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Messaggi del 14/03/2023

 

La bara

Post n°3039 pubblicato il 14 Marzo 2023 da paperino61to

 

Un piccolo omaggio ad un grande scrittore di questo genere: E.A.Poe

 

 

Apro lentamente gli occhi, il buio è totale. Dove sono? Cerco di guardarmi intorno ma ho poco spazio. Provo ad alzarmi ma non ci riesco, alzo le braccia e le mie mani incontrano un ostacolo. Provo a spingere con tutte le mie forze ma non riesco, sento il sudore colare dalla fronte e il panico incomincia a fare capolino.

“Aiuto!! Aiutatemi vi prego…aiuto!!”

Urlo con quanto fiato ho in gola ho ma non sortisco effetto, nessuno interviene.

La gola è secca, manca la saliva, ricordo…ricordo che in caso di panico bisogna respirare piano e a pieni polmoni.

Metto in pratica questa cosa ma il mio cervello recepisce che l’aria si sta facendo rarefatta, come…come se mancasse.

A questa considerazione la paura si impossessa di me, provo a spingere con tutte le forze che ho contro quell’ostacolo che mi preclude la via della salvezza. Rifletto su come sono finito qui dentro ma non ci riesco, so solo che voglio scappare via.

Urlo e urlo ancora ma solo il silenzio mi risponde, mi sembra di cogliere una risata in questa risposta.

“Vi prego, per amor di Dio, salvatemi…salvatemiiiiii!!!”.

Apro gli occhi, mi guardo attorno e il respiro è affannoso. Una luce entra dalla finestra mentre la luna splende nel cielo.

Accendo la lampada vicino al letto e sorrido, e dopo il sorriso rido, rido a crepapelle.

Sono nella mia stanza e sono vivo…vivo!

“Era solo un dannato incubo, nient’altro che un maledetto incubo”.

Mi alzo e vado in cucina, verso del brandy in un bicchiere e poi decido di bere direttamente dalla bottiglia, ho la gola secca.

“Dannato sogno!”.

Un paio di settimane più tardi un necrologio campeggia vicino al muro della chiesa. Un piccolo corteo funebre segue un carro fino al cimitero del paese.

“Preghiamo per nostro fratello Charles Osbourne, che il Signore lo accolga accanto a sé”.

Finita l’omelia il corteo si scioglie mentre i becchini iniziano a coprire la bara di sabbia.

Apro lentamente gli occhi, il buio è totale. Dove sono? Cerco di guardarmi intorno ma ho poco spazio. Provo ad alzarmi ma non ci riesco, alzo le braccia e le mie mani incontrano un ostacolo. Provo a spingere con tutte le mie forze ma non riesco, sento il sudore colare dalla fronte e il panico incomincia a fare capolino.

“Aiuto!! Aiutatemi vi prego…aiuto!!”

Urlo con quanto fiato ho in gola ma non sortisco effetto, nessuno interviene.

La gola è secca, manca la saliva, ricordo…ricordo che in caso di panico bisogna respirare piano e a pieni polmoni.

Metto in pratica questa cosa ma il mio cervello recepisce che l’aria si sta facendo rarefatta, come…come se mancasse.

A questa considerazione la paura si impossessa di me, provo a spingere con tutte le forze che ho contro quell’ostacolo che mi preclude la via della salvezza. Rifletto su come sono finito qui dentro ma non ci riesco, so solo che voglio scappare via.

Non sento dolore nonostante le unghie si spezzino, non sento il liquido caldo del sangue scendermi sulle braccia.

Urlo e urlo ancora, ma solo il silenzio mi risponde, mi sembra di cogliere in questo silenzio una risata.

“Vi prego, per amor di Dio, salvatemi…salvatemiiiiii!!!”.

Apro gli occhi e…non vedo la luna, non sono nella mia stanza, la mia mano cerca una lampada che non c’è.

Solo ora capisco dove mi trovo, dentro una bara, perché io Charles Osbourne sono morto.

 

                                                    Fine

 

 

 
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