Aprile 2019: Simon & Garfunkel – SOUNDS OF SILENCE (1966)

Sounds of silence

 

Data di pubblicazione: 17 gennaio 1966
Registrato a: CBS Studios (Nashville)
Produttore: Bob Johnston
Formazione: Paul Simon (voce, chitarre), Art Garfunkel (voce), Glenn Campbell (chitarra), Hal Blaine (batteria), Joe Osborn (basso), Joe South (chitarra), Larry Knechtel (tastiere), Fred Carter Jr (chitarra)

 

Lato A

 

                        The sound of silence
                        Leaves that are green
                        Blessed
                        Kathy’s song
                        Somewhere they can’t find me
                        Anji (Davey Graham)

 

Lato B

 

                        Richard Cory
                        A most peculiar man
                        April come she will
                        We’ve got a groovy thin goin’
                        I am a rock

 

Hello, darkness, my old friend,
I’ve come to talk with you again

 

Gli anni ’60 furono gli anni delle utopie lontane, dei sogni di una generazione in cambiamento, di grandi stravolgimenti e di grandi ideali. Ma nello stesso tempo queste utopie, questi ideali provenivano da moti profondi dell’animo, in cui la poesia, l’arte, assieme alla ribellione, diventavano la cifra espressiva di una generazione.
In tutto questo il duo composto da Paul Simon e Art Garfunkel, due giovanotti ebrei, amici di lunga data, e provenienti dalla periferia di New York, tentò di armonizzare l’antica tradizione dei folksinger americani con le esigenze delle nuove armonie vocali, fondendo insieme tradizione e innovazione, con una poetica profonda, malinconica e terribilmente bella. Le canzoni di Simon & Garfunkel erano dolci e armoniose, austere e classicheggianti, influenzati non tanto da Bob Dylan (nonostante a costui debbano tanto per la rivisitazione di The sounds of silence) quanto dal folk celtico di matrice inglese e scozzese, con tanto di ricami rinascimentali e motivetti medievali, facendo prevalere un certo gusto per la classicità. Il particolare stile del canto, bisbigliato e suadente, concedeva alle canzoni un’aura serafica, addirittura eterea, in una parola, spirituale.
Dopo tutta una serie di situazioni che li vedranno impegnati ognuno per la sua strada, i due si ritrovano alla fine del 1963, con Paul Simon proveniente da alcuni interessanti viaggi (che poi si riveleranno importanti per la sua apertura verso la world music in futuro, in particolare per il capolavoro da solista Graceland), e Art Garfunkel che nel frattempo già si era cimentato con la musica pubblicando un disco sotto falso nome.
Il loro primo passo discografico sarà Wednesday morning 3 A.M. uscito nel 1964, che già conteneva una prima versione di uno dei loro pezzi più celebri e più belli in assoluto: The sound of silence.
Ed è da questa che il duo riparte per il loro secondo lp, intitolato non a caso Sounds of silence, partendo proprio da quella fascinazione oscura e bellissima, da quell’atmosfera dolce e malinconica, e che farà da icona alle inquietudini esistenziali ed amorose di Benjamin Braddock (magnificamente interpretato da un magistrale Dustin Hoffman) ne Il laureato di Mike Nichols.
The sounds of silence apre come un’apparizione metafisica, conducendo l’ascoltatore in una dimensione spirituale intensa e in un rapporto con questa elevatissimo. Un vero e proprio inno degli anni ’60 e della generazione che rappresentava, esattamente come la interpretava Hoffman ne Il laureato. Il madrigale di Leaves that are green si presenta come una speciale riflessione sul rapido trascorrere del tempo, dove le foglie autunnali trascinate via dal vento ne diventano l’iconica rappresentazione, sospesa tra malinconia e nostalgia. Il rock in salsa Byrds di Blessed apre al tema religioso, citando però il tema dell’incomunicabilità degli esseri umani, e qui in particolare di questi con Dio, che li abbandona al proprio destino. Kathy’s song invece è una dolcissima ballata, plumbea e autunnale, autobiografica e struggente. Somewhere they can’t find me riallaccia un certo rapporto con il folk rock dei Byrds e con quello solare dei Mamas & Papas. Lo strumentale Anji chiude il primo lato, denso d’emozione e tanto cuore.
Richard Cory apre il secondo lato con maggiore energia, ma per un tema che vede il protagonista fuggire dal proprio destino, dalla propria vita. Stesso tema che emerge anche nella chiesastica A most peculiar man. Il delicato schizzo acustico di April come she will lega con l’umore spiccatamente rock’n’roll di We’ve got a groovy thing goin’. I am a rock, delicata e bellssima, chiude il disco, concedendosi ancora un tono jingle-jangle di buon umore, ma in maniera inusuale su un testo che vede invece la chiusura a roccia di una persona di fronte agli errori e ai dolori della vita.
Ed è così che viene consegnato alla storia un monumento fatto di melodie e musiche senza tempo, grazie anche al lavoro certosino di una leggenda come Bob Johnston. Dopo questo Simon & Garfunkel eterneranno nella storia della canzone d’autore americana un altro monumento come Bridge over troubled water. Il resto della carriera sarà un continuo incontrarsi e lasciarsi, tra le quali riemerse un notevolissimo Live in Central Park per un concerto del 1981 a New York di fronte a cinquecentomila persone.
Simon & Garfunkel resteranno poi nel tempo un punto di riferimento per la canzone colta e sempre efficace, ispirando pertanto anche il new acoustic movement dei primi anni 2000, con band come Kings of Convenience e Turin Brakes, per melodie in cui l’oscurità, dolce amica, lascia echeggiare il dolce suono del silenzio.

 

Sii sempre bello! Sii un uomo! E fai sempre ciò che non si può!”
(Art Garfunkel)

 

Aprile 2019: Simon & Garfunkel – SOUNDS OF SILENCE (1966)ultima modifica: 2019-04-08T15:47:47+02:00da pierrovox

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