E i maschi si (ri)mettono la gonna

Damiano dei Maneskin con la gonna piace: abbatte gli stereotipi legati alla mascolinità tossica

Damiano David

Premessa: se le donne hanno conquistato il diritto a indossare i pantaloni, perché gli uomini dovrebbero rinunciare alla gonna? Oltretutto come capo d’abbigliamento maschile non è neppure una novità: popoli mesopotamici ed Egizi sono stati gli antesignani, e in varie parti del mondo kaftani, tuniche e kimono sono da sempre una costante. Ora però la fluidità della Gen Z e le nuove icone della musica e dello sport potrebbero aprire a una svolta epocale: se in principio fu David Beckham a farsi beccare in sarong, alle sfilate newyorkesi Russell Westbrook dei Lakers e Jordan Clarkson degli Utah Jazz hanno presenziato indossando con la massima naturalezza la gonna a pieghe di Browne – la più cercata dal pubblico maschile – mentre Lewis Hamilton si è presentato all’Istanbul Speed Park con gonnellino a pieghe su pantaloni Burberry. Ovviamente gli italiani non stanno a guardare: Damiano David dei Måneskin, Sangiovanni, Ghali e Mahmood sono i capiscuola di quella voglia di inclusione che dovrebbe avere i suoi eredi nella generazione Alpha. Con buona pace di chi associava la gonna all’omosessualità.

David Beckham Doesn't Regret Fashion Risks | The Fashionisto

Russell Westbrook Wears a Kilt Skirt and Leather Boots for Thom Browne Fashion Show

Russell Westbrook

Hamilton espera que su vestimenta "atrevida" abra mentes en la F1

Lewis Hamilton

Sangiovanni con la gonna e lo smalto al Roma Film Fest: il red carpet è (finalmente) genderless

Sangiovanni

Sanremo 2020: il look scelto da Ghali | Donne Magazine

Ghali

Mahmood sorprende tutti indossando una gonna - Rebel Mag

Mahmood

Il chin cuff di Angelina nuovo oggetto del desiderio

Angelina Jolie rocks chin cuff as she's joined by kids for unique red carpet look | Celebrity News | Showbiz & TV | Express.co.uk

Più dell’abito Balmain color sabbia che enfatizzava spalle e collo, ha potuto il gioiello alle labbra, diventato subito un must have. Sfoggiato in occasione della première di Eternals da un’Angelina Jolie più in forma che mai, il chin cuff – una sorta di graffetta dorata tra labbro e mento – non è passato inosservato forse per il suo essere in bilico tra etnico e futurista. A crearlo Nina Berenato, che vende i suoi gioielli spostandosi per il Texas con una roulotte-ristorante del 1959. È presto per dire se il successo della giovane designer sarà duraturo, ma intanto lo scossone c’è stato e ad anticiparlo, particolare di non poco conto, sono state le maschere facciali indossate da Beyoncé in un video recente. Ad maiora semper, miss Berenato.

Tutta di Gucci mi voglio vestire

House of Gucci : le casting cinq étoiles du prochain Ridley Scott se révèle dans une bande-annonce | CineChronicle

Sperando che D’Annunzio non se ne abbia a male – giacché parafrasare il suo “tutta di verde mi voglio vestire” ha un che di sacrilego – non mi viene in mente niente di meglio per sintetizzare la mania di possedere capi Gucci, esplosa all’indomani delle prime immagini del film House of Gucci che vede Lady Gaga (foto) nei panni di Patrizia Reggiani, passata agli annali della cronaca per aver commissionato l’omicidio del marito Maurizio Gucci. Il delitto, che risale a 26 anni fa, appassionò tanto l’opinione pubblica perché la coppia fu protagonista di una storia da romanzo, in quanto la sua parabola sentimentale racchiuse di tutto: passione, amore, soldi, gelosia, location da sogno e infine la morte. In Italia House of Gucci, del regista Ridley Scott, uscirà il 3 dicembre, ma già si annuncia come il film più atteso dell’anno.

Poiché la vintage-mania si gioca tutta sul web, la maison ha lanciato il concept store Vault, dove si possono acquistare capi del passato, ma anche borse, scarpe e cinture. Tanta euforia sembra eccessiva, tuttavia non è così: per gli appassionati si tratta di entrare in possesso di memorabilia che appartengono a un’epoca d’oro della moda. E per una volta il frivolo ha un che di edificante giacché sacrifica, a favore di un’eccellenza nostrana, l’insistita esterofilia di cui gli Italiani sono a vario titolo portatori insani.