«Ha offeso in tv l'esercito turco»
La frase: «Non immolerei mio figlio contro i curdi»
La star rischia 4 anni di carcere per aver fatto «propaganda contro il servizio militare». Fra 3 mesi la prossima udienza
Fino allo scorso febbraio, la prorompente cantante turca Bülent Ersoy era nota più per aver cambiato sesso (e aver sposato un uomo di 20 anni più giovane) che per le sue idee politiche. Ora rischia 4 anni e mezzo di carcere per aver sfidato l'esercito turco.
Una sera di febbraio, al culmine di un'incursione dei soldati turchi contro i separatisti del Pkk nel Kurdistan iracheno, la diva era apparsa in tv per una puntata dello show Popstar Alaturka (versione locale di American Idol e del nostro X Factor) che la vede tra i giudici. Ma, a sorpresa, seduta nella sua gonna bianca vaporosa davanti ad una gigantesca bandiera turca digitale, ha detto: «Queste guerre non sono come le guerre del passato. C'è gente seduta intorno a un tavolo che decide che alcuni ragazzi devono morire. Non sono una madre... ma le madri possono capire. Non potrei sacrificare mio figlio in una guerra di altri popoli. Perché non troviamo una soluzione vera? ».
Ieri a Istanbul si è aperto un processo contro Ersoy per quelle parole. È stata incriminata per aver fatto «propaganda con l'effetto di scoraggiare la gente dal prestare servizio militare», crimine previsto dall'articolo 318 del codice penale. Il servizio militare è obbligatorio per ogni maschio turco, non esiste l'obiezione di coscienza. «Ogni turco nasce soldato», le ha ricordato il giudice istruttore Ali Chakir (e l'ha scritto pure nel-l'atto di incriminazione). In tribunale Ersoy non si è presentata. È impegnata in tournée, ha fatto sapere, ma ha chiarito che non ritratterà i commenti. Processo rinviato a settembre. Sarà scortata in aula dalla polizia.
Bülent ha 56 anni. Nella sua vita le battaglie non sono mancate. Nemmeno contro i generali. Nata uomo, conquistò il pubblico negli anni 70 come cantante di musica classica ottomana. A 29 anni, si fece operare per diventare donna, ma il generale Kenan Evren, che aveva preso il potere nel 1980 con un colpo di Stato, impedì a lei e ad altri performer transessuali e transgender di esibirsi. Nel 1988, però, il governo eletto le concesse una carta di identità che la riconosce come «donna» e le ha consentito di continuare la sua carriera in patria. Oggi Ersoy ha più successo di quanto non ne abbia mai avuto da uomo. Ha infranto un grosso tabù. Quando nel 1998 si sposò con Cem Adler (uno dei candidati in gara
Popstar Alaturka), lo scandalo fu la differenza d'età, non il fatto che Ersoy fosse un lui, un tempo. I fan la chiamano «Abla», sorella maggiore, riconoscendo che è più femmina di molte femmine.
Ma altri tabù sono duri a morire. Ai commenti di Ersoy, un'altra star replicò che se suo figlio morisse per il Paese, ne sarebbe orgogliosa. Ersoy la accusò di ripetere vuoti cliché. E alcuni turchi l'hanno elogiata per aver dato voce a dubbi diffusi su un conflitto che dall'84 ha fatto 37mila morti (5.000 soldati). Le proteste però fanno più rumore. La legge è contro di lei, e i miti pure. Nel 1937, quando Sabiha Gökçen, una delle figlie adottive di Mustafa Kemal Atatürk, tornò dalla guerra, prima donna aviatrice al mondo, il padre (suo e della patria turca) le disse: «Sono orgoglioso di te! E non solo io, l'intera nazione lo è. Siamo una nazione militare. Dai sette ai settant'anni, le donne come gli uomini, siamo stati creati soldati».
Inviato da: valter47
il 23/04/2009 alle 16:36
Inviato da: valter47
il 10/04/2009 alle 07:27
Inviato da: valter47
il 28/03/2009 alle 15:19
Inviato da: valter47
il 24/03/2009 alle 07:52
Inviato da: rigitans
il 22/03/2009 alle 18:08