Novembre 2017: Consorzio Suonatori Indipendenti – LINEA GOTICA (1996)

Linea gotica

 

Data di pubblicazione: 18 gennaio 1996

Registrato a: Studio Emme (Calenzano)

Produttore: Consorzio Suonatori Indipendenti

Formazione: Giovanni Lindo Ferretti (voce), Massimo Zamboni (chitarre), Gianni Maroccolo (basso), Francesco Magnelli (tastiere, cori), Giorgio Canali (chitarre, violino, cori), Ginevra De Marco (voce, cori), Franco Battiato (voce), Marco Parente (batteria)

Tracklist

Cupe vampe

Sogni e sintomi

E ti vengo a cercare

Esco

Blu

Linea gotica

Millenni

L’ora delle tentazioni

Io e Tancredi

Irata

Linea gotica è un disco di chitarre elettrificate,

perché questo è il suono del nostro tempo,

per quanto detestabile possa esseere

questo suono e questo tempo

(Giovanni Lindo Ferretti)

La caduta del muro di Berlino segnò la fine di un’epoca, con due blocchi ben distinti che separavano in due parti nette l’Europa. Una condizione che permaneva tale sin dalla fine della seconda guerra mondiale, e con la costruzione del muro di Berlino, avviata nel 1961, si rendeva ancora più evidente. L’Europa aveva quindi due anime: quella liberista e capitalista, garantita dal Patto Atlantico con gli Stati Uniti d’America, e quella marxista, garantita dal Patto di Varsavia con l’Unione Sovietica. Due anime in perenne lotta nel corso del tempo, tanto da alzare tensioni in maniera vertiginosa, soprattutto durante gli anni della cosiddetta guerra fredda.

La caduta del muro di Berlino faceva quindi a brandelli un secolo di ideologie, e l’Unione Sovietica cominciava a sgretolarsi fino alla sua totale dissoluzione nel 1991. Una data che segnò la fine del cosiddetto comunismo storico. Ma quell’evento portò anche la fine di una delle realtà più grandi ed influenti di tutta la storia del punk rock italiano: i CCCP. O perlomeno segna l’inizio della loro trasformazione.

La fine dei CCCP segna l’inizio della C.S.I., acronimo di Consorzio Suonatori Indipendenti. Ma in realtà se ben si conosce la natura ideologica dei componenti della band, la scelta del nome altro non era che un riferimento piuttosto esplicito ai cambiamenti in atto nella ex URSS. Infatti come CCCP faceva riferimento alle lettere cirilliche della sigla dell’Unione Sovietica, così C.S.I. stava per Comunità di Stati Indipendenti.

La natura della C.S.I. però rispetto alla band precedente è squisitamente eclettica, ad iniziare esattamente dalla loro formazione. Ciò che rimaneva della CCCP, la sua “base emiliana”, composta da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, trovò una perfetta sintonia con alcuni fuoriusciti dai Litfiba, la cosiddetta “base toscana”, composta da Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli. Questi ultimi avevano già avuto modo di collaborare con i CCCP nell’album Epica Etica Etnica Pathos, assieme al tecnico del suono Giorgio Canali. Anche quest’ultimo si unirà al nuovo gruppo, e Francesco Magnelli porterà nella band anche sua moglie Ginevra De Marco, ingaggiata come corista.

L’altra natura eclettica nasce da un particolare timbrica sonora, fortemente incentrata sul suono elettrico, diversamente dalle sperimentazioni filo-etniche che tanto avevano caratterizzato le ultime mosse della CCCP. Un’elettricità scostante, ben diversa dalle nebulose fluttuazioni new wave dei Litfiba, e che nello stesso tempo diventava il tappeto sonoro per alcuni dei testi più belli che la storia del rock italiano possa ricordare. Poesia ed impegno erano quindi le chiavi interpretative di una musica che voleva riflettere dei tempi senza punti di riferimento. Non c’erano più “patti di Varsavia” sotto cui rifugiarsi, piani quinquennali e stabilità, ma tutto era in preda alle leggi del mercato.

Ko de mondo, pubblicato nel 1994, metteva in mostra lo stile e la poetica della nuova sigla. Feedback potenti ed effettati, su cui svettavano testi grondanti misticismo e poesia. Il live In quiete, registrato per il programma Acustico di Videomusic, difatti confermava quali erano gli orizzonti cui Ferretti, Zamboni e compagni volevano esplorare. I vecchi classici della CCCP venivano letteralmente trasformati, e ci si concedeva anche il lusso di reinterpretare un classico ancora prima che fosse pubblicato: Lieve dei Marlene Kuntz.

Ma il capolavoro vero e proprio della C.S.I. è il secondo disco, Linea gotica. Iconico sin dalla bellissima copertina, che racchiude la biblioteca di Sarajevo distrutta incorniciata da una vetrata di una chiesa. Il disco è una specie di concept sui temi della Resistenza (guardando tanto alla lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, e tanto al massacro in atto nella guerra dell’ex Jugoslavia). Il disco è una poetica e tormentata rappresentazione della ricerca di un’intimità davvero profonda, e il confronto con i mali del nostro tempo è emblematico di quanto l’uomo abbia bisogno di recuperare il suo aspetto più spirituale.

Il disco si apre con la splendida e tenebrosa Cupe vampe, dalla struttura acustica, con un violino distorto a disegnare le atmosfere e le impennate elettriche che conferiscono al pezzo un fascino tutto sinistro, quasi a volerci mostrare plasticamente le fauci del fuoco che divora Sarajevo. La biblioteca in fiamme è quindi il simbolo della distruzione: si perde la storia, la memoria, la vita… Sarajevo assediata vede in questo particolare avvenimento tragico la sua rovina. Un basso cavernoso e tetre note suonate al pianoforte introducono il canto baritonale di Lindo Ferretti, che scende di tono in maniera spaventosa. Questa è Sogni e sintomi, che nel ritornello accompagnato dalle chitarre e dall’harmonium, percepisce un qualche segnale di luce, come una specie di alba che spunta nel bel mezzo della più fitta oscurità. Ed è da qui che prende l’avvio la distorta e straordinaria cover di E ti vengo a cercare di Franco Battiato, un pezzo giudicato da Ferretti come una delle più belle canzoni mai scritte. Se Battiato (che partecipa in un cameo sul finale del pezzo) cerca voli pindarici verso l’infinito, Ferretti invece cerca di scendere nel più profondo dell’animo umano, quasi a voler lacerare tessuti, nervi, organi. Giunge poi il momento di Esco, lunga e tenebrosa nenia scandita dal suono roboante delle chitarre elettriche, e cadenzato dall’arpeggio della chitarra acustica. L’austera ballata Blu chiude quella che potremmo considerare la prima parte del disco.

La stupenda title-track apre quella che potremmo considerare come la seconda parte, citando apertamente Beppe Fenoglio, e conducendoci nelle terre calcate dai partigiani durante la Guerra di Resistenza. La C.S.I. vuole ricordare i martiri della nostra libertà, quasi a volersi fare trasmettitori di una serie di moniti per difendere sempre la libertà (“Occorre essere attenti per essere padroni di sé stessi!”). Sul finale del pezzo vengono evocate le due figure più importanti della lotta partigiana, rappresentative delle due anime della lotta: quella comunista, nella figura del “Comandante Diavolo” (Germano Nicolini), e quella cattolica, nella figura del “Monaco Obbediente” (Giuseppe Dossetti). Giunge poi l’infuocato fervore di Millenni, che è un’accesa invettiva nei confronti della Chiesa Cattolica, anche se Ferretti ci tiene bene a stabilire che il suo non è anticlericalismo, anzi in moltissime occasioni rivendicherà con passione la sua formazione cattolica, salvo riconciliarsi con questa durante il periodo PGR. L’ora delle tentazioni invece ha a che fare con i propri tormenti interiori, tanto che Ferretti declama versi in un’atmosfera cupa e decadente, dettata dagli accordi del pianoforte, e dai vocalizzi della De Marco. Il brano cresce in un climax etereo, celestiale, come se si trattasse di un’ascesa verso un mondo ultraterreno. Io e Tancredi è l’unico pezzo che ha qualche collegamento con l’ultima fase della CCCP, soprattutto quella di Epica Etica Etnica Pathos. Qualcuno ha pensato che facessero riferimento all’omonima opera di Gioacchino Rossini, quando invece altro non è che un’ode al cavallo. Il disco si chiude con la bellissima Irata (uno dei pezzi più belli mai scritti), che si apre col suono felpato dell’organo elettrico, sul quale brillano alcune scariche elettriche e arpeggi acustici. Il brano è una metafisica visione verso il futuro (“Non tornerò mai dov’ero già/Non tornerò mai a prima mai!”), chiudendo definitivamente una fase della propria vita. Ma nello stesso tempo senza dimenticare le proprie radici, le proprie passioni. Ed ecco che giunge Pier Paolo Pasolini, citato in uno dei versi più belli de Le ceneri di Gramsci. Il presente non è edificante, ma la bellezza non potrà mai morire!

Questo disco segnò un passo decisivo nella coniugazione di “cultura alta” e rock in Italia, forse come mai nessuno era stato (e sarà più) capace. Un disco di una bellezza lacerante, che rompe qualsiasi indugio, che scende in profondità. Una bellezza che risplendette in maniera tanto netta in una Chiesa di Alba la sera del 5 ottobre 1996, e che divenne il live La terra, la guerra, una questione privata.

Dopo questo disco, la C.S.I. vivrà un’esperienza in Mongolia, dalla quale trarranno ispirazione per il disco successivo, Tabula rasa elettrificata, più aperto verso una specie di sonorità “pop” (per quanto loro possano esserlo!), e parteciperanno alla colonna sonora del film Tutti giù per terra di Daniele Ferrario, offrendo anche un cameo con Valerio Mastandrea. Poi incomprensioni e qualche problema porteranno all’abbandono di Zamboni e allo conseguente scioglimento del gruppo. Qualcuno opterà per un’attività da solista, altri seguiranno Ferretti nel progetto PGR. Col tempo la C.S.I. si riformerà in un post-C.S.I., ma i tempi migliori ovviamente sono andati, quelli per i quali ci si ritrovava a “tremare per un non so, che si trova a volte a caso”

Il secondo album dei C.S.I., Linea Gotica del 1996, è reputato più o meno unanimemente il capolavoro della band tosco-emiliana nata dalle ceneri dei CCCP-Fedeli alla linea

(Federico Guglielmi)

Novembre 2017: Consorzio Suonatori Indipendenti – LINEA GOTICA (1996)ultima modifica: 2017-11-23T11:04:38+01:00da pierrovox

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