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controcorrente

Il mondo secondo me

 

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Post n°160 pubblicato il 11 Maggio 2009 da t_xte
 

 

Nella mia vita le persone sono entrate ed uscite come i clienti di un ristorante. Ho conosciuto molta gente, da ragazzina avevo tantissimi amici, molti dei quali ho perso lungo il cammino. Alcuni ne sono semplicemente usciti, altri, mi hanno spezzato il cuore, altri ancora ogni tanto li rivedo quando torno al mio paesello, e molti che non incontravo ormai da un decennio buono sono stati i primi a riconoscermi, a dirmi "ma sei sempre la stessa!" Ogni singolo momento è stato per me una gioia, nessuno si è scordato di me.

Ci sono ancora altre amicizie, di quelle che vorresti non finissero mai, ma alla fine ci si divide, è la vita stessa a volerlo, e sono quelle persone che restano tra le pieghe del cuore, sono quelle persone con cui il dialogo non è mai finito e si potrebbe riprendere nei momenti che solo il destino conosce. Tra queste persone c'è R.

Ricordo ancora il mio primo giorno di liceo, non conoscevo nessuno e mi sentivo smarrita. Col tempo feci amicizie che quell'anno stesso persi: chi si ritirò, chi cambiò scuola, chi fu bocciato... e così mi ritrovai in seconda ancora più smarrita: le mie amiche non c'erano più. Era rimasto soltanto R.

Diventammo compagni di banco, seduti insieme, in prima fila davanti alla cattedra. Quello fu l'anno più delicato di tutta la mia adolescenza. Dentro me cresceva rabbia, ribellione, voglia e paura di essere diversa, ma mi sentivo terribilmente sola per le mie scelte fuori dal comune, ero un essere fragile che si trincerava dietro ad un muro di stupidità.
R. era diverso, io con lui ci parlavo, mi confidavo perchè intuivo la sua sensibilità, il suo animo era molto più profondo rispetto a quello dei nostri coetanei. I nostri compagni ci prendevano in giro, pensavano fossimo "fidanzatini", con la complicità del prof. di italiano che sistematicamente requisiva un libro a me o a lui, e così eravamo costretti ad avvicinarci per leggere insieme lo stesso libro.

Ridevano tutti e io mi arrabbiavo, perchè lui arrossiva violentemente.

Mi piaceva la sua arguzia, il suo sense of humor, il suo grande cuore, la sua serenità, ma una volta riuscii a farlo arrabbiare quando gli chiesi se trovava davvero bella la ragazza che tutti corteggiavano... non ricordo cosa mi rispose, o forse nemmeno lo capii, so solo che mi mortificai.

Trascorremmo insieme solo quell'anno scolastico io e R. Quell'anno io fui bocciata e lui scelse un altro indirizzo per il triennio.

Non lo rividi più, o forse lo incontravo lungo il corridoio durante l'intervallo, ma era solo un freddo "ciao" frettoloso.

Poi la maturità, quindi strade completamente diverse.

Oggi ho cercato il tuo nome su google, e l'ho trovato così come immaginavo già. Mi piacerebbe poterti reincontrare un giorno, al paesello, chissà se ci torneresti a parlare con me, chissà se ventiquattrore basterebbero a raccontarci... una vita!

A te, da chi non ti ha dimenticato e ti ha sempre considerato

UN AMICO!

 
 
 
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IV (PARLA PER ME)

Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi

Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno

Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei

A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado

Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.


V


Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto

Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!

Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!

E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!

E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?



Percy B. Shelley

 

 

 
 
 
 

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