Giugno 2021: Bauhaus – IN THE FLAT FIELD (1980)

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Data di pubblicazione: 3 novembre 1980
Registrato a: BBC Media Vale Studios, Southern Studios (Londra)
Produttore: Bauhaus
Formazione: Peter Murphy (voce, chitarra), Daniel Ash (chitarra, voce), David J (basso, voce), Kevin Haskins (batteria)
Lato A

 

                        Double dare
                        In the flat field
                        A God in an alcove
                        Dive
                        The spy in the cab

 

Lato B

 

                        Small talk stinks
                        St. Vitus dance
                        Stigmata martyr
                        Nerves

 

 

Bauhaus era un nome forte, che evocava una narrazione,
per una band di quei tempi
(Peter Murphy)

 

Il Bauhaus era un movimento di architettura di inizio ‘900 nato e sviluppatosi in Germania. In un certo senso legava l’innovazione al concetto di razionalismo e funzionalismo, tipiche correnti di pensiero di inizio secolo. Ma il suo nome, nel campo del rock, è legato ad uno dei fenomeni più oscuri e paurosi che la corrente new wave potesse tirare fuori. Neri come la pece, i Bauhaus furono una band austera come i Joy Division, teatrali come i Virgin Prunes, ma anche così straordinariamente glamour come David Bowie. Le loro zone sonore nascondevano scenari paurosi, inquietanti, gotici, esattamente come potevano esserlo i bestiari medievali, che accoglievano le persone appena fuori dalle cattedrali. C’era qualcosa di sfuggente e di inquietante nei loro versi, e nella loro musica, tanto da renderli come uno dei fenomeni rock più interessanti della loro generazione.
Ed è esattamente con quello spirito primitivo e selvaggio che nel 1980 esordiscono con il capolavoro In the flat field, esteticamente rappresentato da una copertina decadente, con un ragazzo interamente nudo che suona un corno. Il suono è oscuro, gli scenari evocati vampireschi e drammatici, ma tutto questo conia uno stile scoppiettante.
Si aprono le danze con gli ululati gotici di Double dare, un vero e proprio manifesto del genere, tra pulsazioni barrettiane e distorsioni roboanti. Si prosegue con una title-track totalmente straniante, con un tappeto sonoro composto da bassi pulsati e chitarre stridenti, e i Joy Division sono proprio dietro l’angolo, e con essi lo spirito inquieto dei Doors più oscuri e l’Iggy Pop berlinese. A God in an alcove viene introdotta da una chitarra acida, vagamente medievale, per poi addentrarsi in un oscuro labirinto con tanto di incroci glam cari a David Bowie, ma con le tensioni nervose dei Public Image Ltd. Dive invece dal canto suo si scatena in un furioso punk rock di ottima fattura, sul quale Peter Murphy delira in maniera convulsa. Chiude il primo lato l’avanguardia di The spy in the cab, rallentata all’inverosimile e sorretta da gelide pulsazioni.
Il secondo lato si apre con le tensioni di Small talk stinks, che prova anch’essa a seguire lo spirito sperimentale dei Public Image Ltd, soprattutto nella straniante sezione ritmica. St. Vitus dance invece è una sfrenata danza estrema. La mente corre per un attimo, per comparazione a Il ballo di San Vito di Vinicio Capossela, e non si può non notare che laddove quella divenne gioiosa e popolare, quella dei Bauhaus è decadente e mortifera. Stigmata martyr è un altro fulgido esempio di cosa sia il rock gotico, nei suoi stilemi più consolidati, fatti di bassi cavernosi, chitarre distorte e ritmica marziale, e con Murphy nei panni di un oscuro sacerdote. Il disco si chiude con la lunga e tetra passeggiata sonora di Nerves, che attraversando il gotico hard rock dei Black Sabbath, e le sperimentazioni cupe di gente come Siouxsie & The Banshees o Cure, ci fa entrare in un mare sonoro cupo e malsano.
Non c’è speranza nella musica dei Bauhaus, tutto è dettato dai passi oscuri dell’inquietudine. I loro punti di riferimento erano Nico e gran parte dell’elettronica tedesca degli anni ’70, e questi si avvertono anche nei solchi dei dischi successivi, altrettanto grandiosi, fino a quando non decisero di rompere le righe nel 1983, salvo poi tornare in reunion nel 1998, e pubblicare un nuovo album nel 2008, che però era solo la brutta copia dell’inquietudine che fu.

 

Giugno 2021: Bauhaus – IN THE FLAT FIELD (1980)ultima modifica: 2021-06-07T10:12:16+02:00da pierrovox

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