
Tornai a Bologna sempre più frequentemente…
I nostri incontri si fecero sempre più ravvicinati…come se non avessimo tempo né spazio al di fuori di noi…tutto sembrava dissolversi confusamente, lasciando il posto alla sete di conoscersi…smania di incontrarsi…voglia di raccontarsi…
Mi accompagnò nei locali di una Bologna che di giorno in giorno assumeva un nuovo colore…
non era più la città vittima della strage alla stazione…non era la Bologna sconvolta e malata della Uno Bianca…non era + la città violenta che avevo conosciuto negli anni dell’università…
ogni angolo sembrava celare una nuova identità…e si presentava ai miei occhi con nuovi confini…nuove sembianze…
non dimenticherò tanto facilmente quei portici che fecero da silenziosi spettatori allo sfiorarsi delle nostre anime…mai scorderò quelle macchine parcheggiate disordinatamente ai bordi delle strade fra le edicole serrate e le panchine occupate dal balordo di turno…le storiche facoltà di via Zamboni vuote…le luci artificiali dei lampioni riflettersi distrattamente sui muri color mattone…
è difficile rendere il senso di libertà che si può provare camminando per le strade di una città che dorme…tenendo per mano qualcuno di speciale…e vedere il cielo, fra quei palazzi, albeggiare…
mi sentivo vivo…vivo come non mai…sentivo i polmoni riempirsi d’aria nuova…e lo stomaco spaccarsi per far nascere nuove sensazioni…
Notte dopo notte mi parlava di lei…delle sue sconfitte…di suo padre che non l’aveva mai voluta…del suo essere sempre stata indipendente, malgrado tutto e tutti…della sua paura di provare qualcosa di grande…della sua voglia di evadere per lasciarsi andare…la voglia di viaggiare e di lasciarsi alle spalle un passato troppo scomodo per i suoi occhi di ventenne…dell’esigenza di cambiare ed imprimere una svolta al proprio destino…
Ci salutavamo all’entrata del suo palazzo…quel portone a vetri ogni volta si chiudeva fra di noi lasciando trasparire le nostre immagini confondersi…dissolversi piano piano…
ed io non riuscivo a far altro che sedermi sul muretto del suo porticato per riprendere fiato…e maledire lo scorrere del tempo…
una notte mi sussurrò all’orecchio di seguirla dentro casa…
non esitai…
attraversai in silenzio il suo atrio e la porta della sua camera si chiuse dietro di noi…
in un attimo tutto attorno scomparve...nulla aveva più senso...c'eravamo solo io e lei...
facemmo dolcemente all’amore…le nostre anime finalmente potevano toccarsi…scambiarsi di posto…senza dover rendere conto a niente e nessuno…
ricordo solo che si addormentò fra le mie braccia…ed io passai minuti lunghi una vita, tremando…senza un vero motivo…cercando di carpire tutto di lei…osservando la luce filtrare dalle persiane sgranate e delicatamente appoggiarsi sui suoi vestiti…sulle sue foto…su quel segnale stradale attaccato sopra la finestra…sui suoi libri…sul frenetico movimento delle bolle della sua lampada a cera…
ogni oggetto mi parlava di lei…e fantasticavo immaginando le sue giornate passate seduta in quella stanza ad osservare il mondo attorno a lei…
la luce si faceva sempre + forte…la città si sarebbe risvegliata di lì a poco riportando tutto nella normalità…di un’anonima fottuta ordinaria amministrazione…
mi vestii silenziosamente e le scrissi un biglietto…poche incerte parole su di un anonimo post-it…
uscii di casa più in fretta possibile…per non perdere nulla di quei momenti…per conservarli al sicuro…con me…lontano da quel mattino che incombeva portando via con sé quella notte così speciale…
tanto da riuscire a far male…
ancora oggi…
Inviato da: soltanto_giulia
il 22/05/2007 alle 01:03
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il 02/05/2007 alle 13:32
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il 02/05/2007 alle 00:20
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il 01/05/2007 alle 23:53
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il 01/05/2007 alle 21:13