Creato da Web_London il 15/04/2015

Di terra e ruggine

«Io lo so, tu su quella linea stai lì. Mezza no e mezza si. E' l'istinto quando si impone, è la verità quando diventa brutale» W.L.

 

Le rughe appena accennate di fianco agli occhi raccontavano per intero la sua storia e la rendevano ancor più intensa

Post n°670 pubblicato il 25 Aprile 2018 da Web_London


Un vecchio post ...


"Le rughe appena accennate di fianco agli occhi
raccontavano per intero la sua storia
e la rendevano ancor più intensa"

...


L'ultima volta che vidi Luisa fu verso la fine del 2009.
Da allora, solo qualche messaggio, gli auguri di Natale, di compleanno e poco più di qualche veloce saluto al telefono.
Non ci siamo più rivisti fino a qualche mese fa.
Nessuna delle persone che frequento ha mai saputo di Luisa
Forse all'epoca non ce n'era stato il tempo o forse di tempo ne avevamo avuto a sufficienza, io questo non lo so.
Solo mio padre l'aveva conosciuta. La vedeva ogni tanto entrare e uscire da casa mia fino quando, incuriosito, un giorno mi chiese chi fosse quella donna.
Quando la storia con Luisa finì, fu per me cosi dura e il ricordo così doloroso che da allora non ne parlai più con nessuno e sepolsi ogni memoria di lei in fondo a me.

Negli anni successivi, quando capitava di raccontarmi, c'era sempre una specie di buco nero che in qualche modo aggiravo e saltavo a piè pari, tanto che nessuno si è mai accorto che i conti non tornavano e che dietro alle mie parole ce n'erano diverse altre che non uscivano mai
Ci provai un giorno con un amica al telefono, ma quando capì chi era Luisa, le domande cambiarono di tono e l'interesse per il mio vissuto si trasformò in una curiosità morbosa e sospetta.
Mi fermai e cambiai discorso.
Da allora Luisa restò lì.
Nel mio passato.

Da quei giorni di tempo ne è passato molto
E' passato un sacco di tempo, per me e per Luisa.
Strano il destino, a volte.
Qualche tempo fa sentii il campanello di casa suonare verso le sei del pomeriggio. Era Luisa.
Mio padre in giardino la vide scendere dall'auto e restare ferma sul cancello.
Quando mi affacciai li vidi salutarsi velocemente con un cenno della mano e notai che nel momento in cui Luisa saliva le scale si mise ad osservarla, curioso di com'era vestita.
Lei era sempre stata così, molto particolare anche nel vestire
A me piaceva, era qualcosa cosa di lei che mi aveva sempre colpito
La vidi salire velocemente le scale seguita dallo sguardo di mio padre che non le aveva tolto gli occhi da dosso e andai ad aprirle la porta.
"Ciao Web"
"Ciao Luisa, entra"
La feci entrare in casa e ci scambiammo un breve abbraccio
Se fermò un momento passando davanti al nuovo specchio dell'ingresso e si specchiò.
"E' sempre una gran bella donna" pensai guardandola da vicino mentre lei con fare civettuolo e pensando che non me ne accorgessi si sistemava un paio di ciocche di capelli dietro le orecchie.
"Questo non c'era allora" mi disse segnandomi con un gesto della mano l'appendiabiti dell'ingresso
"No, non c'era, sono cambiate tante cose da allora" le risposi sorridendo e lasciando andare il mio sguardo ai cuscini delle sedie e del divano, ai quadri colorati appesi ai muri, alle foto, ai disegni e ai giochi di mio figlio sparsi un po' dappertutto.
"E' proprio la casa di un uomo separato che ha un figlio maschio" disse sorridendo e raccogliendo dalla credenza l'album dei Pokemon del mio ometto.
"Già"
"Come sta il piccolo, Web?"
"Lui? Oh, lui sta da Dio, ormai è un piccolo uomo ed è diventato anche un piccolo scout"
"Sta diventando grande. Non me l'hai mai presentato"
"E' vero, l'hai visto solo in fotografia"
"Mi sarebbe tanto piaciuto conoscerlo"
"Si, lo so"

Sorrise e mi precedette in cucina guardandosi intorno curiosa come la scoprisse per la prima volta.
Puntò alla chitarra appoggiata al muro e non resistette. La prese, fece un accordo e accorgendosi che non era perfettamente accordata, sovrappensiero, tese un paio di chiavi.
Rifece l'accordo e la chitarra cantò come doveva.
Sorrise soddisfatta e la riise al suo posto.
Era un gesto che le avevo visto fare tante volte e che per un momento mi intenerì.
Luisa se ne accorse e, con quell'aria che un tempo mi aveva fatto innamorare, sorrise e fece una battuta divertente per scusarsi
"Ti preparo un caffè?" le chiesi mentre lei rigirava nervosamente tra le dita la punta dei capelli.
"Si, grazie"
Restò in silenzio guardandosi in giro mentre intanto io trafficavo con la macchinetta
"A questa casa manca un tocco femminile"
"Dici?"
"Si, è tutto cosi maschile, ci manca il tocco di una donna"
"Come mai da queste parti?"
le chiesi cambiando discorso mentre accendevo il fuoco e ci mettevo sopra la moka.
"Così, l'uscita dell'autostrada non è distante da qui" rispose con la sua solita sicurezza gironzolando per la cucina e prendendo in mano qualche oggetto
La guardai e lei sembrò accorgersi che non ero troppo convinto della sua risposta
"E poi avevo voglia di vederti" continuò piano
Quando fu pronto il caffè, si avvicinò al fornello, spense il fuoco e lo versò su una tazzina e un bicchiere.
"Hai del latte in frigo?"
"Si"

Aprì il frigo, verso un po' di latte freddo nel bicchiere con il caffè e me lo porse
Sorrisi a quel gesto.
Ci sedemmo sul divano e parlammo dimenticandoci che l'ora di cena era già passata da un bel pezzo.
Ogni tre minuti squillava il suo cellulare e lei lo lasciava squillare fino a quando si zittiva.
"Non rispondi?" le chiesi
"Non ne ho voglia, è lavoro, e poi non ho voglia di rispondere a nessuno. Rispondo solo a Sabrina, lei sa dove sono e se ha bisogno ha il tuo numero" mi disse alzandosi dal divano e andando a mettere in silenzioso il telefonino nella borsa.
"Ah, e per fortuna che eri qui per caso..."
"Piccola bugia"
mi rispose sorridendo

Era bella Luisa quando sorrideva, era ancora più bella di quando eravamo piombati nella vita l'uno dell'altra una sera di tarda estate di quello strano 2009.
I suoi occhi mi parevano ancor più chiari di come li ricordavo e sembravano due brillanti incastonati in quel viso lungo e sottile. Quando Luisa ti puntava addosso gli occhi era impossibile per chiunque restare indifferenti
Erano occhi che parlavano da soli senza che servissero parole.
In quel momento, però, apparivano spenti e stanchi come non li avevo visti mai.
Aveva il trucco un po' sfatto come non dormisse da un paio di giorni e questo non era da lei.
Luisa era sempre perfettamente curata in ogni occasione.
Vidi nel suo viso i segni di una donna sfiorita e stanca, le rughe appena accennate di fianco agli occhi raccontavano per intero la sua storia e la rendevano ancor più intensa.
"Hai fame?" le chiesi che erano quasi le dieci di sera
"Adesso si" mi rispose
"Sai, la gente normale ha fame a quest'ora" le dissi prendendola in giro e calcando un po' su quel "gente normale" che sapevo non la lasciava mai indifferente.
"Ho fatto la spesa ieri sera tornando dal lavoro"
"Ok"
"Cucini tu?, te lo ricordi ancora come si fa una pastasciutta?"
"Spiritoso, ... volentieri dai, cucino io"
"Tu intanto comincia che io torno fra un attimo"
"Fai pure"

Andai nell'altra casa a salutare mio padre
"Come mai è qui?" mi chiese lui non distogliendo lo sguardo dal programma che stava guardando alla televisione
"Passava per di qui e voleva vederti"
"Voleva vedere me?
"Si, anche"
"Dorme qui?"
"Forse"
"Cosa vuol dire «forse»?"
"Vuol dire «forse»"

Si girò a guardarmi e lo salutai che ancora brontolava

Luisa era ai fornelli. La lasciai fare e cominciai ad apparecchiare la tavola per due.
Ci mettemmo seduti a tavola che erano quasi le undici di sera.
Aprii una bottiglia di vino che tenevo in frigo e mangiammo come lupi affamati.
Ci raccontammo
Era appena uscita da una storia che io già conoscevo e che l'aveva dilaniata.
Si era fatta del male.
Pensavo che per lei non era la prima volta e avevo l'impressione che non sarebbe stata nemmeno l'ultima.
"Lo sai" mi disse a fine della cena mentre le versavo un goccetto di grappa al sambuco presa l'estate prima in montagna, "ogni tanto penso a noi"
"Si, capita anche a me" dissi, prima di aggiungere un momento dopo: "mi capita quando non ho niente di meglio da fare"
"Stronzo!"
"Ahah!"
"Dai, lo dico seriamente Web, ogni tanto ci penso a come saremmo potuti essere noi"
"Si, ci penso anch'io"
"Avrebbe potuto funzionare, Web?"

A quella domanda ci pensai un momento.
Avevo passato molto tempo, forse troppo a chiedermi in continuazione: "Poteva funzionare Web?"
E la risposta l'avevo trovata dentro di me da molto tempo.
"No" risposi, "non credo avrebbe funzionato. E tu?"
"Non lo so, non lo so, forse si, forse no, non ho mai saputo darmi una risposta, ci ho pensato tanto e per quanto ci abbia pensato una risposta ancora non ce l'ho"
Giocando con una ciocca di capelli che arrotolava tra le dita e passando una mano sul collo, restò in silenzio, un lunghissimo silenzio denso e pieno di parole non dette
"Sembri stanca, se ti va ti preparo la cameretta e puoi fermarti qui a riposare e poi ripartire con calma domani, sempre che l'idea ti vada bene. Stasera mi trasformo in un Bad and Breakfast!"
"Si, grazie, accetto volentieri, a quest'ora non saprei dove andare"
Mi alzai e feci per andare a sistemare la cameretta quando la sentii chiamarmi
"Web?"
"Si"

Mi guardò come mai mi aveva guardato e come lei non era abituata di sicuro a fare nella sua vita.
La guardai e quello che vidi non mi piacque.
Fu in quel momento che Luisa crollò, abbassò ogni difesa, chinò la testa e la sentii piangere in silenzio.
Quando il pianto finì Luisa divenne un fiume in piena
Quello che mi raccontò lo sapevo a grandi linee ma molte cose furono nuove anche per me
La sua storia l'aveva portata ai confini dell'orrore e il dolore era stato così grande che non riusciva a trovare pace.
Parlammo, Luisa parlò, fin quasi le tre di notte
"Ti senti un po' meglio?"
"Un po'"
"Beh, è già qualcosa, andiamo a letto adesso, ti metto un paio di asciugamani puliti in bagno e prendi la cameretta del piccolo. Non farci caso se c'è un po' di casino, l'ometto tiene lì i suoi giochi, ma ci starai bene"

Ci alzammo dal divano e andammo verso le camere
Un momento prima di chiudersi la porta della cameretta alle spalle si girò e resto sulla soglia
"Ti ho sempre voluto bene Web, lo sai vero?"
"Te ne voglio anch'io ma adesso vai a dormire e che non ti venga in mente di attaccare la sveglia. Domani è sabato, quando ti alzi, ti alzi"

Si avvicinò e con la mano destra mi sfiorò il viso e mi diede un leggero bacio sulla guancia
"Notte"
"Dormi bene"

Il mattino dopo entrai in cucina e la trovai che stava preparando il caffè.
Aveva già disteso la tovaglia per la colazione, una tazzina, due tovaglioli e un bicchiere
Era in piedi di fronte alla finestra aperta aspettando che la moka venisse su e con una sigaretta accesa tra le dita
Sembrava di buonumore e aveva il viso riposato.
"Non si fuma dentro in casa!"
"Hai ragione. «Fuori quante ne vuoi ma non in casa» .... le regole della casa"
mi rispose scimmiottandomi un po' e andando a spegnere la sigaretta sotto il lavello con un piccolo getto d'acqua
"Vedo che le ricordi ancora. E poi nelle tue condizioni dovresti pensare di smettere"
"Touché!"

Parlammo ancora un po' mentre facevamo colazione
"Che farai adesso?"
"Non lo so ma gli voglio parlare, voglio tentare ancora una volta anche se so di rischiare di perderlo per sempre"
"Il rischio è il tuo mestiere"
le risposi "se poi ti va fammi sapere com'è andata"
"Lo farò"

Ci salutammo nel pallido sole autunnale di metà mattina di un sabato di fine novembre
E mentre il cancello elettrico si rinchiudeva dietro la sua auto mi tornò alla mente l'ultima volta che l'avevo vista uscire dalla mia vita.
Quel giorno, come in quel momento, era più o meno la stessa ora e lei era sempre la stessa donna.
E lo sarebbe sempre stata.


(R.I. - Vecchio Post di un altro Blog)


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Guns N' Roses
Patience

 

 
 
 

Ma quel sogno fu silenzio e cadde fragile, ed il cuore di smeraldo si fermò

Post n°669 pubblicato il 25 Aprile 2018 da Web_London

 


"Ma quel sogno fu silenzio e cadde fragile
ed il cuore di smeraldo si fermò,
poi le spalle della notte s'incendiarono
e quel sole il re del sole non svegliò"

(V. N.)

...

Era appena tornata da un viaggio di lavoro e gli aveva chiesto se poteva andare a prenderla all'aeroporto di Mestre.
Lo vide all'uscita degli arrivi internazionali, gli corse incontro buttandogli le braccia al collo e cercando la sua bocca.
Lui ricambiò con un bacio frettoloso sulla guancia a cui lei non sembrò farci caso, o se lo fece non lo dette a vedere
Andando all'auto cercò la sua mano, con la scusa di aiutarla a portare il bagaglio, lui le prese il trolley per una mano e la sua borsa con l'altra
Erano da poco passate le sei del pomeriggio quando entrarono in casa.
Prepararono una cena leggera e un caffè, ognuno immerso nei propri silenzi
Lei era dentro i suoi pensieri ancora eccitati per un paio di grossi successi professionali mentre lui era già distante dai pensieri per lei.

Non stava bene e in quelle due settimane di lontananza aveva preso una decisione, non era stata una scelta facile ma in quel momento, anche se in tensione, era sereno
Guardandolo, lei capì tutto dal colore dei suoi occhi.
Quella donna era stata l'unica che fino a quel momento avesse notato che i suoi occhi cambiavavo impercettibilmente colore al cambiare del suo stato d'animo.
Se n'era accorta una settimana dopo averlo conosciuto e fino a quel momento era l'unica persona al mondo ad averlo notato

Ci furono parole difficili da pronunciare ma stranamente pacate.
Si sentiva sereno e aveva preso una decisione
Alla fine della sera, mentre il cancello di casa si stava chiudendo lasciandoli uno da una parte e uno dall'altra come una specie di cortina di ferro tra di loro, la guardò e sentì la propria voce uscire con calma apparente di cui si stupì.
Dopo averla detta, s
alì in auto e si accese una sigaretta.
Quella fu l'ultima volta che uscì dalla sua grande casa di pietra.

Si incontrarono qualche giorno dopo nel parcheggio di un centro commerciale, aveva da restituirgli qualche abito e qualche cambio di biancheria rimasto nel suo armadio per quando si fermava da lei nel fine settimana

Mentre andava a quell'ultimo appuntamento ripensò alla frase che le aveva detto qualche sera prima sul cancello di casa
Era stato un pensiero improvviso, gli era uscito dalla bocca come se ci fosse stato qualcosa che aspettava solo di trovare la rabbia giusta per uscire con forza.
Era ormai cambiato tutto, piano piano era emerso alla coscienza qualcosa che aveva avuto sotto gli occhi per tutto il tempo in cui si erano frequentati  e a cui non aveva mai dato troppo peso.
Fino a quando lei non era partita per quel viaggio.
Per una pura casualità, in quei giorni aveva incontrato un amico che senza rendersene conto gli aveva raccontato un banale episodio che però a lui non tornava.
Insospettito anche se non più tanto e più per curiosità che per altro, volle  approfondire. In quella settimana riuscì ad andare a ritroso mettendo insieme tutti i pezzi di un puzzle che sembrava completarsi da solo giorno dopo giorno.
Ne rimase a dir poco sconvolto e soprattutto profondamente disgustato.
La persona che pensava di conoscere non era proprio quella che aveva scoperto in quei giorni.
A quel punto il pallino ce l'aveva in mano lui e doveva prendere una decisione
E una decisione la prese.
Si morse le labbrà e maledì il giorno in cui aveva avuto il primo sospetto.

Gli venne in mente quando qualcuno gli disse che un giorno ci si potrebbe rendere conto che il grande amore della propria vita non è la persona che tu pensi che sia e che da quel giorno la distanza, quella linea di confine, diventerà così netta da non trovare più dei punti di convergenza
Da quel momento sarà t
utto un'inutile agonia e quel punto si è davanti solo a due scelte, si può restare, facendo finta di niente oppure magari parlarne, comunque coscienti che nel tempo ci sarà sempre una vocina dentro di te che si insinuerà in ogni momento ricordandoti quello che è successo, oppure si può decidere di finirla lì
Per lui, rendersi conto in quei giorni che non ci sarebbe mai stata una strada comune da condividere cambiò completamente ogni prospettiva presente e futura e decise di parlarne a lei la sera stessa in cui tornarono dall'aeroporto.

Arrivò al parcheggio prima di lei, spense l'auto e l'aspettò
Qualche minuto dopo arrivò lei.
Sul grande parcheggio del centro commerciale, tra il via vai di gente sconosciuta
che inseguiva i propri pensieri con le borse della spesa sul carrello, a lui tutto appariva così strano, così profondamente triste e a tratti irreale.
Lei gli consegnò uno zainetto con le sue cose e poi, in silenzio, salendo ognuno sulla propria auto, si salutarono con un breve cenno della mano.

Lei ritornò prepotentemente alla sua vita ancora tutta da scrivere, ai suoi viaggi oltreoceano e a inseguire i suoi probabili e futuri successi professionali, mentre lui ritornò a sè stesso.

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James Blunt
No Tears

 

 

 
 
 

Mezzo bicchiere d'acqua dopo il caffè

Post n°668 pubblicato il 23 Aprile 2018 da Web_London

 

Dalle mie parti, l'ultimo fine settimana è stato con un sole sempre sull'attenti; caldo, luminoso, pieno di vita.
Ho avuto il mio ometto con me e ne abbiamo approfittato per fare un paio di acquisti.
Una vera tortura!
Andare a fare spese con lui diventa sempre più difficile, quasi come una pena da scontare, non gli va bene niente, si prova e riprova una cosa mille volte e alla fine non è mica detto che si decida e trovi quello che ha in testa lui, eh no, magari!
Sabato la sua mamma me l'aveva quasi supplicato: "Prova te perchè con me non vuole andare"
Comunque sia, tra un tira e molla, una sfilza di Santi scaraventati giù dal paradiso e una serie di minacce, dalla più leggera alla più pericolosa (per lui) di sequestrargli il telefonino, alla fine siamo riusciti a portare a casa un paio di scarpe e uno di pantaloni.
Una fatica ...

Domenica niente di particolare,  l'ometto è un po' indietro con i compiti e siamo restati a casa. Io ne ho approfittato per fare qualche lavoro a casa, mettere a posto qualche pianta e andar su e giù con il trattorino e il rimorchio attaccato dietro a raccogliere rami e erba
E' cominciata la primavera e sono cominciati anche i lavori da fare all'aperto.
In questi giorni vorrei riuscire a trovare un po' di tempo per fare qualche acquisto; quest'anno ho in mente di piantare una decina di alberi da frutto e sistemare una ventina di vasi attorno a casa e in mezzo al giardino
Con il mio ometto abbiamo pensato di andare sul sicuro; ciliegi, qualche albicocchi e qualche mandorlo, mentre per i fiori pensiamo di stare sui geranei rossi e bianchi e sulle begonie rosse che l'anno scorso hanno avuto una riuscita imprevista e mi sono durate fino ad ottobre inoltrato

Oggi la giornata è cominciata prestino e adesso sento un po' di stanchezza.
Purtroppo siamo solo a metà del cammino ed è ancora lunga arrivare a sera.
Ho appena pranzato al bar sotto la Galleria del Teatro dove da un po' ho preso l'abitudine di andare. E' vicino, ci metto pochi minuti e così ho un po' di tempo per farmi le cose mie.
In questo bar c'è una cameriera, alta e dai lunghi capelli neri che fino a due settimane fa nemmeno sapeva il mio nome, fredda e formale come una voce registrata di una segreteria.
Da qualche giorno, invece, ha cominciato a chiamarmi per nome, appena finisco il panino mi chiede se voglio il caffè ed è completamente cambiata
Un giorno ero lì e parlavo del più e del meno con il titolare. Mi è capitato di raccontargli che di solito quando prendo il caffè al bar poi mi faccio dare anche mezzo bicchiere d'acqua. La cameriera probabilmente ha sentito questo discorso e quando alla fine ho ordinato il caffè, prima di prepararlo ha riempito mezzo bicchiere d'acqua e l'ha messo sopra il bancone guardandomi di sottecchi senza dire niente e aspettando la mia reazione
"Meravigliosa!!" le ho detto
E da quel giorno, quando capita a lei di prepararmi il caffè, non si scorda mai di mettermi vicino anche mezzo bicchiere d'acqua
Potenza della primavera? Massì, son ragazzi ....

Ieri ci sono state le elezioni in Molise e Salvini e di Maio speravano di fare il botto per avere uno rispetto all'altro più forza per fare il governo
E mio mi chiedo, aspettano il Molise per decidersi?
Non capisco, non abbiamo già votato per questo più di un mese fa?
Aspettare i risultati dal Molise e rinvare continuamente credo sia la cosa più ridicola che si possa fare.
E adesso che faranno, aspetteranno pure le elezioni in Friuli?
Probabilmente si.
Ho l'impressione che non sappiano più che pesci pigliare, hanno fatto il pieno di voti a marzo ma non hanno uno straccio di idea, ognuno di loro aspetta le mosse dell'altro o meglio, ognuno di loro aspetta che sia l'altro a calare le braghe
Mentre il Pd, ... beh, lasciamo perdere, il Pd è ... "non pervenuto"
E' tutto così ridicolo, a questo punto mi auguro davvero che si elegga un governo del Presidente, si faccia una legge elettorale decente in cui il mattino dopo le elezioni sappiamo tutti chi ha vinto e poi si vada subito a votare

Ieri sera girando per casa ascoltavo la trasmissione "Non è l'Arena" e mi sono soffermato sull'intervista di quell'ex ministro che ha preso a schiaffoni un giornalista. Mi sono fermato un momento a osservarlo in viso mentre accampava scuse per il suo gesto.
Non ho creduto ad una parola di quello che ha detto. Il linguaggio del volto diceva tuttaltro, microespressioni di rabbia e disgusto mi facevano pensare che fosse dispiaciuto più per lui che per il giornalista che aveva aggredito.
Il suo avvocato poi, che ancora io non ho capito cosa ci facesse, se uno va a chiedere scusa mica si porta dietro il suo avvocato, era più aggressivo di una iena.
Aggressivi si, e pensare che sono andati in trasmissione a scusarsi per il ceffone che l'ex ministro ha dato al giornalista, chissà cosa sarebbe successo se le parti fossero state invertite, avrebbero forse chiesto per il giornalista la pubblica impiccagione in piazza?
Mah, ...

Questa settimana avrei voglia di vedermi con il mio amico Alberto
A parte che è da un po' che non ci vediamo faccia a faccia e abbiamo un sacco di cose da raccontarci, vorrei anche fargli leggere la prima stesura dei testi per il concorso.
Alberto è un musicista eccellente, scrive, compone e suona la chitarra da Dio, e credo sia la persona giusta per darmi qualche suggerimento.
Anche se io lo so già, a lui non andranno bene, e no, troverà un sacco di difetti sulle strofe, sul ritornello, insomma avrà un sacco di cose da dire e da ridire e ci sarà un bel po' da discutere
Ma così è, lui è così e forse è proprio per questo che glieli voglio far leggere.


...





 
 
 

"Due falchi in controluce, in guerra oppure in pace"

Post n°667 pubblicato il 17 Aprile 2018 da Web_London

 


"Due falchi in controluce
in guerra oppure in pace"

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Danza a distanza

La città del tango, la città del rock
anime miste nei bar,
un istinto mi dice che ti troverò
o forse mi troverai tu

Sono qui goccia nell'onda che va desaparecido
il cuore afferra quanta più notte che può
poi finalmente tu.

In città c'è un posto che non chiude mai
ti piacerà è casa mia
dove vivo la vita come fosse un film
ma senza la pubblicità

E non c'è tempo da perdere ormai
la notte sta con noi
come un'amante che se non hai fantasia
si veste e scappa via.

E mi avrai
ma tanto che una festa sembrerà
questa danza a distanza finirà
Tu mi avrai
ma tanto che la stanza scoppierà
e nessuno stanotte dormirà

La città riavvolge trucchi e vanità
non trasformarti anche tu
è questione di pelle e di fidarsi
un po' fammi capire chi sei

Io con te fisicamente potrei
non dormire mai
lavorerei quel tanto per vivere e poi
basteresti tu.

E mi avrai
ma tanto che una festa sembrerà
questa danza a dista
nza finirà

Tu mi avrai
ma tanto che la stanza scoppierà
e nessuno stanotte dormirà

 

 

...

 


Danza a distanza

 

 
 
 

Si va a vincere (e non si accetta niente di meno)

Post n°666 pubblicato il 11 Aprile 2018 da Web_London


Finalmente è arrivato il momento e adesso non si scherza più; si va a vincere, e si deve vincere.

Sembro pazzo eh, massì, in fondo non lo siamo un po' tutti?
Ma così è.

E' nato, finalmente un concorso Poetico/Letterario, o meglio, "Il concorso", dedicato a the King, il mio autore preferito scomparso troppo presto qualche anno fa.
Infatti, parte quest'anno la prima edizione di questo premio, la serata finale si terra in un grande teatro al centro dell'Italia e sarà una grande festa con un sacco di ospiti
La scadenza doveva essere l'altra settimana, ma dato il gran numero di testi che sono arrivati, l'organizzazione del Premio ha deciso di prorogare la scadenza a fine maggio.
A me va più che bene, avrò più tempo per scrivere.
Io non partecipo quasi mai ai concorsi ma questo non me lo faccio assolutamente mancare. Ci partecipo coinvolgendo anche altri tre colleghi e un amico che, ... beh, diciamo che parteciperanno anche loro
Qui non si può e non si deve fallire, si deve arrivare tra i primi tre e, se possibile, vincere a mani basse
Sono un po' (un po' tanto ...) presuntuoso e arrogante?
Può essere, anzi lo sono di sicuro; questa volta non si tratta più di partecipare per il gusto di partecipare e altre sciocchezze simili, stupidaggini che si dicono a cui non ci crede nessuno, qui bisogna usare l'artiglieria pesante, fare del proprio meglio che si possa fare e vincere!
Questa volta conta solo vincere o almeno arrivare tra i primi tre
Semplice.

Gli amici che ho coinvolto quando glielo dico mi fanno un sorrisetto e mi  guardano strano come fossi un povero illuso. Sono sicuro che dentro la loro testa stanno pensando: "Si, vabbè, figurati se vinciamo qualcosa"
Ah, uomini di poca fede, vedrete che qualcosa la portiamo a casa, vedrete e abbiate fede ...

Sembro pazzo eh, ... si, magari solo un cincinin ...^_^
La questione è che è una cosa bella, che mi ha preso e a cui sto dedicando qualche serata.
Siamo in pieno working progress e si sta lavorando su quattro idee; un amore finito (un grande classico che non può mai mancare), un fatto di cronaca (che poi uno dei due, quello cattivo, muore e ben gli stà!), la storia di una donna particolare (beh, diciamo "molto particolare") e l'ultimo pezzo, quello che penso di portare a mio nome, la storia di un rimpianto.
A quest'ultima storia ci tengo di più delle altre, e dei quattro, è per me il testo più difficile da affrontare senza vomitarsi addosso parole e immagini melense, scontate e, come dico io, da "tagliarsi le vene per lungo"
Ma poi, fino a questo momento, nei 4 testi non compare mai la parola "amore", e nemmeno una parola che faccia rima con "cuore", e credetemi, non è mica una cosa da poco, eh! ... ^__^

Comunque sia, si sta lavorando solo per andare vincere, al limite per entrare tra i primi tre, e non ci accontenteremo (io non mi accontenterò) di niente che non sia questo

E poi quest'estate, se va come deve andare, si va tutti e quattro alla premiazione!

Alè!


...

 


John Legend
All of me


 

 
 
 

Parole (non) scritte e parole (non) dette

Post n°665 pubblicato il 08 Aprile 2018 da Web_London
 

 

 

Ci sono lettere che nel passato ho scritto e alcune che invece sono restate lì, in attesa di prendere la giusta via e la giusta direzione.
Di queste ultime ce ne sono un paio che avrei voglia di chiudere in una busta, metterci un francobollo e lasciarle andare al loro destino, gentile o crudele che sia.

Mi viene anche in mente che al posto di stare lì a scrivere, a volte potrebbe bastare una telefonata
E' vero, alcune volte per dire qualcosa basta alzare il telefono e finisce lì
Alcune volte invece no.
Qualcuno un giorno mi disse: "scrivimi quello che pensi, non dirmelo ma scrivilo"
All'epoca non capii cosa ci fosse di diverso tra dire una cosa e scriverla su un pezzo di carta.
Ma forse il tempo, tutto questo messaggiare faccine su WathApps, la posta elettronica veloce che fa arrivare ogni messaggio in tempo reale e l'età che avanza inesorabile (beh, si fa per dire, in verità sono ancora un giovane virgulto in pieno sviluppo, eh! ...^_^) mi hanno insegnato che certe cose, se scritte a mano e spedite dentro una busta chiusa, hanno un peso diverso.
Completamente diverso.

Una delle ultime lettere importanti che ho ricevuto fu nel giugno di sette anni fa da una donna che conobbi più o meno in quel periodo e che frequentai per un breve periodo di tempo.
Ci conoscevamo da un mese e un giorno ricevetti una lettera che ricordo ancora. A parte che scrivere era il suo mestiere e la sua professione, e lei lo sapeva fare con rara maestria, sono convinto che se quelle cose me le avesse dette a voce il loro peso sarebbe stato completamente diverso
Anche se poi le nostre strade si sono divise e da allora siamo restati buoni amici, ricordo ancora quella lettera come uno dei momenti più belli di quella breve frequentazione.

Una lettera scritta a mano è una cosa ben diversa da una telefonata.
La lettera la leggi, ci pensi su, se non hai capito puoi rileggerla, ogni parola scritta è pensata, ripensata, mentre una telefonata scorre via, è veloce, è fatta di tante parole a volte inutili. Forse è anche per questo che
conservo e ricordo bene tutte le lettere che ho ricevuto in vita mia.
L
a lettera, se importante, condensa, concentra e va direttamente al cuore delle cose e dei sentimenti.

La telefonata raramente lo fa, anche se si tratta di una telefonata importante ci sono dentro sempre un sacco di cose che distolgono da ciò che si vuole dire. E' perfetta per la quotidianità mentre la lettera l
a scrivi a mano, ci pensi su, scegli le parole, non puoi fare copia/incolla e se ti accorgi che stai andando fuori strada o se sbagli una frase, devi rifarla da zero.
E, riscrivendola, fai un nuovo giro dentro di te a cercare meglio le parole che daranno voce a quello che vuoi dire.
E questo, secondo me,
ha uno spessore completamente diverso.


 

...


La lettera che non scriverò mai
(E. Ruggeri - R. Cocciante)

Il tempo scorre e sta venendo sera
ti sto cercando con la fantasia
con una specie di felicità
sto già pensando a te.

Tra le diverse direzioni prese
verso paesi irraggiungibili
ed io nascosto tra le mie difese
sto ricordando te.

E se l'immagine è confusa
il tuo colore non sbiadisce
e sta parlandomi di te
questa giornata che finisce qui.

Domani cambiano l'arredamento
e forse cambio lentamente io
ma dentro a questo nuovo mutamento
ho già nascosto te.

Oggetti qui disordinatamente
dovrei decidermi a buttarli via
ma qualche cosa misteriosamente
mi riporta a te.

Una finestra che si chiude
ma sto guardando tra le tende
e mi sorprende la città
che ti cerca come faccio io.

E se il cervello prende il sopravvento
nasconde voci da buttare via
ma tira un vento che conosco già
mi sembra nostalgia

 

...


La lettera che non scriverò mai
E. Ruggeri - R. Cocciante

 
 
 

Muddy Waters

Post n°664 pubblicato il 03 Aprile 2018 da Web_London
 

 

"Il blues è sconfitta, un vincente non potrebbe mai portarsi il blues dentro.
Il blues non ama i vincenti, si allontana quando ne sente l'odore.
Il blues è la rivincita dei perdenti, è il pane degli sconfitti"

Giovanni Scafoglio

...

 


Muddy Waters
I Feel Like Going Home
(1948)

 
 
 

Almost blue

Post n°663 pubblicato il 02 Aprile 2018 da Web_London

 

 

Ci sono buoni giorni e giorni meno buoni che cadono giù quando meno te l'aspetti
Arrivano improvvisi, senza farsi annunciare, senza fare un gran rumore.
Succede

...

 


Chet Baker
Almost blue

 
 
 

«Io lo so, tu su quella linea stai lì. Mezza no e mezza si»

Post n°662 pubblicato il 26 Marzo 2018 da Web_London

 


«Io lo so,
tu su quella linea stai lì.
Mezza no e mezza si»

...

«Sei la presenza nell'assenza
la trasparenza nella differenza
la certezza nella distanza»

...

Stanotte ho fatto un sogno.
Un sogno strano ma molto ben dettagliato
Quando mi son svegliato ho preso un pezzo di carta e me lo sono scritto subito altrimenti
trenta secondi dopo me lo sarei dimenticato per sempre
Ho sognato che facevo Yoga.
E fin qua niente di strano se non fosse che durante la sessione ridevo come un folle
(Facendo Yoga?? .. e che è sta roba? ...)
Che avevo poi da ridere facendo Yoga?
Non solo, attorno a me c'era chi si abbracciava, chi aveva le lacrime agli occhi, chi piangeva e poi, improvvisamente come una specie di liberazione collettiva tutti ridevano come pazzi
Nel sogno ero assieme ad un gruppo di persone, la maggior parte donne, e alla fine, alcune di loro per salutarsi le ho sentite ripetersi un continuo "Ho-Ho Ha-Ha" ... Insomma, una specie di delirio ... ^__^

Bello, si è stato bello, ma quello che io mi domando è che cosa avrà voluto dirmi il mio subconscio con questo sogno?
Non ne ho idea e non ci penso, tanto sarebbe tutto inutile, ste cose le sa solo lui e se vorrà prima o poi me le farà capire.

In questo giorni sogno molto e sono tutti sogni strani; che sia la primavera?
Può essere.
Ne ricordo qualche frammento.
L'altro giorno ho sognato che mangiavo il baccalà con la polenta. Non che questo interessi a qualcuno ma a me la cosa mi ha impressionato perché nel sogno ne mangiavo in quantità industriali!
Polenta e baccalà a chili fino a non poterne più, un vero  e continuo orgasmo di piacere.
(sarà l'astinenza? In effetti è da un po' non ne mangio ... )
Qualche sera fa ho anche sognato che facevo l'amore con una donna
che conosco.
Nel sogno non l'avevo subito riconoscita, era diversa da come la ricordavo, forse il rossetto rosso acceso sulla bocca, forse le calze a rete che non mi sembra di averle mai visto addosso, forse i capelli di un colore diverso.

Ricordo che non era un fare l'amore normale, nonono, anzi, più che fare l'amore ero travolto e stravolto e mi sembrava di essere ai fuochi del Redentore di Venezia, petardi, botti e fuochi d'artificio che scoppiavano da tutte le parti.
(finalmente un sogno come si deve anche se, a pensarci, quello del baccalà non era tanto da meno eh! ...^_^)

Sempre l'altra notte, ho poi sognato che il mio ometto prendeva tutti nove a scuola
(Tutti Nove?!?!?! ... Wow, un sogno di fantascienza!! Sinceramente, questo mi mancava ...)
Ho sognato poi che una colonia di talpe aveva preso possesso del mio giardino e ci avevano fatto il loro regno con tanto di bandiera piantata per terra come a dire "da qui non ci muoviamo più!".

(Ancora!!!)

Che dire, in questo periodo sogno un po' di tutto e finalmente anche qualche sogno un cincinin più piccante del solito
E non parlo di quello della polenta e del baccalà.

Ola




«Gira gira come sai
far girare le parole intorno a noi
ma nell'alveare c'è una Regina che sta male uguale

Te lo giuro non mi va che questo momento
di ingustissima realtà ti rimanga dentro
come un'onda libera guariti dal tempo
rimarremo a galla aspettando il vento

Rivedremo terra e passeremo
come aironi sopra ogni tuo mistero
ogni desiderio con le spalle al muro
ogni decisione presa contromano»

(Daniele Groff)

...

Un autore raffinato che da troppo tempo è sparito dalla circolazione
Un vero peccato, a me piaceva molto.


Daniele Groff
Ingiustissima realtà


 

 
 
 

"Regina di cuori, stratega d'amore, ti muovi felina con la certezza del tuo sesso"

Post n°661 pubblicato il 20 Marzo 2018 da Web_London

 

Si dice che assumendo certi tipi di veleno a piccolissime dosi e per tanto tempo, alla fine se ne diventa immuni. Questo fenomeno si chiamerebbe mitridatismo
Un giorno di tanto tempo fa, qualcuno mi disse che la stessa cosa valeva anche per l'amore.
"Web, se preso a piccole dosi ti rende immune e non fa più male" mi è stato detto da un amico alla fine di una serata in un locale dalle mie parti.
All'epoca, pensai fosse una grande cazzata, e lo era veramente, e che la persona che
in quel momento me lo disse fosse ubriaca quanto lo fossi io.
Comunque sia, a quella frase ogni tanto ci pensavo e, inaspettatamente, nel tempo, in un paio di occasioni mi sono reso conto di aver messo, mio malgrado, in pratica quello strano e strampalato suggerimento.
Non funzionò.
Non funzionò allora e non funzionerà mai.
Perchè non funziona mai così.
E confermo, quella sera eravamo davvero ubriachi tutti e due.

Mah, piuttosto che fare tanti discorsi, forse è meglio ascoltare questo bel pezzo dei Litfiba.


...

 

Regina di cuori
(Litfiba, 1997)

Donna meravigliosa, sei donna pericolosa,
ti fondi e mi confondi, mi cerchi e poi ti perdi via così

Io no so se l'amore è guerra o pace
o collaborazione e grande partecipazione

Regina di cuori, tra mille colori
sei tu la più bella e della notte la mia stella
Regina di cuori, ti vesto di fiori
ti giurò l'amore ma non l'eterna fedeltà

Succede, succede un finimondo
perché l'amore amaro è un mare meraviglioso e mentale

E il cuore ha un agrodolce in gola
mi lasci e poi ti lasci andare per poi ritornare

Regina di cuori, fra mille dolori
sei sempre più bella e nella notte la mia stella
Regina dei Fiori, stratega d'amore
ti muovi felina con la certezza del tuo sesso

Regina di cuori, mi mandi di fuori così

Rosa genera rosa e una spina genera spina
e vivo tra mille tentazioni e pensieri peccaminosi perché ogni storia  è una farfalla in fasce
che si trasforma ci trasforma altrimenti non cresce
e si trasforma ci trasforma

Regina di cuori, dai gioie e dolori
li do pure io se non sto bene con me stesso
Veleno d'amore, regina del mio cuore
la tua strategia e il solo ponte tra i due sessi

Regina di cuori, mi mandi di fuori così

Forse che si forse che no forse si può forse non si può
Mi mandi di fuori Regina di cuori

 

...

 


Litfiba
Regina di cuori

 
 
 
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