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Basta, grazie.

Post n°254 pubblicato il 20 Febbraio 2007 da v_mom

Già non è un periodo dei migliori per me questo qui.
Tuttavia, con un po’ di impegno e pensando sempre che c’è di peggio, mi tiro avanti meglio che posso.
Poi odio commiserarmi, che non è proprio il caso.

Però insomma non sprizzo felicità da tutti i pori.

Comunque da ieri mattina ho sto groppo in gola e non riesco a non pensarci.
Il figlio del mio collega Marco, 1 anno e svirgole, domenica ha avuto una crisi convulsiva, della quale non si sono accorti immediatamente perché è durata pochi secondi, ed è rimasto come morto per quasi 5 minuti. Tra i pianti della moglie e dei suoceri che ormai lo credevano morto e la prontezza della sorella che ha preso il fratellino più grande e l’ha portato subito in giardino, Marco ha cercato di rianimare il piccino in tutti i modi (“sembrava un pupazzo di pezza”), fino a fargli la respirazione bocca a bocca. Piano piano ha ripreso a respirare ed è stato subito portato all’ospedale con l’ambulanza. Ora è ancora ricoverato, dai primi esami pare che non si sa grazie a chi o che cosa, non abbia subito danni cerebrali. Ma mancano altri esami ed è presto per dirlo. La temperatura è ancora piuttosto alta e non scende di molto, né con gli antibiotici né con la tachipirina.
Mentre parlava gli veniva ancora da piangere. Conoscendolo un po’, non mi sarei nemmeno aspettata che me lo raccontasse, figurarsi lasciarsi andare così. Ma poi mi ha detto che ero una tra le poche che avrebbe potuto capire come si sentisse, cosa si provasse… “quegli stronzi lì non hanno figli e non si rendono conto di cosa vuol dire… non posso parlare con loro” (quegli stronzi lì, sono i suoi collaboratori… quelli che stanno con lui in ufficio). “Sai cosa vuol dire avere tra le mani un corpo che non risponde, il corpo di tuo figlio? Sai cosa vuol dire vedere quella faccina grigia, senza colore? Non so cosa mi è successo, ma per la sua sopravvivenza avrei fatto qualsiasi cosa, qualsiasi…”
Ecco, io è da quando me l’ha raccontato che ci penso. Sono così preoccupata e contemporaneamente angosciata che non so come venirne fuori.
Inevitabile immedesimarsi, per me. Ed inutile stare a descrivere quello che immagino e come mi sento.

 

Mezz’ora fa ho preso il coraggio a due mani e ho chiamato la Lilly perché stamattina avrebbe dovuto avere il responso dell’ultimo esame clinico.

E’ una mia amica, ha circa 30 anni. La gioia di vivere personificata. Piena di progetti, ha da poco trovato un lavoro che la realizza completamente, un sacco di amici, sportiva (corre, nuota), il sole sul viso e nel sorriso.

Settimana scorsa mentre è in macchina per andare in ufficio chiama il suo medico perché si è svegliata avendo pochissima sensibilità nella parte sinistra della fronte. Il medico le dice di girare la macchina e di andare subito al pronto soccorso.
Morale: pronto soccorso, immediato ricovero. Visita neurologica, esami vari tra cui TAC d’urgenza, poi encefalogramma, risonanza magnetica e infine prelievo del midollo spinale.
Stamattina le hanno diagnosticato la sclerosi multipla.
Forma lieve, non invalidante, però sempre di sclerosi a placche stiamo parlando.
Come si fa a rassicurare una persona che ti dice così?
Come si può essere convincenti, infondere coraggio, trovare aspetti positivi?

Porca di quella puttana schifosa.

 
 
 
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