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Caffè
Post n°167 pubblicato il 07 Giugno 2009 da t_xte
Qualche giorno fa ho avuto una discussione piuttosto accesa con mio marito l'argomento era IL CAFFE'. Io sostengo la mia idea e che cioè il caffè è geneticamente radicato nella cultura italiana, uno straniero infatti non sarebbe capace di fare un buon caffè nemmeno se glielo spiegassimo, per un semplice motivo: per noi il caffè è un culto, esiste un rituale dai gesti molto ben precisi per farlo davvero buono. Io addirittura lo zucchero direttamente nella moka, cosicchè anche da freddo si possa bere, altrimenti lo zucchero non si scioglierebbe più. Sostengo infatti che in tutto l'occidente il caffè buono esista soltanto qui. Mio marito sostiene il contrario. Per me un buon caffè è questo:
Giusto colore, giusta "altezza" e giusta consistenza. Un caffè così non è nemmeno comune a tutti i bar presenti in Italia. Per esempio in zone montane è meglio non berlo: sarebbe una "ciofeca". Comunque sia per me la bevanda in oggetto è essenziale per riuscire a svegliarmi al mattino, altrimenti la giornata va storta prima ancora che inizi. La questione infatti assume dei toni esistenziali: "Esiste vita prima del caffè?" |
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IV (PARLA PER ME)
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley








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