Mi sono finalmente decisa a parlare col capo.
Non che avessi dubbi, il fatto è che con quel carattere dimmerda da isterico e nevrastenico che si ritrova, si capisce da come cammina entrando in ufficio se sia approcciabile o no.
E negli ultimi giorni era sempre no.
Oggi invece sembrava disteso e perfino allegro.
Mah. Strano. Visti i continui e abbastanza gravi casini che gli piovono sulla testa. Comunque.
Se per queste cose dovessi aspettare solo l’occasione buona, non l’avrei mai e quindi.
Non appena son partita chiedendogli quando avrebbe trovato un quarto d’ora di calma che gli dovevo parlare è letteralmente sbiancato e mi ha detto: subito, immediatamente. Mi devo preoccupare vero? Aspetta che mi siedo comodo.
Allora son partita morbida, dicendogli che salvo impedimenti burocratici dell’ultimo minuto (dei quali si rimanda al paragrafo più sotto), alla data XY la sottoscritta si ri-sposa.
Occhio sgranato e salivazione azzerata per un paio di secondi, ma poi si riprende alla grande complimentandosi e congratulandosi, salvo aggiungere che sa già che in quei 15 giorni andrà in crisi perché io non ci sarò (eggià, forse ancora non si immagina o non ha focalizzato ciò che sto per chiedergli).
Ma scalpita, sa che non è finita lì… è mi dice: ok, adesso sputa il rospo vero.
E vabè, se me lo chiedi così.
Allora gli ho fatto tutto un bel cappello introduttivo con un pippone sulla mia salute psico fisica, sul fatto che io così non posso andare avanti, che ho una qualità della vita che fa schifo e che ho bisogno di stare di più con mia figlia/col mio futuro marito. Stando fuori casa circa 12 ore, qualcosa male lo faccio e sicuramente questo non è il lavoro. E che siccome la mia famiglia e la mia salute sono importanti, magari anche un po’ di più del lavoro (ma questo gliel’ho solo fatto capire senza dirlo che mi pareva brutto), io devo assolutamente ridurre il mio impegno lavorativo, sia sotto il profilo del numero di ore, sia sotto il profilo del carico operativo e di stress indotto. Allora vorrei un part-time. Non da ufficio postale, ma qualcosa che mi permetta di andarmene alle 4 del pomeriggio, magari annullando o accorciando la pausa pranzo… E poi non da oggi o dall’inizio del mese prossimo, ma da settembre/ottobre in modo che io possa seguire mia figlia in prima persona quando esce dall’asilo e che non si ritrovi nelle mani di una baby-sitter fino all’ora di cena e veda sua madre passare come una meteora per un’ora al giorno o poco più.
Mi guardava come se avesse di fronte la madonna di Lourdes.
Era sbigottito, ma nello stesso tempo anche preoccupato.
E’ rimasto in silenzio per un po’, guardandomi, con le mani sulle guance che gli deformavano l’espressione.
Insomma alla fine ha parlato e senza farla troppo lunga, mi ha detto che ovviamente non se l’aspettava e che la cosa non è di facile risoluzione.
Però, poi alla fine mi ha detto che sicuramente una soluzione la troveremo e che quello che gli preme è che io stia bene e che sia felice.
Io ancora ho queste parole nelle orecchie da stamattina che mi risuonano come un mantra e ancora mi sembra incredibile.
Per ora aspetto e non mi voglio sbilanciare.
Però certamente che una reazione così, non l’avrei nemmeno minimamente immaginata.
Ero già preparata a una scenata delle sue, a un cazziatone coi controfiocchi, a veder volare fogli e libri firma dappertutto… E invece… gli preme che io stia bene e che sia felice.
Ossignùr.
Gli preme che io stia bene e che sia felice.
Ommadonnasignùr.
Detto ciò e cambiando argomento, avremmo fissato sta benedetta data del matrimonio, quindi sabato scorso andiamo in comune ad avviare le pratiche no?
Qual è la sorpresa del giorno?
Che, nonostante io abbia ottenuto la sentenza di divorzio dal tribunale timbrata e protocollata all’inizio di ottobre 2006, all’anagrafe risulto ancora coniugata col mio ex-marito.
EEEEHHHHHHHH????
(gli impedimenti burocratici di cui sopra)
No, dico, ma siete sicuri? Ci deve essere un errore… non è possibile no?
Allora mi dicono che è il comune di Milano (dove risiedevo prima) che ha dei ritardi mostruosi nelle comunicazioni delle variazioni di stato civile/famiglia/residenza e minghiassoreta alle anagrafi degli altri comuni…. E che quindi loro avrebbero fatto pressione e richiesti i documenti necessari, ma che anch’io da parte mia avrei dovuto fare lo stesso, magari mandando avanti l’avvocato.
Ma che minchia centra l’avvocato col comune di Milano, se il Tribunale ha già espletato tutte le pratiche?
Vabè, sta a sentire tutti e ti viene l’esaurimento.
Faccio di testa mia e cerco sul sito internet del comune di milano: trovo un meraviglioso servizio ai cittadini che consente di inoltre i reclami o le domande via mail.
Ohibò, ci provo. Tanto non mi cagheranno mai… però.
Scrivo spiegando la situazione, lunedì scorso.
Stamattina ho ricevuto la risposta: stanno accelerando la mia pratica vista l’urgenza.
Evidentemente il 7 marzo mi porta bene.
Una volta tanto.
Mi gioco i numeri al lotto va…