Rospigliosi6 Rospigliosi7 Osteria dei pittori

L’osteria dei Pittori mostra itinerante a Zagarolo di Roma nelle sale affrescate e sugli sfondati prospettici dei Rospigliosi.

Pare di vedere nell’evento d’arteL’osteria dei Pittori un desiderio ed è, di ricomporre un tempo, di raccontare per informare e storicizzare nuovamente, quanto meno omaggiare, quel manifesto culturale di confronto che caratterizzò il fermento artistico che negli anni 50 vede Roma la meta per i giri degli intellettuali facendo base sulle rive del Tevere, e nel complesso il centro, con Piazza del Popolo  e  il Flaminio verso le Belle Arti.  Incessante flusso d’arte che sfocia negli anni sessanta e ‘70 con galleristi illuminati – leggi Fabio Sargentini – e la storica galleria L’attico di Roma di  fama e transito internazionale (anche  generoso Federal Art project romano – fornendo agli artisti tutto quello che gli occorreva per concretizzare le opere).

Per capire, prima del boom economico la Capitale, consacrata quale “città aperta”, accoglieva gente da tutto il Paese. Intellettuali, masse popolari e anche sfollati del dopoguerra, avevano preso ‘possesso’ di diversi quadranti della città che andava così estendendosi, raddoppiando la propria popolazione dai primi del novecento. Basti pensare alle prime periferie urbane, borgate che si svilupparono spesso abusivamente con alloggi in grotte, ruderi e baracche attorno agli acquedotti e in prossimità delle vie consolari. Quell’umanità e luoghi così ben descritti da P.P.Pasolini.

È in questo contesto che gli artisti romani, e d’adozione, divenuti nei decenni seguenti il simbolo di una Roma di Arte altra, portavano il loro contributo, e pur frequentando il “centro” invece erano, in quegli anni sconosciuti, e senza denari.

Dai frammenti minerali dei vini, al convivio con pochi denari, all’osteria Menghi giustappunto al Flaminio, si andava a “Frascati” (ndr vino), e fagioli con le cotiche. La trama di quel tempo di ardore intellettuale è raccontata da Ugo Pirro in “Osteria dei pittori”, libro dal quale prende spunto la mostra: artisti e poeti pagavano con un disegno magari su un tovagliolo o persino un quadro, gli spuntini, il vino e qualche piatto della tradizione da calendario familiare.

L’Osteria dei fratelli Menghi era più una trattoria romana, ma val la pena rammentare che nella storia delle Osterie, questi luoghi  di incontro e scambio di idee spesso accese dal vino, nonchè di gioco, carte e morra, erano frequentati principalmente da persone di sesso maschile (e di coape o tabernarie nella Roma più antica). Non infrequenti avventori gli artisti e scienziati, in quella di Ferrara, Osteria del Chiucchiolino (‘400), si radunavano ospiti illustri da Cellini, ad Ariosto e Torquato Tasso, Niccolò Copernico. L’Osteria attende l’Ottocento per divenire un luogo adatto anche alla vita popolare e al transito di quella più borghese – celebre il dipinto di genere di Carl Heinrich Bloch del 1866 – e la metà degli anni cinquanta in cui diventa diffuso andare all’osteria, anche per le donne (nei fori porta e i pranzi al sacco).  Cammeo non indifferente dato che leggendo di Osteria dei Pittori e il Progetto espositivo itinerante curato da Roberto Gramiccia – da La Nuova Pesa di Roma a Palazzo Rospigliosi, Zagarolo di Roma, e transitato alla Libreria Eli di Viale Somalia – si fa forte la presenza, nel racconto, di artiste di rottura come Carla Accardi. Artista che negli accesi dibattiti dell’epoca all’Osteria Menghi, tra figurativo e non, scelse con determinazione, dall’esser dell’altra metà del cielo, la via dell’astrattismo sino a diventare una caposaldo della poetica, riconosciuta internazionalmente.

Si narra dunque del manifesto di “Forma 1” con Pietro Consagra o Giulio Turcato con la Accardi e di un nutrito gruppo di altri artisti e intellettuali, attori, scrittori e registi – Federico Fellini, Giulietta Masina, Anna Magnani, Pirro stesso, Italo Calvino, Mario Mafai (il re dell’Osteria dei Pittori) e anche Flaiano, Monicelli e Moravia, e tanti altri, clienti abituali che accesero i convivi in quella nota Osteria romana dove artisti e poeti pagavano la cena e un litro di bianco con un disegno sulla carta tovaglia, o un quadro. 

Il progetto L’osteria dei Pittori di Roberto Gramiccia raccoglie così 50 nuove opere  di un gotha di artisti contemporanei che realizzano il tributo all’arte altra così animatamente a confronto, dichiarandosi in fondo figli di quel tempo. Realizzando su quadrotte di cotone, il tovagliolo, piccolo cadeau che si fa emblema del cenacolo, opere a frottage, acrilico, olio, pastelli, biro e pennarelli, persino a fumo di candela e ricami di filo. Si affacciano Falce e Martello, Gramsci, e i Tram romani, il Rosso d’osteria – sugo vino o malinconia che sia – e Ombre e Geografie sul limitare del tempo, Tramonti romani tipici di ottobre e Sant’angelo, dediche alle Osterie – l’ultimo Oste – e ai Menghi: storie vere di pomodori secchi all’olio. Un piccolo arcipelago di opere profondamente comunicanti. Piccoli fondali e frame di pellicola cinematografica riavvolgono il passato. Fino a fabbricar le stelle.

Alfani, Aquilanti, Basso, Bulzatti, Cademartori, Calabria, Calignano, Capogrosso, Caporossi, Ceccobelli, Ciuffetelli, Colagrossi, Crudi, Dessì, Di Stasio, Dormino, Filippetta, Florescu, Fusj, Galizia, Gandolfi, Gironda, Grosso, Levini, Limoni, Lotito, Magni, Modica, Mulas, Nalli, Nonnis, Nunzio, Padroni, Palmieri, Pietrosanti, Politi, Pulvirenti, Rotiroti, Ruffo, Salvatori, Sanna, Sarra, Savini, Schirripa, Scolamiero, Solendo, Soscia, Stucky, Turco e Verrelli

Nel raggiungere la mostra itinerante a Zagarolo di Roma nelle sale affrescate, e sugli sfondati prospettici dei Rospigliosi, i cinquanta tovaglioli, 50 piccole tele quadrate 53×53, si offrono nei display del piano come un flusso visivo ed estetico potenzialmente illimitato, di icone direttamente trasmesse al fruitore in un concetto “allargato di Arte” (J. Beuys scriveva fai piccoli segni che dicono di si e distribuiscili per tutta la casa). 

Per gli appunti, alcuni: Ennio Calabria con Non c’era quest’ombra, Pierluigi Calignano Studio per scultura, Bruno Ceccobelli Pasta di Luce, Caterina Ciuffetelli Sotto uno stesso cielo, Leonardo Crudi Gramsci, Mariano Filippetta Rosso d’Osteria, Paola Gandolfi Senza titolo, Mauro Magni Geografia del Tempo rubato, Giuseppe Modica Caro Menghi, Franco Mulas Volta, Mario Nalli Contorno di un crepuscolo mattutino, Elena Nonnis  Gruppo Forma1, Roberto Pietrosanti A cena con Piero Dorazio e la teoria dei reticoli, Salvatore Pulvirenti Tavolo verticale, Sergio Sarra Senza titolo, Maurizio Savini L’ultimo oste, Normanno Soscia Rider, Oscar Turco distacco e caduta, Marco Verrelli Vengo a prenderti col tram…

Così  si sviluppa Osteria dei Pittori. “Attorno a quella Roma d’Arte ormai del novecento e dell’orizzonte italiano dell’arte espressionista e poi informale e fino all’analitica e disseminata. Figli della “pittura italiana” :  non si tratta di identificare l’uno con l’altro artista, ma la presenza dell’uomo  – dei gesti e dei segni e un vasto sogno comune ( da CASAŊOVE)”.

“Una operazione – chiosa Gramiccia nel testo introduttivo del catalogo Osteria dei Pittori – che mentre valorizza l’attuale ricerca estetica, rievoca un tempo nel quale si creavano i presupposti degli sviluppi futuri, artistici e culturali; e con un colpo di citazione,  non tutto può essere artistizzato a piacimento –  le valutazioni arbitrarie del nuovo millennio precorse dal critico e filosofo Mario Perniola: per concepire uno statuto delle arti visive ancorché elastico e antiaccademico.

L’Osteria dei pittori
Palazzo Rospigliosi Zagarolo (RM)
Fino al 30-11-2022

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L’osteria dei Pittori cadeau d’Art agli anni ’50 romaniultima modifica: 2022-11-12T08:06:31+01:00da Dizzly