Stultifera Navis

Non sono ubriaco, ma diversamente sobrio

 


Vado alla ricerca della felicità naturale e possibile
sapendo che la felicità non è una meta,
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Post n°587 pubblicato il 02 Febbraio 2022 da hieronimusb

E' iniziato quel periodo dell'anno in cui, pur vivendo in Italia, mi sento un alieno perchè tutti parlano, spesso con cognizione di causa, di cose di cui non so nulla.

Vorrei subito chiarire che, se non guardo il festival di Sanremo, non è per snobismo o per una qualche forma di protesta, semplicemente non amo guardare la TV, posso reggere brevi documentari di un'ora ciascuno e qualche volta un film intero, (se opportunamente interrotto dalla pubblicità) e che sia, possibilmente un cartone animato, poco impegnativo di cui ho la certezza che, comunque finisca bene.

Uno spettacolo che dura tre-quattro ore è al di fuori della mia resistenza.

Così ieri sera, su un canale Sky, mi sono guardato due documentari di aspiranti Indiana Jones che andavano alla ricerca dell'Arca dell'Alleanza.

Sono programmi che hanno un'attendibilità storica e scientifica tendente a zero, ma che hanno il vantaggio di mostrare dei bei luoghi, di parlare un poco di Storia, e soprattutto di essere poco impegnativi a livello intellettuale, insomma, una sorta di Voyager, con il vantaggio di essere senza Giacobbo.

Gli aspiranti detective del passato, (impossibile chiamarli archeologi), seguono così le loro idee, le loro intuizioni, spesso le loro fissazioni e ne fanno un programma di assoluto relax.

Eppure l'Arca è un oggetto davvero affascinante, costruito per conservare "il potere di Dio", ad una lettura più tecnica appare come una macchina elettrica anche se differente da quelle che conosciamo adesso.

Era in legno di acacia foderato internamente ed esternamente in oro quindi due lamine conduttive ed un dielettrico come un condenatore.
Misurava 2,5 cubiti di lunghezza, per 1,5 di altezza ed altrettanti di profondità, considerando il cubito reale egizio, le dimensioni erano di 131 cm di lunghezza, per 79 di larghezza e di profondità, su cui poggiava un coperchio sormontato da due cherubini con le ali rivolte verso l'alto ed affacciati l'un l'altro, quasi due elettrodi tra i quali si poteva vedere spesso "la nube di Dio".

Il tabernacolo, sotto cui era sistemata con i pali e gli zoccoli in rame poteva ricordare una gabbia di Faraday che è un dspositivo in grado di isolare elettricamente ciò che sta all'interno da qualunque campo elettromagnetico esterno, per quanto forte questo possa essere.
Il problema della gabbia di Faraday è che, caricandosi però di elettricità statica, quando raggiunge un certo livello di energia scarica sugli oggetti vicini, ed in effetti l'Arca pareva un oggetto piùttosto difficile da maneggiare se fulmivava i portatori ed anche quelli che vi si avvicinavano un po' troppo e che non prendevano adeguate protezioni.

C'è poi la storia di Mosè, che quando scese dal Sinai con le tavole della legge aveva il volto che riluceva, come chi è stato esposto alle onde radioattive, tanto che, da allora in poi, si copriva sempre il volto con un velo tanta era la luce che sprigionava dal suo volto.

Che forse l'Arca contenesse qualcosa di radioattivo si può anche presumere dal fatto che, catturata in battaglia dai filistei, produsse tra di essi una tale epidemia che venne restituita agli ebrei nel villaggio di Kiryath Jearim, dove fu accolta con grandi festeggiamenti, il carro su cui era trasportata venne bruciato ed i due buoi sacrificati in onore di Dio, ma anche lì provocò moltissimi lutti finchè non venne portata a Gerusalemme e Salomone la fece porre nel Sancta Santorum, da dove, teoricamente, non sarebbe più uscita.
Che fine abbia fatto l'arca non lo sa nesusno, c'è chi ipotizza che sia andata distrutta in un incendio, chi la vuole in Egitto, in Etiopia, trafugata da Menelik il figlio di Salomone e della regina di Saba.
Qualcuno la vuole perfino a Roma, in San Giovanni in Laterano Infatti riferisce Santo Brasca, in un suo testo del 1480, che fra gli oggetti sacri recuperati dal Tempio di Gerusalemme da Vespasiano e Tito, c’era anche l’Arca dell’Alleanza, che fu portata a Roma e riposta nella basilica di San Giovanni Laterano, nella quale infatti troviamo ancora oggi, precisamente nella sagrestia della Basilica, un’iscrizione del XIII secolo chiamata “Tabula Magna Lateranensis” che recita, tra l'altro: “Sotto questo altare c’è l’Arca del Patto, la verga di Mosè e la verga di Aronne. Vi è il candelabro d’oro, il turibolo d’oro pieno di incenso e un’urna d’oro piena di manna e dei resti dei pani dell’offerta].
A scanso di equivoci e di gente che vada nottetempo a smontare l'altare c'è da dire che il famoso storico dell’epoca Giuseppe Flavio, nella sua opera “Bellum iudaicum", afferma che, saccheggiato il Tempio di Gerusalemme, i Romani portarono con sé a Roma vari oggetti sacri, ma nell'elenco fornito dall’autore, non vi è traccia dell'Arca.
Insomma, un bel mistero ancora oggi, affascinante, che suscita tante domande, che si presta ad innumerevoli risposte e che, probabilmente, rimarrà un mistero.

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Un blog di: hieronimusb
Data di creazione: 10/12/2008
 

UANDEO (E SE) MORIRÒ

Quando , (e se), un giorno morirò
non voglio un prete che mi parli di un dio in cui non credo
o di paradisi che non mi interessano,
di inferni che non ho meritato
e se un purgatoriò ci deve essere
non sarà diverso dal mondo in cui ho vissuto

quando , (e se), un giorno morirò,
non voglio tombe costruite come casa
nè che si estirpino  fiori
se il senso della vita deve essere
nel tornare da dove son venuto
sarà l'utero della terra la mia ultima casa

Quando, (e se) morirò
sarà perchè ho vissuto
in un lungo istante senza tempo
raccolto come seme che diventa albero e poi frutto
come il fiume che corre e corre per tornare al mare
senza pensare neppure un momento
che questa vita possa finire

Se e quando morirò,
sarà perchè ho cercato nell'ultimo viaggio
la chiave segreta del tutto

 Alex