Il terremoto ancora non c'era stato.
il-lento-inverno2AndreaSbarretti

“Guarda che bella giornata oggi.

 E' il 5 ottobre e sono 20 gradi. Sembra che questa estate non voglia mai finire.
 Lo senti? questo sibilo. E' il vento del nord che farà abbassare le temperature.
 Fra un mese qui ci sarà un metro di neve”.

Il LENTO INVERNO. 

11 giugno 2017, mi decido a contattarlo dopo aver visto alcuni capitoli del suo documentario “Io Rifletto”.  Andrea Sbarretti umbro, regista indipendente. Voglio raccontarlo su SITcultures perchè ogni giorno, vitalmente, prendono forma  idee che meritano di uscire dal cono d’ombra.  Al momento il suo documentario “Io Rifletto” sta andando in onda su una Tv umbra.

I primi di ottobre 2017 Andrea Sbarretti mi gira in visione un trailer, è girato a Castelluccio di Norcia, messo in ginocchio dal terremoto del 2016. Dal 15 ottobre sarà sul luogo, con la sua Sony HD e Sennheiser MKH70, a raccontare le zone terremotate attraverso lo sguardo dei loro abitanti e della loro gran voglia di ricominciare. Di una famiglia di agricoltori. Poi sarà inverno. Il Lento Inverno, il quinto film di Andrea Sbarretti.

Ciao Andrea intanto come è nata l’idea e quale è il filo conduttore dei 33 capitoli del Docu Film (da 33 minuti)?

La prima puntata di “Io rifletto” è stata girata nel 2011 a Civitella del lago, Guardea e Montecchio, 3 paesi poco conosciuti dell’Orvietano. L’idea era proprio quella di raccontare piccole realtà dell’Umbria, attraverso la vita dei protagonisti.

Posso chiamarli capitoli di un documentario sociale itinerante? Il filo conduttore? (Dove si possono vedere ora i documentari?)

Il filo conduttore è la maniacale presentazione della topografia dei luoghi. I luoghi nei miei lavori, sono sempre i veri protagonisti ed influenzano i comportamenti della popolazione.  Qui tutti gli episodi.

Come e perché hai iniziato l’esperienza di regista e cosa ti ha fatto scegliere il genere documentaristico? Quali altri film hai diretto?

Il poeta Allen Ginsberg diceva: “considero l’immagine, non il completamento della parola, ma la parola stessa che realizza lo sguardo”. Ecco, io mi sono avvicinato alla regia perché attratto dalle immagini, dalle prospettive, dalla luce. Scegliere di girare documentari, garantisce una libertà assoluta nel creare emozioni attraverso un momento particolare; un tramonto, una nevicata, ma anche una discarica con i gabbiani che volano sopra. Tutte immagini terribilmente belle. Ho girato altri 4 film: “Il muro del passato”, “La sella del vento”, “Don Pierino” e “Lontano da tutti”.

Hai un regista, un maestro di riferimento? Raccontaci le tue intuizioni.

Ho fatto la tesi su Paolo Sorrentino, che considero il più grande talento ancora in vita del cinema mondiale. Mi piacciono molto i film di un regista turco, Nuri Bilge Ceylan.

Di Ceylan, Uzak (2003) e C’era una volta in Anatolia (2011) vincono il Grand Prix al Festival di Cannes, Le tre scimmie (2008) il premio per la miglior regia  a  Cannes;  Il regno d’inverno – Winter sleep(2014)la Palma d’Oro.(ndr)

Il 18 ottobre avevi già premontato le prime due scene con gli attori vestiti da “5ottobre” ad un picnic sui campi di Castelluccio, il plaid, il cibo, l’auto, la casa. La casa lasciata. Il tempo che per Giacomo, “se fosse stato possibile, lo avrebbe fermato il 29 ottobre 2016”.

Lo stile emerge. Andrea raccontaci de Il lento inverno.

L'immagine può contenere: montagna, cielo, nuvola, spazio all'aperto e natura

E’ un film ambientato a Norcia, dopo il terremoto. Però non è un film triste. E’ molto riflessivo, ma non indugia sulle disgrazie e sul dolore degli abitanti. Racconta la vita di una famiglia che alleva lumache; gli amori, il lavoro, il passato che ritorna e gli sbagli di una vita. Sono cresciuto in Valnerina, lungo il Fiume Nera che ha scandito i tempi della mia adolescenza. Sono molto legato a questi luoghi. Durante le riprese del film “Lontano da tutti”, già meditavo di ambientare il futuro film nell’alta Valnerina, nelle zone comprese tra Borgo Cerreto, Cerreto di Spoleto, Preci e Norcia. In questi territori, le montagne travestono di luce ogni cosa e regalano sensazioni uniche. Io volevo riportare in un film queste sensazioni. Il terremoto ancora non c’era stato e dopo il sisma ho messo fortemente in dubbio il progetto, perché temevo di strumentalizzare la disgrazia. Poi un bel giorno, tornando a Castelluccio di Norcia, le emozioni sono state talmente forti che mi sono deciso a girare il film, modificando un po’ la sceneggiatura originaria, per adeguarla ai nuovi fatti.

Il 20 novembre Il lento inverno è a 17 minuti pronti e il 20 dicembre il film è montato al 50%. Quasi pronto per le sale. Ad anticipare il tuo inverno, esce “La botta grossa” di Sandro Baldoni, un documentario road movie girato tra Umbria e Marche che racconta cosa è accaduto dopo il terremoto (al Nuovo Sacher di Roma con Moretti il 12 Novembre). Quale è il punto di forza del Cinema Indipendente, cosa pensi di offrire con la visione di una storia purtroppo già raccontata dai media?

Non ho visto quel documentario, ma credo che si basi su delle interviste agli abitanti di Campi di Norcia e zone limitrofe. “Il lento inverno” invece è un film vero e proprio, con i movimenti di macchina, con gli attori che recitano una parte e con tutte le invenzioni, la fantasia e le emozioni che può trasmettere l’arte della cinematografia.

Sono due lavori completamente diversi. Il Cinema Indipendente purtroppo in Italia non esiste, poiché se non c’è dietro una Distribuzione (La botta grossa è distribuito dall’Istituto Luce) è praticamente impossibile farlo vedere ad un pubblico consistente.

 “La “botta grossa” è prodotto da “Acqua su Marte” con Rai Cinema e con il sostegno di Lombardia Film Commission, distribuito nelle sale da Luce Cinecittà e presentato con un’anteprima evento da Nanni Moretti” al Nuovo Sacher di Roma (novembre 2017).” Baldoni da questo punto di vista ha realizzato una “magia” che poteva o doveva essere targata Umbria. Ci si sarebbe potuto aspettare intanto un’Umbria Film Commission? La strategia di Produzione e Film Commission Lombarde, Distribuzione e Promozione Romana con testimonial celeberrimi, disegnano l’architettura di una nuova Industria cinematografica italiana emergente che non è sicuramente quel fronte di un “sistema cinema” umbro attualmente inesistente, di una film Commission che riparte dopo anni di stop, con l’intento di ridare slancio alla regione dopo il sisma. Di norma una Film Commission promuove sul proprio territorio la realizzazione di film, fiction TV, spot pubblicitari, documentari e di ogni altra forma di produzione audiovisiva per aumentare la visibilità del territorio; favorirsce ad un tempo l’impiego di maestranze locali e lo sviluppo delle imprese dell’audiovisivo e di tutto l’indotto correlato, in collaborazione con le Camere di Commercio e gli Enti Locali preposti. Tra tutto questo c’è il cinema indipendente, di film prodotti senza l’intervento di una grande casa di produzione, spesso autoprodotti da registi che fanno Arte cinematografica, di spessore, e rischiano di restare all’ombra di quelli che sembrano, a volte, magheggi di settore. (ndr)

Quali sono i prossimi passi?

Cosa hai nel cassetto dei sogni?

Attualmente sto completando “Il lento inverno”, ma una volta finito inizierà la parte ancora più complicata, quella di distribuirlo. Il sogno è proprio quello di avere la possibilità di far uscire in diverse città d’Italia i miei film. Suppongo che gli spettatori si siano stufati di vedere sempre le solite commedie italiane o gli stessi film stereotipati americani. Credo che abbiano voglia anche di vedere attori nuovi, sguardi nuovi, espressioni diverse su volti che non siano sempre le stesse maschere.

E soprattutto credo vogliano vedere paesaggi, territori italiani, che il cinema attuale relega sempre più in pochissime inquadrature, preferendo comodi e retorici interni, che non possono far altro che produrre film confezionati, senza sapore e tutti simili.

Se la Lumaca può diventare la metafora dell’identità dell’uomo col suo guscio/casa imperdibile e perduta e del guscio di protezione che delimita la cavità per respirare, la  lentezza della chiocciola è la capacità intrinseca e naturale di procedere con estrema attenzione in ogni meandro del “terreno” vita.  Il Lento Inverno,  slow e al tempo stagione interminabile, introspezione mai smessa di  luoghi e persone, è come tornare a respirare.  Ci sarà una primavera? …”anche trascinandoci usciremo da questo fango“.

“Dobbiamo tagliare l’erba.
Altrimenti le lumache non ci vanno sotto terra.
Poi quando arriva il freddo le ammazza tutte.

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SIT INtervista IL LENTO INVERNO Andrea Sbarretti regista Il terremoto a Castelluccioultima modifica: 2018-11-14T09:10:03+01:00da Dizzly