Il dettaglio è tutto

FourExcellences - Domenico Gnoli

Domenico Gnoli morì nel 1970 non ancora trentasettenne. La Fondazione Prada gli dedica una mostra a Milano con la seguente motivazione: “Gnoli è stato visto come un artista pop o iperrealista dai critici a lui contemporanei. Negli anni successivi l’interesse della critica si è focalizzato sui lavori caratterizzati dal taglio fotografico e dall’interesse specifico per la figura umana e gli oggetti della sua ultima produzione. A cinquant’anni dalla scomparsa, Fondazione Prada vuole proporre uno sguardo d’insieme che permetta di leggere la sua attività come un discorso unitario e libero da etichette, e metta in luce le intuizioni di chi, in passato, ha interpretato Gnoli dal punto di vista storico e critico in modo originale, riconoscendo l’ispirazione che l’artista ha trovato nel Rinascimento“. Più in generale alle opere di Gnoli è stata riconosciuta l’originalità del linguaggio, sofisticato e misterioso a un tempo, e pur tuttavia minimal. Dettagli di corpi, vestiti, cibo. Sospesi nel tempo come assoluti.

Mi servo sempre di elementi dati e semplici, non voglio aggiungere o sottrarre nulla. Non ho neppure avuto mai voglia di deformare: io isolo e rappresento.
Domenico Gnoli

Domenico Gnoli: splitting hairs turns into art - Italian Ways

Domenico Gnoli alla Fondazione Prada | Salone del Mobile

Dall’alto: Apple, Curly Red Hair, Robe verte

God Save the Queen, biografia illustrata di Elisabetta II

God save the Queen: Ivan Canu ridisegna la regina Elisabetta II. E non è mai stata così pop - la Repubblica

Ivan Canu propone in chiave pop la vita di Elisabetta II, ma lo fa in forma di dizionario visivamente colto che, a scorrerlo, vede la Regina come protagonista assoluta, benché accompagnata dai membri della famiglia reale, e sullo sfondo i grandi fenomeni culturali e sociali che ne hanno caratterizzato il regno.

La regina secondo Ivan Canu - la Repubblica

“Avendo la completa libertà di ideare, progettare, disegnare e scrivere questa storia, ne ho fatto una personale piccola storia di un’epoca, quella della British Culture, letta sui libri, vista al cinema e alla televisione, ascoltata nella musica, guardata sulle riviste e poi vissuta da bambino, da ragazzo fino ad oggi. Elisabetta è l’idea più vicina all’eternità che possiamo pensare: ti dà l’impressione che ci sia sempre stata e che ci sarà sempre, a dispetto dell’età anagrafica. Che, poi, abbia di recente rifiutato anche il premio come “anziana più arzilla del mondo”, oltre a stigmatizzare la gaffe di chi glielo ha assegnato, ribadisce che Elisabetta è già oltre la categoria dell’umano”. Così Ivan Canu a proposito del suo God Save the Queen.

Sì, Dio salvi la regina, sovrana indefessa da 70 anni, e dei suoi eredi se ne freghi altamente.

Dall’alto:

Elizabeth Stones, Abbey Road, Bergman, Swing London, Queen Occhiello, Portiere di notte

I musei viennesi censurati sbarcano su OnlyFans

 

Egon Schiele - Dopo cento anni ancora troppo audace

I musei di Vienna, tra cui il Leopold e l’Albertina, sbarcano su OnlyFans, una piattaforma a pagamento dove è possibile pubblicare contenuti sessualmente espliciti; amata da creativi e artisti, dopo l’exploit del 2020 è stata associata in via esclusiva alle immagini di nudo, inducendo gli amministratori a manifestare l’intenzione di vietare quel tipo di pubblicazioni, proponimento presto accantonato per le proteste degli utenti. Sul sito dell’ente turistico di Vienna si legge che gli spazi artistici sono “tra le vittime di una nuova ondata di pudore sproporzionato”, chiaro riferimento alle linee guida di Facebook e Instagram che impediscono la diffusione di contenuti concernenti nudità o atteggiamenti sessuali, talvolta anche in relazione alle opere d’arte. Di seguito alcuni esempi che hanno indotto i musei a farla finita con tanta anacronistica pudicizia: a luglio il museo Albertina ha dovuto aprire un nuovo profilo su TikTok, dopo che quello già esistente era stato bloccato per la condivisione di una foto del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, noto per indulgere in dettagli di nudo senza sfumature. Un paio d’anni fa un’immagine del dipinto “Gli amanti” di Koloman Moser, che si trova al Leopold, fu rimossa da Facebook perché considerata pornografica, e lo stesso era accaduto a un post che riportava la Venere di Willendorf, una statuetta di nudo di donna che risale a circa 25mila anni fa, ospitata dal museo di Storia naturale della città. Strepitosa questa chicca: nel 2018, sempre il Leopold Museum – che aveva avuto problemi a promuovere la collezione di nudi di Schiele su alcuni manifesti esposti in Germania, nel Regno Unito e negli Stati Uniti – ricorse a un escamotage semplicissimo: le parti dei manifesti con seni e genitali furono coperte con un banner che diceva: “SCUSATE, abbiamo più di 100 anni ma siamo troppo audaci ancora oggi”.

Se non lo puoi cancellare, mettilo al bando.

SILENT WISHES by NOBUYOSHI ARAKI - Abitare

Nobuyoshi Araki, Silent Whishes

Gli amanti del 1914 Koloman Moser 1868 - 1918, artista austriaco pittore Austria Foto stock - Alamy

Koloman Moser, Gli amanti

La Venere di Willendorf > Artesplorando

La Venere di Willendorf