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Anni ottanta e medioevo
Post n°225 pubblicato il 16 Dicembre 2009 da t_xte
Tag: acqua in casa, Anni ottanta, becchino, brutto sogno, cazzate, fagotto, jeans, mantici, medioevo, onta, tibie, you tube Durante le pulizie stamattina mi sono collegata su you tube, fonte inesauribile di qualsiasi cosa, persino di video che mai rivedrei. Era il millenovecentoottantasei quando compii il mio undicesimo anno di età e tra abiti firmati e musica pop mi si aprì un mondo nuovo dinanzi. Quello fu l'anno in cui iniziò il mio medioevo. Goffa nei miei movimenti, mi agghindavo come un becchino, i jeans andavano rigorosamente e meticolosamente risvoltati sulle caviglie: ero fiera delle mie tibie e di quella moda che faceva tanto e tanta acqua in casa. Ripensandomi a quell'epoca vorrei fare una buca per terra e metterci la faccia, quel passato è un'onta di cui mai potrò liberarmi. Per fortuna nessuna foto a testimoniare quegli anni: il mio medioevo. E poi impazzivo per i Duran Duran, e Madonna... Oddio nooo! Che vergogna! Tuttavia è con questo video che voglio ricordare quel periodo: A parte la chioma deturpante, i pantaloni larghi e corti, e quella grottesca emulazione del maschio, il video non è malaccio e la canzone è carina. Avevo 16 anni quando iniziai ad ascoltare la musica rock ed heavy metal: esplorai nuovi mondi, uscii dal mio guscio fatto di apparenze ed iniziai ad avere una mente un po' più critica, sebbene di questo inizialemente ne fecero le spese i miei genitori. Era un eterno, continuo conflitto con loro. Ma anche quegli anni son volati. Oggi sono una donna e sono felice di non rassomigliare più ad un fagotto. Son felice di aver gettato via quegli orrendi indumenti i cui ricordi sono immagini confuse; son felice dei miei jeans dall'orlo lungo fin sotto al calcagno, per rifarmi, oggi, con gli interessi, del periodo "acqua in casa", in cui il massimo dell'eleganza era quello di mostrare le tibie da sotto i pantaloni che si ritiravano come mantici. Mi sembra di essermi svegliata da un brutto sogno. |
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IV (PARLA PER ME)
Fossi una foglia appassita che tu potessi portare;
fossi una rapida nuvola per inseguire il tuo volo;
un'onda palpitante alla tua forza, e potessi
Condividere tutto l'impulso della tua potenza,
soltanto meno libero di te, oh tu che sei incontrollabile!
Potessi essere almeno com'ero nell'infanzia, compagno
Dei tuo vagabondaggi alti nei cieli, come quando
superare il tuo rapido passo celeste
sembrava appena un sogno; non mi rivolgerei
A te con questa preghiera nella mia dolente
necessità. Ti prego, levami come un'onda, come
una foglia o una nuvola. Cado
Sopra le spine della vita e sanguino! Un grave
peso di ore ha incatenato, incurvato
uno a te troppo simile: indomito, veloce e orgoglioso.
V
Fà di me della tua cetra, com'è della foresta;
che cosa importa se le mie foglie cadono
come le sue! Il tumulto
Delle tue forti armonie leverà a entrambi un canto
profondo ed autunnale, e dolcemente triste.
Che tu sia dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, che tu sia me stesso!
Guida i miei morti pensieri per tutto l'universo
come foglie appassite per darmi una nascita nuova!
E con l'incanto di questi miei versi disperdi,
come da un focolare non ancora spento,
le faville e le ceneri, le mie parole fra gli uomini!
E alla terra che dorme, attraverso il mio labbro,
tu sia la tromba d'una profezia! Oh, Vento,
se viene l'Inverno, potrà la Primavera essere lontana?
Percy B. Shelley







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