Ottobre 2020: Whipping Boy – HEARTWORM (1995)

Whipping Boy - Heartworm

 

Data di pubblicazione: 1 novembre 1995
Registrato a: Windmill Lane Studios (Dublino)
Produttore: Wayne Livesey
Formazione: Ferghal McKee (voce), Myles McDonnell (basso, cori), Colm Hassett (batteria), Paul Page (chitarre)
 

Tracklist

 

                        Twinkle
                        When we were young
                        Tripped
                        They honeymoon is over
                        We don’t need nobody else
                        Blinded
                        Personality
                        Users
                        Fiction
                        Morning rise
                        A natural
 

A Dublino tutte le band emergenti volevano
diventare come gli U2 o i R.E.M.
Noi eravamo abbastanza sicuri di non voler seguire quella strada
(Paul Page)

 

Quando si parla dei Whipping Boy spesso si sente ripetere come un mantra la frase “la band giusta nel momento sbagliato”, soprattutto facendo leva sul fatto che loro sono stati uno dei fenomeni più importanti, influenti ed originali del rock irlandese degli anni ’90, ma che nello stesso tempo le loro ambizioni sono naufragate a causa dell’insuccesso. Si sa che in convenevoli lasciano sempre il tempo che trovano, e si sa nello stesso tempo che il successo non sempre bacia tutti. Ma nello stesso tempo si sa pure che la mancanza di successo non toglie ad un fenomeno artistico di essere ugualmente rilevante ed importante, e che i segni lasciati nella storia restano sempre indelebili.
I Whipping Boy sono uno dei fenomeni rock più importanti mai sorti in Irlanda, anche se non hanno mai potuto godere del successo planetario ottenuto dagli U2 e Van Morrison. Ma nello stesso tempo è anche altrettanto vero che la loro proposta artistica ha voluto andare in netta controtendenza rispetto a quella proposta da Bono e compagni, proprio perché il peso del successo e della popolarità rischiava di schiacciarli in un cliché pesantissimo. I Whipping Boy più che altro guardavano in direzione dei My Bloody Valentine, altro geniale gruppo irlandese, che si può dire che abbia inventato un genere, quello dello shoegaze.
Ed è in quei meandri sonori che si muovono i quattro ragazzi irlandesi, cercando di dare forza a delle atmosfere perlopiù cupe, sognanti ed in bilico tra feedback roboante e sospensione eterea. Esattamente come i My Bloody Valentine o i Jesus & Mary Chain, la loro ricerca sonora puntava soprattutto su un approccio neopsichedelico fluttuante, sognante, febbrile.
La band esordisce con il seminale Submarine, album in bilico tra le distorsioni dei Velvet Underground e i muri sonori del grunge. Questo apre le porte alla Columbia Records, che si interessa a loro e li mette sotto contratto. Ed è qui che giunge il loro capolavoro “sfortunato”: Heartworm.
L’album è un capolavoro di scrittura, musicalità distorte e atmosfere sognanti, in bilico tra le digressioni noise dei Sonic Youth e le distensioni “rumorose” dei My Bloody Valentine, ammantato di un’intensità interpretativa di Ferghal McKee che tanto ricorda quella di Ian Curtis.
Apre l’imperiosa Twinkle, introdotta da un suadente violino irish, per poi espandersi in una serie di distorsioni sonore di scuola Sonic Youth. McKee è cupo e solenne, e i richiami a certi Joy Division sono più che evidenti. Maggiore solarità proviene da When we were young, forte del suo ritornello grintoso, la sua melodia orecchiabile, e un’atmosfera sia sonora che testuale nostalgica. Un pezzo che avrebbe potuto benissimo fare il botto in radio e nelle classifiche. La ballata Tripped dal canto suo affonda le sue radici in una melodia malinconica, frutto di un disadattamento esistenziale, e sulla stessa lunghezza d’onda procede la suffusa The honeymoon is over, ammantata da un fascino atmosferico notturno e “lunare”, con McKee che si cimenta in un’interpretazione vocale richiamante in più punti il carisma di un certo Nick Cave. Altro potenziale singolo di successo avrebbe potuto essere la straordinaria We don’t need nobody else, che incede in uno stile decisamente post rock, con un testo declamato (dove si fa cenno esplicitamente a Bono) e che esplode in un muro sonoro roboante nel ritornello.
Blinded riporta la band nei territori contaminati dai primi Joy Division e dai New Order, lasciando peraltro sementi sonore che poi saranno raccolte dai conterranei Cramberries (anche se non con la stessa intensità), soprattutto nello sporco riff di chitarre. Personality è anch’essa strutturata su una forma canzone cara agli stilemi del post rock, anche se qui emerge l’enfasi degli archi a rendere il tutto magicamente “orchestrale”. Users si rivolge soprattutto alle radici new wave del rock di Dublino, e soprattutto Fiction riesce tanto ad evocare alcune cose dei primi U2 quanto i fantasmi new wave degli Echo & The Bunnymen. Il disco si chiude con la dolente Morning rise, ammantata anch’essa dall’enfasi celestiale degli archi. Come ghost track troviamo la sperimentale A natural, che è la cosa più vicina alle divagazioni di Loveless in tutto il disco.
Ancora oggi ci si chiede come mai un disco come Heartworm non abbia ricevuto il successo che tanto avrebbe meritato. Un disco come questo è una vera e propria delizia: espressione di un rock colto e dedito all’esplorazione di nuovi linguaggi sonori. Ѐ esattamente quello che non ti aspetti. Gli stessi autori sostengono che le cause siano da attribuire al fatto che in quell’anno c’erano gli Oasis di (What’s the story) Morning glory o gli Smashing Pumpkins di Mellon Collie and the infinite sadness. Chi può dirlo? Resta che quello che sarebbe potuto diventare l’emblema di una carriera di successo, di fatti ne decretò la fine. A Heartworm seguì un solo disco omonimo, pubblicato nel 2000, e poi la band si scioglierà, salvo poi tornare insieme per una sporadica reunion nel 2005 e nuovamente nel 2011. Resta comunque il fatto che nel 2013 alla radio irlandese questo disco fu votato come l’album irlandese più bello di tutti i tempi, avanti ad Achtung baby e The Joshua Tree degli U2 (rispettivamente secondo e quarto posto), a Loveless dei My Bloody Valentine e ad Astral weeks di Van Morrison. La band giusta nel momento sbagliato dunque? Non credo! In certi casi è il pubblico ad essere sbagliato e a non saper ascoltare le cose giuste al momento giusto!

Ottobre 2020: Whipping Boy – HEARTWORM (1995)ultima modifica: 2020-10-12T08:34:16+02:00da pierrovox

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Una risposta

  1. massimo scrive:

    dopo aver letto questa pagina sono andato su Spotify e ho recuperato questo disco e gli altri dei Whipping Boy: davvero pezzi stupendi, grazie di avermeli fatti scoprire!
    Sei uno dei miei blog preferit

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