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Il libro preferito?

Post n°58 pubblicato il 29 Luglio 2012 da meninasallospecchio

Il profilo di Libero chiede di indicare il libro preferito. Ovviamente è un'idiozia, chiunque abbia letto più di 10 libri nella sua vita non è in grado di indicarne uno preferito.

Però qualche volta mi succede anche in chat, che l'interlocutore, anziché chiedermi la posizione preferita per il sesso (che anche su quella avrei qualche dubbio), mi chieda il libro preferito. In questo caso mi spiace non rispondere, un po' per premiare la buona volontà vagamente naif del chattatore, un po' perché si tratta comunque di dare un'informazione rilevante su di me. Allora sparo una risposta a caso, a seconda di come mi gira in quel momento o magari dell'impressione che voglio dare di me. Così una volta dico Delitto e castigo, un'altra L'urlo e il furore, un'altra Trainspotting, ecc. Oh, sono donna di buone letture, in ogni caso :-)

Ma che cos'è un libro preferito? Perchè io ho due definizioni diverse, che possono coincidere, ma anche no. Un libro preferito può essere un libro che mi è molto piaciuto, appassionante, letterariamente eccelso, intellettualmente godibile.

Oppure può essere un libro che ha segnato la mia formazione, che mi ha cambiato la vita potrei dire con un'iperbole, o più dimessamente che mi ha insegnato qualcosa di importante.

Un libro formativo è generalmente anche un libro che mi è piaciuto, magari non ai massimi livelli, ma non è detto il viceversa.

Per esempio ho citato L'urlo e il furore di Faulkner, che per me appartiene al primo gruppo. Non so se lo conoscete, è una roba da orgasmo intellettuale. E' un libro pressoché incomprensibile, diviso in 4 parti, in cui porzioni di una stessa storia vengono raccontate in modo diverso; non vi dico di più per non rovinarvi il piacere della lettura, nel caso lo leggeste in futuro. Arrivata al fondo della quarta parte cominciavo a capire. Allora ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima. Ho immediatamente ricominciato a leggere il libro da capo, a questo punto avendo tutto chiaro. Lo stesso Faulkner si è reso conto che non si capiva un cazzo :-) Allora ha aggiunto, in un'edizione successiva, un'appendice che chiarisce il tutto. Ma ha fatto male, secondo me: è giusto soffrire, lo sforzo della comprensione fa parte del piacere di questa straordinaria lettura.

Ecco, un libro memorabile, ma non mi ha cambiato la vita.

Madame Bovary, invece, tanto per dirne uno, mi ha cambiato la vita. Non è una lettura esaltante, un classico romanzo ottocentesco, anche se illuminato dalla raffinatezza psicologica e dallo straordinario intuito di Flaubert. Non è roba per signorine. Io l'ho letto a 28 anni o giù di lì e mi ha lasciata stesa al suolo, coricata sulle macerie del velleitarismo sentimentale e non solo.  Sorrido quando sento la gente entusiasmarsi per prospettive esistenziali furbescamente consolatorie, l'adolescenziale e illusoria "diversità" di ricci più o meno eleganti. "Madame Bovary c'est moi", diceva Flaubert, Madame Bovary siamo tutti.

Allora vi dirò quali sono gli altri libri che mi hanno cambiato la vita, alla prossima puntata. Spero di essere in grado di spiegare, almeno sommariamente, gli insegnamenti che ho tratto.

Mi piacerebbe un dialogo su questo argomento. Avete voglia di commentare o di scriverne sui vostri blog?

 
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