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Messaggi del 29/05/2023

 

Indagine al buio (12)

Post n°3075 pubblicato il 29 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Un uomo scompare dall'ospedale dove è ricoverato il commissario Berardi. A distanza di giorni un uomo completamente sfigurato viene ritrovato sotto un ponte a poca distanza dall'ospedale. Il commissario immagina che sia la stessa persona, e nonostante la sua condizione di cecità(dovuta a un conflitto a fuoco) inizia l'indagine nonostante il parere contrario del medico, di Maria e del questore, che auspicano solo riposo e fare le cure per riprendere successivamente la vista. Le indagini hanno una svolta quando Berardi capisce il significato del tatuaggio sul cadavere: Adua. La famosa battaglia dove il Regio Esercito subì una cocente disgatta ad opera degli uomini del Negus. Una incongruenza colpisce il poliziotto, solo due soldati sono stati fatti scempio dal nemico in modo tale da renderli irriconoscibili, i due sono il tenente Vettini e il suo attendente Ciardi. Una mano misteriosa fa pervenire a Berardi due foglietti dove dice chiaramente che quell'uomo ritrovato è stato ucciso e di vendicare i morti di Adua. Dopo varie indagini si capisce che la scrittura è femminile, la donna che gli ha scritti è Clara Rista moglie di un soldato morto ad Adua e dipendente dell'ospedale dove è stato ricoverato Berardi. La donna confessa di essere stata lei, inoltre dice anche di avere visto Vettini nel turno di notte. Ha tentato di risalire a lui ma i responsabile delle pulizie si è insospettito e la Rista ha lasciato perdere. Con Perino assieme a ques'utlima mette in atto un piano per entrare di nascosto nell'ospedale e vedere di prendere tutti i nomi dei dipendenti dell'impresa di pulizia. Maria capisce benissimo di questa indagine nascosta a lei e domanda di venire informata del proseguno, con buona pace del commissario Berardi. 

 

 

“Allora, che novità mi portate?”.

“Tutto è filato liscio, nessun problema, ho con me la lista dei nomi del personale”.

“Immagino che i nomi di Vettini e Ciardi non vi siano”.

“Infatti. Dimenticavo di dirvi che ieri sera abbiamo arrestato il nostro amico falsario”.

“Benissimo, ha parlato?”.

“Messo di fronte al fatto di finire alle Nuove ha fatto di meglio, ci ha consegnato la lista degli ultimi clienti con documenti falsi”.

“Perfetto, i nostri due amici ci sono nella lista?”.

“L’unica cosa che ricorda bene dei due sono i soldi che gli hanno dato per i documenti:500 lire!”.

Una cifra niente male, chissà dove li avranno presi, ma questo è un problema marginale.

“Ricorda i nomi sui documenti?”.

“Purtroppo no commissario, e neanche minacciandolo è servito a qualcosa. Credo che dica la verità, la lista delle persone che ci ha consegnato è lunga e abbraccia sei mesi solo nell’ultimo anno”.

“Immagino tu abbia confrontato le due liste’”.

“Si, ma i nomi non corrispondono”.

“Maledizione! Ero convinto avessimo trovato il modo per poterli smascherare. Hai guardato con attenzione? Certo che sì, scusami Perino”.

“Di nulla commissario, anche noi siamo rimasti male, l’unica ipotesi plausibile è che i due si siano fatti fare dei documenti falsi da un’altra persona”.

“Ipotizzi quindi che abbiano due identità false? ’”.

“Si!”.

In città il migliore falsario è quello che conosciamo, deduco che i due avessero già in tasca dei documenti falsi fin dall’imbarco”.

“Sarà difficile risalire a chi gli ha fornito le carte di identità, di sicuro erano già false alla partenza”.

“Quindi siamo di nuovo al punto di prima, come facciamo ad arrestarli?”.

“Bella domanda, avessimo dei dati in più…aspetta un attimo Tirdi…dati…ma certo, possiamo tentare, guarda le date di nascita se coincidono con le due liste che hai in mano”.

Qualche minuto dopo Tirdi esulta dicendo che ci sono due persone con la stessa data di nascita in entrambe le liste:” 13 luglio 1867 e l’altra 26 marzo 1866. I nomi sono Carlo Battistini e Priamo Lodigiani nella lista dell’ospedale mentre su quella del falsario sono: Gianfranco Finotta e Elio Sanga”.

“Ovviamente non è una prova certa, quante persone possono essere nate in quei due giorni, ma potrebbe anche darsi che siano i nostri amici”.

“Ammettiamo che siano loro, che facciamo commissario?”.

“Portami il nostro amico Gagliardi, e cercate di scattare una fotografia a Lodigiani e al suo amico, poi le confrontiamo con quella che ha la signora Rista dove vi è il marito con il tenente Vettini, eventualmente se è la stessa persona vedete di risalire a dove abitano”.

Bene, finalmente uno spiraglio molto flebile lo ammetto, il guaio è che non basta solo la testimonianza della donna per accusarli di diserzione e omicidio, ci vogliono prove certe che li incastrino.

Alla sera Maria non chiede nulla, sa che dovrò essere io ad iniziare a parlare.

Cerco di essere sintetico e le racconto delle difficoltà delle indagini.

“Quindi il questore non sa che ci sei te a dare le direttive?”.

“No e mi raccomando se viene a trovarmi tu non sai nulla”.

“Io spero solo che tu non ti debba pentire per questa tua testardaggine. Capisco che la giustizia debba prevalere ma tu rischi di rimanere cieco per sempre, lo sai questo?”.

 

 “Lo so Maria ma ho un dovere verso i morti di Adua e di quel battaglione non solo della vittima sotto il ponte. Tu sai che non amo i militari né gli alti papaveri, ma amo ancora meno i disertori e a maggior modo se sono anche assassini”.

Il nuovo giorno indirizza le indagini nella strada che speravo, Tirdi porta le fotografie delle due persone che lavorano all’ospedale e la signora Rista riconosce Vettini nella persona di Lodigiani.

“Si è lui, non mi ero sbagliata, si è fatto crescere la barba e porta gli occhiali, ma non ho dubbi che sia il tenente Vettini…guardi…mi scusi commissario, perdoni la mia gaffe, non volevo mancarle di rispetto”.

“Nessun problema signora accetto le sue scuse, la faccia vedere al mio collega”.

Dopo averla esaminata per bene Tirdi non esclude che sia la stessa persona.

“Tagliando la barba e togliendo gli occhiali, che possono essere di finzione, direi che la somiglianza è alquanto incredibile”.

“Benissimo Tirdi, bravi ad entrambi. Ora abbiamo il problema di farli uscire allo scoperto. Chiaramente signora Rista, lei e sottolineo lei non deve prendere iniziative!”.

“Ma commissario…”

“Non transigo signora, se costoro hanno già ucciso una volta possono rifarlo, lo capisce vero? Lei è l’unica testimone che abbiamo nel riconoscere il tenente e il suo amico”.

“Va bene commissario farò la brava e mi atterrò ai suoi ordini”.

“Tirdi, quando torni in questura chiedi a Perino di tenere d’occhio i due con discrezione. L’indirizzo di dove abitano immagino che lo abbiate, di Gagliardi quando me lo porti?”.

“Provvederò immediatamente commissario, purtroppo il falsario è scappato di casa, ieri alcuni testimoni lo hanno visto andare via di corsa con una borsa a tracolla, secondo me ha capito cosa stava succedendo ed ha avuto paura di Lodigiani”.

“Commissario c’è la sua medicina, a proposito si ricorda che sabato mattina ha la visita di controllo?”.

Candidamente rispondo che me lo ero scordato.

“Questi uomini tutti uguali, hanno sempre la testa tra le nuvole. Ha appuntamento sabato alle dieci e un quarto”.

Vorrei dirle che i miei pensieri stanno escogitando un piano per incastrare due assassini disertori, ma evito altrimenti rischio una ramanzina da parte della Desio.

“Ha perfettamente ragione, grazie per avermelo ricordato”.

Un’altra visita, un’altra falsa speranza, oramai mi devo abituare a essere cieco per sempre. Vorrei gridare, urlare la mia disperazione ma a che servirebbe? A nulla è la risposta. Mi alzo e lentamente mi avvio nella camera da letto, devo distendermi e cercare di dormire, solo nel sonno trovo la pace.

I giorni seguenti non portano novità, i due sono sotto sorveglianza, fanno una vita tranquilla tra ospedale e casa. Come supponevo abitano nello stesso alloggio in via Del Carmine, e guarda caso al piano di sotto abita la Erbi, colei che si sospetta di falsa testimonianza nei riguardi della vittima trovata sotto il ponte Balbis”.

 (Continua)

 

 

 

 

 

 
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