel 1929 Cremonte si è suicidato, sembrerebbe per investimenti sbagliati, De Angelis traumatizzato da questa notizia abbandona lo studio lasciando il solo Borrini come titolare e muore nel 1938. Dimenticavo, non hanno figli ma due nipote: Clara e Fabiana, la mamma è la sorella della signora Cattaneo. Abitano una ad Asti e l’altra a Santena, entrambe sposate i loro mariti si chiamano; Francesco Gualco e Ambrogio Sovena. Il primo è impiegato in un’azienda tipografica e l’altro lavora in banca a Moncalieri.

Rifletto un attimo su questi dati e chiedo di fare un ulteriore ricerca sui due uomini.

“Se la misteriosa persona entra ed esce a piacere dalla casa della Cattaneo vuol dire che conosce bene entrambe le case, giusto Giannuzzi?”.

“Credo di sì commissario, visto che la donna continua a ripetere che non ha mai aperto a nessuno quando è sola”.

“Appunto, ma questo visitatore deve sapere anche che alla sera la donna è sola, e da chi può saperlo? Dalla domestica? Non credo, mi sembra una persona a modo. Dal portinaio? Troppo rischioso domandarlo a lui, i portinai sono come le comari di paese. Chi rimane a cui chiedere?”.

“Commissario, lei crede sia qualcuno della famiglia?”.

“Non lo so davvero, l’unica persona che conosce bene la Cattaneo è la proprietaria del Bicerin, ma non penso neanche di metterla tra gli sospettati”.

Perino torna dall’alloggio dell’anziana signora dicendo che è tutto normale:” Un collega mi ha dato il cambio e io stasera ritorno, per fortuna non starò più sul pianerottolo ma sarò dentro l’appartamento”.

“Strano che la Cattaneo ti faccia entrare visto che non mi sembra che tu gli stia simpatico”.

“E’ grazie alla domestica se non sto fuori, l’ha convinta che è meglio avere un poliziotto in casa”.

Riferisco cosa mi ha detto Giannuzzi.

“A questo punto non possiamo escludere nulla”.

Siamo ai primi di settembre, la vita scorre normale se così si può definire normalità, sempre con le orecchie attente ai suoni delle sirene anti aeree, il correre in fretta nei rifugi, gli occhi al cielo a vedere gli aerei nemici. Credo che la domanda di ognuno sia: quando finirà questa mattanza?

Cerco di pensare solo alle indagini ma faccio fatica, le poche notizie che filtrano attraverso la censura del governo, sono catastrofiche, il nostro esercito pur con tutta la buona volontà subisce perdite gravi.

Verso metà pomeriggio arriva Giannuzzi che mi riferisce cosa ha trovato sui due uomini.

Rimango a bocca aperta nel sapere le notizie che riguardano uno dei due.

 “Fammi ancora una ricerca…trova tutto quello che riguarda Cremonte, dall’investimento sbagliato al suo suicidio, so che non sarà facile, ma provaci”.

Se sull’indagine del misterioso aggressore della Cattaneo qualche passettino in avanti si è fatto, sulla morte di Testa siamo in alto mare.

Quando esco dall’ufficio decido di andare prendere Maria al negozio ed insieme ci rechiamo da Mamma Gina per la cena. Le facciamo sempre piacere quando andiamo a cenare da lei. Per fortuna non mi domanda nulla del figlio, anche perché non saprei cosa rispondere.

Rientriamo a casa nel silenzio più assoluto, nonostante la serata invogli a una passeggiata non si vede gente in giro tranne alcune pattuglie della milizia.

La notte è stellata e i miei ricordi vanno quando con mio padre andavamo sulla collina ad osservarle e mi spiegava le costellazioni. Rimanevo affascinato dalle sue parole e vorrei tanto poter tornare indietro nel tempo, ma purtroppo si può solo andare avanti.

Sulla scrivania trovo la ricerca fatta su Cremonte. L’uomo, su suggerimento di Borrini aveva investito una cifra consistetene in un affare che a prima vista sembrava sicuro.

Dalle carte sembra che il Borrini non abbia detto nulla a Cremonte dell’abbandono da parte sua nell’affare e soprattutto non glielo ha consigliato neppure a lui.

Giannuzzi è venuto anche a sapere che Borrini era in società con un certo Madia, l’uomo che ha consigliato di investire i soldi in un progetto che era già fallito in partenza.

Leggendo ciò che ha scoperto il collega, noto che era un piano ben architettato, Borrini ha solo fatto finta di mettere i soldi dalla società, stessa cosa il Madia. Quando il progetto è fallito, i soldi del Cremonte sono finiti in un conto intestato a una terza persona, un certo Michele Torrisi.

“Quindi il caro Borrini ha fatto la sceneggiata nel dire che lui aveva sconsigliato di non investire al suo socio Cremonte”.

“Da quello che ho scoperto si direbbe proprio così”.

 

 (Continua)

 

 
 
 
 
 

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Data di creazione: 15/11/2008