Un altro mondo è possibile

Women of Kihnu island (Estonia) || Women are known as the keepers ...

   Con i suoi 18 chilometri quadrati e una popolazione di 300 anime, in massima parte donne, Kihnu, piccola isola estone del Mar Baltico, è stata inserita dall’Unesco nella Lista del patrimonio culturale dell’umanità. A contraddistinguerla sono le isolane le quali, abituate all’assenza prolungata degli uomini che vanno per mare a caccia di foche, sono in grado di coprire ogni incombenza del quotidiano, dal motore del trattore che dà forfait alla macellazione di un animale; persino il pope, quando necessario, viene sostituito da una donna che si incarica di officiare le funzioni. Da qualche tempo però vi sono dei segnali che potrebbero minare l’affascinante sospensione temporale di Kihnu: gli abitanti emigrano in cerca di lavoro e gli uomini, per via delle trasformazioni dell’industria del pescato, restano a casa per periodi più lunghi, inficiando quella quotidianità che è andata consolidandosi dal XIX secolo e che ha fatto sì che al vertice di una piramide immaginaria vi siano i bambini, seguiti dalla comunità e in basso proprio loro. D’altro canto è comprensibilissimo il punto di vista dei giovani che, frustrati da uno stato di cose che non s’addice alla loro età e in opposizione alla generazione anziana, vorrebbero aprire al turismo nell’ottica di un ulteriore fonte di sostentamento; ma l’isola non è attrezzata a ricevere visitatori che infatti vengono considerati ospiti, non turisti. E non potrebbe essere altrimenti dal momento che non vi sono bancomat né ristoranti aperti tutto l’anno e la segnaletica orizzontale ricama grossolanamente le pochissime strade asfaltate. Ora, al di là di ogni nostra speculazione in un senso o nell’altro, gli abitanti di Kihnu si dicono fieri della loro cultura e fanno spallucce a chi, in quel modo di vivere, intravede precipuamente la volontà di proclamare la superiorità delle donne.

   Quanto a me, se potessi avvalermi di un balzo spazio-temporale, non esiterei un attimo ad abbandonare la civiltà occidentale che ha svalutato con petulanza la bellezza, l’onestà e la compassione. E non s’accorge che, oltre al virus, anche la pioggia ha opposto il suo diniego. Bagna poco, corrode tanto.

Un altro mondo è possibileultima modifica: 2020-03-30T17:51:30+02:00da VIOLA_DIMARZO
  1. Ah un bel post leggero e variopinto, in questo periodo di forzata reclusione direi che svolgi una funzione sociale intrattenendo qualche anima che altrimenti si abbruttirebbe nella monotonia casalinga .
    Benedette donne ! Grazie mi hai strappato un sorriso. 🙂

  2. Non lo so se la felicità esiste, ma ho scoperto il colore della sua gonna. E’ a righe rosse, nere e gialle. In totale su 6 foto, in 5 di esse, donne e bambine hanno le stesse gonne.

    “al vertice di una piramide immaginaria vi siano i bambini, seguiti dalla comunità e in basso proprio loro”

    ecco, un’altro mondo è possibile. Mettere al vertice i bambini, significa mettere al vertice di un sistema il futuro. Poi la comunità, altra perla e, solo alla fine, i singoli.

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