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Post N° 15

Post n°15 pubblicato il 17 Giugno 2008 da sthefano

VI TENGO INFORMATI SU QUELLO CHE Fà IL CAPO DEL GOVERNO

 
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Post N° 14

Post n°14 pubblicato il 17 Giugno 2008 da sthefano


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Al via l'emendamento
blocca-processi

Stop al dibattimento Berlusconi-Mills



Opposizione attacca la maggioranza:

«Norma fatta per salvare il premier».

Berlusconi: «Legge per la collettività,

contro di me in azione pm di sinistra».

L'Anm: a rischio molti processi gravi



ROMA

La maggioranza accelera sulla norma "salvapremier". I relatori del
decreto sicurezza Carlo Vizzini e Filippo Berselli hanno presentato due
emendamenti al provvedimento all’esame dell’aula del Senato, che potrebbero
essere propedeutici ad una sospensione delle azioni giudiziarie che riguardano,
tra gli altri, il presidente del Consiglio. I due testi, se approvati,
aprirebbero di fatto la strada allo slittamento del processo milanese
Berlusconi-Mills che vede coinvolto il presidente del Consiglio.



Gli emendamenti

Nel primo si interviene sulla formazione dei ruoli d’udienza, indicando quali
sono i procedimenti di particolare urgenza per il tipo di reati che devono
avere priorità rispetto agli altri. Nel secondo emendamento si prevede invece
la sospensione degli altri processi penali relativi a fatti commessi fino al 30
giugno 2002 «che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione
dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado». La
sospensione sarà immediata al momento dell’entrata in vigore della legge e
durerà un anno. Il corso della prescrizione, durante la sospensione del
procedimento o del processo penale, resta sospeso.



Berlusconi: «Contro di me toghe di sinistra»

Per Berlusconi l'emendamento è «un provvedimento di legge a favore di tutta
la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per
i reati più gravi e più recenti», scrive il premier in una lettera indirizzata
al presidente del Senato Renato Schifani, aggiungendo per l'opposizione «non
dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel
quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto». «I miei legali mi hanno
informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti
fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro
di me per fini di lotta politica. Si tratta dell’ennesimo stupefacente
tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a
fini mediatici e politici, in ciò supportato da un tribunale anch’esso
politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria».



Pd e Italia dei valori: legge "salvapremier"

L’opposizione alza le barricate e parla ad una nuova legge
"salvapremier". L’alt arriva dal leader del Pd, Walter Veltroni: «In
questi giorni si decide il futuro della legislatura. Se il Governo e la sua
maggioranza continueranno con questo atteggiamento tenuto in queste settimane,
cioè una sequenza di incidenti assolutamente eccessivi ed inaccettabili»,
ultimo il tentativo di «inserire surrettiziamente il lodo Schifani nel
pacchetto sicurezza», sarà «a rischio il dialogo, tirerò le fila venerdì
all’Assemblea». Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro annuncia «un’opposizione
dura e senza sconti dentro e fuori il Parlamento» e aggiunge:«Come volevasi
dimostrare anche questa volta Berlusconi ci riprova con le sue leggi ad
personam. Evidentemente non aveva ancora finito di sistemare i suoi affari
personali».



Casini: «Il governo ritiri l'emendamento»

Per il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia «l’emendamento
presentato al Senato dai relatori del decreto sicurezza è l’ennesima norma ad
personam che prevede una sospensione generalizzata di tutti i processi,
cominciando da quelli che vedono imputato il premier». Il presidente dei
senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sostiene che «la riproposizione del lodo
Schifani nel decreto sicurezza ci dimostra che è il Pdl che non vuole il
dialogo». Anche da parte dell’opposizione di centro arrivano critiche alle
proposte in Senato: «Io mi auguro -afferma il leader Udc Pier Ferdinando
Casini- che il governo ritiri questi emendamenti, anche per non rompere quel
clima di collaborazione istituzionale che si è ben avviata fra maggioranza e
opposizione». L’Associazione nazionale magistrati boccia l’emendamento
"salvapremier": un intervento di cui «non si comprendono le finalità»
e che comporterà «gravissime disfunzioni» al sistema, con il rinvio di
«migliaia di processi, anche per fatti di rilevante gravità», e il rischio di
«paralisi», ad esempio nelle cancellerie.



 



Berlusconi ricusa i giudici
di Milano

E' bufera sulla norma "salva premier"



Presentata dai legali del premier

l'istanza contro Nicoletta Gandus.

L'Anm: «Non può denigrarci così»

E' bagarre al Senato, l'opposizione:

«Il governo ritiri gli emendamenti»



ROMA

Silvio Berlusconi, con un documento di 14 pagine depositato dai suoi legali
Nicolò Ghedini e Piero Longo, ricusa il giudice Nicoletta Gandus, presidente
del collegio che si occupa del processo al premier e all’avvocato inglese David
Mills imputati di corruzione in atti giudiziari: secondo l’accusa il fondatore
di Fininvest avrebbe comprato «con almeno 600 mila dollari» due testimonianze
di colui che aveva creato il sistema di società off-shore utilizzato dal
gruppo.



«Inimicizia verso Berlusconi»

«Gandus ha prospettato in passato pubblicamente e anche per iscritto reiterate,
insistenti e fortissime critiche nei confronti di Berlusconi, presidente del
consiglio tra il 2001 e il 2006, appoggiando apertamente la formazione politica
a lui avversa di centro-sinistra e affermando altresì la necessità di abrogare
tramite tale formazione politica leggi ritenute promulgate da Berlusconi solo
ai fini di favorire se stesso» scrivono gli avvocati. I legali della difesa
parlano di «inimicizia grave» di Gandus verso il premier e di «terzietà del
giudice irrimediabilmente compromessa». E infine nella ricusazione si ricorda
che Nicoletta Gandus era nell’elenco dei 61 giudici milanesi possessori di
azioni Mediaset e potenzialmente in grado di costituirsi parte civile
nell’altro processo in corso.



La decisione sulla ricusazione alla corte d’Appello

Adesso la decisione sulla ricusazione spetta alla corte d’Appello, quinta
sezione. I tempi dipendono dalla fissazione o meno di un’udienza camerale in
cui le parti, i difensori del premier e la procura generale per l’accusa,
illustrano le loro posizioni. Per un problema tecnico legato alle notifiche
potrebbero trascorrere anche tre settimane prima della decisione. Il processo
relativo al caso Mills potrebbe essere sospeso per decisione del collegio già
venerdì prossimo, proprio a causa della ricusazione pendente, anche se il
codice consente di andare avanti fino al termine dell’istruttoria
dibattimentale. Istruttoria che però è al momento bloccata. Venerdì prossimo
infatti dovrebbero essere sentiti i consulenti tecnici delle difese, i quali
però non si presenteranno in aula. La loro deposizione infatti, stando ai
legali del premier e di Mills, dovrebbe essere successiva all’interrogatorio di
Paolo Del Bue per rogatoria a Lugano. Insomma, il caso non è di facile
soluzione.



Il pm: respingiamo con forza le illazioni

E poi c’è l’emendamento al pacchetto sicurezza che potrebbe significare
sospensione per un anno. Il il capo della procura di Milano Manlio Minale
spiega che «il procedimento per corruzione in atti giudiziari è stato iscritto
a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso avvocato Mills in data 18
luglio 2004, alla presenza del difensore nel corso di un interrogatorio quale
persona indagata in altro procedimento». «Le indagini - prosegue Minale - sono
state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e
nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità. All’esito delle indagini
preliminari è stata esercitata l’azione penale e gli atti, superato
positivamente il vaglio dell’udienza preliminare, sono pervenuti al Tribunale».
«All’esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla
conclusione - conclude la nota - il tribunale deciderà in ordine alla
fondazione o meno delle accuse».



Le toghe: «Chi governa non può comportarsi così»

Insorge anche l’Associazione nazionale magistrati. «In uno Stato
democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e
con la critica pubblica, ma chi governa il paese non può denigrare e
delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la
sua posizione personale», spiegano il presidente e il segretario dell’Anm, Luca
Palamara e Giuseppe Cascini, commentano la lettera, inviata al presidente del
Senato, nella quale il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi «rivolge
accuse gravissime - rileva l’Anm - nei confronti del presidente del collegio
giudicante e del pubblico ministero del processo che lo vede imputato a Milano
di corruzione in atti giudiziari».



La lettera di Berlusconi

Berlusconi aveva annunciato la decisione di ricusare i giudici in una lettera
al presidente del Senato, Renato Schifani: «Ho preso visione della situazione
processuale e ho potuto constatare che si tratta dell'ennesimo stupefacente
tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a
fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch'esso
politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria», ha scritto il
premier nella. Intanto prende il via al Senato la discussione sul decreto
sicurezza. Tra gli emendamenti anche i due provvedimenti già ribattezzati
"salva-premier". Dall’opposizione si alzano le barricate e parte
l’ostruzionismo da parte dell’Idv e del Pd. Ad accendere la miccia la lettura
fatta in Aula, fra le contestazioni dell’opposizione, dal presidente di Palazzo
Madama, Renato Schifani, della lettera inviatagli ieri dal presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi.



Il Pd: il premier faccia un passo indietro o faremo opposizione durissima

In occasione dei passaggi dove il premier parla di «aggressione» da parte di
alcune parti della «magistratura di estrema sinistra», dai banchi
dell’opposizione si sono levate proteste verbali. Luigi Zanda del Pd definisce
la lettera «spudorata». Per la prima volta Udc, Idv e Pd sono uniti nel
chiedere che il governo ritiri gli emendamenti. «Berlusconi faccia un passo
indietro altrimenti il Pd farà un’opposizione durissima», annuncia il
capogruppo del Partito democratico alla Camera, Antonello Soro, che aggiunge:
«L’idea di attacchi dei magistrati al premier sia campata in aria». Attacca il
leader dell’Idv Antonio Di Pietro: «Non si devono sospendere i processi di un
premier in carica se questi processi preesistevano alla sua elezione e quindi
la sua elezione è nè più e nè meno una condizione per non essere più
processato. D’ora in poi se dovesse valere questo principio, a Provenzano
dovrebbe convenire candidarsi piuttosto che fare il latitante».



Casini: «Dissennata la scelta del governo»

Dal seminario di Italianieuropei, organizzato da D’Alema,interviene anche il
leader Udc, Pier Ferdinando Casini, che giudica «dissennata» la scelta del
governo di inserire l’emendamento "salva premier" nel provvedimento
sulla sicurezza. «Mi auguro che il governo rifletta, non vada avanti con le
forzature e ritiri l’emendamento». Detto questo, però «iniziative dissennate
non debbono attenuare il dialogo necessario sulle riforme». Dalla maggioranza
risponde il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto: «Sembrava che la
sinistra avesse archiviato la stagione dell’uso politico della giustizia.
Invece c’è una ripresa dell’iniziativa giudiziaria contro Berlusconi che
richiede un intervento. Il dialogo con Veltroni? Dipende da lui se saprà fare
quel salto di qualità politica che è abbandonare l’uso improprio della
giustizia» e, sul rischio di una rottura del dialogo aperto tra maggioranza e
opposizione, aggiunge: «Veltroni ha di fronte un bivio: se fare un salto di
qualità politica e buttare le armi improprie della giustizia o continuare a
usarle. Allora noi non possiamo fare altro che lavorare per disinnescarle con
uno strumento legislativo».

 
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Post N° 13

Post n°13 pubblicato il 17 Giugno 2008 da sthefano


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Mutui, bollette e pieno di benzina

Tremonti: Tavolo con consumatori



ROMA - I costi della portabilità dei mutui saranno azzerati: lo ha
garantito il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. "Sarà cura del
Governo - ha detto in conferenza stampa - che i costi siano azzerati". A
proposito del parere espresso oggi dall'Antitrust
sull'intesa raggiunta tra governo e banche
sulla rinegoziazione dei mutu
i, Tremonti ha
sottolineato: "Oggi - ha affermato - abbiamo ricevuto una segnalazione
positiva da parte dell'Antitrust". E ha poi aggiunto: "I dubbi sui costi della portabilità dei
mutui
possono e devono essere superati".



La convenzione potrà essere applicata anche alle famiglie morose. Il ministro
ha risposto infatti "sì" alla specifica domanda arrivata dal
presidente dell'Adiconsum, Paolo Landi. "Sulla morosità la risposta è sì,
sui 20 milioni di aiuto la risposta è sì", ha detto il ministro. Il
presidente di Adiconsum Paolo Landi aveva sollecitato che le banche
acconsentano "alla sospensione della procedura giudiziaria e che il
governo arrivasse in aiuto con un fondo da 20 milioni di euro previsto dalla
Finanziaria".



"Attiveremo anche il fondo previsto dalla scorsa finanziaria per sostenere
la casistica di pignoramenti e procedure esecutive. Lo stabiliremo con i
consumatori", ha aggiunto il ministro. Tremonti ha definito il
provvedimento "non una semplice partita economica" ma qualcosa in
più: una svolta "civile in favore delle famiglie". Per il ministro questa
misura "non è un miracolo ma un sollievo per chi è angosciato tra stipendi
fissi e rate variabili da pagare". La convenzione prevede anche la
costituzione di un osservatorio con la presenza dei rappresentanti dei
consumatori che vigileranno sulla trasparenza dell'operazione.






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Il titolare dell'Economia ha anche parlato di bollette e benzina. "Nei
prossimi giorni - ha detto Tremonti -, d'accordo con il Ministro Scajola,
apriremo una discussione con i consumatori sul tema delle bollette e della
benzina". Il Ministro dell'Economia ha sottolineato che il coinvolgimento
delle associazioni dei consumatori rappresenta "un esperimento di
democrazia condivisa" e ha aggiunto che è fondamentale la discussione con
i consumatori su questi temi.



 



 



Tremonti: "Robin Hood
Tax

per dare di più a chi ha bisogno"



Il ministro dell'Economia ipotizza una tassazione
straordinaria sui profitti delle compagnie petrolifere.



ROMA

Il ministero dell’economia sta studiando le modalità per la cosiddetta
"Robin Hood Tax", la tassazione straordinaria sui profitti delle
compagnie petrolifere, ma le modalità non sono state ancora stabilite nè è
stato stabilito quando essa entrerà in vigore. Lo ha detto il ministro
dell’economia Giulio Tremonti, che alla domanda se la tassa sarà inserita nel
provvedimento legislativo di giugno, si è limitato a dire: «stiamo studiando, è
un’ipotesi».



Il ministro Tremonti ha poi spiegato che «la nostra proposta è tassare un pò di
più i petrolieri per dare un pò di più a chi ha bisogno, ossia burro, pane e
pasta», ribadendo che «l’Italia può e deve farlo da sola» e che «possiamo da
soli e dobbiamo». Sui tempi il ministro ha aggiunto: «Dobbiamo vedere, ma la
gente non può aspettare». «Qualcosa di simile sul petrolio è stato fatto in
Inghilterra nel ’97, ma è vero che nella storia appaiono, a fronte di fenomeni
straordinari, delle forme straordinarie di tassazione», ha proseguito il
ministro, rilevando che nell’ambito delle discussioni avviate dalla Francia per
trovare una soluzione al caro-greggio, «noi abbiamo suggerito come ipotesi di
studio che ha senso parlare di Iva, ma anche di prelievo sulle società che
producono e distribuiscono petrolio».



«Il prezzo alla pompa segue quello del mercato giorno per giorno, ma gli
acquisti non vengono fatti a quel prezzo, bensì sulla base della produzione
propria», ha osservato Tremonti, aggiungendo: «Non voglio fare il no global, ma
è possibile che chi ha perso tanto con i prodotti derivati ora voglia rifarsi
con la speculazione sul petrolio». L’Ecofin parla di «monitorare la
speculazione, ma per me si può andare anche oltre», ha aggiunto Tremonti. A chi
gli chiedeva un parere sulle dichiarazioni del ministro francese Christine
Lagarde, secondo cui rischiano di esserci delle ripercussioni sugli
investimenti da parte delle compagnie petrolifere, Tremonti ha risposto
ironizzando: «Già che sono così efficienti...». E ha aggiunto: «Oggettivamente
si può un pò guardare il pro e il contro, ma la nostra impressione è che il
bilancio sociale della proposta sia altamente positivo, è uno dei casi in cui
la politica non fa solo la politica, ma si occupa anche della dimensione
morale». «A noi sembra che dato il drammatico bisogno degli strati più deboli
questo tipo di prelievo alla Robin Hood abbia senso», ha concluso Tremonti.



 



Affondo di British Airways e Ryanar:

«Così hanno alterato la concorrenza.

Europa assuma una posizione chiara».

Il Tesoro: «Da Spinetta caduta di stila»



ISTANBUL

Scoppia il "caso" del prestito-ponte all’Alitalia. A sollevare
perplessità contro i 300 milioni di euro concessi dal governo all’Alitalia e
trasformati in patrimonio netto, sono tutte le più importanti compagnie aeree.
Secondo il numero uno di British Airways, Willie Walsh, Bruxelles deve
intervenire «in modo netto» perchè l’intervento del governo italiano a sostegno
di Alitalia «non è giusto» e «altera la concorrenza».



All’assemblea annuale della Iata, l’associazione mondiale dei vettori,
l’amministratore delegato e direttore generale Giovanni Bisignani ha raccolto
l’umore dei capiazienda: quello che ha detto Walsh, rileva, riflette «un
sentimento molto diffuso tra tutte le compagnie aeree». Alitalia «difficilmente
può sopravvivere» e oggi con il petrolio a 100 euro è ancora più difficile,
dice l’amministratore delegato di British Airways, che chiede alla Commissione
Europea «una posizione chiara» contro il governo italiano che ha tamponato il
rischio di una crisi finanziaria di Alitalia, prima con il prestito ponte da
300 milioni, poi con la norma che ne ha permesso l’utilizzo a copertura
dell’erosione per perdite del capitale. Per Wille Walsh la compagnia italiana
«è in una situazione di difficoltà incredibile perchè non ha più forza finanziaria»
e aggiunge: «Io mi chiedo semplicemente come possa sopravvivere».



L’intervento del governo altera la concorrenza? «Penso che non sia giusto che
il governo italiano dia sostegno finanziario ad Alitalia, non sono d’accordo»,
risponde: «Credo che la
Commissione Europea debba assumere una posizione netta e
chiara. Penso che la situazione di Alitalia richieda che sia la stessa Alitalia
a doverla affrontare. E non il governo italiano. Bruxelles deve prendere una
posizione forte per avere credibilità non solo in Europa ma in tutto il mondo.
E questo significa che le possibilità di sopravvivenza per Alitalia sono molto
basse». Di sicuro, sottolinea, British Airway non ha alcun interesse per la
compagnia italiana: «Non ha mai avuto alcun interesse in passato, e lo ha ancor
meno adesso. Alitalia non aggiungerebbe alcun valore strategico» al gruppo
britannico.



Il Trattato europeo non vieta tutti gli aiuti di Stato. È quanto ha osservato
il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, riferendosi all’intervento pubblico
in favore di Alitalia, finito sotto la lente della Commissione europea per
verificarne la compatibilità con le norme comunitarie. «Un conto è un aiuto a
freddo - ha spiegato Tremonti - un conto è un aiuto che non è fine a sè stesso
ma è strumentale ad un’operazione di mercato, cioè la privatizzazione»; in
questo caso, per il ministro, l’intervento potrebbe essere ammesso. Al termine
del consiglio Ecofin svoltosi a Lussemburgo, Tremonti ha ribadito che il
decreto varato dal governo Berlusconi per destinare al patrimonio netto i 300
milioni inizialmente finalizzati a un prestito ponte, si è reso necessario per
evitare che i libri della compagnia venissero portati in tribunale. Tremonti ha
anche giudicato una «caduta di stile» le ultime dichiarazioni a proposito di Alitalia giunte dai
vertici di Air France, soprattutto se paragonate a quelle con cui la compagnia
francese annunciò la fine del suo interessamento all’acquisto della società
italiana.



Duro anche il commento del direttore finanziario di Ryanair, Jimmy Dempsey.
«Gli aiuti di Stato hanno fatto sì che Alitalia restasse operativa negli ultimi
10 anni, dovrebbero lasciarla fallire. Noi continuiamo a segnalare queste cose
alla Commissione Europea, ma per ora non ci sono novità». Dempsey in realtà
vede come «ancora possibile» un accordo con Air France/Klm, che «continuerà a
guardare ad Alitalia». Su Malpensa, per cui Ryanair aveva fatto un’offerta che
avrebbe comportato l’apertura di una base con 12 aerei, poi rifiutata dalla
Sea, Dempsey afferma: «Potrebbero cambiare idea, perchè è l’unico modo per
salvare Malpensa. Loro hanno fatto un accordo con Air One, ma tra 12 mesi Air
One potrebbe essere in fallimento a causa dell’aumento del prezzo del
carburante».



In linea di principio la Iata
«è contraria ad ogni sussidio», dice da parte sua Bisignani, che rappresenta
Alitalia ed altre 230 vettori. La compagnia italiana era sull’orlo della crisi
finanziaria «poi è intervenuto il governo e ha dato ossigeno»,ma «sarà
Bruxelles a valutare se questo intervento è stato corretto». Per il numero uno
della Iata è stata «una follia» far naufragare il progetto di cessione ad Air
France. L’ex presidente di Alitalia Maurizio Prato, che aveva curato
l’operazione, «è la persona più valida che Alitalia abbia mai avuto». Oggi «non
può farcela da sola», ha bisogno di un forte partner internazionale ma, avverte
Bisignani, con l’inaspettata nuova crisi del settore, «è difficile immaginare
che un manager possa presentare un progetto di acquisizione di Alitalia al suo
cda».



Berlusconi: meno tasse per
ripartire



Il Cavaliere accusa un lieve malore

e viene visitato dal sindaco del Pd

Prima l'intervento a tutto campo:

energia, rifiuti e pressione fiscale



SANTA MARGHERITA LIGURE (GENOVA)

Il premier Silvio Berlusconi ribadisce, davanti alla platea dei giovani
industriali, la propria linea in politica economica, ricordando la ormai celebre
«equazione del benessere: meno tasse per le famiglie, il lavoro, le imprese
vuol dire più consumi, più produzione, più posti di lavoro, più soldi nelle
casse dell’erario. Il che consente di investire nelle infrastrutture e anche di
ridare qualcosa a quella parte della società più emarginata».



"Bisogna continuare con la lotta all'evasione"

Il governo, sottolinea il presidente del Consiglio, continuerà la lotta
all’evasione fiscale perchè «per pagare meno tasse devono pagarle tutti». E
ancora: «Bisogna continuare il contrasto all’evasione fiscale di cui abbiamo il
record in Europa». Con questo livello di evasione «abbiamo 100 miliardi in meno
all’anno nelle casse dell’Erario, se è vero che il 18% del Pil è in nero».



"Migliorare le strutture e l'efficienza dello Stato"

«Siamo in condizione di poter operare da subito per mettere in campo molte
cose positive per migliorare le strutture e l’efficienza dello Stato». Ha poi
dichiarato il Premier intervenendo al convegno dei giovani imprenditori di
Confindustria. «Naturalmente siamo aperti a tutti i suggerimenti che possono
venire dalla trincea del lavoro», aggiunge, prendendo «l’impegno» di «creare un
canale privilegiato» di comunicazione e di scambio tra governo e imprese.



"Sì allo sviluppo nucleare e al salvataggio di Alitalia"

Il Cavaliere approfondisce poi i temi dello sviluppo nucleare del Paese e del
salvataggio di Alitalia: «Bisogna procedere celermente alla costruzione di
nuove centrali nucleari, è una necessità». E su Alitalia: «Un Paese come
l’Italia, che vuole rimanere una potenza, non può non avere una compagnia di
bandiera». «Se Alitalia fosse stata assorbita da Air France - ha proseguito
Berlusconi - immaginiamo dove i francesi, che conosciamo bene anche se sono
grandi amici, avrebbero portato i turisti interessati alla vecchia Europa».
Infine, sull'emergenza rifiuti: «Entro luglio sbarazzeremo le strade di Napoli
e della provincia dai rifiuti».



"Sicurezza, 18 mesi nei Cpt forse sono un po' troppi"

Parole decise anche per quel che riguarda la Sicurezza e lo scandalo
delle intercettazioni: «Forse 18 mesi nei Cpt sono un pò troppi». Ha detto il
presidente del Consiglio riferendosi alle norme sull’immigrazione clandestina
contenute nel disegno di legge proposto dal governo. Berlusconi ha poi
affermato che la settimana prossima il Parlamento europeo discuterà di
immigrazione e «si parlerà di norme -ha detto- anche più severe delle nostre».



"Stop alle intercettazioni"

Il prossimo consiglio dei ministri varerà il provvedimento che limita le
intercettazioni telefoniche «per tutte le indagini che non riguardino mafia o
terrorismo. Ha annunciato Berlusconi spiegando che il testo prevede «una pena
di cinque anni di carcere per chi eseguirà le intercettazioni, per chi le
divulgherà e per chi le pubblicherà».



Il malore

Dopo l'intervento, poi, un fuori programma: il Cavaliere, seduto in prima
fila, accusa un lieve malore. Subito soccorso, viene visitato da Claudio
Marsano, sindaco di Santa Margherita del Pd. Poi sale nuovamente sul palco e
rassicura tutti: «Adesso sto bene».

 
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Post N° 12

Post n°12 pubblicato il 17 Giugno 2008 da sthefano


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Mercoledì il taglio dell'Ici

Più tasse su stipendi d'oro"



Tremonti sui conti pubblici:

«Nel 2011 pareggio di bilancio»



L’abbattimento dell’Ici e gli sgravi fiscali
sugli straordinari saranno discussi nel consiglio dei Ministri di mercoledì
prossimo. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti a margine
della riunione Ecofin a Bruxelles. Di Ici e straordinari «discuteremo
mercoledì», ha risposto Tremonti alle domande dei giornalisti, aggiungendo che
«per quanto riguarda il decreto che faremo mercoledì prossimo dobbiamo ancora
definire le forme e i termini, ma sulla copertura penso sia meglio dirlo alle
parti sociali che non a Bruxelles».



I tagli delle tasse annunciati dal Governo non avranno alcun impatto sul
bilancio. Ha aggiunto il ministro. Gli sgravi fiscali «non avranno un impatto
sul bilancio», ha detto Tremonti, «per la dimensione» e per il fatto che
saranno coperti già dal 2008.
In ogni caso, «per quanto riguarda il decreto che faremo
mercoledì prossimo dobbiamo ancora definire le forme e i termini», ha spiegato
il titolare di via XX settembre, «ma il mio impegno è quello alla copertura assoluta».
Tremonti ha anche riferito di aver avuto un breve incontro bilaterale con il
commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia, in cui «si è discusso in
termini assolutamente generali la situazione di bilancio dell’Italia». Su
questo, ha concluso il ministro, «avremo modo di approfondire nei prossimi
appuntamenti». Quanto agli sgravi sull’Ici, ha spiegato Tremonti,
«l’abbattimento al 40% che già c’è non è coperto, come dicono all’Ance è
coperto da una promessa e noi saremo impegnati a coprire quel 40%, e quindi a
trasformare una promessa in una copertura, sia a coprire i tagli che faremo
noi».



L’appuntamento per il raggiungimento del pareggio di bilancio dei conti
pubblici, l’obiettivo di medio termine tanto caro alla Commissione, resta al
2011, come indicato dall’ex ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e
non sarà anticipato al 2010 come vorrebbe il commissario Ue agli Affari
economici e monetari, Joaquin Almunia. Lo ha affermato il ministro
dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine della riunione Ecofin a Bruxelles.
«Nella riunione la discussione sull’argomento è stata orizzontale e non
verticale» , vale a dire che «non si è parlato dei singoli Stati membri», ha
spiegato Tremonti. «In ogni caso», ha osservato, «uno dei punti di consenso con
il mio predecessore è il mantenimento del termine del 2011».



La presa di posizione dei ministri delle Finanze dei Paesi della moneta unica,
che ieri hanno definito ’scandalosì gli stipendi d’oro dei manager, è piaciuta
al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che si è detto convinto che in
qualche modo bisogerà intervenire sulla tassazione di bonus e liquidazioni.
’Cinque anni fa non avrei mai immaginato una discussionè come quella avvenuta
ieri sera alla riunione dell’Eurogruppo, ha osservato Tremonti, ’anni fa il
sistema della domanda e dell’offerta si considerava capace di autocorreggersi
mentre ieri c’è stata una discussione molto critica sui limiti delle
remunerazioni o della logica delle remunerazioni fatte per questo tipo di
prestazionì, cioè per i dirigenti d’impresa. Per il titolare dei via XX
settembre ’è rilevante che se ne sia paralto, è uno degli indicatori del
cambiamento di categoria politicà perchè ’oggi c’è la consapevolezza che non si
possono affrontare problemi nuovi con soluzioni datatè. In ogni caso sui bonus
dei manager ’la soluzione è da vedere, è troppo presto per dire cosa farè,
anche se, ha ricordato Tremonti, ’ad una trasmissione televisiva mi è scappato
di dire che andavno tassati in modo diversò.



 



 



Mutui, cautela dai consumatori

"Primo passo. C'è ancora da fare"

Bazoli: "Le banche avevano già iniziato a rinegoziare. Anche a
condizioni migliori"

L'Antitrust: "E' un buon inizio. Non è vero che ci sarà uniformità di condizioni"

 





ROMA - Solo un primo passo, ma tanto resta da fare. Questo, in sintesi,
il giudizio delle associazioni dei consumatori in merito all'intesa tra governo e Abi sulla
rinegoziazione dei mutui
. L'accordo, presentato
dall'esecutivo al Consiglio dei ministri di Napoli (e definito
"ottimo", dall'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro
Profumo), viene giudicato con cautela dai consumatori, secondo i quali
l'effettiva tutela del cittadino rimane lontana. Tanti, dicono, restano i punti
critici sulla questione che vede le famiglie italiane esposte verso le banche
per ben 264 miliardi di euro.



I consumatori. "I mutuatari - avverte l'Adiconsum - devono
essere consapevoli che ciò che non viene pagato nella rata dovrà essere pagato
a fine mutuo caricato degli interessi". L'Adusbef "dà atto
all'impegno del governo per aver affrontato la spinosa questione dei mutui a
tasso variabile per precise responsabilità e cattivi consigli delle banche,
aduse a reiterate violazioni di legge con il concorso di Bankitalia".



Secondo l'Aduc "il governo ha sbandierato un accordo con
l'associazione delle banche prevedendo un risparmio pari a circa 850 euro
all'anno per 1.250.000 famiglie circa. Peccato che la notizia sia falsa".
"Nel comunicato dell'Abi - spiega l'associazione - si legge che l'accordo
non prevede alcun risparmio, ma solo una dilazione nel pagamento: si concede un
ulteriore finanziamento (a tassi abbastanza agevolati: l'Irs decennale più lo
0,5%). Le famiglie, quindi, non risparmieranno alcunché, ma pagheranno
ulteriori interessi".







Il Codacons chiede al governo di essere "severissimo" con le
banche ree di "inosservanza delle disposizioni contenute nei pacchetti
Bersani". L'Unione Nazionale Consumatori spera non si tratti solo
di una enunciazione ad effetto e che per questo si domanda se la richiesta di
rinegoziazione del mutuo sarà obbligatoria per la banca o facoltativa come già
accade con la legge Bersani. E il Movimento difesa del cittadino chiosa:
"L'accordo nasconde un rischio di 'cartello'. Intervenga
l'Antitrust".



L'Antitrust. E proprio il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà,
definisce l'accordo "un provvedimento opportuno, una disciplina
equa". Per Catricalà "non è una norma che restringe il mercato, ma
che lo allarga". E aggiunge che il testo rappresenta "veramente un
buon inizio e non è vero che ci sarà un'uniformità di condizioni" tra
quelle che le banche applicheranno ai clienti. Il livello dei tassi del 2006, conclude,
non deve rappresentare un tetto minimo per le banche perché "l'importante
è che sia un tetto massimo. Peggio di così i consumatori non possono essere
trattati".



Banche. "Credo che tutte le banche aderiranno anche se l'accordo è
comunque su base volontaria", sottolinea il presidente del consiglio di
sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. "Molte banche -
sottolinea - avevano già cominciato a rinegoziare e forse alcune condizioni
sono anche migliori di quelle che arriveranno con la convenzione". Per il
presidente dell'Abi, Corrado Faissola "è un sacrificio da fare per le
banche e per i flussi di liquidità, ma darà sollievo alla pianificazione
finanziaria delle famiglie". Secondo Faissola, l'accordo è un
''mattoncino, tra gli altri, per il sostegno dell'economia nazionale".



Cisl. "Dobbiamo fare una task force in modo tale da mettere in
condizione le banche da andare in soccorso alle persone in difficoltà", ha
detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. "Se c'è un'attenzione
del governo su questo tema è positivo - ha aggiunto - ma tutto deve essere
fatto alla luce del sole".



Inquilini. Un richiamo al governo per occuparsi anche degli inquilini
arriva da Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia. "Se l'intenzione
del governo era quella di farsi carico della situazione di difficoltà economica
delle famiglie che pagano il mutuo e l'Ici - dice Pallotta - e 'porre rimedio
alla perdita del potere d'acquisto' non doveva ignorare chi, negli ultimi anni,
ha visto impennarsi il costo dell'affitto con effetti devastanti sul bilancio
familiare e sulle capacità di spesa persino verso altri beni e servizi
essenziali".

(22 maggio 2008)



 



 



Ora il deputato Luca Barbareschi, in quota
An ma con un'amicizia speciale con Berlusconi, prima in lizza come ministro
dei Beni Culturali, poi per una poltrona da sottosegretario,
poi come assessore alla Cultura nella giunta del neosindaco
Gianni Alemanno a Roma, poi infine per la presidenza della Commissione
Cultura,
è rimasto un semplice deputato. Questo però questo non gli ha
impedito di puntare in alto. E in un'intervista di Vittorio Zincone sul Magazine
del Corriere della Seraalla domanda: «Secondo lei il
centrodestra dovrebbe occupare con nomine fresche la Rai?», Barbareschi risponde
sicuro: «Certo. Come ha fatto il centrosinistra».



L'uomo che in passato disse: «An, in viale Mazzini, ha portato solo mignotte»
ora difende a spada tratta Agostino Saccà che sull'argomento era stato
pizzicato da intercettazioni telefoniche con Berlusconi che non lasciavano
dubbi. «Quelle intercettazioni erano una trappola». Di Saccà dice che è «una
risorsa che non va bruciata» e, anche se non ha fatto certo una bella figura,
sostiene che: «Telefonate di quel tipo, in cui si segnalano attrici e
attricette, le fanno e le ricevono tutti». Ora non resta che attendere l'occupazione
della tv di Stato e vedere cosa succede nei prossimi mesi. Ce la farà
Barbareschi ad avere una carica almeno



 



Il leader del Pd all'attacco: «Di salari, pensioni, stipendi e
precariato non si sente ancora parlare»



ROMA

Il governo ombra all’attacco su tv e fisco, ma il dialogo sulle riforme «non è
in pericolo». Ad assicurarlo è Walter Veltroni che spiega che nonostante le
opinioni diverse sull’emendamento per salvare Retequattro dal satellite e
l’annuncio di fare su questo «un’opposizione dura e netta, il dialogo sulle
riforme non è pregiudicato». Il ministro ombra delle comunicazioni, Giovanna
Melandri, ha aggiunto: «Noi saremo costruttivi sulle riforme che servono al
paese ma durissimi su quelle che servono a Berlusconi».



Alla riunione del governo ombra, che si è tenuta nella sede del Palazzo Pirelli
a Milano, si è parlato di federalismo. Veltroni, dopo aver incontrato il
presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha riconosciuto: «Nasce
l’idea di un federalismo differenziato, solidale, di uno Stato capace di
ripensarsi in una logica che è quella che è stata suggerita dal lavoro delle
Regioni che hanno indicato una via e una prospettiva a partire anche dal lavoro
fatto in questa Regione, poi armonizzato in una posizione comune delle Regioni
che costituisce un riferimento importante». Anche se il ministro ombra delle
Riforme, Sergio Chiamparino (che oggi dovrebbe vedere Bossi) ha detto di non
condividere la proposta federalista della Lombardia «perchè ci sarebbero pochissime
regioni in grado di avere più risorse e la stragrande maggioranza delle regioni
vedrebbe peggiorare significativamente le risorse a disposizione». Altro tema,
il fisco. Il leader del Pd, ha ribadito che le priorità da affrontare sono
«salari, pensioni, stipendi e precariato. Di questo - lamenta - non si sente
ancora parlare». Va bene l’intervento sugli straordinari, ha osservato, e «va
benissimo l’intervento sull’Ici» ma ci sono cose più importanti: «Noi - ha
spiegato - riteniamo urgentissimo affrontare il tema di coloro che la casa non
possono acquistarla».



Altro tema caldo, la sicurezza. Secondo Veltroni, il provvedimento varato dal
governo Berlusconi «ricopia quasi tutti i punti dal provvedimento Amato» e
quindi quelle misure «non potranno che trovare il nostro consenso. Ma altri
punti, come l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, non trovano
il nostro consenso». Sul nucleare, infine, Melandri ha detto che «è illusorio
dire che la prima pietra del nucleare quarta generazione sarà tra cinque anni.
Tutti gli esperti dicono che quel tipo di nucleare non sarà pronto prima di 8 o
10 anni». Secondo Melandri, «non bisogna passare da una impostazione ideologica
all’altra» e piuttosto bisogna «agganciare il treno delle energie alternative».



 



Rinegoziazione
mutui, per Aduc "è una beffa" per i consumatori



 



Reuters
- Gio 22 Mag - 18.26



ROMA (Reuters)
- L'associazione di consumatori Aduc ha fatto un po' di conti sull'annunciata
disciplina per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, illustrata ieri
da governo e Abi, ed ha dedotto che tale disciplina si ridurrebbe in "una
beffa" ai danni dei contraenti.










if(window.yzq_d==null)window.yzq_d=new Object();
window.yzq_d['2yVOKtkMBao-']='&U=13os4jmc7%2fN%3d2yVOKtkMBao-%2fC%3d200103647.201672351.202918779.200436539%2fD%3dLREC%2fB%3d200826292%2fV%3d1';
E'
quanto si legge in una dettagliata nota dell'Aduc inviata alle agenzie in base
ad "alcune variabili dell'accordo fra Abi e governo" e che ha
permesso "di fare delle stime attendibili sulla convenienza relativa
all'adesione o meno a questa iniziativa".



Ieri
è stata annunciata la possibilità di riportare la rata del mutuo a quella del
2006, decidendo poi a scadenza un eventuale prolungamento: "Sembra una
bella cosa... ed invece è un beffa", dice l'Aduc.



La
simulazione effettuata ipotizza un mutuo a tasso variabile stipulato a gennaio
del 2006 "con le condizioni tipiche dell'epoca: capitale 100.000 euro,
durata 20 anni, rata mensile, tasso Euribor a 6 mesi con spread
dell'1,25%".



"Abbiamo
calcolato tutte le variazioni dell'Euribor avvenute ogni mese. La rata iniziale
era di 602,30 euro, l'ultima rata di 717,19 euro. Abbiamo ipotizzato che nei
prossimi due mesi (nel quale il tasso non varia) il mutuatario aderisca alla
rinegoziazione proposta dal governo. Calcoliamo la nuova rata secondo il
modello governo-Abi: il tasso medio dell'Euribor a sei mesi nel 2006 è stato
pari all 3,27%, con lo spread dell'1,25% si giunge ad un tasso del 4,52% che
implica una nuova rata di 633,73 euro. A questo punto, abbiamo ipotizzato che i
tassi d'interesse inizino a scendere così come sono saliti nei passati tre
anni, in maniera esattamente speculare per poi continuare il ciclo (rialzi e
ribassi) fino alla scadenza. Anche in questa ipotesi, favorevole per il
mutuatario, la rinegoziazione comporterebbe interessi aggiuntivi per oltre
3.500 euro (6% degli interessi normalmente pagati) ed un allungamento del mutuo
di circa 15 mesi. Se, invece, i tassi d'interesse rimanessero invariati fino
alla scadenza, il malcapitato pagherebbe circa 11.500 euro di interessi in più
(il 16,26% degli interessi che avrebbe pagato) e si vedrebbe allungare la
durata del mutuo per 48 rate!", srive l'Aduc.



L'Aduc
evidenzia come "con una effettiva rinegoziazione, che preveda una
diminuzione dello spread applicato al tasso di riferimento del mutuo, il
mutuatario ottiene una diminuzione effettiva della rata che non dovrà scontare
a scadenza. Un vero risparmio quindi, non una beffa! Se il Governo intende
aiutare effettivamente i mutuatari, deve agire sulla rinegoziazione finalizzata
alla diminuzione degli spread, e non con una finta diminuzione della rata che
poi verrà scontata a scadenza".

 
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Post N° 11

Post n°11 pubblicato il 17 Giugno 2008 da sthefano


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Dura 27 minuti il
discorso sulle linee programmatiche del governo

Ventisette applausi, 4 bipartisan. Domani fiducia alla Camera, giovedì al
Senato



Berlusconi:
"Crescita e sicurezza"

E vuole il dialogo con l'opposizione



Non promette miracoli ma
"piccole grandi cose", dal taglio dell'Ici alla soluzione dei rifiuti

La prima riforma "è arrivata dal voto".
Basta "con gli scontri
ideologici"

di CLAUDIA FUSANI



 



 



Silvio
Berlusconi ha pronunciato il discorso per chiedere la fiducia



ROMA - Tra un'invocazione al "buon Dio" e
un appello a sorella fortuna; ruotando intorno a una parola chiave - "la
crescita" - e gettando ponti di dialogo con l'opposizione, Silvio
Berlusconi spiega all'aula di Montecitorio il governo che sarà. In ventisette
minuti scanditi da altrettanti applausi (di cui quattro bipartisan) e una
sintesi da leader che ha idee chiare ( e grandi numeri per comandare), il
discorso sulle linee programmatiche del Berlusconi IV stabilisce vari record. E
a suo modo, almeno a parole, segna una svolta nella storia politica degli
ultimi quindici anni.



Il premier infatti dice basta agli scontri ideologici e alle risse con
l'opposizione. A suo modo anche lui indica una nuova stagione, quella in cui
"l'Italia deve ricominciare a crescere" e a "guardare al domani
con ottimismo" perché "ormai non c'è più tempo da perdere". E tante
volte, magari chiudendo gli occhi, durante questi ventisette minuti può
capitare di confondersi e di credere - come dicono in molti - che quel discorso
avrebbe potuto pronunciarlo Walter Veltroni che di "crescita",
"nuova stagione", "dialogo con l'opposizione" e
"svolta" e "ottimismo" aveva fatto le parole chiave della
campagna elettorale.



Il Cavaliere statista? Saranno poi i fatti e le azioni del Berlusconi IV
a dire se quella di oggi è illusione o realtà. Di certo oggi il Cavaliere
tornato al governo ha mostrato una parte di sè che da qualche tempo spesso si
affaccia nei suoi interventi e nel suo manifestarsi pubblico: un profilo da
leader politico, da uomo di parte ma di tutti, in una parola: istituzionale.
Nulla a che vedere con quello che fino a pochi mesi fa - ma anche nelle ultime
due settimane della campagna elettorale - gridava ai complotti, ai brogli,
prometteva miracoli, attaccava con colpi bassi l'opposizione e la magistratura.
Toghe che proprio oggi, invece, sono state salutate e ringraziate "per il
loro lavoro silenzioso".







Un discorso limato fino all'ultimo minuto. E' stata lunga e appassionata
la gestazione del discorso sulle linee programmatiche. Berlusconi ci ha
lavorato su tutto il week end, in perfetta solitudine. Poi ancora ieri, pur tra
le beghe delle ultime nomine di governo sui sottosegretari, e ancora stanotte.
La versione di stamani è stata ridotta rispetto a quella di ieri sera lunga
oltre quaranta cartelle. Gli ultimi ritocchi nello studio di palazzo Grazioli
con lo staff di sempre: Paolo Bonaiuti, Sandro Bondi, Piero Testoni, il nipote
di Francesco Cossiga.



In aula stamani i 21 ministri e i 37 sottosegretari. Per la prima volta, dopo
tanti anni, non c'è stata la corsa a dover aggiungere seggiole. I posti nei
banchi del governo erano giusti. Anzi, ci hanno trovato posto anche due
sottosegratari: Michela Vittoria Brambilla e Alfredo Mantovano. Il ministro
Carfagna è stata a lungo a parlare al telefonino.



"Ottimismo e spirito di missione". Quasi emozionato, la
cravatta a piccoli pois azzurri che è un po' il suo portafortuna, Berlusconi
traccia la filosofia dell'azione di governo. Per ridare slancio all'Italia
serve "ottimismo" e "spirito di missione", "rispetto
al posto della faziosità". Gli elettori, con il loro voto, "che è la
prima grande riforma", hanno scelto "stabilità" e chiesto
"capacità di governo"; hanno detto "dividetevi ma non
ostacolatevi" perché sanno che "l'Italia non ha più tempo da
perdere". Basta quindi "con teatrini e giochetti, lavoriamo".



Con opposizione "non di sciabola ma di fioretto". Conseguenza
logica di questo nuovo clima scelto dagli elettori è la necessità di dialogare
con l'opposizione. Ecco che il governo ombra del Pd "può esser d'aiuto per
fissare i termini della discussione e anche del dissenso. Un confronto di idee
anche rigoroso non deve generare nuove risse ma una consultazione alla luce del
sole, trasparente, che guardi esclusivamente all'interesse del paese".
Applausi dai banchi del Pd e dell'Udc.



"Non miracoli ma piccoli grandi cose". Da tempo Berlusconi ha
smesso di promettere miracoli. Piuttosto quello del governo sarà un elenco
"di piccole grandi cose": dalla soluzione del problema dei rifiuti
"uno scandalo che deve finire e finirà" a quello di Alitalia
"una crisi che dobbiamo risolvere senza svendere nè razionalizzare";
dal taglio dell'Ici sulla prima casa "perché la casa è un bene primario
intorno al quale si creano le radici dell'identità sociale dei cittadini"
al rafforzamento del potere di acquisto dei salari tramite la detassazione
degli straordinari. Infine la sicurezza dei cittadini "un diritto che va
tutelato e ripristinato con comportamenti preventivi e repressivi" perchè
"dobbiamo essere padroni a casa nostra": "Non è vero - aggiunge
rivolto all'opposizione - che noi cavalchiamo la paura ma sbaglia chi nega che
la prima regola della democrazia sia la tutela della sicurezza".



"Il nuovo tempo della democrazia è quello della crescita". Più
che annoiare con specifiche questioni che tanto tra pochi giorni saranno
provvedimenti del governo, il premier vuole spiegare quale è, secondo lui, la
parola d'ordine della nuova stagione che il paese vuole vivere. Questa parola è
"crescere". La pronuncia decine di volte declinandola in tutte le
direzioni del vivere comune.



Cosa significa "crescere". Un sacco di cose e va applicato nei
vari settori della vita politica e

sociale. Il premier lo scandisce ogni volta che deve descrivere un intervento e
un progetto del governo. Crescere significa "non solo produrre più
ricchezza e ridistribuirla meglio, ma anche rilanciare il Paese e i suoi
talenti. Significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente
qualificati e dare una frustata alla ricerca. Significa fare sì che nessuno
resti indietro e mettere in pratica il federalismo fiscale solidale, ascoltare
il grido di dolore che si leva dal Nord e promuovere il sud dove va sradicata
la criminalità organizzata". Significa "rinnovare le nostre
infrastrutture" e "promuovere la famiglia" sviluppando ad
esempio "un piano per rimuovere la cause naturali dell'aborto", come
la mancanza di un lavoro e di una casa. Crescere vuol dire "integrare con
ordine le migrazioni interne ed esterne"; "esportare e rivalutare il
lavoro, contrastare il precariato e dire basta alla lunga catena delle morti
bianche sui posti di lavoro".



Da Manzoni a Machiavelli, dal Dolce Stil Novo a Napolitano. Senza
esagerare ma secondo copione Berlusconi infila quà e in là qualche citazione.
C'è Machiavelli e la fortuna che "non viene incontro a chi

fa vita politica se non è incoraggiata, invitata con pazienza, forse anche
sedotta e ammaliata con una buona dose di virtù e coraggio". C'è il
Manzoni dei Promessi Sposi nel passaggio in cui il premier spiega di "non
voler sopire né troncare la dialettica parlamentare" (il Conte Zio quando
chiede il trasferimento di frà Cristoforo). Evoca la Prima Repubblica
quando tra i banchi del Parlamento capitava di sentir citazioni di Guido
Cavalcanti e gli avversari duellavano con l'arma dell'ironia. Irriconoscibile
Berlusconi. Da domani viene la prova dei fatti.



(13 maggio 2008)

 
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