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SAL&ALLEGRABAND

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UN'ITALIA TUTTA DA RIDERE O DA PIANGERE?

Post n°934 pubblicato il 17 Giugno 2018 da prolocoserdiana
 

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Leggendo non superficialmente i vostri nuovi commenti, alzo bandiera bianca, mi tengo le mie convinzioni e lascio che accada ciò che a breve accadrà. Poi ne riparleremo.
Di fatto oggi è domenica ne dato che al momento non mi è ancora stato dato l'OK per andarmene al mare, niente di meglio che rivedermi alcune delle vignette più significative di alcuni illustri quanto ironici  e sarcastici venditori di immagini, e non di parole...Buon divertimento e scusatemi se lla MIA PERSONALE CONVINZIONE rimane una: il Nord alla Lega, il SUD ai cinquestelle. Sarà che per transitare da una parteall'altra della nostra penisola dovremo pagare più che un grosso dazio? Staremo a vedere ciò che accadrà non tanto a quelle stronzate scritte sul " contratto di governo ", ma alle leggi vere, quelle di cui Salvini e Di Maio pare non vogliano fare menzione. Signore e Signori, buona domenica!!! Sal

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...e mi fermo volutamente quì per non scolvolgermi maggiormente lo stomaco.
Ciaooooooooooo, Sal

 
 
 

E ADESSO CHE RISPOTE MI DATE?

Post n°933 pubblicato il 16 Giugno 2018 da prolocoserdiana
 

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COLONIZZAZINI ITALIANE.

In risposta a quanto avete scritto al mio precedente post, ma prima vorrei chiarire che concordo con voi che l'Italia non può e non deve essere l'unica ad occuparsi di immigrazione clandestina e non, ma le parole del nostro Ministro degli Interni Salvini, di cui condivido talune preoccupazioni, mi lasciano inorridito per come sono state espresse: sono pronto a dare acqua e cibo avvelenato pur di fermare i barconi. E datosi che un pò tutti abbiamo studiato, ma in molti pare dimenticato la storia dell'Italia, vorre rinfrescarvi la memoria coominciando col dirvi che mio nonno ha partecipato alla Guerra D'Africa, che mio padre è nato a Tripoli, due miei zii uno a Biserta ed uno a Casablanca, due mie zie entrambe a Tunisi. Tripoli bel sol d'amore, si canticchiava all'epoca. Ma le cose non stanno esattamente così.
Yodit Berhane vive in Italia da circa ventotto anni, ed era a malapena tredicenne quando decise di lasciare l’Eritrea per raggiungere la sorella in Lombardia. Laureata in Scienze politiche con una tesi su Gli Ascari Eritrei nella storia coloniale italiana, al momento si sta dedicando a un lavoro di ricerca sul colonialismo in Etiopia con l’obiettivo di scrivere un libro sull’argomento, “perché c’è pochissimo materiale sul tema, con molte imprecisioni e incongruenze, e vorrei fare chiarezza su un pezzo di storia che sembra sia stato completamente rimosso dalla memoria di questo Paese.
“Si studia storia americana, francese e spagnola, ma poi non si studia la storia dell’Italia e delle sue colonie africane – continua Yodit. Quasi nessuno, ad esempio, conosce la figura di Rodolfo Graziani, a cui hanno persino avuto il coraggio di dedicare un sacrario, costato circa 120 mila euro e inaugurato l’11 agosto 2012 ad Affile, in provincia di Roma. Un generale fascista da molti considerato eroe di guerra, nonostante il sanguinario massacro di Addis Abeba (secondo fonti etiopiche circa 30.000 morti) e l’uccisione di almeno 1600 preti cristiano-copti, accusati di aiutare i ribelli Etiopi nella rivolta contro la colonizzazione italiana. Venne inserito dall’Onu nella lista dei criminali di guerra per l’uso di gas tossici e i bombardamenti degli ospedali della Croce Rossa, e sterminò migliaia di cristiani, fra cui donne e bambini”.
“Rimuovere il ricordo di un crimine vuol dire commetterlo di nuovo – ribadisce Yodit. L’Italia non ricorda che andò in Eritrea per avere una propria colonia da sfruttare e per garantire uno sbocco alle migliaia di Italiani che a quel tempo emigravano in America per cercare fortuna. Nella capitale Asmara, gli Italiani crearono peraltro il primo esperimento di apartheid della storia, molto prima del Sudafrica. Il centro della città venne chiamato Campo cintato ed era totalmente riservato agli italiani. Nei loro bar, ristoranti e scuole era vietato l’ingresso agli Eritrei, che negli autobus dovevano sedersi nei posti dietro. E questo riguardava persino gli Ascari che fino a poche ore prima avevano combattuto fianco a fianco con i soldati italiani.
A ciò si aggiunge un altro grande dono dell’occupazione italiana: l’imprecisa demarcazione dei confini fra Eritrea e Etiopia, oggi perennemente in conflitto per questo motivo. Basti anche solo ricordare che il nome Eritrea è stato scelto dall’Italia; prima esisteva un solo paese che si chiamava Abissinia”.
“Sotto occupazione dal 1885 al 1941 – prosegue – le terre vennero portate via ai contadini e nazionalizzate, mentre gli Eritrei furono mandati a combattere in Somalia, in Libia e in Etiopia, fino a raggiungere un 40% di giovani arruolati nel biennio del 1935-36, con evidenti conseguenze sull’economia del paese. Si consideri che gli Inglesi avevano stabilito un limite massimo del 9% della popolazione attiva oltre il quale significava danneggiare seriamente l’economia locale. Decine di migliaia morirono combattendo sotto la bandiera italiana, fra cui mio nonno, morto in Libia col battaglione Toselli, lasciando a casa mia nonna, in quel periodo incinta di mio padre e con mio zio di appena due anni. Due figli che nel 1935 e nel 1940 dovettero anch’essi partire in guerra per l’Italia in Etiopia, fortunatamente riuscendo a tornare sani e salvi. Ma nonostante i sacrifici e le perdite subite dai miei antenati Ascari, oggi gli Eritrei non hanno alcuna agevolazione nel venire in Italia, neppure i tantissimi meticci nati da un genitore italiano, a cui non è riconosciuta alcuna facilitazione burocratica. Lo testimoniano anche i profughi eritrei e somali spediti in Libia nel 2009 e le condizioni dei tanti che riescono a sbarcare”.
Un paese di emigrati, nel passato e nel presente, che ha dimenticato fatti come quello del massacro di Aigues Mortes nel 1893 in Francia, quando oltre 500 francesi armati di pietre, bastoni e forconi fecero partire unacaccia all’immigrato italiano, principalmente colpevole di portare via il lavoro nelle saline di Peccais, perché accettava condizioni peggiori e salari più bassi. Basterebbe ricordarsi di episodi come questi e smetterla di generalizzare, rappresentando gli immigrati come criminali. Un delinquente non lo si distingue dall’etnia, e deve rispondere alla giustizia a prescindere dal suo paese d’origine.

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Due piccole e stupide domande: Come mai nessuno parla della mafia cinese in Italia e le nostre autorità ignorano il tutto? Albanesi, Rumeni, Polacchi e quanti altri dei Paesi dell'Est circolano liberamente con le pistole in tasca e non hanno necessità dei barconi per raggiungere l'Ialia. E ancora: le ragazze africane trattate come schiave, condotte in Italia, e gettate in strada per soddisfare i bisogni dei nostri bavosi benpensanti? Già: i deliquenti sono solo gli africani...A voi la parola, ma che sia conforme con quanto ho riportato e non per un mio punto di vista, ma perchè questo è quanto ci racconta la storia e con l'augurio che il nostro Ministro degli Interni riferisca anche della delinquenza italiana ben geolocalizzta, ma lasciata impunita. Buona domenica con sorriso, Sal

 
 
 

SALVINI: UN UOMO DA CANCELLARE

Post n°932 pubblicato il 16 Giugno 2018 da prolocoserdiana
 

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"Il principio 'prima gli italiani' vale per la difesa dai confini, del lavoro e della salute, sono pronto a fermare anche un barcone che arriva nei nostri porti con il cibo avvelenato". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a Torino al villaggio Coldiretti. "Non distinguo tra barcone e barcone - ha aggiunto - sono pronto a fermare quei barconi che portano cibo che avvelena i nostri figli e toglie lavoro ai nostri agricoltori".

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Se siamo realmente italiani, fermiamoli prima che sia troppo tardi. Altro che sereno weekend sapendo che questi due pazzi potrebbero superare ogni limite. NON SIAMO RAZZISTI e NON VOGLIAMO CHE NESSUNO MUOIA per la vanagloria di uno " schizzato " Non li vuoi: utilizza altre argomentazioni, ma se vuoi dare la caccia agli stranieri come Hitler agli Ebrei NON TE LO PERMETTEREMO.  Sal

 
 
 

E SE PARLASSIMO D'AMORE?

Post n°931 pubblicato il 15 Giugno 2018 da prolocoserdiana
 

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Può sembrare strano, ma capita anche agli innamorati di complicarsi la vita; dovrebbero essere al settimo cielo, allegri e spensierati, ma non sempre è così. Succede che piccoli dubbi, ricordi spiacevoli di esperienze passate ma soprattutto timori legati al futuro della coppia (il fatidico "quanto durerà?") si insinuino fra i partner come un tarlo insidioso, che piano piano mina l'armonia amorosa. Cosa possiamo fare per liberarci da questo pericolo e vivere appieno l'amore?
Quando smetti di vivere l'amore per come ti arriva e cerchi di inquadrarlo in definizioni e regole di vita, inevitabilmente stai male. Cercando risposte a tutte queste domande non facciamo che tentare di ricondurre il "fiume tempestoso" dell'amore in un alveo ben definito, in un argine solido di cemento. Lo chiudiamo in un ambito così ridotto che finisce per mancargli il respiro.
Non ha senso stare con l'orologio in mano per stabilire che nome dare alle sensazioni che provi alle tre del pomeriggio e se sono ancora le stesso alle nove di sera. Non è un esperimento scientifico! L'amore vive di alti e bassi e di originalità. Ogni incontro fa storia a sé, non puoi paragonarlo a un modello universale, perché non c'è! Permettiti di vivere quello che provi di volta in volta senza farti domande e senza importi definizioni. L'amore chiede di rimanere senza spiegazioni, cerca un territorio senza confini né vincoli. Così dà il meglio di sè stesso.

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Due cure per l’amore
Prima: Non vederlo. Non chiamarlo, non scrivergli.
Seconda: Più semplice. Impara a conoscerlo meglio.
Buon sabato e serena e allegra domenica. Bye, Sal

 
 
 

LA BARACCOPOLI POLITICA ITALIANA E NON

Post n°930 pubblicato il 15 Giugno 2018 da prolocoserdiana
 

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Se non fosse che è tutto più che dannatamente vero, ci sarebbe da ridere, e invece a piangere siamo e saremo sempre noi.
Va bene che ieri ero convinto che oggi sarebbe stato sabato ( evidentemente anche a me manca un venerdi ), ma quantomeno cerco sempre di riparare ai miei errori.
Diversamente i nostri " politicucci " pensano e, purtroppo fanno di tutto per prenderci per i fondelli. Non entro in alcuni particolari sconcertanti, ma...
dopo il bacio di Salvini e Di Maio, il collettivo "Tvboy" è tornato con quattro nuove rappresentazioni sui muri dei palazzi di Roma e Firenze. Nel Vicolo Cellini della Capitale è comparso uno sticker di Virginia Raggi con un cartello in mano: "Viva le buche abbasso i murales". Sempre a Roma in Piazza della Torretta è comparsa una rappresentazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che mostra il nuovo programma di governo. Il neo premier è il protagonista anche di un terzo murales comparso nel Vicolo del Fico in occasione dei Mondiali in Russia dal titolo "Il Tridente": Putin, Trump e Conte, sorridenti, indossano le divise delle rispettive squadre calcistiche. 
A Firenze, invece, era comparso uno sticker di Matteo Renzi che con un'espressione triste mostra un cartello, sopra lo sfondo tricolore una scritta: "Cercasi Futuro"
Ma la sereità e l'onestà intellettuale questa gente la conosce?
Già, oggi è venerdi, ma per loro è sempre e solo domenica...Bye, Sal

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Non me ne frega una mazza se mi criticherete o criticheranno, ma io sto bene così: due a destra, due a sinistra e io al CENTRO a fare da pirla...
Oggi posso scriverlo con assoluta certezza: sorriso per un allegro weekend. Sal

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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