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Messaggi del 23/05/2023

 

Indagine al buio (8)

Post n°3070 pubblicato il 23 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi è impegnato su due fronti: uno esteriore(indagine su un cadavere ritrovato senza documenti e come indizio solo un tatuaggio con inciso Adua) e l0altro interiore( la cecità causata da un conflitto a fuoco con dei malfattori). Sul fronte dell'indagine qualcosa si muove, un paio di biglietti ritrovati in tasca indicano che la vittima è stata uccisa da qualcuno e che chi l'ha scritto probabilmente conosce gli assassini. Con l'aiuto del ministro Farinacci riesce a farsi dare la lista dei deceduti e dei sopravissuti alla battaglia di Adua(questo era il vero significato del tatuaggio). Due nomi incuriosiscono Berardi: il tenente Vettini e il suo attendente Ciardi, entrambi morti nella battaglia e gli unici sfigurati fino ad essere irriconoscibili. 

 

“Gli assassini sono qui, vendicate i morti di Adua”.

“Tirdi, che ne pensi?”.

“Che la vittima ha riconosciuto qualcuno che non doveva e che questo qualcuno si è sentito in pericolo e quindi ha dovuto ucciderlo”.

“Però c’è qualcun altro che sa, magari anche il nome o i nomi,visto che il biglietto parla al plurale”.

“Non credo commissario altrimenti avrebbe scritto i loro nomi”.

“Giusto, ma ne parliamo dopo”.

“Allora Marco, il professore mi ha spiegato la situazione e spero che farai come ti ha detto per filo e per segno. Sia io che la signora Desio ci impegniamo a far sì che tu seguirai alla lettera la cura data…e questo vale anche per te, caro Tirdi. Il commissario ha bisogno di assoluto riposo, sottolineo riposo!”.

Inutile ribattere, capisco quando è meglio tacere, conosco Maria e in casi come questi è meglio non dire nulla, anche perché ha perfettamente ragione.

Torniamo a casa e nel percorso domando se ricordano il nome dell’infermiera che mi ha accompagnato nello studio.

Nessuno dei due lo sa, Tirdi mi dà una descrizione, ma è alquanto generica, mentre Maria ammette di non averci fatto caso.

Nel pomeriggio mi faccio comporre il numero dell’ufficio dalla signora Desio e parlo con Perino.

“Il collega mi ha detto del biglietto commissario, lei non ha idea di chi possa averglielo dato? Non ha riconosciuto la voce? Magari era quell’infermiera quando era ricoverato”.

“No Perino, l’avrei riconosciuta. Ho come l’impressione che dopo avermi fatto accomodare nello studio sia poi entrata un’altra persona, e che sia stata quest’ultima a mettermi il biglietto”.

“Non sarà facile rintracciarla, il via vai nei corridoi dell’ospedale è sempre caotico”.

“Prova a tentare, hai altre novità in merito all’inchiesta?”.

“Nessuna purtroppo, sembra che l’ufficiale e il suo attendente siano effettivamente morti ad Adua”.

“Come sono stati riconosciuti i corpi? Solo dalla divisa o anche da altro?”.

“Da un anello che indossava il tenente Vettini”.

 “E il Ciardi?”.

“Dalla divisa si dà per scontato che essendo sempre insieme quel corpo sia dell’attendente”.

“Quindi delle prove molto labili”.

“Se la vediamo da un certo punto di vista direi di sì commissario”.

“Fai una cosa Perino, prova a sentire se dai porti di Libia e Etiopa siano partiti dei piroscafi con degli italiani a bordo”.

“Ci proverò, ma sicuramente se fosse così credo che Vettini e Ciardi abbiano dato dei nomi falsi”.

“Ovvio, ma potremmo poi confrontarli con i nomi di chi lavora alle Molinette”.

Verso sera viene a trovarmi il questore e mi esorta a stare a riposo.

“L’arma ha bisogno di gente come lei. I suoi uomini so che stanno lavorando ad un’indagine…non importa Berardi come lo so, non è questo il punto, la conosco troppo bene”.

Maria bisbiglia qualcosa sottovoce e so che non è nulla di buono quello che mi aspetta dopo.

“No signor questore, l’unica cosa che ho detto loro quando mi hanno letto il rapporto del dottor Stresi, è che sicuramente la vittima ha riconosciuto l’assassino o gli assassini e che costoro sono da ricercare nel personale dell’ospedale”.

“Va bene Berardi, le credo e lei santa donna mi dovrebbe dire il suo segreto per sopportarlo…arrivederci e mi raccomando!”.

Il silenzio è calato nell’appartamento, un silenzio gelido.

“Maria, mica crederai che stia indagand! Ho intenzione di recuperare la vista, cosa credi?”.

“Cosa credo io poco importa Marco, è cosa credi tu piuttosto: Ti conosco troppo bene e so quanto sei ligio al lavoro e se hai per le mani un’indagine non la molli fino a quando non arrivi al colpevole…qui però tu rischi di rimanere cieco per tutta la vita, è questo quello che vuoi?”.

Sento i suoi passi allontanarsi, cosa posso rispondergli? Ha ragione in pieno, il mio dovere anche morale è di prendere gli assassini a qualsiasi costo, ma a quale prezzo?

 

 

Dai nomi dei deceduti ad Adua non caviamo nulla, tranne uno: Vittorio Cusano ha una cugina che abita in zona Madonna di Campagna. Perino prova a contattarla ma la figlia dice che è al lavoro.

“Lavora alla mensa della scuola materna di zona”.

“Cosa aspetti? Vai a trovarla anche sul posto di lavoro, magari potrà fornirici delle informazioni utili”.

Tirdi intanto riesce con non poca fatica ad avere l’elenco dei passeggeri italiani dei piroscafi.

“Due soli erano diretti in Italia, ambedue hanno fatto scalo a Napoli. Ho confrontato i nomi con chi lavora all’ospedale ma non coincidono. I casi sono due, o sbagliamo ipotesi oppure hanno cambiato nome di nuovo”.

“Se sono venuti a Torino, hanno per forza di cose dovuto avere dei documenti di identità anche perché devono presentarli al datore di lavoro. Prova a sentire il nostro amico Gagliardi”.

“Il falsario?”.

“Si! Se non alle Nuove come il suo solito dovresti trovarlo a casa sua in via Assarotti, il numero non me lo ricordo, se non ha fornito lui quei falsi documenti può darsi che ne sappia qualcosa”.

“D’accordo commissario ci vado subito”.

Sento il sole scaldarmi il volto, chissà se rivedrò di nuovo il sole. Sento la signora Desio venirmi incontro, è l’ora della medicina.

“Bravo commissario, ammetto che lei è un paziente d’oro, fossero tutti come lei, mi creda ho alcuni signori che accudisco e che mi fanno penare quando devo dare loro le medicine”.

“Posso immaginarlo, io spero solo che facciano effetto e senta…mi faccia un favore, non dica nulla a Maria che sono venuti i miei colleghi”.

“D’accordo non dirò nulla, ma lei sbaglia a non riposarsi, una volta che si riprende può continuare lo stesso l’indagine o sbaglio?”.

Ha ragione da vendere la Desio, ma una cosa le sfugge come a Maria, che se non tengo impegnato il cervello rischio di impazzire, è un modo per non piangersi addosso.

 (Continua)

 

 
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