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Tarocchi

Post n°452 pubblicato il 01 Luglio 2015 da meninasallospecchio

Prendo spunto da un commento per cazzeggiare su un tema abbastanza vacanziero da adattarsi al gran caldo di questi giorni.

Nutro nei confronti dei tarocchi lo stesso atteggiamento che ho verso l'oroscopo. Ovviamente non ci credo. Come sapete sono atea, materialista, razionalista, e per dirla tutta pure un po' stronza. Però ho molto rispetto per le tradizioni, specie se sono blasonate, ricche di spunti e suggestioni, commiste con l'arte, la scienza o la psicoanalisi. Ho per certi versi, mutatis mutandis, un atteggiamento simile nei confronti delle religioni e della "nostra" religione in particolare. Quello che disprezzo è invece la commistione fra religione e superstizione, così funzionale al potere e al mercato, ma questo è un altro discorso.

Non mi sono mai fatta fare i tarocchi. A pagamento, intendo. Dalle amiche (meglio se ubriache) sì. Ma in fondo sono in grado di partorire un imbroglio in autonomia, ed è pure molto divertente.

Una volta tanti anni fa, al Teatro Colosseo di Torino, non ricordo in occasione di quale spettacolo, mi regalarono un mazzo di tarocchi. Sono quelli disegnati da Ferenc Pinter e ci furono regalati dalla Fiat. Fate un po' voi. Il mazzo contiene soltanto i 22 arcani maggiori. Insieme ci sono due foglietti: il primo racconta la storia dei tarocchi e illustra per sommi capi due metodi di lettura; il secondo sintetizza il significato dei vari arcani. Insomma, il Bignami dei tarocchi. Incuriosita, ho poi letto anche altro, ma non è facile trovare un testo che li approcci in modo "laico"; d'altronde l'esoterismo si nutre di incomprensibilità.

In ogni caso, con un po' di buona volontà, di fantasia, di empatia, di senso dell'umorismo, di ampiezza di vedute, chiunque è in grado di improvvisare una lettura. E la cosa ha il suo fascino, perché ogni carta racchiude una grande densità di significato, capace di spaziare su molti livelli dell'esperienza umana. Niente di arcano, ma molto di archetipico.

Dei due metodi riportati sul mio foglietto, quello che preferisco si chiama Metodo delle cinque carte. Serve per rispondere a un solo quesito, che il consultante deve formulare in modo molto chiaro, ma senza bisogno di entrare in dettagli. Si mescola il mazzo sette volte. Poi si invita il consultante a scegliere quattro carte: la prima estratta è a suo favore, la seconda gli si oppone, la terza carta è un giudizio sulla situazione e la quarta è la sentenza o un consiglio. Dopo aver disposto le carte a forma di croce si cerca la quinta carta, rappresentante la sintesi finale, che deriva dalla riduzione teosofica (?) dei primi quattro arcani. In poche parole si sommano i numeri sulle quattro carte e si prende quella che ha il valore ottenuto. Se il valore è maggiore di 21 si normalizza sommando le due cifre; o, in alternativa, si sottrae 22. Bon. E poi ci si scatena a interpretare.

Il mio arcano preferito è il 3, l'Imperatrice. Tanto per darvi un'idea del tipo di sintesi contenuta nel mio foglietto, vi riporto la spiegazione:

L'Imperatrice

III – 3

Intelligenza, comprensione, influenza benefica. L'azione, l'iniziativa, la natura divina, la fertilità. Persona autoritaria ma gentile, aiuto risolutore.

Be', insomma, volendo ci si mette anche molto altro. Per qualche ragione la considero la "mia" carta. Certo mi piacerebbe anche essere il Bagatto, ma non lo sono. Non sono così abile e, in fondo, neanche così spregiudicata. L'Imperatrice, più che ciò che sono, è quello che mi piacerebbe essere. Sapete quando le persone dicono: "Il mio principale difetto è che sono troppo buono". In genere quelli che dicono così sono i peggiori pezzi di merda in circolazione. Io invece dico: mi piacerebbe essere più buona. Più capace di interessarmi autenticamente agli altri, di dare aiuto. So di avere le risorse per farlo, ma mi manca il coraggio o la spinta etica o forse banalmente la voglia.

L'imperatrice non è in realtà una figura autoritaria. Non è il potere la sua caratteristica, quello è il 4, l'Imperatore. E' piuttosto una figura autorevole e il suo carisma discende da un'intelligenza tutta materiale e umana. La sua non è la sapienza occulta o quanto meno spirituale e istintuale della Papessa. Non c'è spiritualità: soltanto intelligenza, tolleranza, comprensione, azione. E consapevolezza di sé. Quando la consultante sono io e mi esce l'Imperatrice, vuol dire che con la razionalità, il buon senso, una certa dose di indulgenza verso gli altri e me stessa, sarò in grado di sistemare ogni cosa per il meglio.

A proposito, è un po' che non mi faccio i tarocchi. Ma non è la risposta che mi manca, è la domanda.

 
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