
Ho conosciuto C. quasi per sbaglio…nel modo probabilmente più stupido che mi potesse capitare…
O meglio…nella maniera più insolita ed inaspettata…
È successo tutto così in fretta…un normalissimo nickname…Gwen…ancora lo ricordo dopo tutti questi anni…
Ricordo ancora la rabbia e la malinconia di quei giorni…forse l’unico denominatore comune che da sempre maledettamente mi accompagnava e che periodicamente, mio malgrado, ritorna a galla…come se lo portassi legato inscindibilmente al polso…
Ricordo la noia…l’abbandono di quegli attimi…passati maledicendo il mio essere così indipendente ma al tempo stesso così solo…
Parlai con lei la prima volta in una notte torrida d’estate…insonne me ne stavo nella mia camera d’appartamento…con la finestra aperta…pochi rumori dal mondo là fuori…nessun odore…nessun segnale di svolta…nessuna muta all’orizzonte…
“Come mai sveglio a quest’ora Freccia?”
Le mie dita, avide di cambiamento, fecero il resto…e dopo tutto questo tempo ancora non so se maledire o ricordare dolcemente quella notte…
Un numero di telefono…ecco quanto mi restava di quelle ore spese di fronte al monitor…lo stesso che ancora oggi mi vede mestamente protagonista…
Non gli diedi peso…credendo fosse una sequenza numerica destinata a riempire silenziosamente la rubrica del mio cellulare…
Andai al mare con gli amici di sempre…cercando un po’ di svago…
Mi addormentai stancamente sul lettino per non dover più pensare…mi risvegliai infastidito da una coccinella sul petto…
Ancora oggi penso sia stato un segno del destino…sembra davvero che qualcuno si sia fatto gioco di me in quel momento…spettatore di un evento preventivato e stabilito da tempo…guidato sapientemente dalle mani di chi tutto può e di chi tutto regola…dall’alto…
Di lì a poco una telefonata…una voce tanto sconosciuta quanto suadente…”Freccia…non mi importa nemmeno come ti chiami davvero…stasera perché non ti fai trovare davanti al Nettuno, a Bologna…conosci vero? In fondo stanotte mi hai detto che studiavi in città…Io passerò di lì facendo finta di nulla…ti osserverò e se troverò in te qualcosa di interessante beh, vedremo che fare…che ne dici?”
Non sapevo che dire…la sua domanda, le sue parole decise...mi presero alla sprovvista…presi fiato e risposi indeciso…”Ci sarò…a stasera allora”…
Mi sentivo un emerito idiota…avevo appena accettato un appuntamento al buio…io che stavo deviando qualsiasi impegno…io che sviavo ogni possibile opportunità perché sentivo l’intimo bisogno di fare una volta per tutte pace prima con me stesso, poi col mondo intero…
Avevo bisogno di ordine…di tranquillità…di chiarezza…di certezze…
Mi precipitai a casa…una doccia veloce…indossai fiero i miei inseparabili Levi’s rotti e la maglia nera di Helmut Lang…spinsi l’acceleratore per correre, ignaro, incontro a quello che sarebbe diventato il mio destino per i futuri 3 anni…
Attesi il suo arrivo nervosamente…guardando attentamente ogni persona, ogni volto che mi passava a fianco… cercando di scovare i suoi occhi fra la gente…occhi che non conoscevo ma che sentivo addosso…
Fanculo a quei punkabbestia che mi sono passati a fianco…fanculo agli extracomunitari con le rose in mano…fanculo alle auto…fanculo a tutti quelli che non sanno che cazzo ci stanno a fare davanti ad una statua immobili…fanculo a questa città d’estate…fanculo a me che non so dove sbattere la testa…
Stavo per andarmene…schifato dall’irrazionalità del mio comportamento, ingenuo e privo di alcun senso…quando sentii di nuovo quella voce…”Freccia, che nick cazzuto che hai…possibile sia davvero tu?”
Era la prima volta che la vedevo…e fu per me un pugno allo stomaco…C. era davanti a me, indossava un semplicissimo vestitino di jeans ed un paio di scarpe nere…col tacco…i capelli sciolti, leggermente mossi su quelle spalle scoperte e ben definite…ricordo i suoi occhi sorridenti…ricordo le sue labbra parlare di lei…e di quanto aspettasse qualcosa o qualcuno che le cambiasse quei giorni spesi nell’ordinaria amministrazione.
Incrociai i suoi occhi per la prima volta una sera d’estate…in una Bologna quasi surreale…piena di gente che frettolosamente camminava sul selciato umido della piazza…spettatori distratti di un incontro degno d’essere vissuto…
Passammo ore ed ore a parlare di noi…delle nostre stupide vite…delle nostre innumerevoli sconfitte…delle nostre speranze…della voglia di cambiare…di girare pagina e dare finalmente una svolta…
Le nostre mani si sfiorarono più volte…un saluto ed infine un tenero bacio…
Tornai a casa sapendo d’aver appena donato una piccola parte del mio cuore ad una sconosciuta…un frammento che mai mi sarà restituito…
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il 22/05/2007 alle 01:03
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