Creato da Web_London il 15/04/2015

Tra Palco e Realtà

Si viene e si va, comunque ballando e pensando: "una vita forse non basterà". Si viene e si va, tenendo la vita per la coda nel caso che Dio non sia in sede.

 

Il fantasma di Mark Caltagirone al Festival degli orrori

Post n°716 pubblicato il 30 Maggio 2019 da Web_London

 


Ma voi, in tutta sincerità, credete veramente a quello che le tre ex amiche e ora acerrime nemiche hanno raccontato?
Spero di no, sarebbe un insulto a qualsiasi forma di intelligenza.

Ieri sera mi è capitato di vedere su Canale 5 la trasmissione "Non è la d'Urso"
Avevo seguito la televovela del fantomatico matrimonio della soubrette sarda con l'uomo perfetto Mark Caltagirone e mi ero già fatto una mezza idea, ma ieri sera non c'è stato fine al peggio, ogni nuova rivelazioni era un orrore maggiore di quello che l'aveva preceduto, mio Dio non sapevo che si potessero raggiungere livelli così infimi pur di far parlare di sè.

Ma vi rendete conto in che razza di ginepraio si sono cacciate le tre signore?
Secondo me, inventando sta cosa si erano anche convinte di saperla gestire e non hanno pensato che la gente non è scema e c'è chi, se sente odore di bruciato, non se la mette via ma va a scavare fino in fondo. E così, un po' alla volta, il castello di carta è diventato troppo grande e fragile e alla fine "PATAPAM!" si è sfracellato a terra lasciandole nude, coperte solamente dalle loro menzogne.

E con che ferocia sono state attaccate dagli ospiti della D'Urso in studio!
Mangiate vive, ossa compreso senza lasciare niente per terra.
Si sono scagliate contro la soubrette sarda che fino a poco tempo fa aparteneva al loro mondo e contro le sue manager un po' come succede tra gli squali, se uno è in difficoltà lo fanno a brandelli e se se lo sbranano vivo.
Morte tua, vita mia.

E poi la storia del matrimonio fantasma, di chi ha confessato tra le lacrime di aver avuto una storia durata di dieci anni senza aver mai visto il fidanzato, averci parlato asssieme, senza averlo mai toccato, baciato, addirittura, ripeto, confessando di non averlo mai visto!
Ma chi ci crede?
Ma siccome oggi la cronaca ci porta spesso a episodi di qualcuno che si innamora online di qualcun altro che non esiste e che poi chiede dei soldi, ho avuto la netta sensazione che una di quelle signorine in questione abbia voluto mettersi in quella categoria lì pur di salvarsi da una vergogna molto maggiore e dal disonore di aver inventato tutto
Molto meglio cercare di passare per una donna ingenua che essere considerata un'abile bugiarda.
E poi, solo per qualche pianterello e per essersi buttata per terra disperata a telecamere accese, noi dovremmo commuoverci e diventare tutti compassionevoli?
Ma per piacere, non abbiamo ancora l'anello al naso!

Avete visto, la settimana scorsa era disperata ad un passo da baratro mentre ieri sera aggressiva e senza ombra di vergogna e di pentimento.
In una settimana sembra sia tutto dimenticato, non c'era più un filo di vergogna nel suo viso ma la stessa arroganza di
poche settimane fa quando difendeva, mentendo spudoratamente, come lei ha ammesso, la sua assistita, la ormai ex soubrette sarda.
Lo confesso, mi sono imbarazzato per loro
Ci dovevano pensare prima oppure saper recitare meglio perchè io credo che nessuno dotato di un minimo buonsenso può averci creduto
Con chi mente a questi livelli poi, niente pietà, si deve andare fino in fondo e sbugiardarle da farle restare in carne viva.
Non si può prendere per il culo milioni che persone che, volenti o nolenti, hanno seguito la tua storia e all'inizio ci hanno pure creduto.
Non va bene se sei una persona qualunque che se ne sta per i cazzi suoi, peggio ancora se sei un personaggio più o meno pubblico e vivi con i denari che spendono le persone per venirti a vedere oppure se di queste persone sei la manager.
Ci vuole serietà e rispetto.

Ma poi, le storie dei due bambini, di quel ragazzino che doveva registrare i vocali facendo la voce rotta perchè, così gli avevano detto, doveva interpretare un bambino colpito da tumore, Signore Santo, ci rendiamo conto a che livello si è arrivati?
Per cosa poi?

Ascoltare l'ex soubrette raccontare con gli occhi tasognanti e luccicanti di quanto era bello accompagnare a scuola i bambini dati in affidamento al fidanzato, che le raccontavano tante belle cose e di quanto era bello essere mamma per poi scoprire che non esisteva nè il fidanzato e men che meno i bambini, vi è sembrato normale?
E' normale tutto questo?

Adesso che siamo arrivati altriste epilogo di questa brutta storia e si stanno scannando tra di loro facendo la fortuna dei programmi che le ospitano, io proporrei di metterle dentro un ring in maglietta e calconcini e vediamo cosa succede, sarebbe uno spettacolo, altro che ascolti da Finale di Champion, farebbero davvero il botto!

Che tristezza gente, un finale di carriera inglorioso di una soubrette di secondo piano che non passerà certo alla storia per i suoi presunti talenti ma per la più grande figura di merda in diretta Tv degli ultimi ventanni.




 

 
 
 

Web, c'è un tempo per ogni cosa

Post n°715 pubblicato il 23 Maggio 2019 da Web_London

 


"A volte penso che forse lei cercasse
solamente l'uomo giusto, solo quello.
In fondo, giusti lo sembriamo tutti quando siamo all'inizio di una storia.
Ma tu non puoi essere la tempesta per chi non ha un cielo,
e prima te ne accorgi, prima te ne vai e non ci perdi tempo"

...

Spesso mi sento dire: "Web, c'è un tempo per ogni cosa"
E chi o dice?
Forse che ogni momento della vita abbia bisogno del suo tempo per maturare, compiersi e per trovare la sua giusta dimensione?
Può darsi, se visto in questa prospettiva mi può anche andar bene.
Un po' come la frutta di stagione, c'è il tempo delle mele, delle pere, delle fragole e delle ciliegie.
Oggi però siamo tutti globalizzati e se vuoi le ciliegie a dicembre le trovi in qualunque supermercato e ti costano pure un botto.
Non sono la stessa cosa di quelle di giugno ma se hai una voglia improvvisa di ciliegie ci sono.
E allora, come la mettiamo con: "C'è un tempo per ogni cosa?"

C'è davvero sempre "un" tempo per ogni cosa?
O che forse ci può essere "sempre" un tempo per tutto se lasciamo che le cose trovino il loro giusto senso con calma e senza fretta?
Nell'amicizia si può forse affermare: "c'è un tempo per ogni cosa"?
E nell'amore, già, e nell'amore?
Nella vita?
Io non lo credo.

Ho visto amicizie nascere, crescere, prendere slancio e diventare forti e salde quando ormai le premesse non c'erano più ed il passato sembrava averci messo un macigno sopra.
Ho altresi visto amori spettacolari nascere nell'autunno della vita e andare avanti come treni in corsa quando a quell'età la maggior parte degli uomini e delle donne pensa solo ad arrivare a sera ancora vivi.
E mi è capitato di vedere anche degli amori fare dei giri immensi per poi ritrovarsi quando il "tempo per ogni cosa" sembrava aver esaurito il sentimento e chiuso la partita con i giocatori già ritornati a cambiarsi negli spogliatoi e ogni porta sembrava chiusa con una serratura a doppia mandata.
Qual è allora la differenza?
Qual è quella "differenza che fa la differenza" e fa si che le cose succedano al di là del "c'è un tempo per ogni cosa"?

Che sia la spinta, forse la voglia o l'intima certezza che non si è ancora dato tutto oppure il desiderio profondo in ognuno di noi di rimettersi in gioco nella vita e di giocarsi un'altra occasione?
Ho visto donne e uomini alzare le braccia al cielo in segno di resa e soffocare ogni desiderio fino a diventare schiavi dell'attesa di qualcosa che doveva ancora succedere.
Non sapevano bene cosa dovesse succedere ma oggi sono ancora lì, nell'attesa che qualche cosa succeda.
Di tanto in tanto ci saranno delle emozioni che le porteranno a dare un senso all'attesa ma niente di più, la loro vita è già programmata, spesso da altri, come una guida tv che ti dice esattamente cosa vedrai stasera.
Qualche breve interruzione e qualche fuori programma non previsto ma poi tutto rientrerà nei soliti binari e nella solita prevedibilità.
Perché è questo che alla fine quasi tutti cercano, in cui trovano le proprie certezze e i propri punti di riferimento.
Lo sappiamo tutti, se non fai qualcosa per cambiare una situazione, quella non cambia da sola e non succederà nulla.

Dall'altra parte vedo uomini e donne che non si accontentano di far passare la nottata e le cose le vogliono far succedere.
Ci provano con tutto loro stessi.
Penso a Maria, un'amica che giorno dopo giorno cerca di far succedere le cose per suo figlio, lo cerca in tutte le maniere e non è mai vinta.

Le cose, noi, in qualche modo le possiamo far succedere.
Belle o brutte chi siano non si sa, ma qualcosa, se lo vogliamo davvero, la facciamo succedere.
O perlomeno ci proviamo, e se non vanno come vogliamo noi siamo ancora lì a riprovarci ancora.
In questo lungo viaggio credo che sia questo l'importante, donne e uomini perennemente in corsa, a inseguire i propri sogni anche, e soprattutto, quando la stagione dei sogni da rincorrere sembra definitamente tramontata, che posseggono la forza primordiale di andare avanti e non mollare mai e che alzeranno bandiera bianca solo un momento prima del suono della loro campana
Non prima, assolutamente mai prima.

Che sia forse  questa la "differenza che fa la differenza"?
Forse.


 

 

 
 
 

Oddio, non sarò mica diventato uno squalo assetato di sangue?

Post n°714 pubblicato il 16 Maggio 2019 da Web_London

 


"E intanto i giorni passano,
l'inverno prima o poi scolorerà
e la nuova stagione riempirà di fiori i campi"

...

E' mercoledì sera, sono appena tornato a casa e sono stanco.
Oggi è stata una giornata sfibrante.
Il telefono ha cominciato a suonare dalle 7.10 e fino a mezzogiorno non ha mai smesso.
Sta piovendo da due settimane e se va avanti così quest'anno non riuscirò a mettere in piedi l'orto nei tempi giusti per avere quest'estate una raccolta decente.
Al mattino fa ancora freddo e sono tre settimane che rimando il cambio degli armadi sperando che arrivi finalmente la bella stagione.
Era partita bene fino a un mese fa, un caldo bestiale, ma poi il tempo si è rivoltato e sembra sia ritornato di prepotenza l'autunno.

Fra qualche giorno ci saranno le elezioni Europee e noi siamo letteralmente nella merda.
Al governo del nostro paese, Cip & Ciop stanno combinando di quei casini che non sanno nemmeno loro, incoscienti e inconsapevoli dei danni che stanno facendo ogni giorno e che tutti noi pagheremo molto cari anche se la maggior parte della gente non se n' ancora accorta.
Ma è solo questione di tempo, se non cambia, è solo un inevitabile conto alla rovescia.
Dall'altra parte dell'oceano poi, ci sta un altro fenomeno che a suon di Tweet sta combinando il casino più grosso di tutti, impegnandosi alla grande per far cadere il mondo dentro il buco nero di una recessione mondiale da cui non sarà facile uscirne senza pagare pegno.
Insomma, il nostro presente e il nostro futuro sono in mano a della gente che, come dice il buon Forchielli, "hanno la faccia come il culo per le balle che raccontano"

Stamattina mi ha chiamato anche un tipo con l'accento dell'est che voleva farmi fare trading in borsa e mi chiedeva se l'avessi mai fatto.
"Signore, si guadagna, guardi il nostro sito, ha mai investito in borsa?"
"Io? No e nemmeno ci penso"
"Le spiego io ... bla, bla, bla"

Ma io dico, che ci stanno a fare quelli che si fanno il mazzo a studiare per anni i mercati finanziari, a cercare di stare attenti alle buche che ci sono in giro, a cercar di difendere i risparmi della gente e non farli cadere nella merda se poi chiama un pirla qualunque venuto da Marte e ti promette guadagni stellari?
In galera li metterei, lui e quelli che ci stanno dietro perchè chi ci casca c'è sempre e poi son sempre dolori.
Mi chiamano almeno una volta al giorno e anche se ogni volta blocco il numero, il giorno dopo si ripresentano con uno diverso.
Stamattina non avevo voglia di stargli dietro e l'ho messa giù pesante, tanto che alla fine è stato lui a interrompere la chiamata.

In mattinata aspettavo un grosso bonifico per un cliente che ogni giorno mi chiama per sapere se è arrivato.
Lo capisco, ha una certa età, ne ha bisogno e credo che al suo posto anch'io mi comporterei nella stessa maniera.
Alla fine è arrivato e lui era contento anche se non ha idea delle sette camicie che mi ha fatto sudare a furia di chiamare in giro per l'Italia e far raccomandate per fargli avere i suoi soldi.
Quasi due mesi fa gli avevo detto che sarebbe stata una guerra, che la sua banca non l'avrebbe mai mollato tanto facilmente e che si aspettasse di tutto.
Quel giorno, dopo aver preparato le pratiche gli dissi:
"Con quest'ultima firma comincia la guerra"
"Dici sul serio Web?"

"Vedrà se non sarà come dico io"
E così è stato, dopo meno di una settimana è stato convocato con urgenza e in pompa magna dalla sua banca per farlo desistere.
Quella mattina è arrivato da me e mi ha detto:
"Web, mi stanno chiamando ogni giorno, che faccio?"
Erano le nove di mattina e io da lì a poco avevo un paio di appuntamenti già fissati.
"Lei ci va adesso e io vengo con lei"
"Ma tu puoi venire?"
"Aspetti un minuto, sposto due cose e poi andiamo, lei è pronto?"
"Si"
"Si ricorda cosa ci siamo detti l'altro giorno?"
"Si"

E così siamo andati.
Entrando nell'ufficio della banca, con la coda dell'occhio ho visto che la responsabile l'ha accolto con tutte le cerimonie fino a quando non ha visto che dietro a lui c'ero anch'io.
Si è subito irrigidita e ho avuto la netta impressione che avesse capito tutto.
E' uscita un momento e qualche minuto dopo davanti a noi c'era tutta la direzione al completo con l'artiglieria pesante pronta a far fuoco, soprattutto su di me.
Tutti in piedi loro, come guardiani dello Scrigno, e seduti su due seggiole di plastica il mio cliente ed io.
Siamo usciti dalla banca dopo un'ora buona e mentre camminavamo verso il centro il mio cliente mi guarda e dice:
"Web, avevi detto che sarebbe stata una guerra"
"Si, ed il bello è che è appena cominciata e siamo solo all'inizio"
Sono passati quasi due mesi e da allora con quesa person ci siamo affezionati uno all'altro, mi tratta come un figlio e mi chiama per ogni cosa, quando ha un casino o quando mi telefona e mi dice: "Web, forse ho fatto una cazzata, a che ora ti trovo?"

Sono contento per lui e che la guerra sia ormai quasi finita e che adesso sia soddisfatto ma nello stesso tempo mi domando se in questi anni io sia cambiato nei confronti di un certo sistema, se mi faccia ancora riguardi per chi c'è dall'altra parte di una scrivania oppure no.
Nel mondo in cui lavoro io spesso si è chiamati a prendere una decisione precisa e soprattutto a prenderla molto velocemente.
Forse, dico forse, se questo episodio fosse successo qualche anno fa ci sarei andato con i piedi di piombo, avrei provato a trovare una giustificazione, un motivo per cui sono state fatte certe scelte.
Ma ne ho visto troppe, i fallimenti delle due grosse banche venete è stato l'apice, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e non ho più voglia di ascoltare le storie dei "perchè" e dei "per come", non ho più pietà quando qualcuno cerca di negare l'evidenza cercando di vendermi qualcosa raccontandomi la storia di Biancaneve e i sette nani e sperando che io ci creda e mi metta dalla sua parte.
No, senza pietà, in questa guerra non si fanno prigionieri, nè da una parte e nè dall'altra, nel mondo in cui lavoro non ci possono essere due vincitori, uno deve per forza soccombre all'altro.

Posso essere gentile e avere anche un sorriso, fare il finto tonto, se serve, e far credere di avermela fatta sotto il naso fino a quando non si mettono tutte le carte sopra il tavolo.
Oddio, non sarò mica diventato uno squalo assetato di sangue?
Naaaa, non credo, o forse si?
Nel tempo ho solo capito che dall'altra parte c'è chi è disposto a fare anche di peggio e giocare con leggerezza imbarazzante con i risparmi di una vita delle persone e io lo trovo insopportabile.
Io so giocare al loro gioco, con le loro carte, e lo faccio.
E se poi in quel momento sono convinto di essere dalla parte giusta della barricata, come un treno, avanti tutta!

Son giorni furiosi questi, girano velocissimi, a volte mi sento una trottola, ho foglietti di ogni colore appesi dappertutto, promemoria dentro il telefono che suonano in continuazione per non farmi dimenticare le cose e un'agenda che, invece, mi dimentico sempre di aprire.

In questa settimana, prima delle 8, passo ogni mattina dal dentista per delle sedute con il laser che durano si e no una decina di minuti l'una.
"Fanno bene, Web" mi ha ripetuto il dentista
"Se lo dici tu"
"Per una settimana, ogni giorno e vedrai che ti troverai bene"
"Ok"

Ieri mi ero messo d'accordo con il mio amico Bruno che appena fossi uscito saremo andati a prendere il caffè assieme senonchè quando finisco sta cosa del laser il dentista mi ha chiamato nel suo ufficio per raccontarmi un paio di cose
Cinque minuti dopo Bruno ha cominciato a squillarmi e quando sono uscito dallo studio l'ho trovato ad aspettare
"Ancora cinque minuti e poi ti salutavo"
"Buongiorno, intanto, e poi scusami ma voleva parlarmi e lo sai anche tu com'è fatto"
"Ok, per questa volta ..."
"Cosa prendi?"
"Caffè"
"Io cappuccino, dove sei oggi?"
"A Conegliano, e tu?"
"Oggi sono tutto il giorno a Mestre"

L'ho già scritto tempo fa, mi piace da morire questa abitudine di trovarmi con Bruno alla mattina presto per prendere il caffè, fare due chiacchiere e poi salutarci e andare poi ognuno per la nostra strada
In questi giorni lo facciamo più spesso che in passato e la cosa mi piace

Da un po' di tempo avevo voglia di farmi un regalo, da tempo che ci pensavo e l'idea mi girava spesso per la testa
Avevo voglia di regalarmi una macchina per il caffè americano, quella con il filtro di carta e la caraffa.
Poi, la settimana scorsa, mi sono deciso e ho fatto l'ordine su Amazon.
Precisi come un orologio due giorni dopo è arrivata.
Quando è arrivato il pacco in ufficio qualche collega ha cominciato a chiedere curioso che cosa ci fosse dentro e ognuno ha dato la sua risposta
"E' una bambola gonfiabile"
ho sempre risposto io
Bah, non lo so se mi hanno creduto o no, credo proprio di no, a parte un collega a cui l'idea della bambola sarebbe piaciuta soprattutto, ma poco importa, quando la sera sono arrivato a casa l'ho montata e provata subito; perfetta!
Ci vuole anche questo, qualche piccolo pensiero con cui ogni tanto gratificarci, o no?

E intanto i giorni passano, l'inverno prima o poi scolorerà e la nuova stagione riempirà di fiori i campi ...

Ola





 
 
 

Negra? Non si vede? ... Cantante? Ascoltami e vedrai ... Puttana? Sì, ho fatto anche quello

Post n°713 pubblicato il 03 Maggio 2019 da Web_London

 


Negra? Non si vede?
Cantante? Ascoltami e vedrai
Puttana? Sì, ho fatto anche quello
E bevo anche come quattro uomini.
Non mi fai paura, ho suonato in posti peggiori di questo.
In bar di cow boys nel sud dove mi sputavano addosso, in una città dove il giorno stesso avevano linciato un nero
A New Orleans dove un diavolo alla moda ogni sera mi regalava fiori di droga
E a Chicago mi innamorai di un trombettista sifilitico e all'uscita del night mi hanno spaccato la bocca
Sotto la pioggia da una stazione all'altra.
Lady sings the blues

Negra? Sì, ma ci sono abituata.
Cantante? Canto come una gabbia di uccelli, note gravi e alte, e tutto il repertorio. Posso svolazzare come quelle belle cantanti dei film e poi posso piantarti una ballata nel cuore.
Vuoi strange fruit? Vuoi midnight train? Posso cantartela anche da ubriaca o con un coltello nella schiena o piena di whisky e altro, perché sono una santa
E il mio altare è nel fumo di questo palco dove Lady sings the blues

Negra? Negra e bellissima, amico.
Cantante? Non so fare altro.
Puttana? Beh sì ho fatto anche quello.
E bevo come quattro uomini. Non toccarmi o ti graffio quella bella bianca faccia
Posate il bicchiere, aprite quel poco che avete di cuore, state zitti e ascoltate.
Io canto come se fosse l'ultima volta.
Fate silenzio, bastardi e inchinatevi.
Lady sings the blues

E quando tornerete a casa dite: "ho sentito cantare un angelo con le ali di marmo e raso, puzzava di whisky era negra puttana e malata"
Dite il mio nome a tutti, non mi dimenticate, sono la regina di un reame di stracci, sono la voce del sole sui campi di cotone.
Sono la voce nera piena di luce, sono la lady che canta il blues
Ah, dimenticavo ... mi chiamo Billie.

Billie Holiday

...


Billie Holiday
The Very Thought of You

 

 
 
 

Orfani bianchi, un prezzo drammatico da pagare per le donne che si prendono cura dei nostri cari

Post n°712 pubblicato il 08 Aprile 2019 da Web_London

 

"La separazione dalla madre è troppo dolorosa, così i bambini decidono di togliersi la vita.
Il suicidio viene visto dai bambini come l'unico modo per far tornare le mamme a casa"

...

Si svegliano una mattina. E le loro mamme non ci sono più. Partite. La maggior parte verso l'Italia. A fare le badanti, a prendersi cura dei nostri vecchi e dei nostri figli. Mentre i loro vecchi e i loro figli restano da soli, in Romania, Moldavia, Ucraina, Polonia o Russia.
Da un lato l'Italia che invecchia ogni giorno di più, dove le famiglie - tantomeno lo Stato - non si occupano più della famiglia. Dall'altra i Paesi dell'estremo Est dell'Europa, dove invece le famiglie si sgretolano per risolvere i problemi delle nostre.
I figli a distanza crescono con i padri, le nonne, le zie, i vicini di casa o addirittura da soli in istituti per minori. "Orfani bianchi", li chiamano: secondo l'Unicef sono almeno 350mila in Romania, 100mila in Moldavia. E spesso la separazione dalla madre è troppo dolorosa, l'attesa troppo lunga da sopportare. Nei casi meno drammatici, questi bambini finiscono per essere depressi, sviluppano dipendenza dalle droghe o dall'alcol, o prendono la strada dell'illegalità. Nei casi più drammatici si tolgono la vita, anche a dieci, undici, dodici anni. «Un gesto estremo», spiega Silvia Dumitrache, presidente dell'Associazione donne romene in Italia, «credendo che sia l'unico modo per far tornare le mamme a casa». Quanti siano i suicidi tra gli orfani bianchi non si sa con precisione.

Non esiste alcuna statistica, né il governo romeno si occupa del fenomeno (basti pensare che in Romania un ministero per i Romeni nel mondo esiste pure, ma non ha neanche un'anagrafe degli emigrati e ora ha chiesto alla Chiesa ortodossa di aiutarlo nel censimento).
«Io ho contato almeno 40 suicidi di bambini negli ultimi anni», racconta Silvia, «poi mi sono fermata, non ce la facevo ad andare avanti».
Le badanti in Italia sono più di un milione e seicentomila (dati Censis): più di quattro quinti sono donne, e oltre il 77% è straniero, in maggioranza romene, seguite da ucraine, filippine, moldave, marocchine, peruviane, polacche e russe. Donne che lasciano tutto, figli compresi, per garantire alle famiglie a distanza una vita migliore. I mariti perdono il lavoro, e loro partono.

È il mercato dell'assistenza familiare che le cerca.
Le vediamo guidare sotto braccio i nostri vecchi, accompagnarli negli ultimi anni della loro vita, occuparsi di quello di cui non vogliamo (o possiamo) più occuparci. Ma di quello che si sono lasciate alle spalle, delle famiglie che hanno salutato a migliaia di chilometri di distanza per prendersi cura delle nostre sappiamo poco o nulla.
«Diaspora romena», la chiama Silvia Dumitrache, che a Bucarest faceva la redattrice in una rivista culturale. «È un fenomeno che ha a che fare con l'emigrazione economica, ma anche con l'emancipazione della donna romena», spiega. «In Romania, soprattutto nel Nord del Paese, molti uomini hanno problemi di alcolismo e finiscono per diventare violenti. Così le donne fuggono in Italia a lavorare, magari svengono per stanchezza, ma non sotto le botte dei mariti. Chi paga le spese di queste situazioni sono i bambini che restano con le nonne o con le zie, ma senza le mamme».

Secondo Unicef, il numero dei minori lasciati a casa in Romania sarebbe pari al 7% della popolazione romena tra gli 0 e i 18 anni. Più della metà (52%) vive nelle zone rurali, dove è più frequente che siano le madri a partire, contrariamente alle grandi città dove più spesso è il padre ad allontanarsi; e più della metà ha meno di dieci anni.

La separazione dalla madre è troppo dolorosa, così i bambini decidono di togliersi la vita
Il fenomeno non è nuovo in Romania, dove durante la dittatura comunista esistevano i cosiddetti «bambini con la chiave al collo», chiamati così perché passavano il loro tempo davanti alle porte delle loro case con la chiave appesa al collo, in attesa che i genitori rientrassero dopo una giornata di lavoro. Quella generazione, spiegano gli esperti, è la stessa che oggi emigra lasciando i figli a casa pensando che «così come è stato per loro in passato, il compito del genitore sia quello di sostenere i figli da un punto di vista materiale proprio perché sono stati abituati a una distanza emotiva e a volte anche fisica dei genitori».
Ma Silvia Dumitra che ha anche un'altra spiegazione: «Ceausescu emanò un decreto in cui impedì l'aborto», racconta, «nacquero i cosiddetti decrezei, bimbi non voluti cresciuti con poco affetto, non abituati a una genitorialità presente. Per questo rimangono molti bambini da soli in Romania e in altri Paesi no, per questo molti bambini si tolgono la vita in Romania e in altri Paesi no. C'è questa sofferenza accumulata. È come una malattia. Resta da chiedersi che genitori saranno a loro volta questi "orfani bianchi"».

Solo in Italia i romeni sono più di un milione (di cui oltre la metà donne), circa quattro milioni in tutta Europa. Silvia è una di loro, stabilitasi nel nostro Paese, a Milano, undici anni fa per curare suo figlio. Finché una sera del 2010 in tv vede una documentario, Home Alone, a Romanian Tragedy, che racconta la storia di tre bambini suicidi in Romania dopo la partenza delle madri per l'Italia. Tre bambini che un giorno, dopo la scuola, si sono impiccati.
«Davanti a quelle immagini ho capito che dovevo fare qualcosa», racconta Silvia, «così prima ho creato un gruppo su Facebook per cercare di attirare l'attenzione dello Stato su questi eventi disastrosi, poi grazie alle conoscenze che avevo in Romania è partito il progetto "Mamma ti vuole bene", in romeno "Te iubeste, mama!"». Tramite la rete delle biblioteche nazionali romene, molti paesi e città romene si sono popolate di postazioni Internet da dove i bambini rimasti soli possono collegarsi gratuitamente via Skype per parlare, e guardarsi, con le mamme a distanza. Silvia è appena tornata dalla Romania, dove ha fatto il giro di alcune delle biblioteche che hanno aderito al progetto. Un gruppo di bambini le ha dato dei disegni da consegnare alle madri in Italia. Uno di loro non sa neanche dove sia la mamma. Quando ne parla Silvia non riesce a non commuoversi. In uno dei disegni c'è scritto: «Mamma ti voglio bene. Ero sconvolto quando mi hai lasciato da solo». E ancora: «Cara mamma, mi manchi molto da quando te ne sei andata»; «è difficile senza di te, ti prego di tornare».

«Non basta il telefono per restare in contatto con le mamme», spiega Silvia, «serve il contatto audiovisivo, per vedere come crescono i propri figli, soprattutto quando le donne non riescono a tornare a casa almeno una volta all'anno. Ma spesso in Romania anche se una scuola possiede un computer connesso alla Rete, i bambini non possono usarlo perché manca il personale di sorveglianza. Nelle zone rurali un computer non è un giocattolo che costa poco. Il mio sogno è dare un portatile a ognuno di questi bambini di modo che possano parlare con le loro mamme». Certo, «non è come essere a casa con il proprio figlio e dargli il bacio della buona notte. Però ci si può confidare, fare i compiti insieme, ci si può guardare negli occhi. E non lo dimentichi, vai a dormire con quell'immagine». Cosa che fa bene ai figli, ma anche alle mamme. «Perché se stanno bene le mamme, stanno bene anche i figli».

Molto dipende da come le mamme vanno via. «Se spieghi a tuo figlio dove vai e per quanto tempo, è come andare dal dentista: il medico ti dice che il dente ti farà male per un certo periodo di tempo, ma c'è una fine. Diverso è quando si parte mentre il bambino dorme perché la mamma di solito per non far male al proprio figlio non glielo dice. Magari glielo dice il giorno dopo la nonna: "La mamma è dovuta partire e fra poco torna"». In Romania, se va bene, restano i padri, i vicini di casa, le altre donne della famiglia, che si occupano della cura dei figli. Se va male, i bambini finiscono negli istituti per minori. «I genitori», spiega Silvia, «nella maggior parte dei casi vanno via senza avvisare le autorità, non lasciando la tutela legale dei bambini a nessuno. Le procedure sono lunghe e chi prende in affido un minore deve avere determinate caratteristiche, sottoporsi a un test psicologico, per questo si evita di farlo. Tante, poi, non dicono che sono venute in Italia a fare le badanti perché si vergognano. Magari in Romania sono ingegneri, insegnanti, hanno una preparazione universitaria. Così partono e basta. Ma se un bambino viene aggredito o se fa uso di alcol e droga, allora interviene l'autorità pubblica e finisce in un istituto.

Di recente è stata approvata una legge che multa i genitori che vanno via senza avvisare le autorità, ma l'effetto è che la gente si nasconde di più. Partono senza dire niente neanche ai vicini di casa».
Si prende il pullman alle 5 del mattino, dopo due giorni si arriva in Italia, dove magari qualche altra connazionale ha già trovato una famiglia per te. Il percorso è tanto semplice quanto difficile. Portare con sé i bambini spesso è impossibile. Fare la badante significa vivere nella stessa casa dell'anziano assistito, lavorare senza sosta, trascorrere notti in bianco. È un lavoro logorante. «Vivono in clausura, senza uscire e senza parlare con nessuno», dice Silvia. «In tante sviluppano forme di asma, stanno male, hanno sguardi vuoti e assenti.
Non è normale che si faccia una vita del genere. E i bambini percepiscono il malessere delle mamme. Alcuni si suicidano proprio perché pensano che così le mamme tornano a casa e smettono di soffrire». Secondo un'indagine di Acli Colf, il 39,4% delle badanti dice di soffrire di insonnia, e il 33,9% di ansia o depressione. Una su tre, nell'ultimo anno, non è mai andata da un medico a controllare il proprio stato di salute, e tra le under 35 il dato sale al 44,2 per cento.
Il suicidio viene visto dai bambini come l'unico modo per far tornare le mamme a casa

Nel 2005 due psichiatri ucraini, Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych, hanno coniato un nome, "sindrome italiana", per identificare la depressione diffusa tra tante donne badanti tornate in patria dall'Italia. Madri poco più che ventenni, piombate senza filtri in case sconosciute a curare anziani malati, spesso in condizioni di isolamento, che al ritorno nel proprio Paese poi fanno fatica a reinserirsi in famiglia, a parlare con i figli per i quali magari si sono trasformate in asettici bancomat dispensatori di soldi e regali.
«I figli per colmare la mancanza di affetto chiedono sempre di più, ma anche per i parenti che si prendono cura dei figli». In Romania, racconta Silvia, «ho incontrato una donna che al ritorno dall'Italia non capiva dove si trovava, non riusciva a comunicare con i propri figli. Queste donne si sentono invecchiare insieme agli anziani che curano. Non hanno più 20 anni, ma 70».
La "sindrome italiana" è l'altra faccia della medaglia degli orfani bianchi, l'altra faccia dell'assenza di servizi pubblici che porta le donne italiane (su cui ricade ancora il 70% del tempo della cura della famiglia) che vogliono entrare nel mondo del lavoro a rivolgersi ad altre donne, più povere. Secondo il Censis, la crescita della domanda di servizi di assistenza porterà il numero degli attuali collaboratori domestici a più di 2 milioni entro il 2030. Un boom, scrive Mara Tognetti Bordogna in Donne e percorsi migratori, che ha consentito «alle donne italiane di lavorare fuori casa "conciliando" gli impegni familiari, senza nulla cambiare nella relazione di genere».

Le donne continueranno a partire, «e vengono giudicate male dalla comunità in cui vivono e dalle autorità», dice Silvia Dumitrache. Per i bambini che restano, «la parte dolorosa non è tanto il distacco, quanto l'attesa che non finisce mai. E poi c'è la mancanza di comunicazione, il non poter immaginare cosa fa la mamma nell'altro Paese. Ti senti abbandonato. Per questo i bambini si tolgono la vita. Pochi si accorgono del loro disagio, perché in Romania, soprattutto nelle zone rurali, la figura dell'assistente sociale è assente». La situazione è ancora più grave in Moldavia: qui il numero dei suicidi tra i preadolescenti è altissimo, e il governo ha avviato una campagna di informazione e sostegno per le emigrate e le loro famiglie. Cosa che in Romania ancora non esiste. «Manca la prevenzione, ma anche il supporto delle famiglie a distanza», spiega Silvia. «Sia lo Stato di partenza sia lo Stato di arrivo sono colpevoli di questo disagio. È un fenomeno sottovalutato a livello europeo».

E non è un caso che il progetto "La mamma ti vuole bene", messo in piedi da Silvia con i pochi mezzi a disposizione, non riesca a rompere il muro di gomma dei palazzi romani e a trovare fonti di finanziamento per essere diffuso tra le badanti italiane. «L'Italia è l'unico Paese al mondo con oltre 1,5 milioni di badanti», dice, «ma non ha una politica adeguata. Dal 2008 non è cresciuta la spesa dello Stato nella cura degli anziani, è cresciuta solo la spesa delle famiglie». Molte delle badanti «quando arrivano non conoscono l'italiano e vivono situazioni di disagio, con l'aggiunta della sofferenza dovuta al distacco dalle proprie famiglie e dai propri figli», spiega Silvia. Nel 2011 la giunta comunale di Milano aveva approvato un progetto pilota per uno sportello di accoglienza, ma senza finanziamenti. Ora sta per nascere uno "sportello donna" nella Cascina Cuccagna della città per due ore alla settimana, ma anche qui non ci sono finanziamenti. «Serve un progetto governativo di accoglienza e informazione per affrontare in modo serio questo problema, il volontariato da solo non basta». Un esempio: «Vogliamo far emergere il lavoro nero? Insegniamo a queste donne a usare un conto bancario senza maneggiare solo contanti». Il sito che Silvia aveva creato per fare informazione tra le immigrate straniere, famigliaonline.it, è fermo ad aprile 2013. Motivo: mancano i soldi per pagare qualcuno che curi la parte informatica. «Vorrei che diventasse una piattaforma di comunicazione tra la diaspora romena e la Romania», ripete più volte.

Ma la vita delle donne straniere che curano i nostri anziani, per il momento, resta confinata nelle case di chi le ospita. Le vedi nei parchi delle nostre città di domenica pomeriggio, quando hanno qualche ora di riposo. O in attesa nelle stazioni dei pullman cariche di scatole e valigie. Le poche che riescono a tornare per pochi giorni nei loro Paesi hanno le borse piene di giochi, qualcuna carica sul pullman anche qualche bicicletta. Ma di loro, dei loro figli e delle loro famiglie, soprattutto da quando Paesi come la Romania sono entrati in Europa, non si occupa nessuno. Né lo Stato di partenza, per il quale sono il miglior contribuente: «I soldi che queste donne spediscono ogni mese alle loro famiglie vengono usati senza che però loro facciano spendere niente allo Stato, e non pesano neanche sul tasso di disoccupazione».
Né lo Stato di arrivo, come l'Italia appunto, che pure alle badanti riserva sempre delle quote maggioritarie nei decreti flusso, e che alle badanti ha ormai demandato il lavoro di cura dei suoi anziani.

Fonte: https://www.linkiesta.it

 

 
 
 

Ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no, qua non rimborsano mai

Post n°711 pubblicato il 05 Aprile 2019 da Web_London

 

 

 


Perdo treni, perdo le cose,
perdo tempo, e perdo un sacco di occasioni,
Oi, mai una volta che perdessi qualche chilo!

...

Se un bel giorno passi di qua
lasciati amare e poi scordati, svelta, di me
Che quel giorno è già buono per amare qualchedun'altro,
qualche altro.

Dicono che noi ci stiamo buttando via,
Ma siam bravi a raccoglierci

(Luciano Ligabue)

...

"Web, se mi dovessi separare io credo che non mi risposerei mai più"
"Già"
"Magari posso avere una compagna, questo si, e posso anche avere altri figli, ma non credo che mi sposerò ancora"
"Già"
"Troppi casini, troppi legami, troppo tutto"
L'uomo mi parlava ed era un fiume in piena. Non che la cosa lo toccasse ma lui è così, su ogni cosa, che lo riguardi o meno, deve dire la sua e per forza deve essere la verità assoluta e incontestabile.
Io ormai non ci provo nemmeno più a rispondere, è tempo perso e non si va da nessuna parte
Ma su questa cosa che mi ha detto oggi, che non abbia ragione lui?
Mah ...


...

Non è vero che il destino entra alla cieca nella nostra vita.
Io credo che entri dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato

(Giorgio Gaber)

 


Non è tempo per noi
Luciano Ligabue

 


 
 
 

E se avesse ragione lui?

Post n°710 pubblicato il 17 Marzo 2019 da Web_London

 

 

Ultimamente, un amico mi ha parlato di Mauro Biglino e di quello che è il suo lavoro.
Il nome lo conoscevo e l'avevo già sentito in giro ma sinceramente nulla di più
Incuriosito, ho iniziato a seguire qualche sua conferenza, su youtube ce ne sono tantissime
Beh, che dire, sono davvero sconcertato e spiazzato
L'argomento è intrigante e coinvolgente, in qualche modo riscrive l'intera storia dell'uomo e la rende completamente diversa da quella che conosciamo e ci hanno sempre insegnato.
Quando posso, in questi giorni lo sto ascoltando, ogni tanto mi fermo a riflettere e poi riprendo. Mi capita anche di tornare indietro e ricominciare dall'inizio.
Biglino usa un linguaggio semplice, l'argomento è affascianante e lui è ferrato e tiene in pugno la materia con estrema credibilità, sicurezza e passione.
Ed io, in tutta l'onestà intellettuale, mentre lo ascolto mi chiedo sempre più spesso: E se avesse davvero ragione lui?

Ola

 
 
 

Io sto con Greta

Post n°709 pubblicato il 16 Marzo 2019 da Web_London

 


Greta Thunberg, una ragazzina svedese di 16 anni, durante il vertice delle Nazioni Unite ha messo in riga i potenti, o presunti tali, del mondo, dicendo con parole disarmanti quello che nessuno ha avuto mai il coraggio di dire in occasioni come queste:

«Voi parlate soltanto di un'eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l'unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d'emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini.
La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all'interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema.»

Oggi milioni di ragazzi hanno manifestato nelle piazze di tutto il mondo per chiedere alla politica alzare il culo dalla sedia e di prendere in mano il problema dei cambiamenti climatici prima che sia troppo tardi.
Vedere stasera le immagini alla tele è stato per me una cosa incredibile, ne sono letteralmente restato incantato.
E tutto è partito da lei, da Greta, una ragazzina svedese di sedici anni con una semplice idea in testa, salvare la nostra terrà prima che sia troppo tardi e poterla lasciare ai nostri figli in condizioni migliori di quanto non lo sia adesso.

Ed io, davanti alla giornata di oggi, davanti alle immagini di tutti quei ragazzi colorati, festosi e determinati sparsi nelle piazze di tutto il mondo, resto senza parole.

Io sto con Greta e con tutti loro.



 

 
 
 

Non mi ricordo quando e come è successo, sarà un anno o giù di lì, ma questa cosa del caffè al mattino mi piace da morire!

Post n°708 pubblicato il 13 Marzo 2019 da Web_London

 


"E serve pane e fortuna, serve vino e coraggio,
soprattutto ci vogliono buoni compagni di viaggio"

(Luciano Ligabue)

...

Non mi ricordo quando e come è successo, sarà un anno o giù di lì, ma questa cosa del caffè al mattino mi piace da morire!

E' stato con una telefonata ricevuta un giorno di mattina presto:
"Ciao Web, sei già partito da casa?"
"Ciao, sto partendo adesso"
"Prendiamo un caffè che devo chiederti una cosa?"
"Ok, ci vediamo fra cinque minuti"

E' cominciata così, almeno così mi par di ricordare, anche se ora sinceramente non mi ricordo nemmeno qual'era quella cosa che volesse chiedermi, ma da quel giorno, piano piano, tra una telefonata al mattino presto e un'altra, da quasi un anno una volta alla settimana, quasi sempre due, io e Bruno, un mio amico di vecchia data, ci troviamo a bere il caffè assieme alla mattina presto.
Chiama lui oppure io, a volte basta un messaggio con l'ora e il posto, e cominciamo la giornata trovandoci in un bar del centro del paese.
Una volta in una pasticceria, una volta nell'altra, al bar dei cinesi oppure in quello dall'altra parte del paese non importa, la cosa bella è che è diventato un appuntamento fisso.
Qualche minuto, un caffè, due chiacchiere, le ultime novità e poi ognuno va per la sua strada e al suo lavoro.

Una sera di qualche settimana fa mi ha invitato a cena a casa sua con tutta la sua famiglia.
Mentre mangiavamo l'arrosto preparato dalla moglie nel pomeriggio, ho guardato i suoi tre figli e ho detto: "Lo sapete che io e vostro padre abbiamo una cosa bella tutta nostra?" raccontando poi dell'appuntamento del mattino.
Non sapevano granché del nostro caffè del mattino ma dalle loro espressioni ho avuto l'impressione che ne fossero colpiti e sinceramente contenti.

Eh si gente, perchè questa "è davvero" una cosa bella, una cosa tutta nostra, un piccolo spazio che ci siamo creati nel tempo a cui sia io che lui ci teniamo.

E credetemi sulla parola, a me piace da morire sta cosa qui!

Ola


 
 
 

E scommetto che la terra è piatta, giusto?

Post n°707 pubblicato il 06 Marzo 2019 da Web_London


"Quando si allungava l'ombra sopra tutta la giornata
eri solo più lontana, ma tu ci sei sempre stata"

(L.L.)

...

Beh, insomma, tutto avrei immaginato ma che il mio fruttivendolo fosse il più fulgido esempio del complottismo giudaico-massonico, questo no per piacere, questo proprio no!

Ma andiamo con calma e con ordine.

Ieri pomeriggio, verso sera, decido di fermarmi un momento dal mio fruttivendolo a comprare qualche mela, dei pomodori e due cavolfiori.
Luciano, così si chiama il mio fruttivendolo, mi accoglie in negozio mentre sta ascoltando con grande interesse un video su youtube.
(Chissà cosa lo prende così tanto ...)
Non ha ancora sessantanni, è simpatico e parla sempre. E tutto fuorché una persona noiosa, con lui puoi parlare di tutto ed è un piacere stargli assieme.
Ma ieri sera, Signore Santissimo dei Cieli, ieri sera era svalvolato di brutto
"Ciao Web, cosa ti posso dare?"
"Mi dai un po' di queste mele, mezzo chilo di pomodori pachino e due cavolfiori"

E fin qui niente da dire, tutto come al solito.
Mi prende delle belle mele, i pomodori, i cavolfiori e mette tutto dentro una borsa.
Io pago e mentre sto uscendo butto l'occhio su dell'uva scura.
"Da dove viene questa?" gli chiedo
"Perù!"
"Addirittura, ormai siamo tutti globalizzati"

A quel punto, come una scintilla che ha finito la miccia ed è arrivata ad un millimentro dalla polvere da sparo, lui comincia ad accendersi:
"Eh si, Web, siamo globalizzati, noi siamo quello che mangiamo, e tutta la stria dell'uomo è legata al cibo."
"E poi"
, continua prendendo fuoco un po' alla volta, "fin dai tempi antichi, migliaia di anni fa, quando gli uomini sono venuti a contatto con gli alieni arrivati sulla terra a insegnarci a fare quei monumenti che non avremo mai potuto fare con le conoscenze di allora"
"Beh", dico io, "anche i ho il sospetto che ci sia stato qualcosa, a quei tempi non avevano la tecnologia per fare certe sculture, si, lo credo anch'io"
Al che, pensavo finita li, mentre invece da quel momento la miccia ormai è arrivata e la polvere da sparo esplode.
(BOOM!)
"Ma gli alieni non sono solo venuti qui, hanno mischiato il nostro DNA con il loro e sono ancora qui, alcuni sono tra di noi e si riconoscono perché parlano senza muovere le labbra e possono stringere la pupilla come i gatti e i serpenti, hanno detto che una giornalista di non so dove sia aliena, ... e poi i serpenti, per gli alieni i serpenti portano saggezza mentre nella Bibbia c'è scritto che sono falsi ... perché la vera Bibbia era quella degli ebrei che solo più tardi è stata tradotta per i cristiani. La Bibbia degli ebrei dice che l'uomo deve sottomettere gli altri ed è quella che hanno letto gli ebrei e se guardi bene sono loro che controllano il mondo, mentre la Bibbia tradotta per i cristiani dice che gli uomini devono essere sottomessi ai loro capie padroni e stare buoni ... Ecco, vedi Web perché allora gli ebrei controllano tutto? E poi il serpente per loro è saggezza e difatti è stilizzato nella croce delle farmacie e poi in Sala Nervi a Roma è disegnato ... non è un serpente ma se lo guardi bene lo è, guarda qui!"
A quel punto prende il telefonino, va su Google, digita qualcosa e poi mi mostra lo schermo con la Sala nervi bene in vista.
"E poi sappi Web che gli alieni ci controllano ancora ma non hanno voglia di distruggerci perché per loro noi siamo una risorsa e se ci distruggessero perderebbero delle risorse importanti ... E sai come sono venuti qui? Sopra un pianeta, utilizzandolo come un traghetto e passando attraverso un buco spaziotemporale ... e pensa che i testi sumeri dicevano già tutto come quelli indiani che non sono mai stati tradotti scrivono dello spaziotempo ... e tutti i grandi scienziati della storia li hanno letti prima di fare le loro scoperte percé in queli libri c'era gia tutto"
Insomma, un delirio!
Alla fine di tutto questo discorso con cui è diventato tutto rosso, lo guardo e puntandogli un dito addosso gli dico:
"E scommetto che la terra è piatta, giusto"?
E Luciano, che a quel punto pensavo cedesse un momento e sdrammattizzase tutto quel lunghissimo delirio, mi guarda serio e mi dice: "Questo, ancora non lo so!"
Aiuto, Mio Dio, che si è fumato oggi, la cicoria?

E pensare che eravamo partiti 20 minuti prima da un cavolfiore e qualche mela!!

Ola


 

 
 
 
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